ACCUDIRE/TO TAKE CARE

Se nell’accudire
l’udire fosse una volontà assente,
si potrebbe confondere con l’accompagnare,
con chi non sa o non vuol sapere,
non serve o non gli serve
riconoscere l’altra grazia,
essa che non attende ringraziamenti,
che lascia andare, che degli inferni altrui
fa conoscenza, nutrita nella ricchezza
d’ogni riflesso, senza terrore, in trasparenza
beata anche nella luce di ogni fuoco
e sempre, a ogni costo, tutta udito.

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Galleria degli Uffizi, Firenze – Italia

Parigi, quasi 2020 (tirato a lucido).

2019 – Maria A. Listur

 

TO TAKE CARE

If in taking care of someone
listening was an absent will,
it could be mistaken with going with,
with those who don’t know or do not want to know,
it is not necessary or they do not need
to recognise the other grace,
that one that doesn’t wait for appreciation,
that lets go, that the other’s hells
acknowledges, nourished in the prosperity
of every reflection, without fear, in blessed transparence
even in the light of every fire
and always, at all costs, all listening.

Paris, almost 2020 (all squeaky clean).

2019 – Maria A. Listur

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CAPPELLA BRANCACCI/BRANCACCI CHAPEL

Sulla Cappella Brancacci ci sono tante informazioni reperibili nei libri (quando si amano i libri), nei cataloghi, negli opuscoli di presentazione, nei siti web… Ma, soltanto una parola giustifica il titolo di questo testo: invitarvi. Andate a trovarla, attraversate la piazza vuota che porta alla chiesa di Santa Maria del Carmine, visitate la chiesa, poi uscite, entrate dalla porticina a destra, rimanete per un po’ ad ascoltare il silenzio del chiostro (andate presto il mattino -per egoismo- per evitare l’umano, quello di carne e ossa… ), fate il piccolo percorso per arrivare alla cappella passando dalle brevissime scale e dal piccolo corridoio dove alla fine, girandovi verso la vostra sinistra, si apre lei… E ancora più a sinistra, salendo un gradino e guardando in alto, Masaccio! Il racconto a gesti di tutto quel che verrà, quei gesti cacciati da ogni paradiso, per sempre. Qualcosa di terribilmente umano, incommensurabile, fatale e unico. E poi gli altri… Panicale, Filippino Lippi… Visitatela!
Fotografarla è stato una specie di dono per quando ho nostalgia dell’abbraccio, non di tutti gli abbracci, di “quel” abbraccio.
Visitatela…

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Masaccio, dett. Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso
Cappella Brancacci, Firenze – Italia/Masaccio, det. Adam and Eve expelled from Paradise
Brancacci Chapel, Florence – Italy

 

Maria A. Listur, 2019 – A Firenze, quando si torna sui passi che un giorno piansero, che oggi ringraziano.

 

BRANCACCI CHAPEL

There is much information about Brancacci Chapel available in the books (when the books are loved), in the catalogues, in the brochures, in the web sites… But, only one sentence justifies the title of this text: To invite you. Go find it, go across the empty square that leads to the Santa Maria del Carmine Church, visit the church, then go out, enter the little door on the right, stay for a while to listen to the silence of the cloister (go early in the morning -for selfishness- to avoid the human, the one of flesh and bones ), follow the little path to reach the chapel going through the very short steps and from the little corridor where at the end, turning to your left, it opens up… And further to the left, climbing one step and looking up, Masaccio! The story in gesture of all that will come, those gestures expelled from every paradise, forever. Something of terribly human, incommensurable, fatal and unique. And then the others… Panicale, Filippino Lippi… Visit it!
Taking pictures of it has been a sort of a gift for when I have nostalgia of “that” hug.
Go visit it…

Maria A. Listur, 2019 – In Florence, when we go back to those steps that one day cried, that today are grateful.

TRASPARENZE/TRASPARENCIES

Come fossero parte della tela,
quasi invisibili le anime.
I corpi si confondono con le foglie,
miracolo del vento d’amicizia.
In fedele vocazione, in permanenza.

