FIAMME di VITA

Amare le chiarezze supplementari 

dell’aiuto senza affetto

dell’affetto senza assistenza

fluttuazioni, arcobaleni, variazioni 

distinte e cangianti

di chi, senza urgenze

si accorda, per amare.

B/W libre art

Italia, senza peso il cuore.

2021 – Maria A. Listur

IL POSSIBILE/THE POSSIBLE

La facoltà del silenzio esula da sé stessa,
si sovverte, si rovescia -come un’ideologia
o come una coppa- quando il grido sordo
diventa aria tiepida sulla mia nuca, o sulla tua;
tempesta di petali di sangue nel limpido cuore.

832.LENE KILDE.jpg

LENE KILDE, Untitle

Parigi, nel tuo tempo, in tempo.
2019 – Maria A. Listur

 

THE POSSIBLE

The faculty of silence lies outside of itself,
it subverts, it floods -like an ideology
or like a cup- when the hollow scream
becomes tepid air on the back of my neck, or on yours;
storm of petals of blood in my clear heart.

Paris, in your time, in time.
2019 – Maria A. Listur

RIMOZIONI/DENIALS

-Secondo lei, è possibile dimenticare?
-Sì, altrimenti ci ammaliamo per non ricordare.
-Quindi dimentichiamo quello che abbiamo nel cuore?
-Il cuore sta ovunque! Non hai sentito quanto cuore hai negli occhi? E nel naso? E del resto non dico niente per evitare evocazioni!

790.jpg
Kyoto 2016

Parigi, assorbiti dal ricordo dell’addio di Kyoto.

 

DENIALS

-Do you think it is possible to forget?
-Yes, otherwise we get sick not to remember.
-So we forget what we have in our hearts?
-The heart is everywhere! Haven’t you felt how much heart is in the eyes? And in the nose? And regarding the rest I won’t say anything to avoid evocations!

KYOTO 2016
Paris, absorbed in the memory of the farewell of Kyoto.

OLTRE ME/BEYOND ME

All’alba e al tramonto di ogni gesto,
cosa sarei senza quel battito che
– oltre il battere fedele del mio ricreato cuore –
senza potere di definizioni
sento?

733-OLTRE-ME.jpg
Oltre I/Beyond I – da/from Gabriele del Papa ph

Parigi, sotto la tiepida rugiada.
2017 – Maria A. Listur

 

BEYOND ME

At dawn and at sunset of each gesture,
what would I be without that beat that
– beyond the faithful beating of my recreated heart –
with no power of definitions,
I feel?

Paris, under the warm dew.
2017 – Maria A. Listur

MANI PIENE/FULL HANDS

A Luisa Berselli

Se la tua voce fosse materia, sarebbe d’acqua, un’ala,
interni rivoli, compatti slanci del pienissimo vuoto,
del dare dare e dare! Salvifica luce quanto estasiante!
Tu che sei tante! Tu ascoltatrice oltre ogni linguaggio!
Sorella, Aria, Guida, Terra, Amica, Fuoco, Angelo madre!
Grazie per tratteggiate nel tuo suono strade di pace
per modulare in ogni terminologia, prodigiose albe.

ALA-IVII

Ala I/VII – 2016, Maria A. Listur

Parigi, mentre i cuori che battono fanno grande orchestra

 

FULL HANDS

If your voice was matter, it would be made of water, a wing,
internal stream, compact momentum of the full emptiness,
of giving giving and giving! Saving light as well as ecstatic!
You that are so many! You, listener of every language!
Sister, Air, Guide, Earth, Friend, Fire, Mother angel!
Thanks for outlining in the sound paths of peace
to modulate in every terminology, extraordinary sunrises.

Paris, while the hearths that beat makes a great orchestra

SAMURAI

Diretto verso il cuore,
precisa la sede,
nitido il taglio
– veloce, verticale e secco –
sventra ogni entusiasmo
spacca anche le linee del tempo…
E un altro addio si veste di eterno.
L’ego, da banalità ferito, fa lacrime.
Eppure alla luce,
serve la fenditura
l’odore di spada;
quel dare all’umano
il perdono
e la grazia.

