DIEZ / DIECI / TEN

Pétalos negros para tu piel argentina

para el lado oblicuo de las cosas

para esa pena que se te caía en las puteadas

hacia la mano tierna que se regalaba al mundo

y un pétalo de agua que se deshace de risa

que se sabe potente come el agua lo sabe

y que no quiso ser como nosotros

y que es nosotros dondequiera que andamos.

Gracias entonces carne tierna de macho

gracias por darme una patria que es goleadora

allí y aquí, donde soy extranjera.


Wallpaper.com

Paris, lunar y brillante.

2020 – Maria A. Listur


Petali neri per la tua pelle argentina

per il lato obliquo delle cose

per quel dolore che cadeva dai tuoi vaffanculismi

verso la mano tenera che al mondo si regalava

e un petalo d’acqua che si disfà nella risata

che si sa potente quanto l’acqua lo sa

e che non voleva essere come noi

e che è noi ovunque noi ci rechiamo.

Grazie allora, tenera carne di maschio

grazie per avermi dato una patria che è vincitrice

là e qui, dove sono straniera.

Parigi, lunare e brillante.

Black petals for your Argentinean skin
for the oblique side of things
for that pain that would fall from your fuck-yous
towards the soft hand that gave itself to the world
and a water petal that crumbles in the laugh
that it knows to be powerful as much as the water knows
and that didn’t want to be like us
and that it is us everywhere we go.
Thank you then, tender flesh of male
thank you for giving me a homeland that is winner
there and here, where I am foreigner.

Paris, lunar and brilliant.
2020 – Maria A. Listur

Frontiere/Frontiers

Si spostano alcune frontiere nell’uscire da casa:
la solita strada, conosciuta e ignota,
altre porte d’aprire e da chiudere,
il ripetersi di certi ritorni… Che dire dunque
di quelle che sono speranze affogate nel grido
o di quelle fatte di feroce silenzio,
mai raggiunte, sprofondate?

817.jpg

Se Réfugier, Tracer l’éphémère VII/21 – 2019
Gabriele del Papa ph

Parigi, quando il senso è servire gli altri,
nella limitatezza del proprio sguardo.
2019 – Maria A. Listur

 

Frontiers

By leaving the house some frontiers are moved:
the usual street, known and unknown,
other doors to open and to close,
the repeating of some returns… What to say
about those hopes drowned in the scream
or those made of wild silence,
never achieved, sunk?

Paris, when the sense is to serve the others,
in the narrowness of our own glance.

2019 – Maria A. Listur

SOLITUDINE/SOLITUDE

Che casa!
Che casa ho dentro il tuo sguardo,
tra i tuoi battiti di vento e sangue.
Ovunque tu sia
io so dove andare, dove tornare.
Soprattutto, dove entrare.
Cara mia,
mia Signora, mio rifugio, mio Uomo
sempre sarai lo spazio, l’infinito
tra le mie mani.

765-jpg.jpg

Spazi/Spaces 2013, Parigi

Seduta tra la gente, silenziosamente.
2018 – Maria A. Listur

 

SOLITUDE

What a house!
What a house I have inside your glance,
among the beats of wind and blood.
Wherever you are
I know where to go, where to return.
Especially, where to enter.
My beloved,
my Lady, my refuge, my Man
you will always be the space, the infinite
between my hands.

Sitting among people, quietly.
2018 – Maria A. Listur

“Oggi qualunque forma di prossimità è destinata a misurare i propri pregi e difetti in basi agli standard della prossimità virtuale.”/“Nowadays whatever form of proximity is destined to measure its own virtues and vices according to the standard of the virtual proximity.”

Zygmunt Bauman

Sull’autobus, prima di scendere alla fermata:

1: -Ci sentiamo più tardi.
2: -Vuoi venire a casa mia?
1: -Meglio uno Sky… Così mi concentro solo su di te. (occhiolino e sorrisetto complice)
2: -Se non funziona proviamo con FaceTime. (occhiolino e sorrisetto di soddisfazione)
1: -Bene! Stai imparando!

