Quasi relazioni…/Almost relations…

L’incontro si rivolta nel bisogno di gradire
che l’amor degrada, che all’abisso dell’assenza s’interpone
per affermare nel voltafaccia l’illusione,
o la pretesa di sapere che d’amor si tratta. E non si tratta,
si consuma, si avvilisce anche insieme,
senza l’altro o con l’altro che è anche altra, e si sospende
nel bisogno sconfinato di ridurre la meraviglia
all’immagine di ciò che manca.

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design d’autore/author’s design

Maria A. Listur
2020, a Parigi. Carnevale.

 

Almost relations…

The encounter spoils itself in the need of appreciation
therefore, love degrades, and to the abyss of the absence interposes itself
to affirm in the turnaround the illusion,
or the presumption of knowing that it is love. And we don’t mediate,
we consume, we even depress together,
without the other or with the other that is also other, and we suspend
in the unlimited need of reducing the wonder
to the image of what is missing.

Maria A. Listur
2020, in Paris. Carnival.

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BENVENUTI/WELCOME

Finalmente il tutto viene a incontrare
il punto di congiunzione all’infinito
dove curare ancora il tuo posto. Lì ti attende
quel pane fresco, quello del giorno
e della notte, lievitante e nostalgica
d’altre mani, quelle del popolo, quelle di casa,
di quel nostro patio, giardino e anche camera.

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Ortigia – Sicilia, quando casa è ovunque.

2020 – Maria A. Listur

 

WELCOME

In the end the whole comes to encounter
the conjunction point at the infinity
where once more to care for your place. There awaits you
that fresh bread, of the day
and of the night, leavened and nostalgic
of other hands, those of the people, those of home,
of that patio of ours, garden and room.

Ortigia – Sicily, when home is everywhere.

2020 – Maria A. Listur

PROFONDITÀ/DEPTH

Quel vino che è la nostra parola
e quella pietanza fatta d’incontro
cancellano il senso del tempo,
salvaguardano i ricordi che servono.
Si compiono tutti i Natali ed è Anno Nuovo
ogniqualvolta la tua mano carezza quelle serie facchine
che sono le mie ossa, giovani di secolari memorie
(alcune non mie) e di perenni soccorsi
camuffati da rimembranze infinite.

Mentre si vola, e ci si incontra. Sempre.
2018 – Maria A. Listur

 

DEPTH

That wine that is our word
and that delicacy made of encounter
they cancel the sense of time,
they preserve the memoirs that are necessary.
All the Christmases are achieved and it is New Year
whenever your hand caresses those serious porters
that my bones are, young of secular memories
(some not mine) and of perennial rescues
disguised as infinite remembrances.

While flying, and we meet. Always.
2018 – Maria A. Listur

Se incontri un Buddha per la strada, compralo!/If You See a Buddha on the Street, Buy It!

