VITA/LIFE

Sfuggi tra le mie dita da dentro lambite.
Ti ripresenti nell’austerità di ogni assoluto.
Il tepore dal basso riaccendi, dall’alto,
in direzioni sconosciute, ravvivi. Fomenti.
Assorta ti lascio, quando il nulla incupisco.
Ti perdo ogni volta in cui non benedico.

Amante, Cara Madre, Tu, Intera Fonte,
alla Gratitudine consacrami, perenne.

Nouvelle-Vie-7

Nouvelle Vie VII – 2014 – Maria A. Listur

Roma, quella che non si poteva misurare.
2014 – Maria A. Listur

 

LIFE

You slip away among my fingers stroke from inside.
You show yourself again in the austerity of each absolute.
The warmth from below you turn on again, from above,
in unknown directions, you revive. You instigate.
Absorbed I leave you, when the nothing I cloud.
I lose you every time I don’t bless.

Lover, Dear Mother, You, Whole Source,
to Gratitude consecrate me, perennial.

Rome, that one that could not be measured.
2014 – Maria A. Listur

“La vera eloquenza consiste nel dire il necessario e soltanto il necessario.”/“The real eloquence consists in saying the required and only the required.”

François de La Rochefoucauld

-Sei una donna ma mi fai ricordare “il proprietario della palla”!
-Appunto.

Nel luogo della gratitudine. 2014 – Maria A. Listur

 

“The real eloquence consists in saying the required and only the required.”

François de La Rochefoucauld

-You are a woman that reminds me “the owner of the ball”!
-Indeed.

In the place of the gratitude. 2014 – Maria A. Listur

Un uomo/A Man

Attraversata da parte a parte
Dall’alto in basso
Contrariamente pure
Senza proroghe
Inumidita nel proprio sangue
Da sponda a sponda
Inversamente persino
Assenti le titubanze
Mi donasti il segreto
Di curare l’inguaribile
Di tornare infante
Di compiere
Per cominciare.

Poiesis-2-VII

Poiesis 2/VII – 2014 – Maria A. Listur

Roma, primavera invernale. 2014 – Maria A. Listur

 

A Man

Passed through from side to side
From top to bottom
Contrarily as well
Without extensions
Moisten in my own blood
From shore to shore
Inversely even
Absent the hesitations
You donated me the secret
Of curing the incurable
Of returning to infancy
Of achieving
to begin.

Rome, wintry spring. 2014 – Maria A. Listur

Anima di valigia/Soul of a Suitcase

A Buenos Aires abitava tutta la famiglia di mio padre.
Arrivai per la prima volta quando avevo soltanto un mese di vita e poi tornai ogni anno. I miei genitori mi hanno fatto viaggiare in aereo, con l’accompagnatore, da quando avevo cinque anni.
Buenos Aires mi ha dato la speranza di poter vivere in qualsiasi parte del mondo.
Buenos Aires guarda fuori e ti spinge a partire lasciando le braccia aperte augurandoti ritorni magici, luminosi e senza tempo. Me ne andai che ero una ragazza. M’accompagnò al taxi che mi portava in aeroporto il mio amico della vita a cui ritorno e a cui ritorna mio figlio ogni volta che passiamo per Buenos Aires. Mi disse:
-Parti e non ti voltare. Ti prego.
Io salii sul taxi e mentre l’automobile si allontanava mi voltai verso di lui che correva dietro di noi velocemente. Senza raggiungerci.

Erano le quattro del mattino quando percorsi i Fori Imperiali per arrivare al Colosseo. Arrivavo da Perugia. Desideravo questo viaggio anche se ovunque andavo si parlava tanto male di Roma e ancor peggio dei romani. Mi chiedevo come mai tanti italiani guardassero Roma con tanto disprezzo. Me lo chiesi ancora nel momento in cui prendendo i Fori Imperiali da Via Cavour si gira verso sinistra e s’incominciano a vedere i primi archi del Colosseo attraversati dalla luna e poi quella luce espansa che lo bagna dandoti il desiderio di abbracciarlo come fosse qualcosa che ti appartiene anche se non l’hai mai visto. Pensavo tutto ciò quando un uomo, con un accento che non capivo allora e che oggi so che è romano mi chiese se avevo bisogno di qualcosa. Io dissi di no con il mio italiano nettamente argentino e lui mi disse “Buenos Aires?” e senza attendere la risposta aggiunse che la sua famiglia per parte del padre viveva a “Caballito”, un quartiere tipico della capitale Argentina. Camminò accanto a me fino alla metropolitana poi si congedò dicendo: Se lei ama il caos e nel caos lei trova ordine, Roma è sua.
Dopo tre ore, nel prato della piazza di San Giovanni in Laterano, decisi che sarei rimasta. Senza tempo.
Roma ha un ordine che nutre il mio caos.

