IL GIORNO CHE GUARDA/THE DAY THAT WATCHES

Il centro di ogni cosa si decentra e si sfuoca

quando quello che ascolta non è più l’udito

ma la paura ancestrale della perpetuità;

quando l’occhio vuole le rose eppure il giorno

si chiede: come si fa a odorarle con tanto timore

quasi senza respiro, o almeno a lui sembra…

Staccati dai sensi, allarmati d’ignoto, 

spaventati dall’aria… Chissà!

Le Rose di Casa/The House Roses

Parigi, in vita. Per la vita, in prospettiva.

2020-Maria A. Listur

THE DAY THAT WATCHES

The center of everything decentralises and blurs
when what listens, it is not the hearing anymore
but the ancestral fear of perpetuity;
when the eye wants the roses yet the day
asks: how can they be smelled with such a fear
almost out of breath, or at least so it seems to him…
Detached by the senses, alarmed by the unknown,
frightened by the air… Who knows!

Paris, alive. For life, in perspective.
2020-Maria A. Listur

BENVENUTI/WELCOME

Finalmente il tutto viene a incontrare
il punto di congiunzione all’infinito
dove curare ancora il tuo posto. Lì ti attende
quel pane fresco, quello del giorno
e della notte, lievitante e nostalgica
d’altre mani, quelle del popolo, quelle di casa,
di quel nostro patio, giardino e anche camera.

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Ortigia – Sicilia, quando casa è ovunque.

2020 – Maria A. Listur

 

WELCOME

In the end the whole comes to encounter
the conjunction point at the infinity
where once more to care for your place. There awaits you
that fresh bread, of the day
and of the night, leavened and nostalgic
of other hands, those of the people, those of home,
of that patio of ours, garden and room.

Ortigia – Sicily, when home is everywhere.

2020 – Maria A. Listur

TAVOLA MIA…/MY TABLE…

I tappeti volanti dei racconti d’un tempo
sono oggi altri voli, tra altre nuvole
di cristallo manifeste, i laghi son piatti,
le valige i nostri vini. In partenza e in arrivo
insieme a te quando capita;
senza assenza
e anche in solitario.

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2020, Parigi. Nel privilegio della gratitudine.
Maria A. Listur

 

MY TABLE…

The flying carpets of the tales of then
are today other flights, among the clouds
of crystals that manifest themselves, the lakes are dishes
the suitcases our wines. In departures and in arrivals
with you when it’s possible;
without absence
and also, in solitary.

2020, Paris. In the privilege of the gratitude. Maria A. Listur

MINIMA/MINIMAL

Poche cose accompagnano il mio viaggio:
la direzione del gustoso disorientamento
l’intimo e qualche intimità in accordo
una risaia di risate, con dovuto ossequio
una specie di cammino di Santiago
verso una casa, suo semplice raccolto.

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Anonimus Art

Parigi, quando l’autunno spinge i raggi del sole.
2018 – Maria A. Listur

 

MINIMAL

Few things accompany my journey:
the direction of the tasty disorientation
the intimate and some intimacy in agreement
a field of laughs, with the proper deference
a sort of way of Saint James
towards a house, its simple harvest.

Paris, when autumn pushes the sun rays .
2018 – Maria A. Listur

SOLITUDINE/SOLITUDE

Che casa!
Che casa ho dentro il tuo sguardo,
tra i tuoi battiti di vento e sangue.
Ovunque tu sia
io so dove andare, dove tornare.
Soprattutto, dove entrare.
Cara mia,
mia Signora, mio rifugio, mio Uomo
sempre sarai lo spazio, l’infinito
tra le mie mani.

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Spazi/Spaces 2013, Parigi

Seduta tra la gente, silenziosamente.
2018 – Maria A. Listur

 

SOLITUDE

What a house!
What a house I have inside your glance,
among the beats of wind and blood.
Wherever you are
I know where to go, where to return.
Especially, where to enter.
My beloved,
my Lady, my refuge, my Man
you will always be the space, the infinite
between my hands.

Sitting among people, quietly.
2018 – Maria A. Listur

LEALTÀ/LOYALTY

Arrivata a quello stato dove ogni linea del viso è devota alla storia
domando alla storia
quella piccina, quella di casa
– tra filosofie, fornelli, danza –
(e per fare il miracolo di abbandonare ogni minaccia):

E se lealtà altro non fosse che quel momento in cui lo sconfinato amore
pianta una lama, tra costole devaricate, molto indebolite, quasi spaccate?

