“Il momento adatto per influenzare il carattere di un bambino è all’incirca cento anni prima della sua nascita.”/“The right moment to influence the personality of a child is about one hundred years before his birth.”


William Ralph Inge

Volo Roma-Parigi. Nella fila dietro, durante l’atterraggio, un bambino che sembra avere più o meno 11 anni a voce alta quasi altissima:
-Mamma! Mamma! Parigi sembra una New York taroccata!
-Ma se non siamo ancora atterrati!
-Sì ma io ho visto tutto su Internet!
Il signore accanto a me sembra di avere una crisi epilettica. Chiedo:
-Tutto bene?
Simultaneamente tra urla, calci verso i sedili anteriore e disperazione:
-Torniamo! Dài mamma! Torniamo subito a Roma!
-Amore… Non vuoi darti un’opportunità per vedere Parigi? Può darsi che non è tanto taroccata, può darsi che non sai tutto… Amore… L’anno prossimo possiamo andare a New York e confrontare… Che te ne pare?
-Che palle!
Il signore accanto a me dice:
-No signora, niente va bene… In Tibet diciamo: “Un bambino senza educazione è come un uccello senza ali…”
Torno alla lettura. Sono l’ultima a lasciare l’aereo.

Nella terra di nessuno, quando gli idiomi non bastano.
2018 – Maria A. Listur

 

“The right moment to influence the personality of a child is about one hundred years before his birth.”

William Ralph Inge

 

Flight Rome-Paris. In the row behind, during landing, a child who seems to be more or less 11 years old in a high almost loud voice:
-Mom! Mom! Paris seems a phony New York!
-But we haven’t landed yet!
-Yes but I saw everything on the Internet!
The person sitting next to me seems to have a seizure. I ask:
-Everything alright?
Simultaneously among screams, kicks towards the anterior seats and desperation:
-Let’s go back! Come on mom! Let’s go back to Rome!
-Love… Don’t you want to give yourself the opportunity to see Paris? Maybe it is not so phony, maybe you don’t know everything… Love… Next year we can go to New York… What do you think?
-That sucks!
The man next to me says:
-No madam, nothing is alright… In Tibet we say: “A child with no education is like a bird with no wings…”
I go back to my reading. I am the last leaving the airplane.

In no-man’s land, when idioms are just not enough.
2018 – Maria A. Listur

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“Lo specchio riflette esattamente ciò che vede: non sbaglia perché non pensa.”
/The mirror reflects perfectly; it makes no mistakes because it doesn’t think.”


Paulo Coelho

-Quando dice “maturità” non Le sembra di essere un po’ poetica?
-Poetica?
-Secondo me, si parla di “maturità” per non dire “vecchiaia”.
-No, io voglio dire maturità; come si dice dei frutti quando…
-…quando sono tutti raggrinziti quasi putridi!
-Prima di essere putridi sono morbidi, spesso più dolci, facili da spellare.
-Poetica! Lei è poetica!
-Se Lei tira le somme così facilmente senza conoscere il mio linguaggio, mi sta tentando! Posso anche io cadere nei facilismi…
-Si faccia tentare!
-… quindi, Lei non ha frequentato sua nonna quando la pelle raggrinzita era visibilmente increspata dall’esperienza?
-E se non fosse caduta nei facilismi cosa avrebbe detto?
-Che la maturità di cui tento di parlare, a differenza della vecchia, è accettare che ci si possa vedere molto diversamente da come uno si sente e curiosare nella differenza.

Parigi, quando la seduzione diventa giudizi.
Maria A. Listur – 2018

 

The mirror reflects perfectly; it makes no mistakes because it doesn’t think.”

Paulo Coelho

-When you say “maturity” don’t you think you are being a bit poetic?
-Poetic?
-To me, we say “maturity” not to say “old age”.
-No, I want to say maturity; as it is said for the fruits when…
-…when they are all wrinkled almost putrid!
-Before they are putrid they are soft, often sweeter, easy to peel off.
-Poetic! You are poetic indeed!
-If you draw your conclusions so easily without knowing my language, you are tempting me! I too can fall into easy-thinking…
-Let yourself be tempted!
-… so, you haven’t seen your grandmother when her wrinkled skin was visibly wrinkled by experience?
-And if you wouldn’t have fallen into easy thinking what would you say?
-That the maturity I am trying to talk about, differently from old age, is to accept that we can see ourselves differently from how we feel and be curious in the difference.

