di CELATA BELLEZZA

Svelarti e svegliarti ogni istante come fosse l’ultimo ; e fare delle mancanze di speranza il perno, l’ago che ripara, l’oro che ricompone, il gesto che come al cadere della neve sa dissolversi e divenire acqua che disseta – così ti tratto anima mia. Amore di mamma perduta, e di figlia in volo ; creatura sempre disponibile alla piena delle acque, alla loro assenza, alla volontà di risorgere – come ogni città annegata, per sopruso o per amore, per…

Fabbriche di Careggini

2022, Parigi. In sincronismi carnali.

Maria A. Listur

“La libertà non ha storia.”/“Freedom has no history.”

Mike George

-Questa volta non accetto un no!
-Mi scuso ma non ho altro che un no.
-Mi sembra scortese.
-Scortese sarei se non fossi sincera.
-Io non ti trovo totalmente sincera…
-Ah no? E cosa dovrei dirti.
-“Non m’invitare mai più!”
-E chi sono io per dirti cosa devi fare?
-Una donna immodesta!
-Perché ti dico no?
-Per dire proprio no.
-Non so cosa dirti perché…
-Perché sei superba!
-… perché non capisco come puoi continuare a dialogare con una donna che consideri così superficiale e in più quasi vecchia, con tante bellezze intelligenti e giovani in giro…
-Mie perversioni?
-Questo lo dici tu…
-Quanto ti stai divertendo?
-Con cosa?
-Con questa conversazione…
-Per niente, sto soltanto cercando di memorizzare…
-Che cosa?
-Il dialogo.
-Perché?
-Per scriverlo senza adattamenti… Non vorrei mi tradisse il mio gusto per i dialoghi teatrali.
-Non ti preoccupare che la tua ironia esula da qualsiasi paradigma artistico!
-Ironia?
-Causticità!
-Se accettassi il tuo invito cambieresti l’opinione che ti sei creato su di me?
-Sì.
-Come mai?
-Perché dimostreresti che sei capace di lasciar da parte, per due ore, tutto quello che è il tuo mondo per cercare di conoscere il mio!
-Quindi, se accetto la proposta, prima di passare con me le due ore, cambieresti immediatamente opinione?
-Sì.
-Allora meglio che non facciamo altro di quello che facciamo…
-Perché?
-… perché dopo quelle due ore ti potresti sentire peggio di quanto ti senti ora con il mio rifiuto.

Lui incomincia a ridere fino alle lacrime.

-Visto! Ti ho anche fatto ridere!
-Brava! Ora vestiti e andiamo perché il check-out e alle 11.

In quella parte del mondo che non è nazione. 2015 – Maria A. Listur

 
“Freedom has no history.”

Mike George

-This time I won’t take no for an answer!
-I am sorry but I have nothing but a no.
-It seems rude to me.
-I would be rude if I wasn’t sincere.
-I don’t find you totally sincere…
-Oh no? What should I tell you.
-“Don’t ever invite me again!”
-And who am I to tell you what you should do?
-An immodest woman!
-Because I said no?
-Because you are saying no.
-I don’t know what to say to you because…
-Because you are arrogant!
-…because I don’t understand how can you keep on talking with a woman that you consider superficial and to say more even older, with all those intelligent and young beauties around…
-Perversions of mine?
-This is what you are saying…
-How much fun are you having?
-With what?
-With this conversation…
-At all, I am just trying to memorize…
-What?
-The dialogue.
-Why?
-To write it without adaptations… I wouldn’t want to let my taste for theatre’s dialogues betray me.
-Don’t worry your irony is outside of every artistic paradigm!
-Irony?
-Causticity!
-If I’d accept the invite would you change your opinion you have created on me?
-Yes.
-How come?
-Because you would show that you are capable of putting aside, for two hours, all that is your world to try to know mine!
-Therefore, if I accept your proposition, before spending two hours with me, would you change immediately opinion?
-Yes.
-Then it is better if we don’t do anything else besides what we do…
-Why?
-…because after those two hours you could feel worse than you are feeling now with my rejection.

He starts laughing to tears.

-See! I even made you laugh!
-Bravo! Now get dress and let’s go because checkout is at 11.

In that part of the world that has no nation. 2015 – Maria A. Listur

“La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte.”/“Life is that, a glare of light that ends in the night.”

Louis-Ferdinand Céline

Ci s’incammina sotto un sole arrendevole, verso il luogo, dove abita la fortuna. Intricate e bianche strade, verde e fresca l’aria, viva.

Si dilata il tempo accanto al camino, nel gusto dei grani antichi, nella visione ricca dei vigneti spogli, nell’aroma dell’inverno che non vuole essere inverno.

Intorno ad un tavolo di polenta, olio e vino, si ride, si dice di quando non eravamo quelli che siamo, quando neanche sapevamo di esistere; abitanti di quella distanza che tracciano gli oceani.

La pioggia vince sul sole ma, non sconfigge il desiderio di attraversare i luoghi solitari della fortuna:
Un palazzo, illuminato appena, alberga alcuni reperti del tempo in cui la Dea Fortuna meritava un luogo e non era soltanto quello della speranza, del desiderio o del gioco. Lei era fatta di luce, del bianco onirico del marmo; estendeva il suo tempio fino ai piedi di chi l’aveva inventata. Ora, resta soltanto uno squarcio del suo vestito, nell’angolo profondo di una stanza anonima…

La luce ci abbandona sempre di più e ciò che resta del tempio della dea non è illuminato abbastanza da permettere altri percorsi, tuttavia, abbracciare una delle colonne rimaste, ora pilastro di un ascensore, è per uno spirito infantile come il mio una commozione pari al primo bacio.
Si esce con la sensazione di abbandonare qualcuno che non può fare niente per inseguirti, neanche urlare per dire: “Dai! Finiscimi definitivamente!”
Una morte costante che non finirà di morire.