Lui correva verso il taxi ed io lo guardavo correre. Non dissi al tassista “Si fermi o aspetti…” Continuai a guardare fino a che lui sparì nell’orizzonte alzando la mano per salutarmi. Io abbassai lo sguardo e girai il corpo per guardare avanti.
Dopo alcuni anni, quando lo rividi, gli chiesi il perché della corsa. Lui disse:
-Sapevo che ti saresti voltata e ho voluto correre per capire quanto eri convinta. Chiunque avrebbe fermato il taxi. Tu no. Quella notte confermai che la ragazza che amavo era come l’avevo immaginata: fedele a ciò che mi aveva fatto amarla.
Mi commosse lasciandomi senza parole mentre un pensiero di Antonio Porchia mi attraversò il cuore: “Se vuoi che i fiori del tuo giardino non muoiano, apri il tuo giardino.”

Roma, dopo un brindisi per la vita, 2010 – Maria A. Listur

Soul of a Suitcase

In Buenos Aired used to live all my father’s family.
I arrived the first time when I was only a month old and then I went every year. My parents made me travel by airplane, with a chaperon, since I was five.
Buenos Aires has given me the trust of being able to live in every part of the world.
Buenos Aires looks outside and pushes you to leave, leaving the arms open wishing you magical returns, bright and timeless. I left when I was a girl. A friend of a life, somebody who I return to and to whom my son returns every time we pass by Buenos Aires, accompanied me to the cab that was going to take me to the airport. He said:
-Leave and don’t turn back. I beg you.
I got on the taxi and while the car was going away I turned towards him who was running fast behind us. Without catching up.

It was four in the morning when I was going down Fori Imperiali to reach the Coliseum. I had just arrived from Perugia. I had been looking forward to this trip even if everywhere I went everybody would criticize Rome and even more the Romans. I was wondering why so many Italians would look at Rome in such a discredit. I was still puzzled about this fact turning on Fori Imperiali from Via Cavour when turning right the first arches of the Coliseum came to sight, brightened by the moon and then that moonlight, which lighted it, gave me the desire of hugging it as it was something that belonged to me even if I had never seen it before. I was thinking about all this when a man, speaking with an accent that I didn’t understand then but now I know it’s Roman, asked me if I needed anything. I replied that I didn’t with my strong Argentinean Italian and he said “Buenos Aires?” and without waiting for my answer he added that his family on his father side lived in “Caballito”, a typical district of Argentina. He walked with me all the way to the underground and then parted saying: If you love chaos and in chaos you find order, Rome is yours.
After three hours, in the lawn of the San Giovanni in Laterano square, I decided to stay. With no limit of time.
Rome has an order that nourishes my chaos.

He was running towards the taxi and I was watching him run. I didn’t say to the driver “Stop the car or wait…” I kept looking until he disappeared in the horizon lifting his hand to wave at me. I lowered my eyes and turned my body to look forward.
Few years later, when I met him again, I asked him why he ran. He said:
-I knew that you would turn and I wanted to run to see how determined you were. Anybody would have stopped the taxi. You didn’t. That night I understood that the girl I loved was as I had always imagined: committed to what made me love her.
He affected me leaving me speechless while a thought of Antonio Porchia crossed my heart: “If you don’t want the flowers of your garden to die, open your garden.”

Rome, after a toast for life, 2010 – Maria A. Listur

Finire in bellezza/Finishing at Best

Lei ascoltava Krishnamurti a Saaden; per riposarsi attaccava le amache tra le canne fumarie dei crematori, passava la notte sotto l’organo d’una vecchia chiesa e insegnava musica ai bambini. Gli anni migliorano sempre di più i suoi magnifici riccioli neri, la bocca che canta mentre bacia e il suo andare avanti in dietro per colmare il vuoto che crea l’assenza di riconoscimento.
Camminavamo in una notte rituale di primavera quando mi disse:
-Tu allontani gli uomini perché cerchi di fargli vedere che sono molto di più di quello che pensano di essere…