2 Rimane sull’autobus, si concentra sulle sue cuffiette e non vede -oltre il finestrino sul marciapiede- 1 che alza il braccio destro per salutare con -negli occhi- lo stupore di non essere visto…

Un luogo del mondo che è il mondo, “liquido”. 2017
Maria A. Listur

 

“Nowadays whatever form of proximity is destined to measure its own virtues and vices according to the standard of the virtual proximity.”

Zygmunt Bauman

On the bus, before getting off at the stop:

1: -I’ll talk to you later.
2: -Do you want to come to my house?
1: -I’d rather do a Sky… So I can concentrate only on you. (wink and complicit smile)
2: -If it doesn’t work let’s try with FaceTime. (wink and a satisfied smile)
1: -Good! You are learning!

2 Remains on the bus, concentrates on the ear pods and doesn’t see – beyond the window on the sidewalk – 1 that lifts the right arm to wave with – in the eyes – the surprise of not being seen…

A place in the world that is the world, “liquid”. 2017
Maria A. Listur

“L’opinione è la regina del mondo.”/“Opinion is the queen of the world.”

Blaise Pascal

Lo guardo sbalordita. Lui mi guarda. Sorrido. A suo modo, un po’ trattenuto e tirato, sorride. Si tratta di un lui che non conosco, tuttavia, uno tra tanti. Dietro di me una voce, delle tonalità indiane e femminile, afferma: “Lei sempre sorride…”. “Sì”, confermo. La donna mi guarda sopra un sorriso piacevole, sereno, riconoscente, aggiunge: “E perché?”. “E lei, perché sorride?”, interrogo. “È il mio lavoro.”, sostiene. “Il suo lavoro?”, rilancio. “Sì, mi piace trattare bene i clienti.”, risponde con fierezza. “Guardi che può trattare benissimo i clienti senza sorridere.”, informo. “Lo so, ma non mi piace. E lei, perché sorride ai frutti?”, chiede. “Perché mi provocano una grande allegria…”, rispondo mentre ritorno con lo sguardo verso un nuovo frutto che mi ha conquistata, innamorata e sollevata dal suono incondizionato della strada. Arrivata a casa, mordo il mio innamorato. Il suo sapore tra mela, pera, melone e mango non si svela. Delusa, ringrazio de avere una tendenza definitivamente monogamica. Ho comprato soltanto uno. Dispiaciuta, tuttavia colma, butto ciò che avanza e mi consolo con le fragole…

Frutta

Quelli lì. 2016, Paris VI

Parigi, sotto il sole che sa già di lamponi.
2016 – Maria A. Listur

 
“Opinion is the queen of the world.”

Blaise Pascal

I look at him surprised. He looks at me. I smile. In his manner, a bit holding and tense, he smiles. It’s a him that I don’t know, however, one among others. Behind me a voice, with Indian tonality and feminine, affirms: “You always smile…”. “Yes”, I agree. The woman looks at me over a pleasurable, serene, grateful smile and adds: “And why?”. “And you, why do you?”, I interrogate. “It’s my job.”, she asserts. “Your job?”, I revamp. “Yes, I like to treat well the customers.”, she proudly replies. “Well, you could treat the customers well without smiling.”, I inform. “I know, but I don’t like it. And you, why do you smile at the fruits?”, she asks. “Because they make me happy…”, I reply while going back with the glance to a new fruit that has conquered me, made me fall in love, lifted me from the unconditional sound of the street. Reaching home, I bite my lover. His taste between apple, pear, melon and mango unveils. Disappointed, I thank having a tendency definitively monogamic. I just bought one. Regretful, although satisfied, I throw away what is left and I comfort myself with strawberries…

Paris, under the sun that already tastes like raspberries.
2016 – Maria A. Listur

“Il mondo è un sistema di equazioni che burrasche di poesia agitano.”/”The world is a system of equations that storms of poetry agitate.”