-Mi deve scusare ma io non sapevo che fosse lei a scrivere.
-Non glielo detto… Mi ha chiesto un consiglio sull’argomento “Incontri” e mi sono fatta avanti, non c’è niente da scusare. È stata la mia foto a farglielo scoprire?
-Quale foto?
-Quella sul profilo.
-Sono un po’ maldestro con i computer… Sono stato in un sito dove non si vede nessun viso, soltanto una persona che guarda una stella.
-Pensavo avesse visto l’altro… E come l’ha scoperto?
-La sua collega mi ha detto il suo nome e cognome mentre m’interessavo a una sua opera… E immediatamente ho relazionato le due figure.
-Siamo più di due…
-E cosa fanno le altre?
-Mentre scrivo o mentre faccio altro?
-Mentre si occupa di qualcosa, non importa cosa.
-Aiutano.
-Allora non sono due… Né tre, né ventuno come dicono alcuni…
-Infatti… Per quanto mi riguarda, ha ragione. Sono le tonalità dello stesso suono, la sfumatura dei colori, la diversa densità di sabbia nella terra…
-E come sceglie tonalità o sfumatura o quantità di sabbia?
-Non scelgo.
-Scegliere di scrivere è già una scelta.
-Non per me.
-La prego di non dirmi che quello che scrive le viene dettato perché non sopporterei il disgusto!
-Ma quale dettato! Il mio argomento è l’incontro!
-Una corrispondente della casualità?
-Io non saprei definire quello che faccio con e attraverso la scrittura.
-Non pensa sia una forma di giornalismo?
-Soltanto perché prendo appunti tutti i giorni… Io non sono una giornalista… E credo che se la sentisse un giornalista, si offenderebbe, molto…
-Prima che la interrompessi, cosa stava scrivendo?
-Non mi ha interrotto… Stavo prendendo appunti per un racconto.
-Per domani?
-Sì.
-Di cosa tratta?
-Di una scultura che ho trovato e che mi ha sorpreso.
-Ha incontrato una scultura?
-No, ho incontrato l’inaspettato Buddha.
-Ah! È pieno di sculture di Buddha, e le più diverse!
-Lo so, ho avuto una piccola collezione che ho regalato agli amici prima di partire dall’Italia ed è stato un gesto per me immenso tuttavia incomprensibile fino a quando non ho visto quello del mio racconto.
-Ne ha sentito la mancanza…
-Sì, avrei avuto bisogno di averne altri. I miei Buddha sono stati pochi rispetto alla quantità di amici cui regalarglieli.

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Parigi, dove ai mercatini s’incontrano presenze. 2015 – Maria A. Listur

 

If You See a Buddha on the Street, Buy It!

-You have to excuse me but I didn’t know it was you who writes.
-I haven’t told you… You have asked me an advice on the argument “Encounters” and I came forward, there is nothing to excuse. Was it my picture that made you realize?
-What picture?
-The one on the profile.
-I am a little clumsy with computers… I was on a site where no face could be seen, only a person that looks at a star.
-I thought you had seen the other one… And how did you find it?
-Your colleague woman told me your name and last name while I was watching one of your works… And I immediately related the two figures.
-We are more than two…
-What do the others do?
-While I write or while doing something else?
-While you are busy with something, it doesn’t matter what.
-They help.
-Then they are more than two… Not three, not twenty-one as someone says…
-Exactly… For what it concerns me, you are right. They are the tones of the same sound, the shades of the colors, the different density of the sand in the dirt…
-And how do you choose the tone or shade or the amount of sand?
-I don’t.
-Choosing to write it is already a choice.
-Not for me.
-I beg you not to tell me that you write what it’s been dictated to you I wouldn’t bear the disgust!
-What dictation! My argument is the encounter!
-A correspondent of the chance?
-I wouldn’t be able to define what I do with and through writing.
-Don’t you think it is a form of journalism?
-Only because I take notes everyday… I am not a journalist… And if a journalist would hear you, he would be offended, a lot…
-Before that I interrupted you what were you writing about?
-You haven’t interrupted me… I was taking notes for a story.
-For tomorrow?
-Yes.
-What is it about?
-About a sculpture that I found and that surprised me.
-Did you meet a sculpture?
-No, I met the unexpected Buddha.
-Ah! It’s full of sculptures of Buddha, and so many!
-I know, I had a small collection that I have given to my friends before leaving from Italy and it has been for me a huge gesture although unclear until I saw the one of my story.
-You missed it…
-Yes. I should have had more. My Buddhas were few comparing the quantity of friends I wanted to give them to.

Paris, where at the street markets we meet presences. 2015 – Maria A. Listur

“L’uomo erra finché aspira.”/“Man wonders until he aspires.”