Cieux-2-21

Cieux II/21 – 2016 – Maria A. Listur

Roma, nella dolcezza della sua eterna morte.
2016 – Maria A. Listur

 

SAMURAI

Straight to the heart,
precise the spot,
clean the cut
– fast, vertical and clean –
it eviscerates any enthusiasm
it breaks the timelines…
And another farewell dresses of eternity.
The ego, wounded by triviality, makes tears.
To the light though,
The cut is necessary
the scent of the sword;
that giving to the human
forgiveness
and grace.

Rome, in the sweetness of its eternal death.
2016 – Maria A. Listur

“Tutto si separa, tutto torna a salutarsi; eternamente rimane a sé fedele l’anello dell’essere.”/“Everything parts, everything greets every other thing again; eternally the ring of being remains faithful to itself.”

Friedrich Nietzsche

Da un bel po’ di tempo, un giorno a settimana, in un angolo del mondo, si ripete questa situazione:

-Andiamo al negozio del riso?
-Sì, certo! Devo comprare qualcosa.
-Le marmellate te le ho portate io…
-Grazie!
-Quella di macedonia per tuo figlio e quella alla pesca per te.
-Molte grazie.
-Mangi i pomidoro ciliegina?
-Sì.
-Te li ho portati dal nostro orto.
-Non so come ringraziarti!
-Ma che dici! Aspetta ad assaggiare le crostatine con la nostra marmellata di more…
-Anche quelle?
-Sì! Le ho fatte per voi e per le figlie…
-Scusa ma non so come dirti grazie… Non è soltanto per il cibo, la qualità, le tue mani…

M’interrompo per abbracciarla.
Da un sorriso sereno che lascia intravvedere la quiete di chi sa dove collocare le proprie passioni, dice:

-Mi fa piacere.

Dopo i doni di squisitezze, parliamo delle nostre vite, ridiamo, ci confidiamo, infine ci salutiamo e contiamo di vederci la settimana successiva.

Lei torna a casa, dopo avermi regalato del tempo circolare e argentino: le sue marmellate mi riportano a una casa a San Rafael, Mendoza, dove mi lasciavano durante le assenze di mia madre e dove usavo la dispensa per nascondermi a leggere, a stare in silenzio in compagnia dei riflessi dorati di ogni tipo di marmellata. Invece, le crostatine hanno il profumo della casa di calle Marcos Paz a Buenos Aires, dove abitava la mia nonna paterna tra uccellini esotici e non, una tartaruga che amava travestirsi di roccia e un patio che sembrava un cuore monacale.
Ogni mela, susina, kiwi, uva, peperone, patata, sono perfetti, sani e curati come quelli della mia infanzia; idealizzati insieme ad alcune persone che incontrai per quell’eternità che è il crescere. E rimaste in me a mo’ di profumo, senza corpo.

La signora dei doni non sa che ogni suo gesto mi solleva dalla loro assenza, non sa di porgermi una nuova infanzia, ora scelta. Lei non sa di essere un ponte tra continenti, tra ciò che è stato e ciò che sarebbe potuto essere. Ignora totalmente che mentre mio figlio mangia i suoi frutti, riceve reminiscenze di quello che l’ha preceduto.

Io non riesco a dire altro che “grazie molte grazie non so come ringraziarti…” quindi, scrivo.
Scrivo nel silenzio della voce, grazie a quel confidarsi che agiscono, da dentro, gli assenti. Sono loro che hanno avuto bisogno d’incontrarla, portarla verso me e farle riempire la mia casa di marmellate: vogliono risanarmi di tutto il tempo che ci è mancato per dirci Addio.

Roma, quella di Laura-Paola. 2014 – Maria A. Listur
“Everything parts, everything greets every other thing again; eternally the ring of being remains faithful to itself.”

