CUSTODE/CUSTODIAN

Mi troverai tra le parole,
tra quelle che attendi o
in quelle che nessuno pronuncia,
nella pausa che non si protrae.
Non mi cercare nei silenzi del corpo;
unico tesoro, assai personale
che non posso donarti.
E nella solitudine,
in quella di chi sa osservare,
non voltare il tuo corpo
a confermare la mia presenza.
Sì, sono io;
ogni tanto, ti vengo a trovare.

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Avorio su Legno, dett./Ivory on Wood, det.
Gabriele del Papa, Coll. Priv.

Parigi, degli angeli.
2019 – Maria A. Listur

 

CUSTODIAN

You will find me between the words,
between those you are waiting for or
in those that nobody pronounces,
in the pause that doesn’t protract.
Don’t look for me in the silences of the body;
unique treasure, very personal
that I can’t offer you.
And in the solitude,
in that one of who knows to observe,
don’t turn your body
to confirm my presence.
Yes, it’s me;
sometime, I come visit you.

Paris, of the angels.
2019 – Maria A. Listur

“L’anima funziona dentro il corpo, ma la maggior parte delle sue funzioni sono fuori dal corpo… fuori dal corpo immagina molte cose della più straordinaria profondità, proprio come fa Dio.”/“The soul functions within the body, but for most of the time its functions are outside the body… outside the body it imagines many things of the most extraordinary profoundness, as God does.”

Carl G. Jung

-Come si sente ?
-Bene.
-Bene?
-Sì. Bene.
-Può specificare?
-Mi potrebbe dire se la specificazione deve avere la forma della comparazione, della descrizione realistica, della metafora, dell’aggettivaz…
-Quello che le viene in mente.
-Mmm…
-Quindi…
-Mmm…
-Niente?
-Alla mente non mi viene niente, la prima cosa che ho ascoltato nella sua richiesta è la pelle, e la pelle in contatto con…
-Con cosa?
-Un tavolo.
-Tavolo?
-Un tavolo mentre si sta apparecchiando, sento le porcellane tra le dita, e poi la brillantezza degli argenti, i fiori, gli aromi… Ascolto lo scivolare di ogni cosa.
-È sua la tavola?
-È la mia vita. Oggi.

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 2017/18, chez nous

Parigi, quando ogni analisi è un invito.
2018 – Maria A. Listur

 

“The soul functions within the body, but for most of the time its functions are outside the body… outside the body it imagines many things of the most extraordinary profoundness, as God does.”

Carl G. Jung

-How do you feel?
-Fine.
-Fine?
-Yes. fine.
-Can you specify?
-Could you tell me if the specification has to be in the form of the comparison, of the realistic description, of the metaphor, of the adjectivization…
-Whatever comes to your mind.
-Umm…
-So…
-Umm…
-Nothing?
-Nothing comes to my mind, the first thing I have felt from your request is the skin, and the skin in contact with…
-With what?
-A table.
-Table?
-A table while it’s being set, I can feel the ceramics between my fingers, and then the brightness of the silverware, the flowers, the aromas… I listen to the gliding of each thing.
-Is it your table?
-It is my life. Today.

Paris, when each analysis is an invitation.
2018 – Maria A. Listur

AMORE/LOVE

Tutte le volte che ti perdo:
– nei surrogati della grazia,
nel futuro del passato,
nei trucchi del piacere,
nelle croste del non-detto,
nelle istituzioni amorose,
nella servitù del corpo,
nei gusti socio-imposti,
nei desideri inscatolati,
nel passato del presente –
all’eternità mi affido
che, compassionevole
in noi,
ti riporta.

False-Inclinazioni-I

False Inclinazioni I – 2015 – Maria A. Listur

Parigi, quando è notte ma, il cielo dice giorno.
2015 – Maria A. Listur

 

LOVE

Every time I lose you:
– in the surrogates of the grace,
in the future of the past,
in the tricks of the pleasure,
in the scabs of the un-said,
in the love intuitions,
in the servitude of the body,
in the tastes socially-imposed,
in the boxed up desires,
in the past of the present –
to the eternity I rely on
that, merciful
to us,
it brings you back.

Paris, when it is night but, the sky says day.
2015 – Maria A. Listur

CONFIDENZE/CONFIDENCES

Custodita nella detta nitida gioia, do e colmo.
Penetro verso il basso, verso l’alto e mi concedo.
Lasciar andare senza allentare è mia vocazione.
Così respiro, il corpo estendo, l’anima brillanto.
Qualche volta narro, sempre dipingo, oggi riparto.

