“Il mercato è un posto particolare dove gli uomini possono ingannarsi e mettersi nel sacco a vicenda.”/“The market is a particular place where men can cheat and trick each other”

Anacarsi

-Sto cercando di capire cosa mi piace di te…
-Mmm.
-Ti guardo per capire.
-Capire cosa ti piace?
-Anche come mi piaci.
-Mmm…
-Perché tu mi piaci.
-Si potrebbe dire che da qualche parte mi stai soppesando? Misurando?
-Sì… Se vuoi dirlo in modo poetico… Sì.
-Il mio modo ti sembra poetico?
-A te no?
-Non so perché ma ho visto di colpo un pascolo…

Parigi, quando i mercati delle relazioni si aprono in metropolitana.
2017 – Maria A. Listur

 

“The market is a particular place where men can cheat and trick each other”

Anacarsi

-I am trying to understand what I like about you…
-Umm.
-I am looking at you to understand.
-To understand what you like?
-And also how I like you.
-Umm…
-Because I like you.
-We could say that you are in some way weighing me up? Measuring me?
-Yes… If you want to say it in a poetic way… Yes.
-Does my way sound poetic to you?
-Doesn’t it?
-I don’t know why but suddenly I saw a herd…

Paris, when the markets of the relations open in the subway.
2017 – Maria A. Listur

Anima di valigia/Soul of a Suitcase

A Buenos Aires abitava tutta la famiglia di mio padre.
Arrivai per la prima volta quando avevo soltanto un mese di vita e poi tornai ogni anno. I miei genitori mi hanno fatto viaggiare in aereo, con l’accompagnatore, da quando avevo cinque anni.
Buenos Aires mi ha dato la speranza di poter vivere in qualsiasi parte del mondo.
Buenos Aires guarda fuori e ti spinge a partire lasciando le braccia aperte augurandoti ritorni magici, luminosi e senza tempo. Me ne andai che ero una ragazza. M’accompagnò al taxi che mi portava in aeroporto il mio amico della vita a cui ritorno e a cui ritorna mio figlio ogni volta che passiamo per Buenos Aires. Mi disse:
-Parti e non ti voltare. Ti prego.
Io salii sul taxi e mentre l’automobile si allontanava mi voltai verso di lui che correva dietro di noi velocemente. Senza raggiungerci.

Erano le quattro del mattino quando percorsi i Fori Imperiali per arrivare al Colosseo. Arrivavo da Perugia. Desideravo questo viaggio anche se ovunque andavo si parlava tanto male di Roma e ancor peggio dei romani. Mi chiedevo come mai tanti italiani guardassero Roma con tanto disprezzo. Me lo chiesi ancora nel momento in cui prendendo i Fori Imperiali da Via Cavour si gira verso sinistra e s’incominciano a vedere i primi archi del Colosseo attraversati dalla luna e poi quella luce espansa che lo bagna dandoti il desiderio di abbracciarlo come fosse qualcosa che ti appartiene anche se non l’hai mai visto. Pensavo tutto ciò quando un uomo, con un accento che non capivo allora e che oggi so che è romano mi chiese se avevo bisogno di qualcosa. Io dissi di no con il mio italiano nettamente argentino e lui mi disse “Buenos Aires?” e senza attendere la risposta aggiunse che la sua famiglia per parte del padre viveva a “Caballito”, un quartiere tipico della capitale Argentina. Camminò accanto a me fino alla metropolitana poi si congedò dicendo: Se lei ama il caos e nel caos lei trova ordine, Roma è sua.
Dopo tre ore, nel prato della piazza di San Giovanni in Laterano, decisi che sarei rimasta. Senza tempo.
Roma ha un ordine che nutre il mio caos.

Lui correva verso il taxi ed io lo guardavo correre. Non dissi al tassista “Si fermi o aspetti…” Continuai a guardare fino a che lui sparì nell’orizzonte alzando la mano per salutarmi. Io abbassai lo sguardo e girai il corpo per guardare avanti.
Dopo alcuni anni, quando lo rividi, gli chiesi il perché della corsa. Lui disse:
-Sapevo che ti saresti voltata e ho voluto correre per capire quanto eri convinta. Chiunque avrebbe fermato il taxi. Tu no. Quella notte confermai che la ragazza che amavo era come l’avevo immaginata: fedele a ciò che mi aveva fatto amarla.
Mi commosse lasciandomi senza parole mentre un pensiero di Antonio Porchia mi attraversò il cuore: “Se vuoi che i fiori del tuo giardino non muoiano, apri il tuo giardino.”

Roma, dopo un brindisi per la vita, 2010 – Maria A. Listur

Soul of a Suitcase

In Buenos Aired used to live all my father’s family.
I arrived the first time when I was only a month old and then I went every year. My parents made me travel by airplane, with a chaperon, since I was five.
Buenos Aires has given me the trust of being able to live in every part of the world.
Buenos Aires looks outside and pushes you to leave, leaving the arms open wishing you magical returns, bright and timeless. I left when I was a girl. A friend of a life, somebody who I return to and to whom my son returns every time we pass by Buenos Aires, accompanied me to the cab that was going to take me to the airport. He said:
-Leave and don’t turn back. I beg you.
I got on the taxi and while the car was going away I turned towards him who was running fast behind us. Without catching up.

It was four in the morning when I was going down Fori Imperiali to reach the Coliseum. I had just arrived from Perugia. I had been looking forward to this trip even if everywhere I went everybody would criticize Rome and even more the Romans. I was wondering why so many Italians would look at Rome in such a discredit. I was still puzzled about this fact turning on Fori Imperiali from Via Cavour when turning right the first arches of the Coliseum came to sight, brightened by the moon and then that moonlight, which lighted it, gave me the desire of hugging it as it was something that belonged to me even if I had never seen it before. I was thinking about all this when a man, speaking with an accent that I didn’t understand then but now I know it’s Roman, asked me if I needed anything. I replied that I didn’t with my strong Argentinean Italian and he said “Buenos Aires?” and without waiting for my answer he added that his family on his father side lived in “Caballito”, a typical district of Argentina. He walked with me all the way to the underground and then parted saying: If you love chaos and in chaos you find order, Rome is yours.
After three hours, in the lawn of the San Giovanni in Laterano square, I decided to stay. With no limit of time.
Rome has an order that nourishes my chaos.

He was running towards the taxi and I was watching him run. I didn’t say to the driver “Stop the car or wait…” I kept looking until he disappeared in the horizon lifting his hand to wave at me. I lowered my eyes and turned my body to look forward.
Few years later, when I met him again, I asked him why he ran. He said:
-I knew that you would turn and I wanted to run to see how determined you were. Anybody would have stopped the taxi. You didn’t. That night I understood that the girl I loved was as I had always imagined: committed to what made me love her.
He affected me leaving me speechless while a thought of Antonio Porchia crossed my heart: “If you don’t want the flowers of your garden to die, open your garden.”

Rome, after a toast for life, 2010 – Maria A. Listur