Ci si saluta, ci si abbraccia, ci si ringrazia. Le strade si dividono e si torna a quella che oggi è casa.

“… tutto bello nonostante il brutto tempo…” È parte di un messaggio – durante i reciproci ringraziamenti – di chi ci ha ospitato, condotto, illuminato.

Ci vuole tutta la notte, il sonno e il sogno per ricordare che sono intagliata dal piacere che alcuni chiamano il brutto tempo, il grigiore. Sono commossa da quell’assenza di luce che impedisce agli occhi viziati di elettricità di trovare l’impossibile, di non trovarlo, di perdere un’occasione e non sapere quando la si riavrà, se la si riavrà… Ugualmente progettare. Costruire, andare.
Andare verso la prossima volta in cui il sole sarà più vigoroso e la luce svelerà altri luoghi.
Andare è già una fortuna.
Vorrei rispondere “… il bel tempo è tra le nostre mani…”
Altra notte a far diventare segno l’imprevedibilità della bellezza.
Altra notte a rendere alla fertilità nuovi contorni. E alla fortuna tutta la luce.
Altra notte per articolare l’amarezza e la gioia, nella gratitudine.

Fortuna-I

Fortuna-II

 

Palestrina – Palazzo Barberini – 2015 – Maria A. Listur

 

“Life is that, a glare of light that ends in the night.”

Louis-Ferdinand Céline

We are walking under a submissive sun, towards the place, where fortune lives. Intricate and white streets, green and fresh the air, alive

Time expands near the fireplace, in the taste of ancient grains, in the rich vision of the bare vineyards, in the aroma of the winter that doesn’t want to be winter.

Around a table of corn mush, wine and oil, we laugh, we talk of when we weren’t what we are, when we didn’t even know we existed; citizens of that distance that the oceans trace.

The rain wins over the sun, but doesn’t defeat the desire of going through the solitary places of fortune:
A palace, barely illuminated, hosts some artifacts of the time in which the Goddess Fortune deserved a place and it wasn’t just that of the hope, the desire or the game. She was made of light, of the oneiric white of the marble; she extended her temple up to the feet of those who invented her. Now, only a gash of her dress remains, in the deep corner of an anonymous room…

Light abandons us more and more and what it remains of the goddess’ temple it’s not enough illuminated to allow other paths, however, hugging one of the remained columns, now a pillar of the elevator, it is for a childish spirit like mine an emotion equal to the first kiss.
We leave with a sensation of abandoning someone who can’t do anything to chase you, not even scream to say: “Come on! Finish me definitively!”
A constant death that will never finish dying.

We salute, we hug, we thank each other. The streets part and we go back to where today is home.

“… everything beautiful except the bad weather…” It’s part of a message – during the mutual thanks – of who has hosted, conducted, illuminated us.

It’s necessary the whole night, the sleep and the dream to remember that I am chiseled to the pleasure that some call bad weather, the greyness. I am moved by the absence of light that prevent the eyes made lazy by the electricity to find the impossible, to not finding it, to lose a chance and to not know when we will have another one, if we will have it… Nevertheless planning. Building, going.
Going toward the next time in which the sun will be more vigorous and the light will reveal other places
Going is already bliss.
I would like to reply “… good weather is in our hands…”
Another night to make the sign become the unpredictability of beauty.
Another night to render to fertility new outlines. And to fortune all the light.
Another night to articulate the bitterness and the joy, in the gratitude.

Palestrina – Palazzo Barberini – 2015 – Maria A. Listur

“La nobiltà è la sola e unica virtù.”/“Nobility is the only virtue.”

Decimo Giunio Giovenale

Passeggiamo nel cuore di chi coglie i nostri lavori complementari.
Lei mi segnala discretamente, dove guardare, chi guardare, come guardare.
Mi è accanto avvolta da colori tenui e leggeri. Sembra fatta di vento.
Mentre ci addentriamo nel futuro condiviso, diciamo di noi:
sentimenti, esperienze, la stessa quantità di decadi in attraversamento.
Ridiamo.
Ricordiamo eventi storici tragici in continenti diversi. Atrocità.
Tacciamo.
Ci confidiamo delle prove al femminile che ci avrebbero potuto uccidere.
Sorridiamo.
Camminiamo.
Ci salutiamo bruciate dallo stesso freddo interiore, dalla stessa educazione.
-Sono felice di averti incontrata.
-Anche io. Grazie per l’intimità.
-Vedrai…
Ci separiamo nel centro della terra, della nostra terra.
Mi volto per guardarla da lontano mentre non mi guarda.
Voliamo.

Parigi, dove Giulio Mazarino vive nei libri. 2014 – Maria A. Listur

 

“Nobility is the only virtue.”

Decimus Junius Juvenalis

We stroll on the heart of who understands our complementary jobs.
She shows me discreetly, where to watch, who to watch, how to watch.
She is next to me wrapped in tenuous and light colors. She seems to be made of wind.
While we deepen in the shared future, say about ourselves:
feelings, experiences, the same quantity of decades in passing through.
We laugh.
We remember historical tragic events in different continents. Atrocities.
We stay silent.
We confide to each other some feminine challenges that could have killed us.
We smile.
We walk.
We greet each other burned by the same interior cold, by the same education.
-I am happy to have met you.
-Me too. Thank you for the intimacy.
-You’ll see…
We part in the center of the world, our world.
I turn around to see her from afar while she doesn’t look at me.
We fly.

In Ginevra Ruspoli’s Paris,
where Giulio Mazarino lives in the books. 2014 – Maria A. Listur