Taglio-III

Taglio III – 2015 – Maria A. Listur

Roma, quando il tutto somiglia a sé stesso.
2015 – Maria A. Listur

 

CONFIDENCES

Shielded in the spotless alleged joy, I give and fill.
I penetrate towards the bottom, towards the top and I indulge myself.
Letting go without loosen is my vocation.
So I breathe, I extend the body, the soul I sparkle my soul.
Sometime I narrate, I always paint, today I leave again.

Rome, when the whole resemble itself.
2015 – Maria A. Listur

Esercitazioni/Excercises

Un’esistenza loquace di ogni bene.
Anni di sguardi liberi di ogni male.
In infinito accordo, canti e parole.
Gesto, umidità e tocco, senza passati.
Tavole imbandite per un chicco di grano.
Rimembranze e gioia di presenti salvi.
Unità soddisfatta, in ogni frammento.
Solitudine corale, in sintonia con l’altro.

Costruzione-I

Costruzione I – 2014 – Maria A. Listur

Roma, quando il freddo scolpisce l’aria.
2014 – Maria A. Listur

 

Excercises

A loquacious existence of every good deed.
Years of glances free of every evil.
In infinite accord, chants and words.
Gesture, humidity and touch, without pasts.
Tables abundantly set for a grain of rice.
Remembrances and joy of preserved presents.
Satisfied unity, in each fragment.
Choral solitude, in harmony with the other.

Rome, when the cold chisels the air.
2014 – Maria A. Listur

“Tutto si separa, tutto torna a salutarsi; eternamente rimane a sé fedele l’anello dell’essere.”/“Everything parts, everything greets every other thing again; eternally the ring of being remains faithful to itself.”

Friedrich Nietzsche

Da un bel po’ di tempo, un giorno a settimana, in un angolo del mondo, si ripete questa situazione:

-Andiamo al negozio del riso?
-Sì, certo! Devo comprare qualcosa.
-Le marmellate te le ho portate io…
-Grazie!
-Quella di macedonia per tuo figlio e quella alla pesca per te.
-Molte grazie.
-Mangi i pomidoro ciliegina?
-Sì.
-Te li ho portati dal nostro orto.
-Non so come ringraziarti!
-Ma che dici! Aspetta ad assaggiare le crostatine con la nostra marmellata di more…
-Anche quelle?
-Sì! Le ho fatte per voi e per le figlie…
-Scusa ma non so come dirti grazie… Non è soltanto per il cibo, la qualità, le tue mani…

M’interrompo per abbracciarla.
Da un sorriso sereno che lascia intravvedere la quiete di chi sa dove collocare le proprie passioni, dice:

-Mi fa piacere.

Dopo i doni di squisitezze, parliamo delle nostre vite, ridiamo, ci confidiamo, infine ci salutiamo e contiamo di vederci la settimana successiva.

Lei torna a casa, dopo avermi regalato del tempo circolare e argentino: le sue marmellate mi riportano a una casa a San Rafael, Mendoza, dove mi lasciavano durante le assenze di mia madre e dove usavo la dispensa per nascondermi a leggere, a stare in silenzio in compagnia dei riflessi dorati di ogni tipo di marmellata. Invece, le crostatine hanno il profumo della casa di calle Marcos Paz a Buenos Aires, dove abitava la mia nonna paterna tra uccellini esotici e non, una tartaruga che amava travestirsi di roccia e un patio che sembrava un cuore monacale.
Ogni mela, susina, kiwi, uva, peperone, patata, sono perfetti, sani e curati come quelli della mia infanzia; idealizzati insieme ad alcune persone che incontrai per quell’eternità che è il crescere. E rimaste in me a mo’ di profumo, senza corpo.

La signora dei doni non sa che ogni suo gesto mi solleva dalla loro assenza, non sa di porgermi una nuova infanzia, ora scelta. Lei non sa di essere un ponte tra continenti, tra ciò che è stato e ciò che sarebbe potuto essere. Ignora totalmente che mentre mio figlio mangia i suoi frutti, riceve reminiscenze di quello che l’ha preceduto.

Io non riesco a dire altro che “grazie molte grazie non so come ringraziarti…” quindi, scrivo.
Scrivo nel silenzio della voce, grazie a quel confidarsi che agiscono, da dentro, gli assenti. Sono loro che hanno avuto bisogno d’incontrarla, portarla verso me e farle riempire la mia casa di marmellate: vogliono risanarmi di tutto il tempo che ci è mancato per dirci Addio.

Roma, quella di Laura-Paola. 2014 – Maria A. Listur
“Everything parts, everything greets every other thing again; eternally the ring of being remains faithful to itself.”

