DALL’ALTRO LATO…/FROM THE OTHER SIDE…

… di quello sguardo di frantumata gioia
trovai la pena di chi per vivere finge vita,
o si accontenta di quel che a sé racconta
o sembra soddisfarsi quando vien creduto.
Vorrei riportati tutta la tua infanzia; e accartocciata
o spiegazzata nella quiete e nel suo rovescio
rifare insieme a te ogni tuo passo. Salvo, libero
e sollevato dalla storia che ti divide, che deperisce
il dolcissimo e nascosto altro tuo lato.

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Kate Maldonado ph

Nel dolmen degli amici.
2020 – Maria A. Listur

 

FROM THE OTHER SIDE…

… of that glance of shattered joy
I found the pity of those who pretend life to live,
or settle for what they say about themselves
or seem satisfied when they are believed.
I wish I could give you back all of your childhood; and crumpled
or crinkled in the silence and in its reverse
redo with you each step of yours. Except, freed
and lifted from the story that divides you, that perishes
the sweet and hidden other side of yours.

In the dolmen of friends.
2020 – Maria A. Listur

“Il passato non è mai là dove l’abbiamo lasciato.”/“The past is never there where we have left it.”

Katherine Anne Porter

Sto uscendo dal piccolo parco sulla Rue de Babylone a Parigi, durante un crepuscolo che sembra un’alba: il giorno appare pronto ad esplodere piuttosto che vicino al sonno. Alla fine del vialetto che percorro e sotto la pergola ingrassata dalla vite c’è una panca verde, sulla panca siede una bambina sui sette anni che mi guarda. La bambina indossa un vestito di merletto color panna, calzettine bianche dentro scarpette color cipria, i capelli hanno i colori dei diversi tipi di miele – dal più chiaro al più scuro, gli occhi verdi sono profondi, il sorriso dei denti storti è appena accennato, tuttavia dolcissimo; le sorrido anch’io. Volto a destra sotto il pergolato, verso l’uscita, faccio quindici passi e mezzo domandandomi: “Cosa fa, questa bambina, completamente sola nel parco deserto?” Il sedicesimo passo lo compio in direzione opposta all’uscita, torno indietro, la raggiungo. Lei alza il viso verso me come se mi stesse aspettando. La saluto: “Buonasera.”, lei risponde: “Buonasera signora.”. Chiedo: “Tutto bene?”. Lei sorride ancora più dolcemente, risponde: “Sì signora, tutto bene.” e devolve gentilmente: “E lei?”. Sorrido senza sorpresa, lei mi risulta familiare, rispondo: “Tutto bene grazie.”. È talmente centrata e serena nella sua solitudine che non resta che andarsene. Prima di ripartire rilancio: “Hai bisogno di qualcosa?”. Lei prima nega con un gesto della testa e poi aggiunge con una soave voce: “No signora, grazie, non ho bisogno di niente. E lei? Lei ha bisogno di qualcosa?” Rispondo anch’io, prima con la testa, e poi dico: “No grazie…”. “Prego”, dice lei chinando la testa verso destra e mantenendo immobile il suo sorriso dai denti storti.
Mi volto lentamente verso l’uscita e torno a casa.

Mentre cade violacea la notte, penso alla bambina che mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa. A come me l’ha chiesto, al riflesso del mio sguardo nei suoi occhi profondi, alla forza dell’infanzia, alla pergola ingrassata dalla vite che come fosse un trono di smeraldi al sole ha accolto un angelo a misura della mia vera età.

Parigi, nel parco che fu delle monache. 2016 – Maria A. Listur

 

“The past is never there where we have left it.”

Katherine Anne Porter

I am leaving the little park on Rue de Babylone in Paris, during a sundown that seems like a sunrise: the day appears more ready to explode than to go toward sleep. At the end of the walkway that I am walking and under the arbor plumped by the vine there is a green bench, on the green bench a girl about seven years old is sitting and watching me. The girl is wearing a lace dress in a light cream color, white sox inside of light dusty pink little shoes, the hair have the color of the different types of honey, from the lighter one to the darker one, the green eyes are profound, the smile of the crooked teeth is hinted, though is very sweet; I smile back to her. I turn right under the arbor, towards the exit, I walk fifteen steps and a half asking myself: “What is this girl doing all alone in this deserted park?” I make my sixteenth step in the opposite direction to the exit, I am going back, I reach her. She raises her face toward me as she was waiting. I greet her: “Good evening”, she replies: “Good evening madam.”. I ask: “Is everything all right?”. She smiles even more sweetly, replies: “Yes madam, everything is all right.” and gently replies: “And you?”. I smile without being surprised, she seems familiar, I reply: “Everything is all right thank you.”. She is so centered and serene in her solitude that there is nothing left but to leave. Before leaving I try again: “Do you need anything”. She first denies with a motion of her head and she adds with an exquisite voice: “No madam, thank you, I don’t need anything. And you? Do you need anything?” I reply as well, first with my head, and then I say: “No thank you…”. “You are welcome”, she says bowing her head toward the right and keeping motionless her crooked teeth smile.
I turn around toward the exit and go home.

