FUNCIONES

Vivo o muerto

y tal vez más allá de mi muerte

seguirás siendo, como en ésta noche,

esa función de lo que llaman cerebro

que en algunos como nosotros

de corazón también se trata, de alma

y fuego. Seguirás siendo digo

eso que me llama a la caricia, a la fé

en la carne, en los besos, en la nada.

@emotionalashellyo art

 

Paris, 2021

Cuando los muertos parecen tan vivos.

Maria A. Listur

 

FUNZIONI

 

Vivo o morto

e forse oltre la mia morte

rimarrai, come stanotte,

quella funzione di quello che chiamano cervello

che in alcuni come noi

è anche cuore, anima

e fuoco. Sarai ancora dico

quello che mi chiama alla carezza, alla fede

nella carne, nei baci, nel nulla.

 

Parigi, 2021

Quando i morti sembrano così vivi

DIEZ / DIECI / TEN

Pétalos negros para tu piel argentina

para el lado oblicuo de las cosas

para esa pena que se te caía en las puteadas

hacia la mano tierna que se regalaba al mundo

y un pétalo de agua que se deshace de risa

que se sabe potente come el agua lo sabe

y que no quiso ser como nosotros

y que es nosotros dondequiera que andamos.

Gracias entonces carne tierna de macho

gracias por darme una patria que es goleadora

allí y aquí, donde soy extranjera.


Wallpaper.com

Paris, lunar y brillante.

2020 – Maria A. Listur


Petali neri per la tua pelle argentina

per il lato obliquo delle cose

per quel dolore che cadeva dai tuoi vaffanculismi

verso la mano tenera che al mondo si regalava

e un petalo d’acqua che si disfà nella risata

che si sa potente quanto l’acqua lo sa

e che non voleva essere come noi

e che è noi ovunque noi ci rechiamo.

Grazie allora, tenera carne di maschio

grazie per avermi dato una patria che è vincitrice

là e qui, dove sono straniera.

Parigi, lunare e brillante.

Black petals for your Argentinean skin
for the oblique side of things
for that pain that would fall from your fuck-yous
towards the soft hand that gave itself to the world
and a water petal that crumbles in the laugh
that it knows to be powerful as much as the water knows
and that didn’t want to be like us
and that it is us everywhere we go.
Thank you then, tender flesh of male
thank you for giving me a homeland that is winner
there and here, where I am foreigner.

Paris, lunar and brilliant.
2020 – Maria A. Listur

A TRA POCO/SEE YOU SOON

Laddove non ero ancora
e tu già c’eri, là t’immagino
avvolta nel tuo blu preferito,
vergine dello sguardo di me
creatura ambulante e unica
inscritta e sospesa tra tuoi Sé
tra te e lui, tra te e il tempo
tra te e ogni addio.

“Hasta siempre” dunque,
ti rivedrò nelle curvature
delle palpebre riflesse allo specchio:
anteriori al mio sguardo
sciolte in generazioni, precise
mai sfaldate dall’abisso dell’eterno
indistruttibili come un colpo
amorevoli, accanite, nostre.

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Montserrat Gudiol, 1933
A mia madre/to my mother, 14 03 1933 – 01 04 2020

Parigi, quando aprile sa di nuovo.
2020 – Maria A. Listur

 

SEE YOU SOON

There where I wasn’t yet
and you were there, there I picture you
wrapped in your favorite blue,
virgin of the glance of me
unique and itinerant creature
inscribed and suspended in yourself
between you and him, between you and the time
between you and each farewell.

Therefore “Hasta siempre”,
I will see you in the arching
of the eyelids reflected in the mirror:
previous to my glance
diluted in generations, precise
never shattered from the abyss of the eternal
indestructible like a blow
loving, stubborn, ours.

Paris, when April tastes like new.
2020 – Maria A. Listur

“L’amore, come la morte, cambia tutto.”/“Love, like death, changes everything.”

Khalil Gibran

Scale intagliate sulla pietra, poi cunicoli dove furono scolpite le celle, e infine, in alto e baciate dal sole, tutte indirizzate verso il fiume, le tombe.
Un cimitero al sole vorrei, da dove rendere disponibile il tutto al becco dolce di chi ha fame.

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Abbaye de Saint-Roman, eremo troglodita/Troglodyte Hermitage V sec. Beaucaire, France

Roma, mentre le immagini riportano l’eterno.

 

“Love, like death, changes everything.”

Khalil Gibran

 

Steps engraved in the stone, then passageways where cells were carved, and in the end, above and kissed by the sun, all pointing at the river, the graves.
A grave yard under the sun I want, from where leaving everything to the beak of those who are hungry.

Rome, while the images bring back the Eternal.