Friedrich Nietzsche

Since quite sometime, one day per week, in a corner of the world, this situation repeats:

-Shall we go to the rice shop?
-Yes, of course! I have to buy something.
-I brought you the marmalades…
-Thank you!
-The mixed fruits one is for your son and the peach one is for you.
-Many thanks.
-Do you eat cherry tomatoes?
-Yes.
-I got them for you in our vegetable garden.
-I don’t know how to thank you!
-Nonsense! Wait until you try the little tart with our blackberry marmalade…
-Those too?
-Yes! I made them for you and my daughters…
-I am sorry I don’t know how to thank you… It’s not just for the food, the quality, your hands…

I stop myself to hug her.
From a serene smile that let me glimpse the calm of who knows where to place her own passions, she says:

-It’s my pleasure.

After the presents of deliciousness, we talk about our lives, we laugh, we open up to each other, in the end we say goodbye and count on seeing each other next week.

She goes home, after giving me some circular and Argentinean time: her marmalades bring me back to a house in San Rafael, Mendoza, where they used to leave me during my mother’s absences and where I used the pantry to hide to read, to remain quiet in company of the golden glares of every kind of marmalade. On the other hand, the tarts have the scent of the house of calle Marco Paz in Buenos Aires, where my paternal grand mother lived among exotic birds and others, a turtle that loved to disguise itself as a rock and a patio that seemed a monastic heart.
Each apple, prune, kiwi, grape, pepper, potato, are perfect, healthy and cared as those of my childhood; idealized together with some people that I met in that eternity that is growing up.
And remained on me as an essence, with no form.

The lady of the presents doesn’t know that each gesture of hers lifts me up from their absence, she doesn’t know that she is giving me a new childhood, now chosen. She doesn’t know of being a bridge between continents, between what it has been and what it could have been. She completely ignores that while my son eats her fruits, he receives the reminiscences of what came before him.

I cannot say other that “I don’t know how to thank you…” therefore, I write.
I write in the silence of the voice, thanks to that entrusting that the absentees, from inside, act.
They are the ones that had the need to meet her, bring her to me and made her fill my house of marmalades: They want to heal me of all that time we didn’t have to say Good Bye.

Rome, that of Laura-Paola. 2014 – Maria A. Listur

Plausibilità/Plausibility

Mi convochi e precipitano tutte le parti
sembri anche tardivo, assurdo.
Figlio dell’arguzia, dell’incanto,
riveli il tuo pianeta possibile.
Il tuo corpo: solco brama seme santo.
Rimane un’impronta mai un ricordo:
si fa spazio nei giorni futuri
appare quando neanche ci penso,
diventa ritorno al domani, offerta.
“È possibile!” Affermi in conquista
Io ti credo! Io so di quel vento:
di ciò che sbatte cancella brillanta,
di tutto quel dire tacendo del dopo,
torrente essenza completezza, un istante
amore, travestito d’incontro.

Linea-2

Linea II – 2014 – Maria A. Listur

Roma, notturna quanto fredda, intoccabile.
2014 – Maria A. Listur

 

Plausibility

You summoned me and all the parts precipitate
you seem also tardive, absurd.
Son of the wit, of the enchant,
You reveal your possible planet.
Your body: furrow yearning seed saint.
Remains a mark never a memory:
it makes room for the future days
it appears when I don’t even think about it,
it becomes a return to tomorrow, offer.
“It’s possible!” You declare in conquering
I believe you! I know about that wind:
of that which slams deletes makes it bright,
of all that that is said being quiet about the afterwards,
torrent essence completeness, an instant
love, disguised of encounter.

Rome, nocturne as much as cold, untouchable.
2014 – Maria A. Listur

Sovrana/Supreme

I miei mondi sono persone.
Nazioni di corpo.
Boschi di sguardi.
Le mani fanno bandiere.
E senza mappature…
Tracciano labirinti!

Alcuni furono abbracci,
Quasi territori.
Sembrarono assai costanti.
I loro addii? Terremoti!
Dallo spirito, esiliati.
Indigenti di cerimonia.
Mancanti di congedo.
Senza memoria…

Altri sono isolotti.
A prova di uragani.
Lanterne guida.
Nettuni illuminanti
Guidano il ritorno,
Nel nostro mondo.

Mondi-5-7

Mondi – 5/VII – 2013 – Maria A. Listur

Roma. Indescrivibile e Tiepida
2013 – Maria A. Listur

 

Supreme

My worlds are people.
Nations of body.
Forests of glances.
My hands make flags.
And without mappings…
Tracing labyrinths!

Some were embraces,
Almost territories.
Seeming rather constant.
Their farewells? Earthquakes!
From the soul, exiled.
Indigents of ceremony.
Lacking of envoy.
Without memory…

Some others are cays.
Hurricane proof.
Lanterns for guidance.
Illuminated Neptunes
They guide the return,
In to our world.

Rome, without even a gasp of coldness
2013 – Maria A. Listur