While the purplish night falls, I think about the girl that asked me if I needed anything. On how she asked it, at the reflex of my glance inside those deep eyes, at the strength of the childhood, at the arbor plumped by the vine as if it was a throne of emeralds in the sun that it has hosted an angel in the measure of my true age.

Paris, in the park that was of the nuns. 2016 – Maria A. Listur

AMAZZONE/AMAZON

“Stai attento! Fa impazzire anche i cavalli!”
Disse lui, riferendosi a me, con disprezzo e desiderio,
innamorato marcio, anche marcio,
disperato, avido e trattenuto…
Io scoppiai a ridere come fa l’infanzia nello splendore.
E l’idea di galoppare -nella follia gloriosa- incassò,
senza sparire.

la delegazione max klinger

La delegazione, Max Klinger

Nel ricordo di quando Firenze era la mia casa.
Parigi, 2016 – Maria A. Listur

 

AMAZON

“Be careful! Even the horses become crazy with her!”
He said referring to me, with disdain and desire,
madly in love, and mad,
desperate, greedy and restrained…
I burst in to laughter as youth does in the splendor.
And the idea of galloping -in the glorious madness- suffered,
without disappearing.

In the memory of Florence when it was my home.
Paris, 2016 – Maria A. Listur

BUON ANNO nuovo/HAPPY new YEAR

Sembra rincominciare un tempo continuo
Vogliamo aderire al compiuto e al nuovo?
Vogliamo fare d’ogni istante rinnovato universo?
Sconosciuti equilibri? Avvii dell’Uno e del Vero?

Madre

Madre Teresa – Archive Web

Parigi, tra luci che completano prospettive.
2015 – Maria A. Listur

 

HAPPY new YEAR

It seems to start again a continuous time
Do we want to adhere to the completed and the new?
Do we want to make of each renewed moment universe?
Unknown balances? Beginning of the One and of the Real?

Paris, among the lights that complete perspectives.
2015 – Maria A. Listur

“La violenza è una mancanza di vocabolario.”/“Violence is lack of vocabulary.”

Gilles Vigneault

-Sarebbe bene se lei si permettesse di utilizzare i suoi aspetti più infantili…
-A cosa servirebbero?
-A perdere il controllo, a lasciar andare la logica, a rinunciare ai significati, a perdere la paura della violenza…
-E secondo lei, questo servirebbe all’organizzazione dello spettacolo?
-Sì.
-Ha dei figli?
-No.
-E perché?
-Non lo so… Non li ho. Punto.
-Sposato?
-Divorziato.
-E perché?
-Per… Perché… Che ne so! Cosa c’entra?
-Sto facendo quello che mi ha chiesto.
-Le ho chiesto di stare in una posizione infantile non di farmi un interrogatorio.
-Per me non è un interrogatorio… È la mia tappa infantile dei perché?
-Allora cambi tappa!
-Quale vuole?
-Non lo so! Scelga lei! Faccia come vuole!
-Guardi che i bambini sono logici, sanno tenere il controllo della situazione e sono fedeli ai significati… Siamo noi che non capiamo il loro linguaggio…
-Provi ad andare verso un periodo prima dei giochi…
-Se vuole che perda il controllo, sappia che non ho bisogno di diventare una bambina…
-Provi.
-Lei è pronto?
-Cosa vuol dire?
-Mi deve stringere tra le braccia. Mi deve sorreggere.
-Mi pone in una situazione troppo ambivalente.
-Guardi che se non mi tiene tra le braccia io non faccio la neonata…
-E perché?
-Perché non funziona l’essere abbandonati a se stessi.
-Ma lei è un’adulta.
-Che sa perdere il controllo senza bisogno di tornare all’infanzia.
-Lei è ingestibile!
-No… Sono un bebè che sa cosa significa costruirsi le braccia giuste per crescere!

Dove creare è anche delimitare. 2015 – Maria A. Listur

 

“Violence is lack of vocabulary.”