Friedrich Nietzsche

Since quite sometime, one day per week, in a corner of the world, this situation repeats:

-Shall we go to the rice shop?
-Yes, of course! I have to buy something.
-I brought you the marmalades…
-Thank you!
-The mixed fruits one is for your son and the peach one is for you.
-Many thanks.
-Do you eat cherry tomatoes?
-Yes.
-I got them for you in our vegetable garden.
-I don’t know how to thank you!
-Nonsense! Wait until you try the little tart with our blackberry marmalade…
-Those too?
-Yes! I made them for you and my daughters…
-I am sorry I don’t know how to thank you… It’s not just for the food, the quality, your hands…

I stop myself to hug her.
From a serene smile that let me glimpse the calm of who knows where to place her own passions, she says:

-It’s my pleasure.

After the presents of deliciousness, we talk about our lives, we laugh, we open up to each other, in the end we say goodbye and count on seeing each other next week.

She goes home, after giving me some circular and Argentinean time: her marmalades bring me back to a house in San Rafael, Mendoza, where they used to leave me during my mother’s absences and where I used the pantry to hide to read, to remain quiet in company of the golden glares of every kind of marmalade. On the other hand, the tarts have the scent of the house of calle Marco Paz in Buenos Aires, where my paternal grand mother lived among exotic birds and others, a turtle that loved to disguise itself as a rock and a patio that seemed a monastic heart.
Each apple, prune, kiwi, grape, pepper, potato, are perfect, healthy and cared as those of my childhood; idealized together with some people that I met in that eternity that is growing up.
And remained on me as an essence, with no form.

The lady of the presents doesn’t know that each gesture of hers lifts me up from their absence, she doesn’t know that she is giving me a new childhood, now chosen. She doesn’t know of being a bridge between continents, between what it has been and what it could have been. She completely ignores that while my son eats her fruits, he receives the reminiscences of what came before him.

I cannot say other that “I don’t know how to thank you…” therefore, I write.
I write in the silence of the voice, thanks to that entrusting that the absentees, from inside, act.
They are the ones that had the need to meet her, bring her to me and made her fill my house of marmalades: They want to heal me of all that time we didn’t have to say Good Bye.

Rome, that of Laura-Paola. 2014 – Maria A. Listur

“La vita di ogni uomo è una via verso sé stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero.”/ “Each man’s life represents the road toward himself, an attempt at such a road, the intimation of a path.”

Hermann Hesse

-“Che meraviglia!”
-“Non l’avevo mai visto in questo periodo.”
-“Come mai?”
-“Non si passa mai da questa parte; come vedi, non ci sono tracce.”
-“C’è anche il laghetto! Sembra uno spazio giapponese di meditazione.”
-“Meditiamo?”
-“Seduti, in piedi, come?”
-“Come vuoi… Posso fare la mia pratica?”
-“Certo. Io faccio la mia.”

Lui si allontana sfiorando appena
il letto di foglie arancione sotto i suoi piedi,
incomincia il suo esercizio meditativo.
Il sole in discesa ha appena inumidito
la nuvola colorata che a stento calpesto,
scalza mi lascio tonificare dal freddo eugubino.
Chiudo gli occhi, attendo la trasformazione interiore
del lago e del dono dell’albero.
Dietro le orbite, nel centro del cranio,
quell’immagine esteriore diventa acqua tiepida,
profumi della mia Kyoto, luce che scende lungo la mia schiena,
percorre il petto, il ventre, ogni vertebra,
avvolge le gambe e le braccia,
scalda le mani e i piedi, mi rende radice.
Sento il supporto delle foglie color fuoco, mi ricompongo.
Sembra lui abbia terminato la sua pratica, io non finirò mai…
Continuiamo in macchina,
cancelliamo con gli pneumatici le tracce dei nostri piedi.
Il suono di quella musica di foglie spezzate mi è casa, mi è cuore.
Il cuore di latta* si scalda.

-“Molte grazie.” Dico.
-“Prego. Volevo farti percorrere una strada diversa.” Dice.

Lago-PSM

Gubbio, nel cammino della Santa Pasta.
2014 – Maria A. Listur

* da “Maria de Buenos Aires” di Horacio Ferrer

 
“Each man’s life represents the road toward himself, an attempt at such a road, the intimation of a path.”