E se fiducia altro non fosse che lasciare all’altro il potere di uccidere
almeno una volta, per vedere noi predatori negli occhi di chi guarda?

E se amare altro non fosse che il tramutare la melma e la morte, in grazia?

E la storia risponde, disegnando futuri in questo oggi che a te si prepara:
Vieni, sono a casa…
Cicatrizzata.
Visionaria.
Amata.

Awaji-shi

Gardenie secche di Awaji-shi, Hyogo – Japan
dal giardino delle 100 specie,
piantate dalla madre dal Monaco buddista Koun Nangaku,
poggiate sui piatti Dangi di Omae Sensei

Maria A. Listur, 2016 – Parigi, piove luce.

 

LOYALTY

Reached that state where every line of the face is devoted to history
I asked to the history
The small one, the home one
– between philosophies, stoves, dance –
(and to make the miracle of abandoning every threat):

What if loyalty was nothing but that moment in which the boundless love
Puts a blade, between split ribs, very weakened, almost broken?

And what if trust was nothing but leaving to the other the power to kill
at least once, to see us predators in the eyes of who watches?

And what if loving was nothing but transforming the mud and death, in to grace?

And history replies, drawing futures in this day that is getting ready for you:
Come, I am home…
Cicatrized.
Visionary.
Loved.

Dried gardenia of Awaji-shi, Hyogo – Japan
From the garden of the 100 species,
Planted by the mother of the Buddhist monk Koun Nangaku,
Placed on Dangi plates of Omae Sensei

Maria A. Listur – Paris, 2016, light rains.

CASA II/HOME II

E si piegano o dispiegano tutte le strade verso casa.
Cambiano i rientri, le dimore, del nulla ogni grazia.
I frammenti fanno percorso, rigo del pentagramma.
E nel firmamento un punto, un sole dentro: ordina,
predispone, osa, costruisce, risana, assesta, riguarda;
nel vuoto dei silenzi, si riconosce unica casa.

TaSho-I

TaSho 2013 – Maria A. Listur

Roma, quando il riposo è movimento.
2015 – Maria A. Listur

 
HOME II

And they bend and open out all the roads towards home.
The reentries change, the abodes, of nothing each grace.
The fragments make path, stroke of the pentagram.
And in the firmament a point, a sun inside: it orders,
prepares, dares, constructs, restores, delivers, relates;
in the emptiness of the silences, it recognizes itself as the unique home.

Rome, when resting is movement.
2015 – Maria A. Listur

CASA I/HOME I

Si tessono i fili del vuoto
Quanto quelli del pieno
Si solleva luce intorno
Quanto dentro si compie
E non sono congedi
Né le lacrime né i gesti
Tutti insieme una casa
composta e senza patria.

Tatami

Tatami del Papa

Parigi, durante il solstizio.
2015 – Maria A. Listur

 

HOME I

The threads of the emptiness are weaved
As well as those of the fullness
It is lifted light around
As much as inside is accomplished
And they are not farewells
Neither tears nor gestures
All together a home
composed and with no birthplace.

Paris, during the solstice.
2015 – Maria A. Listur

Una parola/A Word

Guarda
svegliando il ricordo:
dei vuoti calici nella cristalliera,
dei capotti che attendono l’inverno,
del tavolo quando non si condivide,
della polvere nella casa abbandonata,
delle pareti insonore dell’assenza,
dei tubi d’ogni acqua rinsecchita,
delle tele in attesa di colori,
del fango aspettante della forma.
E
come se sapesse ciò che sveglia
nell’asciugare le parole negli occhi
sorride articolando:
Vai!

Fertile-I

Fertile I/9 – 2014 – Maria A. Listur

Roma, dove il cuore si moltiplica.
2014 – Maria A. Listur

 

A Word

It looks at me awakening me to the memory:
of the chalices ready in the glassware,
of the coats that await the winter,
of the table when it is not shared,
of the dust in the abandoned house,
of that side of the bed always empty,
of the walls dull of the absence,
of the pipes of each dried water,
of the canvas waiting for the colors,
of the mud waiting for the shape.
And as it would know what it is able to awake
while wiping the eyes smiling; it says:
Go!

Rome, where the heart multiply itself.
2014 – Maria A. Listur