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Amiche e Amici a Pianoro, Agosto 2019/Girlfriends and Friends at Pianoro, August 2019

Maria A. Listur
In omaggio a Tich Nath Han

 

TRASPARENCIES

As if they were part of the canvas,
almost invisible souls.
The bodies merge with the leaves,
miracle of the wind of friendship.
In faithful vocation, in permanence.

Maria A. Listur
In homage to Tich Nath Han

“Il momento adatto per influenzare il carattere di un bambino è all’incirca cento anni prima della sua nascita.”/“The right moment to influence the personality of a child is about one hundred years before his birth.”


William Ralph Inge

Volo Roma-Parigi. Nella fila dietro, durante l’atterraggio, un bambino che sembra avere più o meno 11 anni a voce alta quasi altissima:
-Mamma! Mamma! Parigi sembra una New York taroccata!
-Ma se non siamo ancora atterrati!
-Sì ma io ho visto tutto su Internet!
Il signore accanto a me sembra di avere una crisi epilettica. Chiedo:
-Tutto bene?
Simultaneamente tra urla, calci verso i sedili anteriore e disperazione:
-Torniamo! Dài mamma! Torniamo subito a Roma!
-Amore… Non vuoi darti un’opportunità per vedere Parigi? Può darsi che non è tanto taroccata, può darsi che non sai tutto… Amore… L’anno prossimo possiamo andare a New York e confrontare… Che te ne pare?
-Che palle!
Il signore accanto a me dice:
-No signora, niente va bene… In Tibet diciamo: “Un bambino senza educazione è come un uccello senza ali…”
Torno alla lettura. Sono l’ultima a lasciare l’aereo.

Nella terra di nessuno, quando gli idiomi non bastano.
2018 – Maria A. Listur

 

“The right moment to influence the personality of a child is about one hundred years before his birth.”

William Ralph Inge

 

Flight Rome-Paris. In the row behind, during landing, a child who seems to be more or less 11 years old in a high almost loud voice:
-Mom! Mom! Paris seems a phony New York!
-But we haven’t landed yet!
-Yes but I saw everything on the Internet!
The person sitting next to me seems to have a seizure. I ask:
-Everything alright?
Simultaneously among screams, kicks towards the anterior seats and desperation:
-Let’s go back! Come on mom! Let’s go back to Rome!
-Love… Don’t you want to give yourself the opportunity to see Paris? Maybe it is not so phony, maybe you don’t know everything… Love… Next year we can go to New York… What do you think?
-That sucks!
The man next to me says:
-No madam, nothing is alright… In Tibet we say: “A child with no education is like a bird with no wings…”
I go back to my reading. I am the last leaving the airplane.

In no-man’s land, when idioms are just not enough.
2018 – Maria A. Listur

8 MARZO 2018/8 MARCH 2018

E cosa dico quando dico donna ?
Adunata di cellule ?
Liquida baita ambulante ?
Guida di luce per coniare la vita ?
Può darsi…
Tuttavia credo e voglio dire « pane » :
generato dal grano
dall’acqua… Dal fuoco, e laddove
dal legno manca la fiamma,
contate sul sole.
Contate.

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Il pane di L./The bread by L. – Laura Polucci ph

Roma, dove vivevo da pane.

2018 – Maria A. Listur

 

8 MARCH 2018

And what am I saying when I say woman?
Gathering of cells?
Liquid itinerant lodge?
Guide of light to coin life?
It could be…
However, I believe and want to say « bread »:
generated from grain
from water… From fire, and there where
there is no flame from the wood,
count on the sun.
Count on it.

Rome, where I lived as bread.
2018 – Maria A. Listur

Il cielo in terra/Heaven On Earth

per Diego C.

-Vieni qua, siediti qui. Mi disse guardandomi fisso negli occhi, sorridendo e segnalandomi la sedia accanto a lui.
-Sicuro? Chiesi.
-Sì. Vieni
Arrivata accanto a lui mi prese la mano e mi disse:
-Maria ti voglio tanto bene.
Mi commosse per l’intensità dello sguardo, per la mano soave che faceva fatica a prendere la mia.

