“La parola detta non torna indietro.”/“The spoken word doesn’t go back.”

Quinto Orazio Flacco

Entro al negozio di cibi biologici dietro una donna che spinge un passeggino di quelli che permettono ai bambini di stare di fronte a chi conduce e di spalle al resto del mondo. Non sorpasso, percorro – alla loro velocità – i corridoi stretti e vuoti del negozio.
La donna, che sembra la madre nei colori e nella leggerezza dei capelli, dice al bambino: “Io ti amo”. Io ascolto mentre, accanto a loro, scelgo le carote.
Il bambino tace, prende un mandarino dall’espositore vicino e lo porge alla donna.
Lei ripete “Io ti amo.”
Il bambino tace, ride e abbassa lo sguardo distratto dal giocattolo appeso alla ringhierina che lo sostiene dentro il passeggino.
Ci spostiamo verso la zona dei legumi.
Mentre tutti e tre scegliamo dei cereali, nella loro inconsapevolezza del mio ascolto, cade a terra un giocattolo del bimbo, la donna è intenta a prendere dallo scaffale, troppo in alto per lei, il riso integrale, il bimbo si tende verso l’oggetto a terra ed emette dei suoni che rappresentano tutto il suo sentimento di mancanza.
Io evito di scegliere a chi aiutare: con il braccio sinistro prendo il riso integrale per la donna e immediatamente dopo vado verso il basso con il destro per prendere il giocattolo del bimbo.
La donna dice: “Grazie signora… Bella l’altezza!”
Il bimbo mi guarda e dice verso di me: “di amo…”
La donna traduce: “Le sta dicendo che la ama… Non sa ancora pronunciare la “t” ”
Io sorrido, e rispondo: “Grazie… Questo ti amo è più suo che mio…”
La donna bacia il bambino, ritorna con lo sguardo verso di me e mi dice: “No signora e suo. Spero di riempirlo di tanti ti amo da liberarlo dal bisogno di volermeli devolvere. Mi può passare la purea di riso?”
Le passo la purea di riso con un sussulto nel petto, le dico: “Siete simili… È suo figlio?”
La donna abbassa lo sguardo verso il piccolo, sospira, dice: “Come se lo fosse… Credo mi somigli perché gli parlo tanto. E il suono, lentamente, scolpisce…”

Parigi, tra prezzemolo e olii essenziali, quando il calore umano fa dimenticare l’inverno. 2016 – Maria A. Listur

 

“The spoken word doesn’t go back.”

Quinto Orazio Flacco

I enter the organic food store behind a woman who is pushing a stroller which allows the kids to stay in front of who conducts and turned to the rest of the world. I don’t surpass, I am walking – at their speed – the narrow and empty passages of the store.
The woman, who seems the mother in the colors and the lightness of the hairs, says to the baby: “I love you”. I listen while, next to them, I choose the carrots.
The kid is quiet, takes a mandarin from the nearby expositor and gives it to the woman. She repeats “I love you.”
The kid is quiet, laughs and lowers his glance distracted by the toy hanging by his little railing that sustains him in the carriage.
We move to the legumes section.
While the three of us are choosing the cereals, in their unconsciousness of my listening, one of the toy of the baby falls on the floor, the woman is concentrated in taking from the shelf, too high for her, the rice, the kid is stretching towards the object on the floor he is making noises that represents his whole feeling of privation..
I avoid choosing who to help: with my left arm I take the rice for the woman and immediately afterwards I go towards the low with my right to take the kid’s toy.
The woman says: “Thank you madam… Nice to be tall!”
The kid is looking at me and says towards me: “luv you…”
The woman translates: “He is telling you he loves you… He can’t pronounce it correctly yet”
I smile, and reply: “Thank you… This I love you is more yours than mine…”
The woman kisses the kid, comes back with the glance towards me and tells me: “No madam it is yours. I hope I fill him so much of I love you to free him from the need of wanting to give them back to me. Could you pass me the rice purée please?”
I pass her the rice with a tremor in the chest, and tell her: “You are alike… Is he your son?”
The woman lowers her glance towards the little one, sighs, says: “As he was… I believe we look alike because I talk a lot to him. And sound, slowly, sculpts…”

Paris, among parsley and essential oils, when human warmth makes us forget winter. 2016 – Maria A. Listur