L’INCOMMENSURABILE

M’incollo a Te per smettere di piegare ancora le ginocchia ancestrali quelle dei dimenticati e sospesi alle colonne del nulla sopraffatto di addii e tirchio d’arrivi. 

Aderisco a Te per sollevarmi dai radicamenti collaterali e immaginari senza la fantasia di mantenermi in piedi quando invento la Tua assenza mai avvenuta. 

M’appoggio a Te come una pervinca fedele alla sua natura capace di valicare ogni muro.

E scrivo camminando danze da fiumi nascosti quasi mari.

de Profundis – Tracer l’éphémère® X/21

Gabriele del Papa ph

Parigi, si prega tacendo.

2022 – Maria A. Listur

CONTRO-INCONTRO/COUNTER-ENCOUNTER

-Quale senso ha il mare sotto la pioggia, in un abbraccio di grigio?
-Privilegio dei daltonici e di chi ama il mare.

canal blog.jpgMare del Nord/Sea of North

Stretto della Manica, sotto il canto dell’oceano. 2017
Maria A. Listur

 

COUNTER-ENCOUNTER

-What meaning has the sea under the rain, in an embrace of grey?
-Privilege of the color blind people and of those who love the sea.

The English Channel, under the chant of the ocean. 2017
Maria A. Listur

DEL PERCHÉ AMMARARE/ON WHY DITCHING

Perché il cielo è l’infinito
e la terra esige ogni cura
invece il mare si difende
e ti sprofonda nell’onda.
Perché è facile dentro
tra le cose disfatte,
fanno soave mistura
colmano sì, l’incolmabile.
Perché la discesa solleva
come fa il firmamento,
altezza di ogni profondo,
incubo e sogno, d’ogni ala.

Ali-Spezzate-I-ProjectAli-Spezzate-II-Project

Le Spezzate Ali – In Progress – Porcellane
2016 – Maria A. Listur

Parigi, quando manifestare è festare.
2016 – Maria A. Listur

 

ON WHY DITCHING

Because the sky is infinite
and the earth requires every cure
the sea defends itself instead
and it sinks you in the wave.
Because it is easy inside
among the undone things,
they make a soft blend
they do fill, the unbridgeable.
Because the descent elevates
as the firmament does,
highness of each deepness,
nightmare and dream, of each wing.

Paris, when demonstrating is celebrating.
2016 – Maria A. Listur

RICERCA/RESEARCH

E si crede perpetua una goccia di spirito!
Azzurro il vento – dalle viscere generazionali –
urla, abbatte, rincara.
Quanti fanciulli sospesi dimorano in noi,
quanti addii?
Quanto tradimento all’animo che anima,
ora, e brama!
E dall’oltrepassato si liberano solitudini,
offese, stoccate; per vere scambiate!
Quante valigie fatte, quante disfatte,
per cercare ancora: il puro bacio,
le braccia aperte, la serena stretta,
le dita mie, tue, nostre;
anche le memorie ma,
gioiose.
Alte.

Gota-I

GOTA I/2 – 2015 – Maria A. Listur

Village Saint Paul – Paris.
2015 – Maria A. Listur

 

RESEARCH

And it is considered perpetual a drop of spirit!
Sky blue the wind – from the generational insides –
it screams, breaks down, increases.
So many suspended children inhabit us,
how many farewells?
So much betrayal of the soul that animates,
now, and it craves!
And from the past solitudes are freed,
offenses, thrusts; mistaken as real!
So many suitcases done, so many undone,
to look again for: the pure kiss,
open arms, the serene shake,
my fingers, yours, ours;
even the memories but,
joyful.
High.

Village Saint Paul – Paris.
2015 – Maria A. Listur

COMMIATO I/FAREWELL I

Se non è rogo,
Che cosa è la preghiera?
Nella richiesta, venduta.
Nella mancanza, negata.
Tutta povertà proiettata?
Litanie di superfluo tempo,
Inutili bagliori per l’anima?
Se non è devozione,
Che cosa è invocare?
Rammentare la piccolezza
Degli isolotti che siamo?
Fusi e ricongiunti
Da un fosforico mare,
Di abili scintille in attesa
Pronto ad ardere,
Quindi,
Pregare?

Esempio-1

Esempio I – 2015 – Maria A. Listur

Roma, nella gratitudine che prega.
2015 – Maria A. Listur

 

Farewell I

If it is not stake,
What is the prayer?
In the request, corrupt.
In the scarcity, denied.
All projected poverty?
Litanies of superfluous time,
Useless glazes for the soul?
If it is not devotion,
What is invoking?
Reminding the smallness
Of the little island that we are?
Fused and rejoined
By a phosphorous sea,
Of expert sparks in await
Ready to burn,
Therefore,
Pray?

