SALUDOS/GREETINGS

“Quisiera hacerte morir un poquito que es como decirte vivir otro poquito” dice riéndose con esa risa que fuma. “Estoy yendo…” respondo, y me subo a lo primero que encuentro; porque morí en cada paso que dí, que estoy dando y que doy. Ahí voy, a morirme un poco porque sino cómo se hace para ser todo el tiempo la vida, esa que sabe de morir en cada soplo, entretiempos. Ahí voy, enmascarada, respetuosa y distante porque me muero de gusto, porque no me quiero morir por error sino cuando será bien el morir. Ahí voy, de nuevo, como nacida ahora, hija y madre, sorprendida y real.

Entre vuelos, para todas y todos mis amores.  2020 – Maria A. Listur

“Vorrei farti morire un po’ che è come dirti vivere un po’ di più”, dice ridendo con quella risata che fuma. “Vado…” rispondo, e salgo sulla prima cosa che trovo; perché sono morta in ogni passo fatto, che sto facendo, che faccio. Sto andando, a morire un po’ perché altrimenti, come si può fare per essere sempre la vita, quella che sa di morire in ogni soffio, tra i tempi. Sto arrivando, mascherata, rispettosa e distante perché muoio di gusto, perché non voglio morire per sbaglio ma quando sarà bello il morire. Arrivo di nuovo come nata adesso, figlia e madre, sorpresa e reale.

Tra voli, verso tutte e tutti i miei amori. 2020 – Maria A. Listur

A Matter of Life and Death (1946) | The Criterion Collection

GREETINGS

“I wish I can make you die a little that is like saying live a little more”, he says with that smoking laugh. “I am going…” I reply, and hop on the first thing I find; because I am dead in every step taken, that I am taking, that I take. I am going to die a little because otherwise, what can we do to be always the life, the one that knows how to die in each breath, among the spaces. I am coming, masked, respectful and distant because I die gladly, because I don’t want to die by mistake but when dying is going to be beautiful. I am here again as I was newly born, daughter and mother, surprise and real.

Between flights, towards all my loves. 2020 – Maria A. Listur

“La gente pensa che se evita la verità, questa potrebbe cambiare in qualcosa di meglio prima che debbano ascoltarla.”/“People think that if they avoid the truth, this one could change into something better before they have to hear it.”

Marsha Norman

Affranto, straziato, sgomento, addolorato sono possibili traduzioni della parola “acongojado”, in spagnolo.
Non la sentivo da tanto tempo, non l’ascoltavo da un’eternità, quasi ieri quando nel 1983 la dovetti usare per annunciare la morte di mio padre.
Ora, una voce con un colore quasi identico al mio pronuncia la parola “acongojado”, utilizza questa forma del linguaggio parlato per definire lo stato che prova di fronte a una perdita; affranto per una perdita anche mia, sgomento per la sorpresa, addolorato per avermi visto vivere in perdita quello che ora è tangibile perdita.
Io resto a fare mentalmente la traduzione, a cercare come dire in italiano o in francese la parola “acongojada”, non ci riesco, niente mi rappresenta lo stringimento del petto all’altezza del timo simultaneamente riflessa verso ogni estremità come fosse una luce gelida. Neanche i dizionari o i vocabolari – in linea ed in carta – vengono a salvarmi dal vuoto della traduzione. Niente traduce l’effetto di un ago di vetro tra le costole, divenuto parola. Mi sono sempre permessa di raccontare lo strazio, lo sgomento, l’afflizione, anche la gioia di aver trasformato il bello in miracoli, il maltrattamento in allegorie, mai la “congoja”.

Si muore un po’ agli occhi di chi non si ben-tratta e quando quel corpo veramente muore, qualche volta, finisce di morire. Sì, si finisce. E si smette di essere o di stare “acongojada”.

Parigi, quando lo sgomento alleggerisce.
2017 – Maria A. Listur

 

“People think that if they avoid the truth, this one could change into something better before they have to hear it.”

Marsha Norman

Overcome, tormented, dismay, sorrowful are possible translations of the word “acongojado”, in Spanish.
I haven’t heard it for a long time, I didn’t hear it for an eternity, it was almost in 1983 when I had to use it to announce the death of my father.
Now, a voice with a color almost identical to mine pronounces “acongojado”, utilizing this form of spoken language to define a state that he feels toward a loss; overcome for a loss also mine, shocked for the surprise, sorrowful for seeing me living at a loss that now is a tangible loss.
I linger in making a translation mentally, in looking for a way to say in Italian or in French the word “acongojada”, I can’t, nothing represents the constriction at chest level of the thymus simultaneously reflected toward every extremity as if it was cold light. Not even the dictionaries or the vocabularies – online or on paper – come to rescue me from the emptiness of the translation. Nothing translates the effect of a glass needle between the ribs, turned into word. I have always allowed myself to talk about the torment, the shock, the affliction and also the joy of having transformed the beauty into miracles, the abuse in allegories, never although the “congoja”.

We die a little to the eyes of those who don’t well-treat themselves and when that body really dies, sometimes, finishes to die. Yes, finishes. And we stop being or staying “acongojada”.

Paris, when the dismay lightens.
2017 – Maria A. Listur