Nicolás Gómez Dávila

-Hai chiamato “amore” alla persona al telefono o non ho capito la lingua?
-Sì. L’ho chiamata “amore”.
-Posso chiederti di chi si tratta?
-Una carissima amica.
-E tu la chiami “amore”?
-Sì.
-E ai tuoi amici, come li chiami?
-“Amore” “Tesoro” “Stella” “Prezioso o Preziosa”; in spagnolo uso anche “…
-Ho capito! Ho capito.
-Anche io ho capito.
-Sai che non si tratta di gelosia.
-Lo so.
-L’omologazione mi ha sempre disturbato in ogni contesto, in ogni ambiente.
-Capisco.
-E sai bene che non vorrei cambiassi le tue abitudini causa la mia scomodità.
-Lo so.
-Certo è che sarà un po’ difficile recepire la differenza di sentimento quando userai le stesse parole affettuose per riferirti a me…
-Non sono le stesse parole.
-Non sono nello stesso idioma ma sono le stesse, anche il suono sembra simile.
-Per me non sono le stesse parole perché in ognuna c’è una costruzione affettiva completamente differente.
-Allora da musicista ti direi che dovresti fare più evidente quella differenza, e non mi riferisco soltanto alla melodia che già è nella diversità della lingua, né al ritmo che è ossatura della pronuncia ma…
-Meglio dimmi come vuoi che io ti dica “mon coeur” ed io te lo dirò.
-Meglio che lo dici come vuoi, nella speranza che io senta la differenza.
-Quindi, non la noti… In assoluto?
-Sì, la noto ma…
-Ma?
-A me, tutta questa tua democrazia amorosa mi crea un po’ di scomodità.
-E mi stai chiedendo che io ti renda comoda?
-Sì.
-Ci proverò.
-Suona come una minaccia.
-Non lo è.
-Dimmi come lo pronuncerai.
-Dirò “mon coeur” sussurrando, nessuno saprà che te l’ho detto.
-Questo è rigidità amorosa travestita da disponibilità amorosa!
-Sempre amorosa è!
-Bene… Allora… Ogni volta che incontrerò delle persone che ti conoscono le saluterò dicendo: “Ciao Amore”!
-Sei troppo simpatica!
-No! Sono la Gelosa Amorevole!

In un luogo della memoria che non smette di divertirsi con le banalità…
2016 – Maria A. Listur2016 – Maria A. Listur

 

“The world is a system of equations that storms of poetry agitate.”

Nicolás Gómez Dávila

-You have called “love” the person on the phone or didn’t I understand the language?
-Yes. I’ve called her “love”.
-Can I ask you who is it?
-A very dear girl friend.
-And you call her “love”?
-Yes.
-And your friends, how do you call them?
-“Love” “Treasure” “Sweetie” “Precious man or Precious woman”; in Spanish I also use “…
-I get it! I get it.
-I get it too.
-You know is not about jealousy.
-I do.
-Homologation has always disturbed me in every contest, in every place.
-I understand.
-And you well know that I wouldn’t want you to change your habits due to my unease.
-I do.
-Sure it will be a bit difficult to recognize the difference of emotion when you will use the same loving words to refer to me…
-Those are not the same words.
-They are not in the same idiom but are the same, even the sound is similar.
-To me those are not the same because in each one there is an emotional construction completely different.
-Then as a musician I’d say that you should make that difference more evident, and I am not only talking about the melody that is already in the diversity of the language, neither to the rhythm that is bone structure in the pronunciation but…
-It’s better to tell me how do you want me to tell you “heart of mine” and I will.
-It’s better if you tell it as you whish, in the hope that I feel the difference.
-Therefore, you don’t notice it… In absolute?
-Yes, I do but…
-But?
-To me, all this loving democracy makes me unease.
-And you are asking me to make it comfortable?
-Yes.
-I’ll try.
-It sounds like a threat.
-It isn’t.
-Tell me how will you pronounce it.
-I’ll say “heart of mine” whispering, no one will know that I have said it.
-This is loving rigidity disguised in loving openness!
-Well it is loving anyway!
-Well… Then… Every time I am going to meet someone who knows you I’ll greet them saying: “Ciao Love”!
-You are too funny!
-No! I am the Loving Jealous!