Quando mio fratello era piccolo, aveva i capelli come quelli che immagino siano degli angeli: biondi, ricci, morbidi. Mi portava dell’acqua in camera ogniqualvolta mi rinchiudevo a piangere perché mia madre m’aveva chiuso la bocca “denunciatrice” con uno schiaffo. Chiudermi in camera era una protesta silenziosa alla violenza, mio fratello partecipava come mio sostenitore esterno:
-Ora basta! …esci dalla camera e vieni a mangiare… Lei non capisce quello che le dici… perché devi sempre parlare di diritti…?!! Diceva lui cercando di evitare la mia caduta nello sciopero della fame.
Non lo vedo da tanti anni, so della sua vita senza esserne parte ma, ovunque vado, penso di poter contare su quella mano che apriva la porta della camera, appoggiava per terra il bicchiere d’acqua o di latte insieme a un piccolo piatto con delle “tortitas”.
Negli anni, ho sentito che nessuna tata, nessun parente, nessun amore, nemmeno i miei genitori avessero pensato alla mia fame e anche se non ho mai patito la fame davvero, immaginavo che se uno di loro avesse aperto la porta della camera per nutrirmi, mi avrebbe generato un calore allo stomaco capace di sostenermi davanti alla prepotenza.
Tornai a trovare mio fratello qualche anno fa, gli raccontai che portavo con me le sue accortezze che da piccola mi avevano riscaldata, quei gesti che lo rendevano unico. Lo ringraziai commossa. Lui mi disse:
-Veramente era la mamma che preparava tutto dicendomi sempre la stessa frase: “Vai a portare un po’ di latte alla rivoluzionaria!”. Io rimasi sorpresa per lo svelamento e davanti al mio sgomento mio fratello aggiunse: -Ma… se lei non me l’avesse chiesto io t’avrei portato ugualmente il latte con le “tortitas”, in capo al mondo! Lo sai vero?

Ha ragione la mia amica quando dice che guardo una proiezione -per me bella- di chi ho davanti. Senza la prospettiva della bellezza mi risulta un po’ difficile relazionare. Credo che lei faccia la stessa cosa che faccio io ma, da tanto tempo, che non riesce a riconoscere il suo sguardo illuminante. Lei lo fa con il suo sposo. Attende ancora quella costruzione dell’uomo che soltanto lei sa che lui è ma che lui ancora non riflette sul proprio specchio. Guardandoli ridere nel loro giardino, vicini e sconosciuti, liberi e distanti, pensai ad una frase del libro di Emmanuel: “L’amore non è limitato alla personalità fisica, all’esperienza umana. E’ qualcosa di più grande. Le persone si uniscono per esplorare l’amore molto al di là dei concetti della loro mente o di ciò che potrebbero scoprire a livello fisico. Alcuni possono unirsi per scoprire qual è la natura dell’amore quando esso deve andarsene.”

Roma, caldo e luce, 2010 – Maria A. Listur

Finishing at Best

She would listen to Krishnamurti at Saaden; to rest, she would hang hammocks between the chimneys of the crematoriums, she would spend the night under the pipe organ of an old church and she used to teach music to children. Years are making better her magnificent black curls, her mouth that kisses while singing and her going back and forth to fill the emptiness that comes from the absence of recognition.
I was walking in a ritual night of spring when she said to me:
-You push away men because you try to make them see that they are much more than what they think they are…

When my brother was a child, he had hairs like what we imagine to be those of angels: blond, curly and soft.
He used to bring me water in my room every time I would lock my self in to cry because my mother had shut my “denouncing” mouth with a slap. To close myself in my room was a silent protest against violence; my brother would participate as an external supporter:
-Now stop it! …get out of the room and come to eat… She doesn’t understand what you are telling her… why do you always have to talk about rights?!! He would say trying to avoid my calling out a hunger strike. I haven’t seen him since long ago, I know about his life without being part of it, but everywhere I go I think I can always count on his hand, which, opening the door of the room, would leave on the floor a glass of water or milk with a small plate with some “tortitas”.
In years have always felt that no nanny, no relative, not even my parents had ever thought about my hunger when I locked myself in my room and even if I wasn’t really hungry, I imagine that if one of them could have opened the door of my room to nourish me, could had create a warm feeling in my belly capable of making me stand in front of every type of abuse.
I went to visit my brother few years ago, I told him that I still had in me his kindness which when I was little had warmed me up, those gestures had made him unique. I thanked him moved. He said:
-To be honest it was mom who would fix everything always saying the same sentence: “Go bring some milk to the revolutionary!” I was shocked for the revelation and seeing my dismay my brother added:
-But… even if she wouldn’t ask me I still would have brought you milk and “tortitas”, anywhere in the world! You know that, right?

My friend is right when she says that I look at a projection – beautiful to me – of whoever is in front of me. It is quite difficult to me to connect without the perspective of beauty. I think that she does the same thing that I do, but it’s been so long that she doesn’t recognize her enlighting glance anymore. She does it with her spouse. She still waits for that construction of man that she knows he is but that he doesn’t reflect it on the mirror yet. Watching them laughing in their garden, so close and unknown, free and distant, I thought about a phrase of the book of Emmanuel: “Love is not limited to the physical personality, to the human experience. It is something much bigger. People get together to explore love much further than the concepts of their mind or of what they could discover at a physical level. Some may get together to discover which is the nature of love when it has to end.”

Rome, heat and light, 2010 – Maria A. Listur