Gilles Vigneault

-It would be good if you would allow yourself to utilize your most childish aspects…
-What could they be useful for?
-To lose control, to let logic go away, to give up on meanings, to lose the fear of violence
-And according to you, this would be useful to the organization of the show?
-Yes.
-You have kids?
-No.
-And why?
-I don’t know… I don’t. That’s it.
-Married?
-Divorced.
-And why?
-For… Because… I don’t know! What’s got to do with anything?
-I am doing what you have asked me to do.
-I told you to place yourself in a childish position not to interrogate me.
-To me it’s not an interrogation… It’s my childish stage of whys?
-Then change stage!
-Which do you want?
-I don’t know! You choose! Do as you please!
-Well kids are logical, they can keep under control the situation and are loyal to language… It’s us who do not understand their language…
-Try to go back to a time before the games…
-If you want me to lose control, you better know that I have no need of becoming a girl…
-Try.
-Are you ready?
-What do you mean?
-You have to hold me in your arms, you have to hold me.
-You put me in a situation too much ambivalent.
-Look if you don’t hold me in your arms I won’t do the newborn…
-And why?
-Because it doesn’t work to be abandoned to ourselves.
-But you are an adult.
-That can lose control without having the necessity to go back to childhood.
-You are unmanageable!
-No… I am a newborn that knows what it means to create the right arms for herself in order to grow up!

Where creating is also delimiting. 2015 – Maria A. Listur

COSMO/COSMOS

Certo del tempo mai interrotto
Matura e tempra ogni infanzia.
Sa ricominciare prima dell’alba
Ride al galoppo dei nostri giorni
Notturno genio, raccoglie, salva.
Più forte ancora che ciascun vento
Acquieta, tace, avvolge, rialza;
Ricrea radici da germogli nuovi
Fioritura antica tra illimitate ali.

Glamour-II

Glamour II – 2015 – Maria A. Listur

Roma, cara.
2015 – Maria A. Listur

 

COSMOS

Certain of the time never interrupted
Matures and forges each childhood.
It knows to restart before the dawn
It laughs at the gallop of our days
Nocturnal genius, gathers, saves.
Even more strong of every wind
Quieten, silences, wraps, raises;
It recreates roots from new germs
Antique blooming among limitless wings.

Rome, dear.
2015 – Maria A. Listur

“Nell’infanzia, il paradiso è in noi.”/“During childhood, paradise is in us.”

William Wordsworth

Un fiume celeste attraversa l’erba soffice e fresca del mattino. Divani e letti, foderati di grezza seta bianca, posati – come sospesi – su tutto il giardino. Gli ospiti, alcuni seduti altri sdraiati, parlano della bontà del luogo. Noto che non usano mai la parola “bellezza” per descrivere il posto. Noto i pesci nel fiume, sono celesti e svaniscono nel riflesso dell’acqua. Le foglie dell’albero – al centro di quest’Assoluto – cadono ritmate da un vento sconosciuto: arrotola delicatamente tutto quello che possiede vocazione di volo. Naturalmente, mi solleva. Mi porta sull’albero/casa. Entro. La casa si sviluppa in piccole stanze bianche con le pareti adornate da dipinti su carta, noto che alcuni sono acquerelli; tutti rappresentano l’acqua. Nell’ultima stanza, in fondo, delle ragazze molto giovani giocano insieme a bambine e bambini. Una bambina sui quattro anni mi chiama, utilizza un linguaggio privo delle nostre regole sonore, luminoso, proprio. Dice:

-“Ti apetavo” (Ti aspettavo)
-“Sì?” Domando sorpresa.
-“Tì.” (Sì)
-“Per cosa?”
-“Pe diti che ta vetità ti etende a t’inteno…” (Per dirti che la verità si estende all’interno.)
-“Grazie… Interno di cosa?” Domando con provocatoria consapevolezza.
-“Inteno.” (Interno)

Poggia le sue dita cicciottelle sul centro della fronte, un po’ più in alto delle sopracciglia, si dà dei colpetti e aggiunge:

-“Api la pota.” (Apri la porta)
Arriva una delle ragazze e dice:
-“Ha visto che bambina speciale?”
-“Visto.” Rispondo.
-“Ora però dobbiamo andare a giocare…” Limita.
-“Certo.” Accetto.

Spariscono tutte e due, le pareti, i dipinti, l’albero e sono nuovamente a terra nel giardino, tra divani, letti, gente, pesci, fiume, vento… No. Il vento non c’è più.

Roma, in un’alba dove gli angeli ti svegliano ridendo. 2014 – Maria A. Listur

 

“During childhood, paradise is in us.”

