ALGO QUE NO TE DIJE

Te escribo porque tengo vergüenza 

de ese último “no” que te dije,

como si hubieras sido eterno o como

si esa eternidad que anidas en mi cuerpo

fuese la eternidad de los vivos.

Casi que no he podido vivir 

antes de escribir estas letras. Ahora puedo,

ahora las palabras escritas me conducen

a esa piel que has sido ! Qué va !

Qué eres ! Dentro. Y te encuentro siempre

dispuesto, siempre ahí, protegiendo

cada desencanto. Te encuentro.

Y te escribo para eso, más allá 

de la pena de esa última negación, 

para que si por las dudas, del otro lado

de éstas brumas que llamamos vida

tuvieras tiempo de acercarte en mis sueños

– y sin distraerte de la fidelidad 

de todos tus ángeles, esos merecidos –

vengas a darme ese toque de carne

que despierta de tanta ausencia

de tu nada ; de ese todo tuyo que vive

en cada letra que dije, en éstas,

en todas las de mañana.

Rossella Carocci Ph

Paris, visitada por la falta. 2022 – Maria A. Listur

 

QUALCOSA CHE NON TI HO DETTO

Ti scrivo perché mi vergogno

di quell’ultimo “no” che ti ho detto,

come se fosse stato eterno o come

se quell’eternità che annidi nel mio corpo

fosse l’eternità dei viventi.

Quasi che non ho potuto vivere

fino a scrivere queste lettere. Ora posso,

ora le parole scritte mi guidano

verso quella pelle che sei stato ! Ma che dico !

Che sei ! Dentro. E ti trovo sempre

disposto, sempre lì, a proteggere

ogni disincanto. Ti trovo.

E ti scrivo per questo, oltre

il dolore di quell’ultima negazione,

perché se per caso, dall’altra parte

di queste nebbie che chiamiamo vita

avessi il tempo di avvicinarti nei miei sogni

– e senza distoglierti dalla fedeltà

di tutti i tuoi angeli, quelli meritati –

tu venga a darmi quel tocco di carne

per svegliarmi da tanta assenza

del tuo nulla ; di quel tutto te, che sei e vive

in ogni lettera detta, in queste,

in tutte quelle di domani.

 

Parigi, visitata per vuoto.

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SEMIOLOGIE/SEMIOLOGIES

Ed è la parola, senza parola dentro, che confonde
cola, scappa, si contrae, in-districabile, vuota;
sospesa in aria, pronta a diventare immaginario,
desideri mancati, interpretazione, anche corda.
Regalami ti prego il tuo verbo, il Verbo rinnovato
della tua carne, dello spirito di dire o tentare
almeno, del vero una sciocchezza o un inganno
nella complicità del vocabolario eccelso, assoluto
del silenzio.

Valore-I

Valore e Spazio I/7, 2016 – Maria A. Listur

Parigi, quando le peonie sfidano il freddo.
2016 – Maria A. Listur

 

SEMIOLOGIES

And it is the word, without the word inside, that confuses
drips, escapes, contracts, in-extricable, empty;
suspended in air, ready to become imaginary,
lost desires, interpretation, string as well.
Give me I beg you your verb, the renewed Word
of your flesh, of the spirit of saying or trying
at least, of the real a drivel or a deception
in the complicity of the exalted vocabulary, absolute
of silence.

Paris, when the peonies challenge the cold.
2016 – Maria A. Listur

“Non esiste scelta che non comporti una perdita.”/“There is no choice that doesn’t mean a loss.”

Jeanette Winterson

-Buonasera.
-Buonasera.
-Aspettiamo le altre per l’aperitivo?
-Certo… Potrei avere dell’acqua come aperitivo?
-Non bevi il mio cocktail?
-Oggi no… Grazie.
-Malata?
-No.
-Ho preparato dei bocconcini di vitella in salsa tartara fatta da me! Spero ti piaccia…
-Grazie infinite. Hai anche dell’insalata?
-Certo. Ahhh! Ho dimenticato che non mangi carne!
-Non è sempre così… Qualche volta la mangio ma in questo periodo preferisco evitare…
-Malata?
-No.