In a place of the memory that can’t stop having fun with superficialities…
2016 – Maria A. Listur

“Il gruppo può essere ben più reale del mondo esterno.”/“The group can be much more real than the external world.”

Irvin Yalom

-Io le formo il gruppo e lei viene qui a sperimentare. Le piace l’idea?
-Non molto…
-Le conviene.
-Mi conviene? Nel gruppo ci sono dei “fratelli maggiori e minori”?
-No… Ma lei coordina!
-Credo che non coincidiamo sul significato del verbo “coordinare”…
-Mettere insieme vari elementi in modo organico?
-Sono d’accordo sul significato tuttavia aggiungerei “senza autoescludermi”.
-Ah no! Lei è per forza esclusa…
-Allora non coordinerei ma dirigerei, guiderei anzi condurrei…
-Brava! Che ne dice?
-No.
-Non vorrei sembrare pedante ma, le conviene…
-Se mi con-viene non mi conviene.
-Parliamo di denaro allora…
-Denaro? Come facciamo a parlare di denaro se non pensiamo lo stesso sul modo di interagire con e tra le persone?
-Troviamolo.
-Io l’ho già trovato.
-Troviamolo tra noi.
-L’ho già trovato: non m’interessa la proposta. La ringrazio.
-Provi! Non le costa niente! Anzi, stipuliamo un contratto di prova.
-Per guidare chi non conosco?
-Sì. Per ordinare le conoscenze artistiche e creative che nel gruppo non trovano un punto di unione; sono sicuro che ci riesca facilmente!
-Per lei, facilmente è sinonimo di brevemente?
-No… Anche se penso che ci riuscirebbe in poco tempo.
-E come mai pensa questo?
-Perché lo sento.
-Sente malissimo!
-Allora mi dica lei come possiamo fare per collaborare.
-Con il suo gruppo o con lei?
-Con il gruppo?
-E caduto nel trabocchetto! Non siete la stessa cosa?
-No. Preferisco conservare la distanza.
-Capisco…
-Allora?
-Credo di non essere la persona giusta per collaborare con il suo gruppo come se non fosse il suo. Grazie per aver pensato a me.
-Le conviene, mi creda…
-Lei non può immaginare quante volte io abbia lasciato andare quello che mi conveniva per favorire quello che serviva…
-Se ne pentirà.
-Mi sembra difficile pentirsi di quello che s’ignora.

Ginevra, quando il vento soffia delle certezze, sempre discutibili.
2016 – Maria A. Listur

 

“The group can be much more real than the external world.”

Irvin Yalom

-I create the group and you come here to experiment. Do you like the idea?
-Not really…
-It’s convenient for you.
-Convenient for me? Are there in the group “older and younger brothers”?
-No… But you will be coordinating!
-I think we don’t agree on the word “coordinating”…
-To put together various elements in an organic way?
-I agree on the meaning however I would add “without auto exclusion”.
-Ah no! You must be excluded…
-Hence I would not be coordinating but leading, driving or better said controlling…
-Bravo! What do you think?
-No.
-I wouldn’t want to sound pedant but, it’s convenient…
-If it is con-venient it doesn’t convene.
-Let’s talk about money than…
-Money? How can we talk about money if we do not think alike regarding the way of interacting with and among the people?
-Let’s find it.
-I already have.
-Let’s find it between us.
-I have already discovered it: I am not interest in your proposal. I thank you.
-Try it! It doesn’t cost you anything! Better yet, let’s stipulate a trial contract.
-To guide someone I don’t know?
-Yes. To organize the artistic and creative knowledge that don’t have a meeting point in the group; I am sure you could do it easily!
-To you, easily is synonym of quickly?
-No… Even if I think you’d manage in a short time.
-And why do you thing that?
-Because I feel it.
-You are feeling very wrong!
-Well then you tell me how we can manage to collaborate.
-With your group or with you?
-With the group?
-You have walked in to my trap! Aren’t you the same thing?
-No. I’d rather conserve the distance.
-I understand…
-So?
-I think that I am not the right person to collaborate with your group that is almost like isn’t yours. Thank you for thinking about me.
-It’s convenient for you, trust me…
-You can’t imagine how many times I have let go what it was convenient for me to favor what it was necessary…
-You will regret it.
-It seems difficult to me to regret about things we ignore.