Paris, when seduction becomes judgment.
Maria A. Listur – 2018

DIREZIONE/DIRECTION

Oh mio universo! Il mio piccolo!
Con un inchino in te mi sollevo
mi rinnego, mi ringrazio;
a te mi affido, mi regalo
nell’inforcare al contrario
la puledra dei miei concetti,
la cucciola di opinioni…
Dottrine? Concezioni?
A te tutta intera la mia schiena
si abbandona, si riversa
nell’andare al galoppo avanti
addirittura retrocedendo.

773-Abbaye du Thoronet.jpg

Abbaye du Thoronet, France – Gabriele del Papa ph

Parigi, quando la pioggia illumina.
2018 – Maria A. Listur

 

DIRECTION

Oh Universe of mine! My little one!
With a bow I lift myself up in you
I repudiate myself, I thank myself;
I put my trust in you, I donate myself
in riding backwards
the filly of my concepts,
the cub of my opinions…
Doctrines? Conceptions?
To you my whole back
abandons, pours itself
in galloping forward
even going backwards.

Paris, when the rains illuminates.
2018 – Maria A. Listur

“L’origine dell’esistenza etica è la faccia dell’altro, con la sua richiesta di risposta.”/“The origin of the ethical existence is the other’s face, with his/her request of a reply.”

James Hillman,
sulla filosofia dell’alterità radicale di Lévinas.

-Si allena tutti i giorni?
-Sì.
-Come mai?
-È il mio lavoro.
-Karmico?
-Dharmico.
-Non ha colto l’ironia? Tutta francese…
-Credo non l’abbia colta lei. O avrebbe voluto lasciarmi senza risposta?
Touché!
-Se parlo perdo il ritmo, mi scusi accelererò il passo.
-Acceleri… Acceleri… La raggiungo alla fontana.
-Vorrebbe…
-Guardi che mi alleno anche io ogni giorno.
-Quando ho detto di allenarmi ogni giorno, non mi riferivo alla marcia.
-Io sì, e a quanto pare, ho più fiato di lei …
-Lei ha bisogno di compagnia.
-È sera, siamo due donne sole, la incontro quasi tutti i giorni, questa è comunicazione…
-Lei non ha visto che porto occhiali da sole anche di notte?
-Problemi di vista.
-Problemi col suono. Accelererò il passo e non andrò verso la fontana.
-Poteva semplicemente dire che vuole allenare da sola.
-Mi deve perdonare, ho creduto si vedesse…

Un giardino a Parigi, quando la notte degli altri cade nel medio cielo del nostro silenzio. 2018 – Maria A. Listur

 

“The origin of the ethical existence is the other’s face, with his/her request of a reply.”

James Hillman,
On the philosophy of the radical alterity of Lévinas.

-Do you exercise everyday?
-Yes.
-How come?
-It’s my job.
-Karmic?
-Dharmic.
-You didn’t catch the irony didn’t you? All French…
-I believe you are the one who didn’t. Or did you want to leave with no reply?
–Touché!
-If I talk I’ll loose the rhythm, excuse me while I raise my pace.
-Go ahead … Go… I’ll catch at the fountain.
-You would…
-Look, I exercise everyday as well.
-When I said I exercise everyday; I didn’t refer to walking.
-I did, and as far as I can see, I have more air than you …
-You need company.
-It’ evening, we are two women alone, I see you everyday, this is communication…
-You didn’t see that I wear sunglasses even at night?
-Eye problems.
-Sound problems. I’ll raise my pace and I will not go to the fountain.
-You just could have said that you wanted to exercise alone.
-You have to forgive me, I thought it showed…

A garden in Paris, when the night of the others falls in the middle sky of our silence. 2018 – Maria A. Listur

“Un buon cuore non può mai rassegnarsi ai mali che causa.”/“A good heart can never reconcile with the sufferings that it causes.”