Hermann Hesse

-“How wonderful!”
-“I’ve never seen it in this time.”
-“How come?”
-“I never come this way; as you can see, there are no traces
-“There is also the small lake! It seems a Japanese space for meditation.”
-“Shall we meditate?”
-“Sitting, standing, how?”
-“As you wish… Can I practice my way?”
-“Sure. I’ll do mine.”

He distance himself almost touching lightly
the bed of orange leaves at his feet,
he starts his meditative exercise.
The sun setting has just moistened
the colored cloud that I with difficulty step on,
bare footed I let myself being tone up by Gubbio’s cold.
I close my eyes, waiting for the internal transformation
of the lake and of the present of the tree.
Behind the eyeball, in the center of the cranium,
that exterior image becomes lukewarm water,
scents of my Kyoto, light that descent along the spine,
goes through the chest, the belly, each vertebrae,
wraps the legs and the arms,
warms up the hands and the feet, it turns me in to root.
I feel the support of the fire colored leaves, I pull myself together.
It seems that he has finished his practice, I never will…
We continue by car,
we cancel with the tires the traces of our feet.
The sound of that music of broken leaves is home to me, is heart to me.
The tin heart* warms up.

-“Many thanks.” I say.
-“You are welcome. I wanted you to walk through a different path.” He says.

Gubbio, in the path of the Santa Pasta.
2014 – Maria A. Listur

* from “Maria de Buenos Aires” by Horacio Ferrer

Muscoli/Muscles

Le mani camminano il piano
I suoni riportano infanzie
Rimembrano:
Il danno e la forza
Il salto e la grazia
Gli idiomi, ogni codice
I viaggi, i morti
La morte.

Più tardi,
I piedi scivoleranno per Roma.
La sera,
Parigi inumidirà questa pelle.
Domani,
Un bacio scapperà dentro casa.
A Luglio,
Si danzerà sui colori…

Cuore mio! Più che muscolo!
Cosa saresti senza questo astuccio
Immenso e bianco
Alto ed elastico
Modulato e ferito?

Fen-VI

Fenomeni non Indirizzati VI – 2009/2014 – Maria A. Listur

Parigi, nel chiaro di luna che è alba. 2014 – Maria A. Listur

 

Muscles

The hands walk the piano
The sounds bring back the childhoods
Remember:
The damage and the strength
The jump and the grace
The idioms, each code
The journeys, the deaths
The death.

Later on,
The feet will grace through Rome.
The evening,
Paris will moist this skin.
Tomorrow,
A kiss will escape inside the house.
In July,
It will be danced over the colors…

Heart of mine! More that a muscle!
What would you be without this case
Immense and white
Tall and flexible
Modulated and wounded?

Paris, in the clair de lune that is dawn. 2014 – Maria A. Listur

A me rivelato/To Me Revealed

E di metallo sembravi
Indurito nel fuoco
Temprato nel ghiaccio
D’insulti, lodato.

E di cristallo apparivi
Pulito col fango
Coronato di esilio
D’oltraggi, osannato.

E nella carne sorgevi
Barocco novissimo
Intagliato col gelo
Di passione, anelato.

E nell’aria riprendi
Cuore a me sottomesso
Casa nome ala gaudio
Ancora una volta, nato.

Fiorire A 2009-13
Fiorire Appassendo – XIII – 2009 – Maria A. Listur

Roma, senza frontiere, ti porto ovunque. Imponente.
2013 – Maria A. Listur

 

To Me Revealed

And you seemed of metal
Hardened by fire
Toughened in ice
By insults, praised.

And you appeared of crystal
Cleaned with mud
Crowned of exile
By outrages, acclaimed.

And in the flesh you regain
New Baroque
Carved in the ice
By passion, craved.

And in the air you retake
Heart to me submitted
Home name wing bliss
Once again, born.

Rome, with no boundaries, I bring you everywhere. Majestic.
2013 – Maria A. Listur