“Ama l’irreversibile.”/“Love the irreversible.”

Pascal Quignard

La prima volta, ebbe luogo un giorno d’estate in una città di una bella provincia di un paese sudamericano, in alto alle scale che portavano al giardino pensile, quando lei aveva cinque anni.
Nessuno lo ricorderà mai, tuttavia il corpo piccolo dell’esile bambina, dilatato dalla crescita che la vita impone, ricorda ora.
Quella bambina che giace dentro la donna – meno vulnerabile, più silenziosa – ricorda l’estate, la città, la piccola provincia, la scala e la domanda; anche ora, quando le persone sono diventate altre, più incisive, meno dirette, ugualmente intense.
La bambina, sempre sveglia dentro il corpo dell’adulta, rimembra gli occhi sorpresi o spaventati – allo stesso modo – di chi ascolta la risposta, anch’essa sempre la stessa, diversamente certa, tradotta a più lingue.
Sono cambiate le stagioni, le città si sono specchiate in altri continenti, le province sono più o meno grandi, i paesi hanno trasfigurato le proprie frontiere, le scale sono diventate case, letti, palcoscenici, sale da tè, e gli anni, tanti quando si è sofferto e da sembrare pochi quando la gioia è aria del giorno ma la domanda non cambia, la risposta nemmeno:

-Sei triste?
-No… Rifletto.

ML 1972

Portrait – 1972

Roma, una città che si traveste da continente, in alto alle scale. 2014  Maria A. Listur

 

“Love the irreversible.”

Pascal Quignard

The first time, happened in a summer day of a beautiful province
of a South American city, on top of the stairs that lead to a hanging garden, when she was five.
No one will ever remember it, although the little body of the slender child, dilated by the growth that life imposes, remembers now.
That girl who rests inside the woman – less vulnerable, quieter – remembers the summer, the city, the small province, the stairs and the question; even now, when people have become others, more incisive, less direct, equally intense.
The girl, ever awaken inside the body of the adult, remembers the eyes
startled or frightened – at the same time – of listens to the reply, that too as well
always the same, differently certain, translated in many languages.
Seasons have changed, the cities have reflected themselves in other continents, provinces are more or less big, nations have transfigured their own frontiers, stairs have become houses, beds, stages, tea rooms, and the years, many when one has suffered and to seem few when joy is the air of the day but thequestion doesn’t change,
neither the answer:
-Are you sad?
-No… I am reflecting.

Rome, a city that disguise itself as a continent, on top of the stairs. 2014
Maria A. Listur