OCCHI NUOVI

Per vederti meglio, e per fare qualcosa

per intrattenere il lupo in agguato

non soltanto nel bosco

per sfamarlo senza sangue

e per ritornarti tutte le farfalle

arrivate dal tuo sguardo :

occhi nuovi si necessitano 

e chissà che capitolerà la distanza

tra l’immagine e te

tra il sorriso e il pianto.

SourYs Charity – Syria

Parigi, bambini e Pasqua. Si spera.

2022 – Maria A. Listur

PUREZZA

A quella sovranità che è carne e soffio

festeggio quelle onde che chiamiamo scelte.

Sollevata e dialogante

con e in ogni imposizioni

da prima di me, e oltre.

Pronta sempre a carezzare

aria e ossa di questo esistere

chiamato io

per limitatezza umana.

La “me” bambina guarda, allerta,

sa scorgere zone non franche

da salvaguardare : 

preziose creature

specchi del tutto, e non soltanto.

Teatro con la Giovane Compagnia di Attori di Verona.

Gabriele del Papa ph

2022, Parigi. Profondamente grata.

Maria A. Listur

COME?/HOW?

Dietro le maschere della paura

come nascondere alla tristezza

lo sguardo allerta e le manine pronte

di chi va spazzando sotto le sedie?

Sembra non ci si accorga

dello spazzino la solitudine,

l’urlo sordo all’indifferenza.

Enfants du monde.com

Parigi, alberi, luci e assenza.

2020 – Maria A. Listur

HOW?

Behind the mask of fear
how to hide to sadness
the glance on alert and the little hands ready
of those who go swiping under the chairs?
It seems no one notices
the aloneness of the sweeper,
the deaf scream to the indifference.

Paris, trees, lights and absence.
2020 – Maria A. Listur

“Il momento adatto per influenzare il carattere di un bambino è all’incirca cento anni prima della sua nascita.”/“The right moment to influence the personality of a child is about one hundred years before his birth.”


William Ralph Inge

Volo Roma-Parigi. Nella fila dietro, durante l’atterraggio, un bambino che sembra avere più o meno 11 anni a voce alta quasi altissima:
-Mamma! Mamma! Parigi sembra una New York taroccata!
-Ma se non siamo ancora atterrati!
-Sì ma io ho visto tutto su Internet!
Il signore accanto a me sembra di avere una crisi epilettica. Chiedo:
-Tutto bene?
Simultaneamente tra urla, calci verso i sedili anteriore e disperazione:
-Torniamo! Dài mamma! Torniamo subito a Roma!
-Amore… Non vuoi darti un’opportunità per vedere Parigi? Può darsi che non è tanto taroccata, può darsi che non sai tutto… Amore… L’anno prossimo possiamo andare a New York e confrontare… Che te ne pare?
-Che palle!
Il signore accanto a me dice:
-No signora, niente va bene… In Tibet diciamo: “Un bambino senza educazione è come un uccello senza ali…”
Torno alla lettura. Sono l’ultima a lasciare l’aereo.

Nella terra di nessuno, quando gli idiomi non bastano.
2018 – Maria A. Listur

 

“The right moment to influence the personality of a child is about one hundred years before his birth.”

William Ralph Inge

 

Flight Rome-Paris. In the row behind, during landing, a child who seems to be more or less 11 years old in a high almost loud voice:
-Mom! Mom! Paris seems a phony New York!
-But we haven’t landed yet!
-Yes but I saw everything on the Internet!
The person sitting next to me seems to have a seizure. I ask:
-Everything alright?
Simultaneously among screams, kicks towards the anterior seats and desperation:
-Let’s go back! Come on mom! Let’s go back to Rome!
-Love… Don’t you want to give yourself the opportunity to see Paris? Maybe it is not so phony, maybe you don’t know everything… Love… Next year we can go to New York… What do you think?
-That sucks!
The man next to me says:
-No madam, nothing is alright… In Tibet we say: “A child with no education is like a bird with no wings…”
I go back to my reading. I am the last leaving the airplane.