“Qui giace lord Barlington. Scusate se non mi alzo.” (Sulla tomba di un nobiluomo famoso in vita per la sua cortesia)/“Here lies lord Barlington. Excuse me if don’t get up.” (On the gravestone of a nobleman renowned for his politeness)

IMG_8510 copia.JPGIMG_8513 copia.JPGIMG_8512 copia.JPGKazuo Ohno Studio – Giappone – Gabriele del Papa ph

Paris, un passo prima dalla morte dell’estate.
2018 – Maria A. Listur

 

“Here lies lord Barlington. Excuse me if don’t get up.” (On the gravestone of a nobleman renowned for his politeness)

Paris, a step before summer’s death.
2018 – Maria A. Listur

ATTITUDINE/APTITUDE

Come fosti argilla nuova
tra le mani ti riconcilio
da secoli so d’infangarmi,
lo so nel cuore
– prima ancora d’incendiarmi la pelle –
e tuttavia ti raccolgo,
ti riparo; d’oro ti lamino,
strinata ed esaurita terra:
madre, padre, origine, termine…
Amore,
cosa sarei senza questa vocazione
di rappezzare vita
e qualche morte…

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VAQUE D’OR – Kintsugi

Parigi, glaciale e accogliente.
2018 – Maria A. Listur

 

APTITUDE

As you were fresh clay
In my hands I reconcile you
I know that I cover myself in mud since ages,
I know it in the heart
– even before setting my skin on fire –
and nevertheless I pick you up,
I fix you; I laminate you with gold,
burned and exhausted soil:
mother, father, origin, end…
Love,
what would I be without this vocation
of patching life
and some death…

Paris, glacial and cozy.
2018 – Maria A. Listur

“Ogni violenza ha, come fine ultimo, far balbettare la vittima, spezzare la sua sintassi.”/“Each violence has, as the ultimate goal, to make the victim stutter, to break his syntax.”

Armando Gonzalez Torres

-Mi è mancata.
-Chi.
-Lei.
-Mi scusi ma dovrebbe circoscrivere la sua mancanza.
-La sua autostima è talmente bassa da farle credere che la sua assenza non pesi?
-La mia autostima non esiste.
-Mi fa pena.
-A me fa pena chi crede che uno si possa autostimare…
-Comunque, mi sono mancati i nostri dialoghi.
-Non ci saranno più.
-Mi fa proprio ridere! Parla come fosse morta!
-Una parte della mia storia è appena morta, è andata via con chi me l’ha imposta.
-Ha avuto delle perdite?
-Soltanto lei, che non è nella mia pelle, può chiamarle “perdite”…
-Morti?
-Morti.
-Mi dispiace.
-A me no.
-Famiglia?
-Famiglia.
-Molto stretti?
-Sì, violentatori.

Parigi, durante quello che è il mio Natale e il mio Nuovo Anno.
2018 – Maria A. Listur

 

“Each violence has, as the ultimate goal, to make the victim stutter, to break his syntax.”

Armando Gonzalez Torres

-I have missed you, madam.
-Who.
-You.
-Excuse me but you should circumscribe your lost.
-Is your self-esteem so low to make you think that your absence doesn’t count?
-My self-esteem doesn’t exist.
-I feel sorry for you.
-I feel sorry for those who believe that we can esteem ourselves…
-Anyhow, I have missed our conversations.
-There won’t be anymore.
-You make me laugh! You talk like you were dead!
-A part of my story has just died, has gone away with those who imposed it on me.
-Have you suffered losses?
-Only you, who is not in my skin, can call it “losses”…
-Deceased?
-Deceased.
-I am sorry.
-I am not.
-Family?
-Family.
-Very close?
-Yes, abusers.

Paris, during what it is my Christmas and my new year.
2018 – Maria A. Listur

DONO/GIFT

Muore lei,
si solleva dalla sua illusoria realtà
si stacca dai capelli tremolanti dell’ora.
E si porta via l’astio, la solitudine.
Muore finalmente!
Muore con difficoltà!
Dopo lenta agonia decennale… Muore;
e rallegra tutto lo spazio che lei
– la voglia di discutere –
si è permessa di occupare.

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Bianco, dett. – 2009 – Maria A. Listur

Roma, dove il freddo marmo illumina.
2015 – Maria A. Listur

 

GIFT

She dies,
she lifts herself up
from her deluded reality
she pulls off her trembling hairs
of the hour.
And takes away the hatred,
the solitude.
She dies finally!
She dies with struggle!
After slow decennial agony…
She dies
and she delights all the space that
she,
the desire of arguing,
allowed herself
to occupy.

Rome, where the cold marble illuminates.
2015 – Maria A. Listur

RINGRAZIAMENTI MIRATI/FOCUSED THANKS

Trattengo,
come la terra,
unicamente bellezza
pur quando horror vacui,
diventa. Oppure,
passionale impotenza.
Quella della nocciolina finale,
nel vuoto del vetro.
La notte lontana del ridere,
che non sa tacere un addio.
Ciò che davanti alla morte,
storce carezze.
Quella perplessità
abituata ai silenzi,
saldo pellegrinaggio
tra fuochi privi di fiamma.
Trattengo…
Soltanto ciò che non resta.

