DEVOZIONE/DEVOTION

Estese verso un sole irraggiungibile
-sospese nel cemento-
non si arrendono.
Baciano raggi a mo’ di lingue
specchiate alle finestre.
Vincono il falso destino
dell’ombra senza frescura.
Della natura è ancora sopportabile
la diligenza, la devozione;
perché si può leggere,
perché rileggere può essere vocazione
e risollevarsi dal catrame
come la pianta, diventa un riflesso.

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Parigi, prima della tempesta.
2020 – Maria A. Listur

 

DEVOTION

Extended towards an unreachable sun
-suspended in the cement-
they do not give up.
The kiss the rays like tongues
reflected in the windows.
They overcome the fake destiny
of the shadow with no coolness.
Of nature it is still bearable
the diligence, the devotion;
because it can be read,
because rereading could be vocation
and raise back from the tar
like the plant, it becomes a reflex.

Paris, before the storm.
2020 – Maria A. Listur

“Non c’è più nessun bosco per gli eremiti.”/“There is no forest for the hermits anymore.”

Elias Canetti

-Naturale?
-Sì, naturale.
-Lei pensa che io sia naturale?
-Ho voluto dire che “a me lei sembra una persona “naturalmente” disponibile e diligente…” ma ora sembra che io l’abbia insultata!
-No… L’insulto dipende così tanto dalla cultura che non so cosa potrebbe risultarmi un insulto…
-Ma… Noto che non ha apprezzato il mio complimento.
-Complimento? Non credo si possa fare un complimento a una persona sconosciuta. Può darsi che si tratti di seduzione o d’interesse ma, complimentarsi implica conoscere, altrimenti quale apprezzamento sarebbe sincero?
-Interesse? Seduzione? No. Ho voluto dirle che avevo notato la sua disponibilità e che sembra un suo comportamento naturale e costante.
-Costante sì, naturale no.
-Beh! Ci stiamo capendo!
-Le auguro una bella giornata. Devo andare.
-Non rimane per il brindisi?
-No.
-L’accompagno.
-Dove?
-Alla porta.
-Non si preoccupi. Rimanga con gli invitati. Conosco l’uscita.
-Voglio.
-Cosa?
-Accompagnarla.
-Bene.

Attraversiamo un giardino lungo sette pini di cento anni. Ogni passo chiede silenzio ma il silenzio si nasconde:

-Non si sente naturale?
-In quale senso?
-Come persona, come donna, come…
-Io non mi riconosco una persona naturale. Sono una costruzione. Lei crede di essere naturale?
-In questo momento mi sento abbastanza naturale e credo che anche lei sia naturalmente distante.
-Si sbaglia, almeno per quanto mi riguarda, io sono una costruzione di quello che voglio, molto ben riuscita.
-Distante?
-Perché voglio.

Parigi, sotto la luce di quello che crediamo di essere.
2016 – Maria A. Listur

 

“There is no forest for the hermits anymore.”

Elias Canetti

-Natural?
-Yes, natural.
-Do you think I am natural?
-I meant to say that “to me you seem a person “naturally” willing and diligent…” but now seems like I insulted you!
-No… The insult depends so much from the culture I don’t know what it could insult me…
-But… I notice that you haven’t appreciate my compliment.
-Compliment? I don’t believe that you can pay a complete stranger a compliment. It might be we are dealing with seduction or interest but, complimenting implies knowing, otherwise what appreciation would be sincere?
-Interest? Seduction? No. I meant to say that I notice your willing and it seems a natural and constant behavior of yours.
-Constant yes, natural no.
-Well! We understand each other!
-I wish you a good day. I have to go.
-Won’t you stay for the toast?
-No.
-I am walking you.
-Where?
-To the door.
-Don’t worry. Stay with your guests. I know the way.
-I want to.
-What?
-Walk you.
-Fine.

We walk across a garden along seven pines of a hundred years. Each step requires silence but silence is hiding:

-Don’t you feel natural?
-In what sense?
-As a person, As a woman, as…
-I don’t find myself to be a natural person. I am a construct. Do you believe you are natural?
-In this moment I feel natural enough and I think that you are being naturally distant.
-You are wrong, at least as far as I am concerned, I am a construct of what I want, very well achieved.
-Distant?
-Because I want to.

Paris, under the light of what we believe to be. 2016 – Maria A. Listur