In no-man’s land, when idioms are just not enough.
2018 – Maria A. Listur

“La fine del mondo è quando si cessa di aver fiducia.”/“The end of the world is when we stop having faith.”

Madeleine Ouellette-Michalska

In mezzo a un piccolo villaggio nel centro di una città, appena passata l’alba, leggo sotto un albero che minaccia un precoce autunno.
Una donna e una bambina ridono con contagiosa allegria, non evito l’osservazione.
Vanno oltre a me e di scatto la madre si volta e mi parla:
-“Scusi, ho lasciato delle cose a casa, mi può tenere la bambina?”
-“Certo”, rispondo.
La donna dice alla bambina, che sembra avere intorno ai quattro anni:
-“Rimani un attimo con la signora, ho dimenticato il copriletto. Arrivo.”
La bambina la guarda e annuisce con la testa poi guarda me e sorride.
La donna scompare dietro uno degli archi del villaggio.
Io sorrido già da prima quindi, mi trova preparata per la sua imperterrita fiducia.
Ci guardiamo, lei guarda il mio libro, io il piccolo passeggino che afferra a destra con dentro un neonato di gomma asessuato e abbigliato con una mutanda da maschietto in testa.
Io rido mentre lo guardo e lei ride nel vedermi ridere. Le chiedo:
-“Come si chiama?”
-“Non si chiama.”
-“Come mai?”
-“Non si chiama.”
-“Vogliamo chiamarlo?”
-“Non vuole.”
-“Il bebè è una bambina?”
-“No!”
-“Ah… È un bambino!”
-“No!”
Io rido e lei mi segue nella risata, cerco di farle un’altra domanda ma, la sua risata mi contagia ancora tuttavia, ci riesco:
-“Cosa è questo bebè con la mutanda in testa?”
-“Un signore!”
-“Ah! Non è un bebè!”
-“No… Lui è un signore che fa la cacca dalla testa!”
Arriva la madre che si ferma a gustarsi le nostre risate. Poi dice:
-“La ringrazio.”
-“Sono io che ringrazio lei.”
-“Saluta la signora!”
-“Ciao mia amica!” Risponde la bambina che mi ha regalato l’amicizia più breve della mia vita insieme a una sintesi di qualcosa che non saprei “de-scrivere”.

Parigi, quando le mattine sembrano miracoli.
2015 – Maria A. Listur

 

“The end of the world is when we stop having faith.”

Madeleine Ouellette-Michalska

In the middle of a small village in the center of a city, just after dawn, I am reading under a tree that is threatening an early autumn.
A woman and a girl laugh of a contagious happiness, I don’t avoid observing.
They go pass me and suddenly the mother turns and talks to me:
-“Excuse me I have left some things at home could you watch my baby girl?”
-“Sure”, I reply.
The woman says the girl, who seems to be around four years old:
-“Just stay for a moment with the woman, I have forgotten the bed cover. I’ll be back.”
The girl looks at her and nods with the head then she looks at me and smiles.
The woman disappears behind one of the arches of the village.
I smile since before so, she finds me ready for her undismayed faith.
We look at each other, she looks at my book, I at the little carrier that she holds on the right
with inside a plastic sexless newborn and dressed with a male underwear on his head.
I laugh while I am looking at it and she laughs seeing me laughing. I ask her:
-“What’s his name?”
-“He has no name.”
-“How come?”
-“He has no name.”
-“Shall we name him?”
-“He doesn’t want to.”
-“The newborn is a girl?”
-“No!”
-“Ah… Is a boy!”
-“No!”
I laugh and she follows me in the laugh, I try to ask her another question but, her laugh affects me again however, I manage:
-“What is this baby with an underwear on his head?”
-“A mister!”
-“Ah! He is not a baby!”
-“No… He is a mister who poops from his head!”
The mother arrives and she pauses to enjoy our laughs. The she says:
-“I thank you.”
-“I am the one who thanks you.”
-“Say goodbye to the lady!”
-“Ciao my friend!” The girl replies giving me the shortest friendship of my life together with a synthesis that I wouldn’t know how to “de-scribe”.