William Wordsworth

A sky blue river crosses the soft and fresh grass of the morning. Sofas and beds, lined with raw white silk, placed – as if were hanged – around the whole garden. I notice that they never use the word “beautiful” to describe the space. I notice the fishes in the river, they are blue and disappear in the water reflection. The tree leaves – in the center of this Absolute – fall rhythmically by an unknown wind: it wraps delicately all that possesses the vocation of flight. It naturally lifts me up. It carries me to the tree/house. I enter. The house develops in little white rooms with the walls adorned with paintings on paper, I notice that some are watercolors; all of them represent water. In the last room, in the far side, some very young girls are playing together with girls and boys. A girl of about four calls me, she uses a language lacking of our sonorous rules, luminous, own. She says:

-“I waitin you” (I was waiting for you)
-“Yes?” I ask surprised.
-“Ye.” (Yes)
-“For what?”
-“To tell yo tha truth exten insid…” (To tell you that the truth extends in the inside.)
-“Thank you… Inside of what?” I ask with provocative awareness.
-“Insid.” (Inside)

She puts her chubby little fingers in the middle of the forehead, a little bit higher than the eyebrows, gives herself little taps and adds:

-“Ope doo.” (Open the door)
One of the young women arrives and says:
-“Have you seen what a special girl?”
-“I saw.” I reply.
-“Now we have to go to play though…” She limits.
-“Sure.” I accept.

They both disappear, the walls, the paintings, the tree and I am already on the ground of the garden, between the sofas, the beds, the people, the fishes, the river, the wind… No. The wind isn’t there anymore.

Rome, in a sunset where the angels wake you up laughing. 2014 – Maria A. Listur

Costellazioni/Constellations

1
Che voce orribile!
2
Non è vero…
3
Ha ragione,
sembriamo di un altro pianeta!
2
Avete una voce che racconta.
3
Certo! Racconta Urano!
1
Sempre molto leggero vero?
3
Non è una critica, è la verità,
si chiama consapevolezza!
2
Dietro quella voce c’è tutta la vostra vita, la scelta fatta,
le vostre affermazioni. L’infanzia.
1
Un’infanzia “al femminoide!”
2
Non esiste…
3
Allora anche tu affermi che non esistiamo?
2
Neanche per le femmine
esiste un’infanzia “al femminile”
3
… Voi donne!
Cosa sapete sia il resistere alla muta della voce?
2
Comunque non la usiamo quanto potremo usarla…
E quando la usiamo professionalmente,
la trasformiamo levandole le sue particolarità…
3
Ah! Vedi! Allora parlare “querulo” è una particolarità!
2
Certo! Però sarebbe bello poter scegliere
quando usare la voce “querula”
e quando parlare con una voce che ti piace di più.
3
E se poi mi disinnamoro?
2
Di chi?
3
Di lui! Con la voce nuova!

2
Impossibile! Voi funzionate come due corde vocali sane!
In vibrazione armonica, compassata, costante e rilassata!
1
Ci stai prendendo per il culo?
2
Per quello non avete bisogno di me…

*

Roma, nel pomeriggio degli incontri,
quando gli altri pianeti parcheggiano a casa mia
e Pascal Quignard mi ricorda:
“La musica è un’altra maschera
portata sopra lo stesso viso d’impazienza e di rabbia”.

2013 – Maria A. Listur

 

 
Constellations

1
What a terrible voice!
2
It’s not true…
3
He’s right,
we look like from another planet!
2
You have a voice that narrates.
3
Of course! And narrates Uranus!
1
Always so light uh?
3
It is not criticism, it’s the truth,
it is called self awareness!
2
Behind that voice there is your whole life, the choice made,
your affirmations. Your childhood.
1
A childhood “in a girlish way!”
2
It doesn’t exist…
3
So you also are saying that we do not exist?
2
Not even for girls
it exist a “girlish” childhood
3
… You women!
What do you know about resisting the changing of the voice?
2
Anyhow we don’t use it enough as we should…
And we use it professionally,
we transform it taking away all the peculiarities…
3
Ah! See! Therefore talking “querulous” it is a peculiarity!
2
Sure it is! It would be nice though to be able to choose
when to use the “querulous” voice
and when to talk with a voice you like more.
3
and if I fall out of love?
2
with whom?
3
Of him! With a new voice!

2
Impossible! You two work like two working vocal chords!
In harmonic vibration, compassed, constant and relaxed!
1
Are you taking the piss out of us?
2
For that you don’t need me…

*

Rome, in the afternoon of encounters,
when the other planets park in my house
and Pascal Quignard reminds me:
“Music is another mask
wore over the same face of impatience and anger”
.
2013 – Maria A. Listur