Johann Wolfgang Goethe

-“Non mi saluti?” Irrompe la domanda alle mie spalle. Siamo nella stazione ferroviaria che porta dal centro di Ginevra all’aeroporto. Mi volto di scatto nel morire della notte e stento a riconoscere la persona che ho davanti: lo guardo, lui sorride e apre le braccia, io sono impietrita. Improvvisamente, sono attraversata da un raggio di memoria: riconosco il maturo sorriso, i denti simpaticamente storti da eterno bambino, le dita lunghe delle mani; anche se i capelli sono diventati bianchissimi, lo vedo. Mi sorprendo della sua presenza come fosse risorto dalla morte.
-“Non ti ho riconosciuto!”
-“Io sì! Sei la stessa! Vieni qua! Ti voglio abbracciare!”
Mi stringe delicatamente. Ricordo il profumo. Odoro il collo, lui appoggia il palmo della mano destra nell’incavo lombare della mia schiena, altro segno di riconoscimento, il corpo che ricorda. Arriva il treno. Ci stacchiamo, saliamo, cerchiamo un vagone vuoto, ci sediamo.
-“Dove stai andando?”
-“Roma.”
-“E tu?”
-“Roma.”
-“Vivi a Ginevra?”
-“No, sono venuta per una conferenza.”
-“Sono felice di averti incontrato.”
-“Grazie.”
-“Che formalità! Ho pensato di scriverti, ti ho visto tramite la pagina Facebook di mio nipote, non volevo morire senza dirti alcune cose… E oggi, la vita ci mette uno davanti all’altra.”
-“Sì, ma io non ti avevo visto.”
-“Vedi? La vita mi fa capire che non dovevo scriverti!”
-“Non ti ho nemmeno riconosciuto.”
-“In un punto sperduto della notte io ti rincontro!”
-“Di schiena.”
-“E che importanza ha? Si è realizzato un miracolo della mia vita!”
-“Ti è cambiata la voce…”
-“Ho desiderato per decadi questo momento, dirti che…”
-“No! Ti prego!”
-“Cosa?”
-“Qualsiasi cosa essa sia, non me la dire! Sia bella o brutta, non me la dire! Ti prego!”
-“Te lo devo!”
-“Non sai quanta gente mi deve qualcosa!”
-“È qualcosa che avrei dovuto dirti.”
-“Lascia stare. Il viaggio è breve e…”
-“Lo so, lo so, stiamo quasi arrivando all’aeroporto!”
-“Mi riferivo all’altro viaggio…”
-“Altro?”

Verso il Grande Aeroporto, come tutti. E a Ginevra. 2015 – Maria A. Listur

 

“Man wonders until he aspires.”

Johann Wolfgang Goethe

-“Don’t you say see me?” The question irrupts behind my back. We are at the train station that goes from the center of Genève to the airport. I quickly turn around in the dying of the night and I barely recognize the person that is in front of me: I look at him, he smiles and opens his arms, I am petrified. Suddenly I am traversed by a ray of memory: I recognize the mature smile, the lovably uneven teeth of the eternal child, the long fingers in the hands; even though the hairs have turned completely white, I see him. I am surprised by his presence as if he resuscitated from death.
-“I didn’t recognize you!”
-“I did! You are the same! Come here! I want to hug you!”
I holds me delicately, I remember the perfume. I smell his neck, he places the palm of his right hand in the lumbar curve of my backbone, another sign of acknowledgement, the body remembers. The train arrives. We part, get on, look for an empty car, sit down.
-“Where a re you going?”
-“Rome.”
-“And you?”
-“Rome.”
-“You live in Genève?”
-“No, I came for a conference.”
-“I am happy to have met you.”
-“Thanks.”
-“How formal! I thought of writing, I saw you through the Facebook page of my nephew, I didn’t want to die without saying some things… And today, life puts us one in front of the other.”
-“Yes, but I didn’t see you.”
-“See? My life makes me understand that I didn’t have to write to you!”
-“I didn’t even recognize you.”
-“In an indefinite point of the night I meet you again!”
-“Facing the opposite side.”
-“And what is the importance? A miracle in my life has come true!”
-“Your voice has changed…”
-“I have desired for decades this moment, tell you that…”
-“No! I beg you!”
-“What?”
-“Whatever it is, don’t tell me! Good or bad, don’t tell me! I beg you!”
-“I owe it to you!”
-“You don’t know how many persons owe me something!”
-“It is something that I should have told you.”
-“Let it be. The trip is short…”
-“I know, I know, we are almost arrived at the airport!”
-“I was referring to the other trip…”
-“Anything else?”

Toward the Great Airport, as everyone. And in Genève. 2015 – Maria A. Listur