Libro dei proverbi francesi, 1859

-Si dovrebbe abbandonare…
-…
-Mi ha sentito?
-Parla con me?
-Sì. La sto interrompendo?
-Sì. Sto lavorando…
-Molli un po’!
-Mollare?
-L’ho sorpresa eh? Vede? Lei non si rilassa mai!
-Lei non mi conosce.
-Non profondamente ma da quando l’ho incontrata non l’ho mai vista rilassata.
-Rilassata?
-Sì… Un po’ meno attenta a tutto.
-Secondo lei, lo stato d’attenzione è opposto al rilassamento e all’abbandono?
-Secondo me e secondo milioni di persone…
-Che lei conosce.
-È un modo di dire…
-Rilassato.
-Simpatico! Questa è l’ora del suo tè… Vero? Guardi che attenzione rilassata che ho! Alle 17-17:30 lei prende sempre un tè.
-Come fa lei a scolpire, ispirarsi e guardare me che non mi rilasso o non mi abbandono?
-È un anno che la incontro… Ho avuto molte occasioni di guardarla mentre lavora, mentre parla.
-Parlo?
-Sì, parla.
-Mi dispiace… Credo che lei non sia stato attento…
-Attento? Io vengo qui per rilassarmi.
-Non parlavo del suo lavoro.
-Attento a cosa?
-Non ha ben osservato che io non parlo, io rispondo…
-È vero! Vede! Non molla mai!
-…non parlo mai, non mi propongo mai, non apro nessun discorso, non voglio dialogare mentre lavoro…
-Ohhh! Ora mi dirà che le ho rovinato la sua concentrazione! Ma si rilassi! Le faccio un tè?
-La ringrazio ma oggi non prendo il tè. Non ho tempo.
-Non sembra brasiliana!
-Argentina.
-Ohh! Ho sbagliato paese!
-Non si preoccupi, io ho sbagliato giorno, orario e frequenza.
-Cambierà giorno?
-Sì.
-Quindi non ci incontreremo?
-Infatti.
-Speriamo che prima o poi si lascerà andare!
-Speriamo…
-(Sussurrando) Guardi che glielo dico perché alcuni nostri colleghi pensano che lei sia molto antipatica…
-Mmmm…
-(Sempre sussurrando) E io non ci credo affatto… Altrimenti non farebbe cose tanto ergonomiche… Da mordere, da toccare.
-Mmmm…
-Sicura che non vuole un tè?
-Sicura.
-La risata che si farà monsieur B. quando gli racconterò che siamo stati a parlare!
-Mmmm…
-Secondo me non hanno capito che lei non parla perché è molto dedita… Brava!
-Grazie.
-Grazie a lei per la condivisione. Ora continui, continui… Nella vita bisogna essere costanti e persistenti!

Parigi, sotto la luna piena, ma piena proprio piena…
2018 – Maria A. Listur

 

“A good heart can never reconcile with the sufferings that it causes.”

Book of French proverbs, 1859

-You should lose yourself…
-…
-Did you hear me?
-Are you talking to me?
-Yes. Am I interrupting you?
-Yes. I am working…
-Let it go!
-Let it go?
-I surprised you uh? See? You never relax!
-You don’t know me, sir.
-Not deeply however since I met you I have never seen you relaxed.
-Relaxed?
-Yes… A little less attentive to everything.
-And according to you, being attentive goes against relaxing and letting go?
-To me and to millions of people…
-That you know.
-It’s a figure of speech…
-Relaxed.
-Funny! This is your time for tea… Isn’t it? See how relaxed and attentive I am?! At 5-5:30 pm you always have tea.
-How do you manage sculpting, inspire yourself and watch me who don’t relax or let go?
-It’s been a year since I met you… I have had many occasions to watch you while you work, while you talk
-Talk?
-Yes, you do.
-I am sorry… I think you didn’t pay attention…
-Attention? I come here to relax.
-I am not talking about your works.
-Attention to what?
-You didn’t see that I do not talk, I reply…
-It’s true! See! You never let it go!
-…I never talk, I never propose myself, I never start a conversation, I don’t want to converse while working…
-Ohhh! Now you are going to accuse me to have spoiled your concentration! Take it easy! You want a tea?
-I am sorry but today I am not having any tea. I don’t have time.
-You don’t seem Brazilian at all!
-Argentinean.
-Ohh! Wrong country!
-Don’t worry I have mistaken day, time and people.
-Will you change day?
-Yes.
-So we will not meet?
-Exactly.
-I hope you let it go sooner or later!
-Let’s hope…
-(Whispering) I am just saying it because some of our colleagues find you difficult…
-Ummm…
-(Whispering again) And I don’t believe it at all… Otherwise you wouldn’t be making such ergonomic things… That one wants to bite, to touch.
-Ummm…
-Are you sure you don’t want some tea?
-Sure.
-Monsieur B. is going to have a laugh when I’ll tell him that we talked!
-Ummm…
-I think they didn’t understand that you don’t talk because you are very dedicated… Bravo!
-Thank you.
-Thank you for sharing. Now go on, go… In life one has to be constant and persistent!

