Un gruppo/A Group

-Come mai si occupa del periodo della menopausa?
-È pronta per una lunga spiegazione che, per me e per il gruppo, apparirebbe breve?
-Sì.
-Allora prendo parola perché è con me che sta parlando ma, alla fine avrò bisogno di citarle una maestra: Si dice tanto del luogo che la condizione femminile ha nel mondo ma, il luogo del “femminile” – ben sappiamo che non appartiene soltanto alla donna – trova definizione anche nella sua inesistenza. Un luogo non luogo. Nel dire “che si ha un luogo”, si continua a sostenere l’immobilità di un sistema che non lo contiene totalmente, non lo rappresenta, che accoglie poche delle sue caratteristiche più intime. Quindi, abbiamo deciso di discuterne, camminare, studiare, lavorare per fare -con alcuni segni di quella mancanza- una mappa, una cartografia di ciò che non è facile da rintracciare! Uno spazio per la consapevolezza dell’“essere-deprivate/i”. Nel segno della de-privazione abbiamo trovato un po’ di luce. Come se l’unico spazio possibile fosse “costruibile” nel luogo dell’impensabile, dell’impossibile. In questo “non luogo” sembra spesso di andare indietro, a ritroso. E se invece fosse andare in direzioni sconosciute? Dunque, abbiamo potuto scorgere un po’ di luce nel segno di una matura femminilità che ancora non ha molto spazio se non quando somiglia alle consuete forme estetiche “non troppo invecchiate”. Ci stiamo provando, ripartiamo sempre dal principio del vuoto, da alcuni abbandoni, anche dalla stanchezza, tutte prospettive costruttive, inviti, sostegni nel cambiamento dove la prestazione va ris-coperta; e da qui, di nuovo a discutere, camminare, studiare, lavorare per riuscire a sostenere quella luce che ci ha riunito “tra di noi-in noi”; per continuare a essere fedeli alla traccia inesauribile della ricerca. Come non farsi tentare dal paradosso di onorare -attraverso la parola, la scrittura, la continuità, le relazioni, l’arte- ciò che manca, ciò che pone nuove domande e che sembrano un inchino alla più-pausa piuttosto che alla meno-pausa?
Poi, come Le ho detto, necessito citare Luce Irigaray:
(…) Certo, mi capita di attirare molte persone, ma non mi si offre alcuna struttura per dare corpo agli effetti di questi incontri, per il presente e per il futuro. Affido ad altri la fecondità delle mie parole, ma queste non sono sempre percepite con esattezza, e ciò che ne rimane assomiglia poco all’intenzione che le animava. Sono dunque una militante politica dell’impossibile, il che non significa che io sia un’utopista: voglio piuttosto ciò che ancora non è, come la sola possibilità di un futuro.
Oltre questo, non saprei cosa dirLe…

Parigi, mentre si parla di Diritti Umani… Droit de l’homme.
2019 – Maria A. Listur

 

A Group

-How come you dedicate yourself to the period of the menopause?
-Are you ready for a long explanation that, for me and the group, would appear brief?
-Yes.
-Then I am taking the floor because it’s me you are talking to but in the end, it will be necessary to quote a woman master: Many talk a lot about the female condition in the world but, the place of the “female” – we well know that it doesn’t belong only to the woman – finds its definition in its inexistence. A place with no place. In saying “that we have a place”, we keep on sustaining the immobility of a system that does not contains it totally, doesn’t represent it, that houses few of its characteristics. Consequently, we have decided to discuss about it, walk, study, work to make -with some marks of that deficiency- a map, a cartography of what it is not easy to trace! A place for the awareness of “being-deprived”. In the name of the de-privation we have discovered a little bit of light. As if the only possible place was “buildable” in the place of the unthinkable, the impossible. In this “no-place” it often seems we are going back, backward. And what if instead it is going towards unknown destinations? Consequently, we have caught sight of some light in the name of a mature femininity that still has not a lot of room if it doesn’t look like the usual “not too old” aesthetic form. We are trying, always restarting from the principle of emptiness, from some abandon, even by weariness, all constructive perspectives, invitations, supports in the changing where the performance has to be re-discovered; and from here, again discussing, walking, studying, working to be able to sustain that light that has reunite “ among us-in us”, to continue to be faithful to the trace of the never-ending research. How can we not be tempted by the paradox to honor -through the word, the writing, the continuity, the relations, the art- what it is missing, what sets new questions and that seems a bow to the plus-pause rather than the minus-pause?
Then, as I told you, I need to quote Luce Irigaray:
(…) Sure, it happens that I attract many persons, but no structure is offered to me to give shape to the effects of this encounters, for the present and the future. I entrust to others the fecundity of my words, but those are not often perceived with accuracy, and what remains of that resemble only a little the intention that animated it. I, therefore, am a political militant of the impossible, which doesn’t mean that I am a utopist: I rather want what it is not yet, as the only possibility of a future.
Besides that, I wouldn’t know what else to say…

Paris, while talking about Human Rights… Droit de l’homme.
2019 – Maria A. Listur