Genève, when the wind blows certainties, that are always debatable.
2016 – Maria A. Listur

“Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo.”/“Give me a fulcrum and I shall move the world.”

Archimede

Lo scopro alla distanza abbagliata dalla bellezza, il garbo,
l’eleganza, la solitudine, la sobrietà, la forza,
la destrezza, la frescura.
Mi avvicino quando tutto il campo è libero.
Resto a una distanza di due metri,
lo voglio guardare con calma,
voglio essere dalla parte di chi osserva
giacché è sempre lui l’osservatore privilegiato.
Mi siedo a terra, quasi di fronte, accomodo il mio piccolo bagaglio:
uno zaino con un thermos, la frutta e un libro.
Decido di aprire il libro, mi distraggo da lui, assorta nella lettura.
Leggo per un’ora, alzo lo sguardo nella serenità di chi sa
di poter contare sul tempo.
Lo riguardo mentre lui si lascia attraversare dal sole,
imponente e sereno.
Respiro profondamente, organizzo nuovamente il bagaglio,
mi alzo lentamente, e mi volto;
decido di pararmi di fronte a lui, molto più vicina.
Lo sfioro.
Alzo il viso verso la sua grandezza e mi appoggio.
Sì! Mi appoggio!
Poi, con la schiena percorro la sua pelle fino ad arrivare a terra nuovamente seduta, sorretta da lui.
Chiudo gli occhi e lascio puntellare la mia schiena sotto il suo profumo, sento la luce del sole cadere a piombo su di me, attraverso lui.
Per la prima volta nella mia vita comprendo
che non potrò mai più vivere senza un albero.

Albero-Monet

Appoggiata

Su un pezzo d’anima che sembra terra,
a 300 mt dalla casa di Claude Monet.

Giverny, quando il cuore ha forma di foglia.

2015 – Maria A. Listur

 

“Give me a fulcrum and I shall move the world.”

Archimedes

I discover him from afar blinded by the beauty, the courtesy,
the elegance, the solitude, the sobriety, the strength,
the skill, the coolness.
I go closer when the area is clear.
I remain at a distance of two meters,
I want to look at him calmly,
I want to be on the side of who observes
since it’s always him the privileged observer.
I sit on the ground, almost in front, I place my little baggage:
A backpack with a thermos, fruits and a book.
I decide to open the book, I distract myself from him, absorbed in reading.
I read for an hour, I lift my glance in the serenity of who knows
that I can count on time.
I look at him again while he let himself being passed through the sun,
impressive and serene.
I breath profoundly, I organize my luggage again,
I stand slowly up, and I turn;
I decide to place myself in front of him, much closer.
I caress him
I raise my face towards his majesty and I lean on him!
Yes! I lean on!
Then, with my back I go down his skin all the way to the ground
again sitting, sustained by him.
I close my eyes and I let the sunlight fall straight down on me, through him.
For the first time in my life I understand
that I will never be able to live without a tree

On a piece of soul that seems like ground,
300mt from the house of Claude Monet

Giverny, when the heart as the shape of a leaf.
2015 – Maria A. Listur

“Ecco il grande errore di sempre: immaginarsi che gli esseri pensino ciò che dicono.”/“Here is the biggest mistake of all time: to imagine that human beings think what they say.”