Paris, under the full moon, very much so…
2018 – Maria A. Listur

“Le modificazioni fisiologiche dell’apparato genitale sono, come diceva Sofocle, liberatorie.”/“Physiological modifications of the genital apparatus are, as Sophocles used to say, liberating.”

James Hillman

-Il destino vuole che ci rincontriamo!
La frase interrompe il ritmo del respiro, non quello della camminata atletica. Lei vorrebbe non rispondere ma lui incalza:
-Si ricorda di me? Ieri sera…
Lei sorride, senza fermarsi ma rallentando il passo, viziata dalle buone maniere risponde:
-Certo.
-Sì… Destino. Ribadisce lui.
Lei si ferma per guardarlo e concludere il dialogo. Lui ridacchia e mentre lo fa piega la testa verso la schiena come fanno alcuni neonati, lascia vedere i denti nuovissimi e drittissimi. Lei tace nell’innocenza di chi crede di essere eloquente nel silenzio, poi afferma:
-Intuisco che viviamo nello stesso quartiere quindi sarà facile incontrarsi nel luogo dove spesso si viene ad allenare… Ora vorrei continuare.
Lui sempre sorridente invita:
-Continuiamo.
Lei riprende il passo al suo ritmo e lui tiene lo stesso ritmo. Un gesto impercettibile di sorpresa le devolve la misura del suo giudizio negativo: non ha creduto che l’uomo potesse tenere il suo ritmo; ha guardato l’età apparente, i solchi nella pelle segnata e non tutto il sole. Il silenzio li sovrasta. La lavanda di fine estate invade il respiro, una sorta di complementarietà sonora guida i passi di entrambi come fossero “in musica”, il sudore incomincia a tracciare segni sulle magliette, e contemporaneamente incomincia a piovere. Lui dice:
-Accetta una colazione?
Lei non riesce nemmeno a riflettere. La sua bocca l’anticipa:
-Problemi con la pioggia?
La testa di lui si piega verso il petto in segno di disfatta, una disfatta che ride di se stessa:
-No, io ho soltanto problemi con la prostata, il resto sono inviti e tempo, ancora del tempo…

Parigi, nel giardino dove coloro che divertono non sanno di essere ascoltati, tradotti e trascritti. 2017 – Maria A. Listur

 

“Physiological modifications of the genital apparatus are, as Sophocles used to say, liberating.”

James Hillman

-Destiny wanted us to meet again!
The sentence interrupts the rhythm of the breath, not the one of the athletic walk. She wouldn’t want to reply but he presses:
-Do you remember me? Yesterday night…
She smiles, without stopping but slowing down the pace, spoiled by good manners replies:
-Sure.
-Yes… Destiny. He reiterates.
She stops to look at him and to end the conversation. He chuckles and while doing so he bends the head towards his back as some infants do, letting be seen his very new and very white teeth. She silences in the innocence of who believes to be eloquent in silence, then she affirms:
-I guess we live in the same area so it will be easy to meet in the place where often people come to train… Now I would like to continue.
He, still smiling, invites:
-Let’s continue.
She picks up the pace at her rhythm and he keeps the same rhythm. An imperceptible gesture of surprise gives her the measure of her negative judgment: she didn’t believe the man could keep her rhythm; She looked at his apparent age, the wrinkles in the weathered skin and not the whole sun. Silence towers over. The lavender of the end of summer invades the breath, a sort of sonic complementarity drives the steps of both as they were “in tune”, sweat starts to draw some marks on the shirts, and at the same time it starts to rain. He says :
-Would you accept a breakfast?
She is not even able to think. Her mouth anticipates her:
-Problems with the rain?
His head bends toward the chest in a sign of defeat, a defeat that laugh at his own self:
-No, I just have problems with my prostate, the rest are invitations and time, still some time…

Paris, in the garden where those who entertain don’t know they are being heard, translated and transcribed. 2017 – Maria A. Listur

“L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose.”/“The eye doesn’t see things but figures of things that mean other things.”