Suona il campanello.

-Ecco tutte! La signora qui è arrivata per prima!

Una delle signore arrivate per ultimo:

-Malata di puntualità!

Altra aggiunge:

-Ossessiva! E non beve, non mangia carne e sicuramente non frequenta gli uomini!

Risate generali.

-Servo l’aperitivo! La signora non lo beve…

A coro:

-Mi dispiaceeeeee… Malata?

Silenzio profondo dietro un sorriso sincero. Una delle invitate dice verso la donna che non prende l’aperitivo:

-Mi fai sentire scomoda… Dimmi che non mangi la carne e me ne vado…
-Te ne andresti veramente?
-È un modo di dire…
-Ah…
-Non mangi la carne!
-La mangio qualche volta, oggi no. Ho già avvertito la padrona di casa…
-E non ti ha mandato via?
-L’avete proprio interrotto… Credo che se non foste arrivate lei mi avrebbe cacciato via!
-Ma… Veramente sei sana?
-Sana mai tuttavia non malata.
-Malata! Ecco! Malata!

GENERE, paese dove le differenze creano province, lingue, quartieri. 2016 – Maria A. Listur

 

“There is no choice that doesn’t mean a loss.”

Jeanette Winterson

-Good evening.
-Good evening.
-Shall we wait for the others for the aperitif?
-Sure… Could I have water as aperitif?
-Don’t you want my cocktail?
-Not today… Thanks.
-Sick?
-No.
-I have made some chunks of veal in tartar sauce made by me! I hope you like them…
-Thanks a lot. Do you also have some salad?
-Sure. Ahhh! I forgot you don’t eat meat!
-Is not always like that… I do eat it sometimes but lately I prefer to avoid it…
-Sick?
-No.

The doorbell rings.

-Here they are! The lady here has arrived first!

One of the ladies arrived last:

-Punctuality sick!

The other woman adds:

-Obsessive! And doesn’t drink, doesn’t eat meat and surely she doesn’t go out with men!

General laughter.

-Here is the aperitif! The lady here doesn’t drink it…

Chorus like:

-I am sorryyyyyyy… Sick?

Profound silence behind a sincere smile. One of the invited ones says to the woman who doesn’t take the aperitif:

-You make me feel uncomfortable… If you say you don’t eat meat and I’ll just leave…
-Would you really leave?
-It’s a figure of speech…
-Ah…
-You don’t eat meat!
-I do sometime, not today. I have already told the house owner…
-And she didn’t turn you down?
-You have interrupted it… I think that if you wouldn’t have come she would have forced me out!
-But… Are you really healthy?
-Never healthy however not sick.
-Sick! there it it! Sick!

GENRE, land where differences create provinces, languages, districts. 2016 – Maria A. Listur

CARNE AL FUOCO/IRONS IN THE FIRE

Ad Alberto Burri

Mai salvata dal suo fuoco.
Mai vittima
semmai
ardente fiamma!
Oppure plastica, legno,
guerra, acrilico, sangue
ferro, polvere, brace…
Lacrime.
Qualsiasi cosa avrei voluto
pur di esserci
Perlomeno,
sotto ai tuoi piedi,
sabbia.

Alberto-Burri,-dett

Alberto Burri, dett. – GNAM, Roma

Parigi, mentre il silenzio ricorda.
2015 – Maria A. Listur

 

IRONS IN THE FIRE

To Alberto Burri

Never saved from his own fire.
Never a victim
if anything
burning flame!
Or plastic, wood,
war, acrylic, blood
iron, dust, ember…
Tears.
Anything I would wanted
in order to be there
At least,
under your feet,
sand.

Paris, while silence remembers.
2015 – Maria A. Listur

“Pensare è insistere in una solitudine senza ritorno.”/“To think is to insist in a solitude with no going back.”

