DALL’ALTO

Tentare uno sguardo dall’alto

– come le nuvole verso la terra –

tra il tempo della vita 

e i nostri anni, 

tra la Tua creazione 

e la tempestività 

della nostra distruzione.

Avrà l’Eterno, ancora

una grazia infinita, 

salvifica

– come la gratitudine dell’aria –

per risparmiarci da noi stessi,

da quel che tentiamo di essere

noi stessi ?

Gabriele del Papa ph

De Profundis, Tracer l’Éphémère® X/21

Parigi, quasi non Paris. 2022, Maria A. Listur

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LUCE/LIGHT

S’incontrano luoghi
dove in briciole di sole si spalanca l’eterno
e agli spiriti pigri – per limitatezza di doni –
un rimasuglio del suo scandire
sembra bastare.

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Basilica di San Pietro/Saint Peter’s Basilica – Tuscania, Italia

Roma, in prospettiva.
2018 – Maria A. Listur

 

LIGHT

There are places
where in crumbs of sun the eternal opens wide
and to the lazy spirits – due to the scarcity of gifts –
a leftover of its scan
seems enough.

Rome, in perspective.
2018 – Maria A. Listur

SAMURAI

Diretto verso il cuore,
precisa la sede,
nitido il taglio
– veloce, verticale e secco –
sventra ogni entusiasmo
spacca anche le linee del tempo…
E un altro addio si veste di eterno.
L’ego, da banalità ferito, fa lacrime.
Eppure alla luce,
serve la fenditura
l’odore di spada;
quel dare all’umano
il perdono
e la grazia.

Cieux-2-21

Cieux II/21 – 2016 – Maria A. Listur

Roma, nella dolcezza della sua eterna morte.
2016 – Maria A. Listur

 

SAMURAI

Straight to the heart,
precise the spot,
clean the cut
– fast, vertical and clean –
it eviscerates any enthusiasm
it breaks the timelines…
And another farewell dresses of eternity.
The ego, wounded by triviality, makes tears.
To the light though,
The cut is necessary
the scent of the sword;
that giving to the human
forgiveness
and grace.

Rome, in the sweetness of its eternal death.
2016 – Maria A. Listur

Eternal

Un simmetrico danzante “adesso”:
Di ciò che serve, che sa,
Che accetta;
D’inchini vari all’Assoluto,
Alle gestanti Armonie,
Alle celesti Geometrie.

Da quel che ignoriamo,
Erudizione.
Da ciò che crediamo,
Autonomia.
E a quelle mani fatte di stelle,
Totale e nuova arrendevolezza.

Perspective-I

Perspective I – 2015 – Maria A. Listur

Roma, 1° Gennaio 2015 – Maria A. Listur

 

Eternal

A symmetric dancing “now”:
Of what it is necessary, of what knows,
Of what accepts;
Of various bows to the Absolute,
To the gravid Harmonies,
To the celestial Geometries.

From what we ignore,
Erudition.
From what we believe,
Autonomy.
And to those hands made of stars,
Total and new compliance.

Rome, 1° January 2015 – Maria A. Listur

Tautologie/Tautologies

In quel nucleo senza oblio
Dove giace la memoria
Dimentica del dimenticare
Si è formato ogni gesto:
Amore potere bramosia
Adulazione paura disprezzo
Tenerezza salvaguardia affetto;
Piccolezze per l’Immenso!
Polvere di parole umane…
Incapaci di dire Eterno.

Glamour-I

Glamour I – 2014 – Maria A. Listur

Roma, in un baricentro possibile.
2014 – Maria A. Listur

 

Tautologies

In that nucleus without oblivion
Where the memory lies
Oblivious of the forget
Each gesture was formed:
Love power yearning
Adulation fear disgust
Tenderness safeguard affection;
Small things for the Immense!
Dust of human words…
Incapable of saying Eternal.

Rome, in a possible barycenter.
2014 – Maria A. Listur

Otto e punto/Eight and Period

Abbiamo saputo trasformare la distanza in un collegio di temperanza;
rivissuta nelle risate, tutte accumulate e condivise
nei brevi periodi in cui ci incontravamo, mi correggo:
“Brevi per chi disconosce il piacere del mangiare poco”.
Mi posso correggere per la prima volta dopo la fuga, il panico,
le tempeste, dopo ogni fallimento
tanto simile a ogni segretissimo successo.
Abbiamo imparato a sbocciare durante innumerevoli albe
di svariati mondi; mentre dalla parte oscura del mondo
ancora si dormiva.

Siamo entrambi rinvigoriti dalle rugiade.

E in quest’alba nuova di anni che non ho vissuto,
lui riesce ad articolare una frase che non mi ha mai detto.
Per timore? Rispetto? Paura? Grazia? Amore?
O per essere più forte dell’abbandono?
Lui dice:
-“Voglio parlarti personalmente, non voglio usare il telefono.”

Otto parole e un punto, esprimono un desiderio,
una scelta – per tanti – anonima e lieve,
una consuetudine per chi non conosce ringraziamenti.
Otto parole e un punto rimodellano l’eterno,
disegnano misura e ritmo del nostro cammino;
onorano quello che di noi non è carne,
dove il silenzio delle assenze diventa accettazione,
gratitudine.

In aeroporto, mio grembo. 2013 – Maria A. Listur

 

Eight and Period

We have been able to transform the distance in a board of measure; revived in the laughs,
all gathered and shared in those short moments where we met, I need to correct:
“Short for those who ignore the pleasure of eating less”.
I can correct myself for the first time after the escape, the panic, the storms,
after each and every failure so similar to each and every success.
We have learned to blossom during the countless dawns of innumerable worlds;
while people were asleep in the dark side of the world.

We both reinvigorate by the dew.

And in this new dawn of years in which I haven’t live, he manages to articulate a sentence
that he has never told me. For fear? Respect? Worry? Grace? Love?
Or to be stronger than the abandon?
He says:
-“I want to talk to you in person, I don’t want to use the telephone.”

Eight words and a period, expressing a desire, a choice – for many – anonymous and light.
a routine for those who do not know gratitude.
Eight words and a period remodel the eternal, draw measure and rhythm in our path;
honor what in us is not flesh, where silence of the absences becomes acceptance,
gratitude.

At the airport, womb of mine. 2013 – Maria A. Listur