Italo Calvino

I miei occhi sono degli attori fedeli; il mio orecchio attraversa la sala, dove sta per precipitare l’ego. Seduta a far finta di leggere, ascolto:

-Mi ripeta il cognome.
-Psoas.
-Scusi ma…
-PSOAS!
-Scusi, non era mia intenzione irritarla e che…
-Mi chiamo semplicemente PSOAS!
-Psoas?
-So di chiamarmi come un muscolo! Sorpresa?
-Sì ma, sono anche… Come dire…?
-Ho capito! Ho capito! Ora la smetta di giustificarsi!
-Guardi che non mi sto giustificando… Mi dispiace averla in qualche modo…
-E ora fa l’imbarazzata! Ma che cazzo!
-Scusi?
-Ahhhh la signorina non dice parolacce?
-La prego di modificare sia il tono sia il linguag…
-Ah ah ah! Dobbiamo essere rispettosi con la signorina tutta casa e famiglia del reverendissimo cazzo?
-Basta! La prego di smettere!
-La pre-go di ssss-me-tttte-reeee… Quanta paura per una piccola parola: caaaaa-zzzzzzooooo…
-Siamo in un luogo pubblico e non vorrei prendere…
-Il cazzo?
-Mi obbliga a chiamare dei collaboratori.
-Signorina UTERO non si alteri… Sto soltanto giocando…
-Il suo gioco è indisponente e aggressivo. Mi dice nome e cognome altrimenti chiamo il responsabile del corso!
-PSOAS!
-Fine.
-Ok Ok, la smetto.
-Nome?
-Muscolo.
-Cognome?
-Psoas.
-Mi vuole far ridere?
-No, voglio che mi senta.
-La sento.
-No, lei non mi sente, altrimenti non starebbe a scrivere, seduta storta, senza appoggiare co-rrrrre-tttta-men-te! le ossa del suo culetto e in più ha le gambe incrociate!!! È lei che non sta sentendo me!

La ragazza si raddrizza sulla sedia, sembra arrossita anche nella voce, riparte cercando un’impossibile naturalezza:

-Nome?
-S.
-Cognome?
-T.
-Ha prenotato oppure ha già regolato tramite bonifico?
-Sono uno degli insegnanti, quello che si occupa del muscolo psoas.
-Oddio mi scusi… mi scusi tanto!
-Ora mi permetti di dire cazzo?!

Milano, quando le nuvole teatralizzano piogge negate. 2013 – Maria A. Listur

 

“The eye doesn’t see things but figures of things that mean other things.”

Italo Calvino

My eyes are trustful actors; my ear crosses the room, where the ego is about to collapse. Seated pretending to read, I am hear:

-Please repeat your last name.
-Psoas.
-I am sorry but…
-PSOAS!
-I beg your pardon it wasn’t my intention to irritate you but…
-My name is simply PSOAS!
-Psoas?
-I know that is the same of a muscle! Surprised?
-Yes but, I am also… How can I say…?
-I understand! I understand! Stop excusing yourself!
-Look, I am not excusing myself… I am sorry if I have in some way…
-And now you pretend to be embarrassed! What the fuck!
-Excuse me?
-Ahhhh the lady doesn’t swear?
-Please I beg you to change either your tone or your languag…
-Ah ah ah! So we all have to be respectful with the fucking lady all heart and home?
-Stop it! I beg you!
-I bee-ggg yoooouuu to sss-toooo-ppp it… How fearful of a little word: fuuuuuu-cck…
-We are in a public place and I wouldn’t want to have to…
-Fuck?
-You are forcing to call my collaborators.
-Misses UTERUS don’t get mad… I am only joking…
-Your joke is irritating and annoying. You please tell me your name and last name or I’ll have to call the person in charge of the course!
-PSOAS!
-Nothing else.
-Ok Ok, I stop it.
-Name?
-Muscle.
-Last name?
-Psoas.
-You want to make me laugh?
-No, I want you to feel me.
-I do.
-No, you are not, otherwise you wouldn’t be writing, sitting all twisted, without leaning
coo-rrrrre-ctttt-ly! the bones of your little ass and plus you are crossing your legs!!! You are the one who is not feeling me!

The girl straightens up on the chair, she seems to be blushing even in the voice, starts again:

-Name?
-S.
-Last name?
-T.
-Have you booked or have you already paid through bank transfer?
-I am one of the teachers, the one who teaches about the psoas muscle.
-Oh God sorry… please excuse me!
-Now am I allowed to say fuck?!

Milan, when clouds dramatize neglected rains. 2013 – Maria A. Listur