Roberto Juarroz

Qualche volta,
sembrano sprofondare le gentilezze
e cadono anche le familiari durezze
ma non si cancella nessun abbraccio
neanche una delle sue miserie
bontà questa della memoria
che rende al petto quello che fu bocca
o al buio di ogni mente
quello che fu la carne ristretta
senza più pena perché esaurita
senza lamenti perché conclusi
soltanto pneuma predominante
che si fa spazio prima dell’alba
quando il silenzio è un po’ di tutti
quando la notte si è riposata
quando dimenticano quelli che temono
la voce arguta del ringraziamento
quando ogni dove e ogni quando
ricordano quelli che stiamo essendo
allora arriva dall’infinito
– quello più fitto che abbiamo dentro –
una luce svuotata dalla speranza
a rimembrare un nuovo inizio
fuori dal tempo, senza giornata.

Percorso-II

Percorso II – 2015 – Maria A. Listur

Roma, quando l’inverno vuole riposare.
2015 – Maria A. Listur

 

“To think is to insist in a solitude with no going back.”

Roberto Juarroz

Sometimes,
it seems that kindness collapses
and also the familiar rigidity falls
but no embrace is cancelled
not even one of its miseries
kindness that is of the memory
that gives back to the chest what was mouth
or in the darkness of every mind
what the restricted flesh has been
without sorrow because consumed
with no complain because concluded
only predominant breath of life
that makes space before dawn
when silence is a bit everybody’s
when the night has rested
when those who fear forget
the witty voice of the gratitude
when everywhere and every time
remembers what we have been being
there from infinite it arrives
– the most thick one that we have inside –
a light drained from hope
to remind a new beginning
out of time, with no day.

Rome, when winter wants to rest.
2015 – Maria A. Listur

Carnale/Carnal

Ogni incavo e rilievo scavano, modellano, fendono.
Ogni cavità e rialzo foggiano, plasmano, adattano.
Ogni solco e ruga isolano, levigano, curvano.

Rimangono tatuati, nell’aria intorno,
– Devoti e concreti come fossero corpo –
Brandelli regali, schegge compiute, ali!

Percorrono strade, sì, i tuoi baci. Cielo!
Rimembrano complessità prostrate.
Consolidano orizzonti crepuscolari.

Carnale-II

CARNALE II – 2015 – Maria A. Listur

Dove si può. 2015 – Maria A. Listur

 

Carnal

Each recess and protruding they excavate, model, cleave.
Each cavity and rise they shape, mold, adapt.
Each rut and crease they isolate, smooth, curve.

They remain tattoed, in the air around,
– Devoted and concrete as they were flesh –
Regal shreds, accomplished splinters, wings!

They walk the paths, yes, your kisses. Good heaven!
They resemble prostrated complexities.
They strengthen crepuscular horizons.

Where it is possible. 2015 – Maria A. Listur

Un tempo…/A time…

… Il corpo appoggiava su notevoli spigoli.
In assenza di pelle – svelata – sentivo.
Fenditure invisibili in tutto lo scheletro.
Infantili le lacrime – discrete – aravano.
Come aghi le ossa, sbrindellavano carne.
Il contare del tempo smontava Saturno
Sembrava assente il passo ceduto…

… Il tempo non sempre è misura
e chi lo sente sa coagularlo:

Gli spigoli diventarono sfere
La pelle si nutrì dalle labbra
Lo scheletro sembrò stellare
Carne e ossa furono ago
Le lacrime nutrirono il fiore
Saturno ritornò in certezze
Il passo rinforzò il ripartire.

Sfera-VI

Sfere VI – 2014 – Maria A. Listur

Roma, Signora delle Grazie.
2014 – Maria A. Listur

 

A time…

… The body would lean on outstanding edges.
In absence of skin – unveiled – I felt.
Invisible gaps in the whole skeleton.
Childish the tears – discreet – they plough.
Like needles the bones, tearing the flesh.
the counting of time would dismantle Saturn
It seemed absent the surrendered step…

… Time it’s not always a measure
and who feels it knows out to coagulate it:

The edges became spheres
The flesh nourished from the lips
The skeleton felt stellar
Flesh and bones became needle
Tears nourished the flower
Saturn returned in certainties
the step reinforced the new start.

Rome, Lady of the Graces.
2014 – Maria A. Listur