Paris, when mornings seems miracles.
2015 – Maria A. Listur

“Nell’infanzia, il paradiso è in noi.”/“During childhood, paradise is in us.”

William Wordsworth

Un fiume celeste attraversa l’erba soffice e fresca del mattino. Divani e letti, foderati di grezza seta bianca, posati – come sospesi – su tutto il giardino. Gli ospiti, alcuni seduti altri sdraiati, parlano della bontà del luogo. Noto che non usano mai la parola “bellezza” per descrivere il posto. Noto i pesci nel fiume, sono celesti e svaniscono nel riflesso dell’acqua. Le foglie dell’albero – al centro di quest’Assoluto – cadono ritmate da un vento sconosciuto: arrotola delicatamente tutto quello che possiede vocazione di volo. Naturalmente, mi solleva. Mi porta sull’albero/casa. Entro. La casa si sviluppa in piccole stanze bianche con le pareti adornate da dipinti su carta, noto che alcuni sono acquerelli; tutti rappresentano l’acqua. Nell’ultima stanza, in fondo, delle ragazze molto giovani giocano insieme a bambine e bambini. Una bambina sui quattro anni mi chiama, utilizza un linguaggio privo delle nostre regole sonore, luminoso, proprio. Dice:

-“Ti apetavo” (Ti aspettavo)
-“Sì?” Domando sorpresa.
-“Tì.” (Sì)
-“Per cosa?”
-“Pe diti che ta vetità ti etende a t’inteno…” (Per dirti che la verità si estende all’interno.)
-“Grazie… Interno di cosa?” Domando con provocatoria consapevolezza.
-“Inteno.” (Interno)

Poggia le sue dita cicciottelle sul centro della fronte, un po’ più in alto delle sopracciglia, si dà dei colpetti e aggiunge:

-“Api la pota.” (Apri la porta)
Arriva una delle ragazze e dice:
-“Ha visto che bambina speciale?”
-“Visto.” Rispondo.
-“Ora però dobbiamo andare a giocare…” Limita.
-“Certo.” Accetto.

Spariscono tutte e due, le pareti, i dipinti, l’albero e sono nuovamente a terra nel giardino, tra divani, letti, gente, pesci, fiume, vento… No. Il vento non c’è più.

Roma, in un’alba dove gli angeli ti svegliano ridendo. 2014 – Maria A. Listur

 

“During childhood, paradise is in us.”

William Wordsworth

A sky blue river crosses the soft and fresh grass of the morning. Sofas and beds, lined with raw white silk, placed – as if were hanged – around the whole garden. I notice that they never use the word “beautiful” to describe the space. I notice the fishes in the river, they are blue and disappear in the water reflection. The tree leaves – in the center of this Absolute – fall rhythmically by an unknown wind: it wraps delicately all that possesses the vocation of flight. It naturally lifts me up. It carries me to the tree/house. I enter. The house develops in little white rooms with the walls adorned with paintings on paper, I notice that some are watercolors; all of them represent water. In the last room, in the far side, some very young girls are playing together with girls and boys. A girl of about four calls me, she uses a language lacking of our sonorous rules, luminous, own. She says:

-“I waitin you” (I was waiting for you)
-“Yes?” I ask surprised.
-“Ye.” (Yes)
-“For what?”
-“To tell yo tha truth exten insid…” (To tell you that the truth extends in the inside.)
-“Thank you… Inside of what?” I ask with provocative awareness.
-“Insid.” (Inside)

She puts her chubby little fingers in the middle of the forehead, a little bit higher than the eyebrows, gives herself little taps and adds:

-“Ope doo.” (Open the door)
One of the young women arrives and says:
-“Have you seen what a special girl?”
-“I saw.” I reply.
-“Now we have to go to play though…” She limits.
-“Sure.” I accept.

They both disappear, the walls, the paintings, the tree and I am already on the ground of the garden, between the sofas, the beds, the people, the fishes, the river, the wind… No. The wind isn’t there anymore.