Rome, in the gratitude that prays.
2015 – Maria A. Listur

“Yo tengo tantos hermanos, que no los puedo contar…”/“I have so many brothers that I can’t count them…”

“Io ho tanti fratelli, che non riesco a contarli…”

Atahualpa Yupanqui

Cammino lentamente sulle spiagge di quella parte dell’oceano che porta il nome degli angeli, la sabbia è fresca, l’aria umida, le nuvole lasciano filtrare delle fasce di luce argentea, poi, dorata.

I visitatori sono pochi e tra i pochi una famiglia che mi somiglia: i piccoli sono lenti e distratti, seguono i grandi, dei quali mi è impossibile riconoscere i generi.

Il silenzio e il vuoto facilitano la percezione dell’assolutezza dell’acqua, la fedeltà, il battere ritmico del suo oceano, la potenza, la piega a mo’ di seta nel punto in cui incontra il cielo, la compassione, il gusto di lambire i piedi in libera scelta, la compattezza, il richiamo limpido in ogni contatto, Thanatos finalmente tra le braccia di Eros.
Sorrido al pensiero di queste immagini, saltello e ballo nella gioia di questo nuovo incontro “geografico”, inspiro il vento e il freddo, guardo la mia amica e il mio amico che mi accompagnano nell’allegria dei gusti condivisi. Mi lascio tentare dalla fantasia di fissare il tempo in un’immagine, selezione dal telefono la funzione “camera fotografica” e miro avanti; mentre punto l’obiettivo, un uomo da lontano prende la rincorsa e corre muovendo le braccia dal basso verso l’alto, non capisco finché non vedo volare i genitori della famiglia che mi somiglia.
Scatto.
L’uomo della rincorsa entra in campo, sorride verso di me, cerca approvazione. Io ringrazio.

Il volo mi ha spiegato la sensazione di somiglianza, la grazia comune dell’origine, la differenza che afferma ogni similitudine e viceversa, i referenti naturali, la nobiltà dell’animalità, l’ascendente della bestialità…
La sicurezza del poter elevarsi, levandosi.

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Santa Monica, Los Angeles – 2015 – Maria A. Listur

In volo, 2015 – Maria A. Listur

 
“I have so many brothers that I can’t count them…”

Atahualpa Yupanqui

I slowly walk on the beaches of the ocean that carries the name of the angels, the sand is fresh, the air is moistened, the clouds let filter in some beams of silver, than golden, light.

The visitors are few and among them a family that resembles me: The little ones are slow and distracted, they follow the grown ups, of which I can distinguish the genres.

The silence and the emptiness facilitate the perception of the universality of the water, the faith, the rhythmical beating of the ocean, the power, the curve silk-like in the point in which it encounters the sky, the compassion, the pleasure of skimming the feet in free choice, the firmness, the clear recall in each contact, Thanatos finally in the arms of Eros.
I smile in the thought of this images, I jump and dance in the joy of this new “geographical” encounter, I inhale the wind and the chill, look at my woman friend and male friend that are accompanying me in the joy of the shared tastes. I let myself being tempted by the fantasy of fixing the time in a image, select from the phone the “camera” function and look ahead; while locking on the target, a man from afar takes a run up and running moves the arms from below to up, I don’t understand until I see the parents of the family that resemble me fly.
I shoot.
The man of the run up enters the field, smiles towards me, looking for approval.
I thank him.

The fly has explained to me the resembling sensation, the common grace of the origin, the difference that affirms each similitude and vice versa, the natural references, the nobility of the animality, the ascending bestiality…
The certainty of being able to elevate, rising.

In flight, 2015 – Maria A. Listur

Istinto/Instinct

Come chi nella fame le mani distende
verso un po’ di pane. Miraggio.
Come ogni donna che spalanca le gambe
nel passare vita, lingua, viale. Confida.
Come chi danza per sopravvivere
non guarda dietro, non guarda ai lati. Ammira.

Così prendemmo il cibo, il tempo, il gioco.
Così pronunciammo: “Dobbiamo andare”.

Ignoravamo ogni scaltrezza
e “Dare tutto” era cibaria.
Una e solo una tra le sicurezze:
il nostro esilio era già eterno
era slancio, salto, applauso
altra danza.

Fenomeni-Hill-2Fenomeni Non Indirizzati II – 2009/2014 – Maria A. Listur

Roma, barca e mare di ogni navigatore.
2014 – Maria A. Listur

 

Instinct

As those who live in hunger the hands stretches out
towards a piece of bread. Mirage.
Like each woman who spreads the legs
in passing on life, tongue, life. Confides.
As those who dance to survive
don’t look back, don’t look aside. Admires.

So we took the food, the time, the game.
So we pronounced: “We have to go”.

We ignored every craftiness
and “Giving all” was food.
One and only one among our self confidence:
our exile was already eternal
it was outburst, leap, applause
other dance.

Rome, boat and sea of every seaman.
2014 – Maria A. Listur