TIERRAS

TIERRAS – 2015 – Maria A. Listur

Roma, solida bambina di vento.
2015 – Maria A. Listur

 

Focused Thanks

I hold,
like the soil,
only beauty
even when horror vacui,
becomes. Or,
passionate impotence.
That one of the final peanuts,
in the emptiness of the glass jar.
The faraway night of the laughing,
that can not hold back a farewell.
What in front of death,
twists caresses.
That perplexity
accustomed to silences,
steady pilgrimage
among fires without flame.
I hold…
only what it doesn’t remain.

Rome, solid child of wind.
2015 – Maria A. Listur

“Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice.”/“In front of the sea happiness is a simple idea.”

Jean-Claude Izzo

Il ricordo appare comodamente mentre camminiamo, parliamo, osserviamo. (Ricordo il piacere dell’acqua fresca tra le mani nelle mattinate di San Rafael, piccola cittadina a sud di Mendoza, Argentina. L’odore di terra fresca intorno ai fiori, la voglia di giocare a nascondino lì, dove non mi era permesso e appariva irrispettoso. Ricordo anche la voglia di ridere.)
Una costruzione di pietra a gradinata ci stimola la curiosità allontanandoci da evocazioni private e condivise. Chiediamo informazione alle uniche due persone che stanno nei paraggi, una coetanea e un’anziana con gli occhi pronti alle risposte:

-Buongiorno.
-Buongiorno.
-Lei sa quando sono state costruite queste strutture?
-Chiediamo a mia zia… È lei la colta della famiglia… Zia, queste pareti… Sono…
-Ah… Sì… A quelle le chiamarono “Le Scogliere”… Sono del ‘800… Vede? Invece di spianare tutto il colle, crearono dei gradoni per mettere le bare sdraiate.

Ringraziamo, ci voltiamo verso “Le Scogliere”, seguiamo la curva di un mare inesistente, dove al posto dei coralli ci sono le immagini, i nomi, i disegni incastonati. Le date, 1852, 1873, 18…
(Ricordo le distese cimiteriali di un paese che non sa dove sono i suoi morti.)

-“Guida tu, andiamo dove vuoi.” Dico all’ospite nella sicurezza di saper perderci tra le tombe.
-“Io non guido, sono a casa.” Risponde.
-“Ci perdiamo?”

Invece non ci perdiamo.
Camminiamo senza pensieri, fotografiamo racconti della morte e ritorniamo al punto di partenza.
Sembra una strada conosciuta…
Ridiamo, festeggiamo la condivisione dei gusti.
Si torna a casa.

Scrivo, gioco a nascondino con il ricordo.
So di essere Lazzaro, spesso ho nostalgia della mia vera casa.

verano

Fonte sconosciuta/Unknow Source

Roma, Cimitero del Verano, in compagnia erudita. 2014 – Maria A. Listur

 

“In front of the sea happiness is a simple idea.”

Jean-Claude Izzo

The memory appears comfortably while we walk, talk, observe. (I remember the pleasure of the fresh water in the hands in the mornings of San Rafel, small town south of Mendoza, Argentina. The scent of the fresh dirt around the flowers, the desire of playing hide and seek there, where I wasn’t allowed and appeared disrespectful. I also remember the need to laugh.)
A construction of stone in graded depths stimulates our curiosity distancing us from evocations private and shared. We ask for info to the only two persons that are in the area, a contemporary and an elderly woman with the eyes ready to answer:

-Good day.
-Good day.
-Do you know when these structures have been built?
-Let’s ask my aunt… She is the learned woman of the family… Aunty, these walls… Are…
-Ah… Yes… They called those “The Cliffs”… Of the ‘800… See? Instead of razing to the ground the hill, they created some graded depths to put the graves flat.

We thank, turn towards “The Cliffs”, follow the curve of a non-existent sea, where instead of coral there are framed images, names, drawings. The dates, 1852, 1873, 18…
(I remember the stretched graveyards of a country that doesn’t know where its deaths are.)

-“You lead, let’s go wherever you want.” I tell the guest in the safety of knowing how to get lost among the tombs.
-“I don’t lead, I am home.” Replies.
-“Shall we get lost?”

We don’t get lost instead.
We walk with no thoughts, photographing stories of the death and go back to the starting point.
It seems a known road…
we laugh, celebrate the communion of tastes.
We go back home.

I write, play hide and seek with the memory.
I know I am Lazarus, I often have nostalgia of my real home.

Rome, Verano graveyard, in erudite company. 2014 – Maria A. Listur