Rome, in a sunset where the angels wake you up laughing. 2014 – Maria A. Listur

“Esiste un solo vero lusso, ed è quello dei rapporti umani.”/“There is only one real luxury, and it is the one regarding human relations.”

Antoine de Saint-Exupéry

-Vorrei farle un’intervista.
-Vuole sentirsi raccontare come si fa a diventare un ibrido?
-No… Mi sveglia la curiosità.
-Allora possiamo lasciarci qui.
-Avrei timore di essere un po’ diretto…
-Lo sia.
-E se lei si offende?
-Non mi posso offendere. Non credo ci sia niente di personale. Sbaglio?
-Sbaglia.
-Vizio da giornalista?
-Non sono un giornalista, sono uno storico dell’arte.
-Un “giornalista del passato”. Le piace se lo dico così?
-Le piace essere intervistata?
-Ovvio! Narciso brilla nelle mie pupille! Il mio ego si rigonfia di chantilly! Sono una sconosciuta!
-Sta recitando?
-No!
-Non mi è sembrata così espansiva.
-Quando?
-Quando ci hanno presentato.
-Stavamo tra tante persone.
-Mi ha trattato come se fossi un bambino.
-Io tratto tutto il mondo come se fossero dei bambini.
-Io non lo sono.
-Questo è quello che lei sente ma, io sento altro. Ovunque vedo bambini, come dice Christian Bobin…
-Cosa dice?
-Non ricordo l’inizio della frase: “… (…) non c’è traccia di un solo adulto. Di bambini imbronciati, sì, molti. Di bambini tristi che lavorano, guadagnano denaro, spendono il loro tempo, la loro forza. Ma di adulti, niente, nessuna traccia.”
-Un problema non da poco… Non crede?
-Perché?
-Perché non è reale!
-Ah! Che bella parola!
-Reale?
-No. Il “perché”. Lei sta argomentando…
-Lo fa anche lei definendoci “bambini”.
-Ma il mio sentire non è un’argomentazione, non ha un “perché” un “per cui” un “in modo che”…
-Non sa dire perché succede?
-Se vuole forzare un “perché”, è perché io sono infantile, nel senso che, so giocare.

Roma, quando le labbra sanno di cioccolata, altrui. 2014 – Maria A. Listur

 

“There is only one real luxury, and it is the one regarding human relations.”

Antoine de Saint-Exupéry

-I would like to interview you.
-Do you want me to tell you how can one become a hybrid?
-No… You just wake my curiosity.
-Then we can end it here.
-I would be afraid of being a bit straightforward…
-Be so.
-And if you get offended?
-I won’t get offended. I don’t think there be anything personal. Am I wrong?
-You are.
-Reporter’s habit?
-I am not a reporter, I am an art historian.
-A “reporter of the past”. Do you like if say it like that?
-Do you like being interviewed?
-Of course! Narcissus sparks from my pupils! My ego plumps with Chantilly! I am a no one!
-Are you acting?
-No!
-You didn’t seem so expansive.
-When?
-When they introduced us.
-We were among many people.
-You treated me as I was a child.
-I treat everyone as they were children.
-I am not.
-This is what you feel but, I feel something else. Everywhere I see children, as Christian Bobin says…
-What does he say?
-I don’t remember the beginning of the sentence: “… (…) there is no trace of a single adult. Of crossed children, yes, many. Of sad children who work, earn money, spend their time, their strength. But of adults, nothing, no trace.”
-Not a small problem… Don’t you believe?
-Why?
-Because it is not real!
-Ah! What a nice word!
-Real?
-No. The “reason”. You are arguing…
-You do the same defining us as “children”.
-But my feeling is not an argument, it doesn’t have a “reason” a “therefore” a “in a way that”…
-You can’t say why it happens?
-If you want to force a “reason”, it is because I am childish, in the sense that, I know how to play.

Rome, when lips taste like chocolate, someone else’s. 2014 – Maria A. Listur