Jacques Lacan

-Io potrei darle una mano.
-In quale senso?
-Avrei una persona che la potrebbe aiutare.
-Ho quasi tutto organizzato… Grazie.
-Sarebbe un grande piacere.
-La ringrazio.
-E come mai ha preso questa decisione?
-Sarebbe un po’ lungo da raccontare…
-Ne è sicura?
-Sicura? Che cosa vorrebbe dire?
-Sta rischiando parecchio.
-Come ogni persona al mondo.
-Lei però ha cinquant’anni!
-Per fortuna non sono l’unica!
-Non la sta prendendo un po’ alla leggera?
-Purtroppo ancora non so come contribuire alla salvezza del mondo, mi occupo d’arte! Sono assolutamente innecessaria!
-Ora non esageri!
-Vuole farmi altre domande?
-No… Sa… Mi piace sapere.
-Informarsi, vuole dire?
-No, per carità di Dio!
-Altro?
-No, le ripeto: conti su di me.
-Vuole dire sulla persona che mi potrebbe aiutare?
-Certo.
-Non vorrei disturbarla.
-Non mi disturba.
-Mi riferivo alla persona che mi potrebbe aiutare.
-Ah… Non si preoccupi, glielo chiederò e poi le dirò. E se non sarà disponibile me lo dirà senza meno.
-Grazie…
-Non si sente di stare sconvolgendo tutto?
-Non è già tutto sconvolto?
-Lo dico per la sua età…
-E lei, quanti anni ha?
-Venti più di lei.
-Mmm…
-Capisce che le faccio delle domande perché sono già passato?
-Per cosa?
-Per i cinquanta.
-Ne è sicuro?

Roma, che svela ogni fantasma. 2015 – Maria A. Listur

 

“Here is the biggest mistake of all time: to imagine that human beings think what they say.”

Jacques Lacan

-I could lend you a hand.
-In what sense?
-I might have a person that can help you.
-I’ve got almost everything taken care of… Thanks.
-It’ would be a great pleasure.
-I thank you.
-And why have you taken this decision?
-It would be long to tell…
-Are you sure about it?
-Sure? What are you trying to say?
-You are risking a lot.
-Like anyone in the world.
-But you are fifty!
-Luckily I am not the only one!
-Aren’t you taking this too lightly?
-Unfortunately I don’t know yet how to contribute to save the world, I am in art! I am absolutely unnecessary!
-Don’t exaggerate!
-Do you want to ask me other questions?
-No… You know… I like to know.
-To inquire about, you mean?
-No, for God’s sake!
-Anything else?
-No, I repeat: count on me.
-You mean on the person that might help me?
-Sure.
-I wouldn’t want to disturb you.
-You don’t.
-I was talking about the person that might help me.
-Ah… Don’t worry, I’ll ask and tell you. And if he can’t be available he will surely tell me.
-Thank you…
-Don’t you feel you are upsetting everything?
-Isn’t everything already upset?
-I am saying this for your age…
-And you, how old are you?
-Twenty more than you.
-Mmm…
-You do understand I am asking this because I have already been through this…
-Through what?
-Through fifty.
-Are you sure about it?

Rome, that reveals every ghost. 2015 – Maria A. Listur

“Tutto si separa, tutto torna a salutarsi; eternamente rimane a sé fedele l’anello dell’essere.”/“Everything parts, everything greets every other thing again; eternally the ring of being remains faithful to itself.”

Friedrich Nietzsche

Da un bel po’ di tempo, un giorno a settimana, in un angolo del mondo, si ripete questa situazione:

-Andiamo al negozio del riso?
-Sì, certo! Devo comprare qualcosa.
-Le marmellate te le ho portate io…
-Grazie!
-Quella di macedonia per tuo figlio e quella alla pesca per te.
-Molte grazie.
-Mangi i pomidoro ciliegina?
-Sì.
-Te li ho portati dal nostro orto.
-Non so come ringraziarti!
-Ma che dici! Aspetta ad assaggiare le crostatine con la nostra marmellata di more…
-Anche quelle?
-Sì! Le ho fatte per voi e per le figlie…
-Scusa ma non so come dirti grazie… Non è soltanto per il cibo, la qualità, le tue mani…

M’interrompo per abbracciarla.
Da un sorriso sereno che lascia intravvedere la quiete di chi sa dove collocare le proprie passioni, dice:

-Mi fa piacere.

Dopo i doni di squisitezze, parliamo delle nostre vite, ridiamo, ci confidiamo, infine ci salutiamo e contiamo di vederci la settimana successiva.

