“Bisogna fare di sé dei capolavori”/“It is necessary to make masterpieces of ourselves”

Carmelo Bene
A lui, il mio signore del Silenzio

-Dovete dare l’occasione di devolvere quello che avete offerto!
-Il biglietto è sufficiente.
-Applaudire è un rito.
-Applaudire, per me, è un modo per bloccare un ponte sonoro.
-Sei terminante!
-Credo in una ritualità che, quando posso, pratico. Evito d’imporla ma se posso gestire la mancanza di applauso, lo faccio.
-Eravamo un po’ spiazzati.
-Stavate ascoltando, eravate pervasi da un silenzio che vi permetteva di “digerire”. Tu diresti così in altri contesti emotivi no?
-Sì… direi… E tu, come ti senti mentre tutti stanno in silenzio ad aspettare altro?
-Bene.
-Non senti che sei in debito, che se stanno ancora lì seduti è perché vorrebbero altro?
-Non è un mio problema. Io ho dato quello che avevo da dare.
-E se la gente attendesse perché non è stato sufficiente?
-E se la gente attendesse perché è ingorda e non arriva a finire un boccone che già sta inquadrando altro, non sentendo se ne avrà veramente bisogno?
-Sono anni che ti conosco e ancora mi sembri profondamente strana…
-Lo sono.
-Sì, ma ti stai precludendo il riconoscimento.
-Ma che dici? Quale riconoscimento? Tu applaudi il fruttivendolo oppure gli dici: visto che ha tanti pomidoro mi dia un altro! Sono così riconoscente della stupenda scelta della sua verdura che lei dovrebbe darmene altri!
-Stiamo parlando di emozioni!
-Allora, siccome fai il ginecologo, che ti sembra se qualcuna ti chiede, dopo una visita, di farle una sega? Può darsi che non è sufficiente dare quello che sai dare in tempi per te perfetti, fare bene il tuo lavoro…
-Perché non fai uno spettacolo con queste cose! Mi faresti ammazzare dalle risate!
-Perché non mi commuovono, sono soltanto giochi per farti ridere e per condividere quello che tu chiami stranezza.
-Non ti offendere, ti ho detto strana perché penso che le tue colleghe o i tuoi colleghi non condividono, non conosco artisti che non amino l’applauso…
-Io sì.
-E li credi? Non pensi che te lo dicono perché tanto la tua è una battaglia persa?
-Chi ti ha detto che per me si tratti di una battaglia?
-Lo penso.
-È altro.
-Cosa?
-Un’esperienza dove il pubblico ed io siamo parte di un tutto che sta comunicando, che si ringrazia vicendevolmente, che fa accadere il silenzio, che lo gusta senza penare.
-Non ci riuscirai! Non appartiene alla tradizione del tuo lavoro.
-Io sono già riuscita.
-Ma non tutte le volte.
-Per me, una volta è quanto basta.
-Io continuerò ad applaudirti.
-Vino o champagne?
-Scegli tu.

Roma, immortale quanto ciò che pervade le abitudini, annichilendo la sorpresa. 2012 – Maria A. Listur

 

“It is necessary to make masterpieces of ourselves”
Carmelo Bene
To him, my lord of Silence

-You have to give the occasion to donate what you have offered!
-The ticket is enough.
-To applaud is a rite.
-To applaud, to me, is a way to block the sonorous bridge.
-You are terminus!
-I believe in a rituality that, when I can, I practice. I avoid imposing it but if I can handle the absence of applause, I do so.
-We were all caught off guard.
-You were listening, you were pervaded by a silence that would allow you to “digest”. You would say so in other emotional contests no?
-Yes… I’d say… And you, how do you feel while everybody is in silence waiting for something else?
-Good.
-Don’t you feel that you owe them, that they are still sitting there it’s because they would like something more?
-It’s their problem. I have given what I had to give.
-And what if people wait because it hasn’t been enough?
-And what if people wait because they are greedy and don’t arrive to finish a bite and they are already setting on something else, not feeling if they really need it?
-It’s been years that I know you and you still look profoundly strange to me…
-I am.
-Yes, but you are precluding the recognition.
-What are you talking about? What recognition? Do you applaud the greengrocer or do you say: since you have many tomatoes give me another one! I am so grateful of the magnificent choice of your vegetables that you should give me more!
-We are talking about emotions!
-Well, since you are a gynecologist, what would you think if someone would ask you, after a visit, to masturbate her? It might be that is not enough giving what you can give in times perfect for you, doing your job well…
-Why don’t you do a performance with these things! You would make laugh like crazy!
-Because they don’t move me, those are just games to make you laugh and share what you call strangeness.
-Don’t get offended, if I told you are strange because I think that your female colleagues or your male colleagues don’t share, I don’t know artists whom don’t like the applause…
-I do.
-And you believe them? Don’t you think they tell you because yours is a lost battle?
-Who told you that it is a battle for me?
-I think so.
-It’s something else.
-What?
-An experience where the audience and I are part of a whole that is communicating, that is thanking each other, that is letting happen silence, that tastes it without suffering.
-You wont’ make it! It doesn’t belong to the tradition of your job.
-I made it already.
-But not each time.
-To me, once is enough.
-I’ll keep applauding you.
-Wine or Champagne?
-You choose.

Rome, immortal as much as what pervades the habits, annihilating the surprise. 2012 – Maria A. Listur