Suo padre non ha mai avuto una grande vocazione per gli abbracci.
Suo padre aveva un’eleganza naturale di quelle che non si perdono mai, neanche nei momenti più delicati della giornata o in quelli più vulnerabili della vita. Prima di morire, ebbe una piccola paresi che bloccò la sua glottide dando alla sua voce un suono rauco che la rendeva ancora più affascinante e seducente, dovette usare il bastone per camminare e questo lo rese ancora più signorile aumentando la sua grazia, soprattutto se veniva guardato da una prospettiva posteriore. La difficoltà, il dolore, l’insensibilità lo resero ancora più elegante. Cambiò anche la sua distanza dal mondo. Con gli occhi riuscì ad abbracciare, a chiedere, a scusare.
Lei aveva diciassette anni, era incinta del primo figlio, leggeva per lui Checov nel giardino di quella che fu la loro ultima casa. Sentì il respiro del padre diventare lento, alzò lo sguardo e lo vide addormentato. Lo risvegliò carezzandogli la mano stanca, lui prima di aprire gli occhi sfiorò la sua con fatica, senza forza, poi, aprì gli occhi per guardarla sotto il “panama”; lei capì tutto prima che lui chiarisse:
-Ti ringrazio figlia mia, mi devi perdonare… Credo che sia ora d’andare. Si alzò e se ne andò.
Un mese dopo la loro lettura in giardino, quando le dissero che suo padre era morto in un incidente, lei alzò la testa verso il cielo pensando: “… non è vero, mio padre è morto mentre ascoltava Checov…”

L’ultima volta che mi avevano detto “ti voglio tanto bene” senza fretta, guardandomi profondamente negli occhi, senza far diventare quella dichiarazione un abbraccio o un bacio o un avvicinamento veloce, si trattava di mio figlio, prima di partire per l’Argentina, nel suo primo viaggio in Italia all’età di ventuno anni.
Questa volta, “Maria ti voglio tanto bene” me l’aveva detto una bocca di due anni, un cuore di cento, uno sguardo di mille. Io risposi timidamente: “… anche io…”, gli baciai la manina che teneva la mia e guardandolo negli occhi ricordai l’inizio del libro sull’effetto Isaia: “siamo venuti al mondo per amare e per trovare un amore perfino più grande di quello conosciuto dagli angeli del paradiso…”

Roma, inizio dell’estate nel freddo, 2010 – Maria A. Listur

Heaven On Earth
To Diego C.

-Come here, sit here. He said looking me straight in the eyes, smiling and showing me the chair next to him.
-Are you sure? I Asked.
-Yes. Come.
When I sat next to him he took my hand and said:
-Maria I really love you.
He moved me for the intensity of the glance, for the soft hand that was making a great effort to grab mine.

Her father wasn’t really been keen on hugs.
Her father had that natural elegance of those that never gets lost, not even in the most delicate time of the day or in the most vulnerable moments of life. Before dying, he had a very slight paresis that blocked his glottis giving to his voice an husky sound, which would make him more fascinating and seducing, he had to use a cane to walk and this made him even more gentlemanly increasing his grace, especially if he was seen from a back perspective. The difficulty, the pain, the insensibility made him even more elegant. Even his distance to the world changed. With his eyes he could embrace, ask, forgive.
She was seventeen, was pregnant of her first child and would read Chekov for him in the garden of what it was going to be their last home. She heard the breathing of her father becoming slow, raised her eyes and saw him asleep. She woke him caressing his tired hand, he caressed hers struggling before opening his eyes, with no strength, then, opened his eyes to look at her from below his “panama”; She understood everything before he clarified:
-I thank you my child, you have to forgive me… I think it’s time to go. He stood up and left.
A month later of that reading in the garden, after they told her that her father died in an accident, she raised her head towards the sky thinking: “…it’s not true, he died while he was listening to Chekov…”

The last time somebody had told me “I love you a lot” without rushing, looking me deeply in the eyes, without turning that statement in to a hug or a kiss or a fast approach, it had been with my son, before leaving for Argentina, in his first trip to Italy when he was twenty-one.
This time, “Maria I love you a lot” has been told to me by a two years old mouth, a heart of hundred, a glance of a thousand. I answered timidly: “ …I do too…”, I kissed his little hand that was holding mine and looking at him in his eyes I remembered the beginning of the book on the Isaiah effect: “we came in this world to love and to find a kind of love even more bigger than the one known by the angels in heaven…”

Rome, beginning of summer in coldness, 2010 – Maria A. Listur