Lei torna a casa, dopo avermi regalato del tempo circolare e argentino: le sue marmellate mi riportano a una casa a San Rafael, Mendoza, dove mi lasciavano durante le assenze di mia madre e dove usavo la dispensa per nascondermi a leggere, a stare in silenzio in compagnia dei riflessi dorati di ogni tipo di marmellata. Invece, le crostatine hanno il profumo della casa di calle Marcos Paz a Buenos Aires, dove abitava la mia nonna paterna tra uccellini esotici e non, una tartaruga che amava travestirsi di roccia e un patio che sembrava un cuore monacale.
Ogni mela, susina, kiwi, uva, peperone, patata, sono perfetti, sani e curati come quelli della mia infanzia; idealizzati insieme ad alcune persone che incontrai per quell’eternità che è il crescere. E rimaste in me a mo’ di profumo, senza corpo.

La signora dei doni non sa che ogni suo gesto mi solleva dalla loro assenza, non sa di porgermi una nuova infanzia, ora scelta. Lei non sa di essere un ponte tra continenti, tra ciò che è stato e ciò che sarebbe potuto essere. Ignora totalmente che mentre mio figlio mangia i suoi frutti, riceve reminiscenze di quello che l’ha preceduto.

Io non riesco a dire altro che “grazie molte grazie non so come ringraziarti…” quindi, scrivo.
Scrivo nel silenzio della voce, grazie a quel confidarsi che agiscono, da dentro, gli assenti. Sono loro che hanno avuto bisogno d’incontrarla, portarla verso me e farle riempire la mia casa di marmellate: vogliono risanarmi di tutto il tempo che ci è mancato per dirci Addio.

Roma, quella di Laura-Paola. 2014 – Maria A. Listur
“Everything parts, everything greets every other thing again; eternally the ring of being remains faithful to itself.”

Friedrich Nietzsche

Since quite sometime, one day per week, in a corner of the world, this situation repeats:

-Shall we go to the rice shop?
-Yes, of course! I have to buy something.
-I brought you the marmalades…
-Thank you!
-The mixed fruits one is for your son and the peach one is for you.
-Many thanks.
-Do you eat cherry tomatoes?
-Yes.
-I got them for you in our vegetable garden.
-I don’t know how to thank you!
-Nonsense! Wait until you try the little tart with our blackberry marmalade…
-Those too?
-Yes! I made them for you and my daughters…
-I am sorry I don’t know how to thank you… It’s not just for the food, the quality, your hands…

I stop myself to hug her.
From a serene smile that let me glimpse the calm of who knows where to place her own passions, she says:

-It’s my pleasure.

After the presents of deliciousness, we talk about our lives, we laugh, we open up to each other, in the end we say goodbye and count on seeing each other next week.

She goes home, after giving me some circular and Argentinean time: her marmalades bring me back to a house in San Rafael, Mendoza, where they used to leave me during my mother’s absences and where I used the pantry to hide to read, to remain quiet in company of the golden glares of every kind of marmalade. On the other hand, the tarts have the scent of the house of calle Marco Paz in Buenos Aires, where my paternal grand mother lived among exotic birds and others, a turtle that loved to disguise itself as a rock and a patio that seemed a monastic heart.
Each apple, prune, kiwi, grape, pepper, potato, are perfect, healthy and cared as those of my childhood; idealized together with some people that I met in that eternity that is growing up.
And remained on me as an essence, with no form.

The lady of the presents doesn’t know that each gesture of hers lifts me up from their absence, she doesn’t know that she is giving me a new childhood, now chosen. She doesn’t know of being a bridge between continents, between what it has been and what it could have been. She completely ignores that while my son eats her fruits, he receives the reminiscences of what came before him.

I cannot say other that “I don’t know how to thank you…” therefore, I write.
I write in the silence of the voice, thanks to that entrusting that the absentees, from inside, act.
They are the ones that had the need to meet her, bring her to me and made her fill my house of marmalades: They want to heal me of all that time we didn’t have to say Good Bye.

Rome, that of Laura-Paola. 2014 – Maria A. Listur