“La fine del mondo è quando si cessa di aver fiducia.”/“The end of the world is when we stop having faith.”

Madeleine Ouellette-Michalska

In mezzo a un piccolo villaggio nel centro di una città, appena passata l’alba, leggo sotto un albero che minaccia un precoce autunno.
Una donna e una bambina ridono con contagiosa allegria, non evito l’osservazione.
Vanno oltre a me e di scatto la madre si volta e mi parla:
-“Scusi, ho lasciato delle cose a casa, mi può tenere la bambina?”
-“Certo”, rispondo.
La donna dice alla bambina, che sembra avere intorno ai quattro anni:
-“Rimani un attimo con la signora, ho dimenticato il copriletto. Arrivo.”
La bambina la guarda e annuisce con la testa poi guarda me e sorride.
La donna scompare dietro uno degli archi del villaggio.
Io sorrido già da prima quindi, mi trova preparata per la sua imperterrita fiducia.
Ci guardiamo, lei guarda il mio libro, io il piccolo passeggino che afferra a destra con dentro un neonato di gomma asessuato e abbigliato con una mutanda da maschietto in testa.
Io rido mentre lo guardo e lei ride nel vedermi ridere. Le chiedo:
-“Come si chiama?”
-“Non si chiama.”
-“Come mai?”
-“Non si chiama.”
-“Vogliamo chiamarlo?”
-“Non vuole.”
-“Il bebè è una bambina?”
-“No!”
-“Ah… È un bambino!”
-“No!”
Io rido e lei mi segue nella risata, cerco di farle un’altra domanda ma, la sua risata mi contagia ancora tuttavia, ci riesco:
-“Cosa è questo bebè con la mutanda in testa?”
-“Un signore!”
-“Ah! Non è un bebè!”
-“No… Lui è un signore che fa la cacca dalla testa!”
Arriva la madre che si ferma a gustarsi le nostre risate. Poi dice:
-“La ringrazio.”
-“Sono io che ringrazio lei.”
-“Saluta la signora!”
-“Ciao mia amica!” Risponde la bambina che mi ha regalato l’amicizia più breve della mia vita insieme a una sintesi di qualcosa che non saprei “de-scrivere”.

Parigi, quando le mattine sembrano miracoli.
2015 – Maria A. Listur

 

“The end of the world is when we stop having faith.”

Madeleine Ouellette-Michalska

In the middle of a small village in the center of a city, just after dawn, I am reading under a tree that is threatening an early autumn.
A woman and a girl laugh of a contagious happiness, I don’t avoid observing.
They go pass me and suddenly the mother turns and talks to me:
-“Excuse me I have left some things at home could you watch my baby girl?”
-“Sure”, I reply.
The woman says the girl, who seems to be around four years old:
-“Just stay for a moment with the woman, I have forgotten the bed cover. I’ll be back.”
The girl looks at her and nods with the head then she looks at me and smiles.
The woman disappears behind one of the arches of the village.
I smile since before so, she finds me ready for her undismayed faith.
We look at each other, she looks at my book, I at the little carrier that she holds on the right
with inside a plastic sexless newborn and dressed with a male underwear on his head.
I laugh while I am looking at it and she laughs seeing me laughing. I ask her:
-“What’s his name?”
-“He has no name.”
-“How come?”
-“He has no name.”
-“Shall we name him?”
-“He doesn’t want to.”
-“The newborn is a girl?”
-“No!”
-“Ah… Is a boy!”
-“No!”
I laugh and she follows me in the laugh, I try to ask her another question but, her laugh affects me again however, I manage:
-“What is this baby with an underwear on his head?”
-“A mister!”
-“Ah! He is not a baby!”
-“No… He is a mister who poops from his head!”
The mother arrives and she pauses to enjoy our laughs. The she says:
-“I thank you.”
-“I am the one who thanks you.”
-“Say goodbye to the lady!”
-“Ciao my friend!” The girl replies giving me the shortest friendship of my life together with a synthesis that I wouldn’t know how to “de-scribe”.

Paris, when mornings seems miracles.
2015 – Maria A. Listur