“Perché parlare di relazione quando ancora gli incontri sono nient’altro che un’opposizione a qualcos’altro? Perché parliamo di relazione quando ancora non siamo usciti dal meccanismo “sono d’accordo con mamma/sono d’accordo con papà”?”

M° V.N. 

Mia grazia,

non appesantirti coi bambini 

quelli che alla porta della vita rimangono

sospesi nei secoli, o nelle ore del prima

o nel breviario di comodissime emozioni

che sembrano vere 

che la guerra apparecchiano

quella di casa, imparata a tavola

da coloro che da oltre il metro d’altezza 

determinano l’esser famiglia 

oltre natura, oltre qualcosa 

che si permette di essere. 

Cosa?

La famille blanche des Vincent et la noire des Christie.

Parigi, mentre si studia. Grazie M° V.N. 

2020 – Maria A. Listur

 

“Why talking about the relation when the encounters are nothing but an opposition to something else? Why do we talk about relation when we still haven’t come out of the mechanism “I agree with mom/I agree with dad?”
M° V.N.

Dear grace,
don’t get strained with the children
those that remain at the door of life
suspended in the centuries, or in the hours of the before
or in the handbook of very comfortable emotions
that appear to be real
that set for war
the one of home, learned at the table
from those who beyond the meter of height
determinate being a family
beyond nature, beyond something
that allows itself to be.
What?

Paris, while studying. Thank you M° V.N.
2020 – Maria A. Listur

“L’unica confessione sincera è quella che facciamo indirettamente, parlando degli altri.”/“The only sincere confession is the one we make indirectly, talking about others.

Emil Cioran

-Come mai ha smesso di scrivere la domenica?
-Ho smesso di pubblicare sul blog ma continuo a scrivere anche di domenica.
-Stanca?
-Di che cosa?
-Di scrivere.
-No.
-Volevo dire di pubblicare sul blog.
-No.
-Mi dispiace…
-Che cosa?
-Che abbia rinunciato.
-Rinunciato?
-A scrivere! Scusi… Volevo dire sul blog!
-Lei vuole una spiegazione o preferisce continuare a supporre?
-Beh sì… Anche se credo che lei è stanca.
-Mi sembra inutile cercare di spiegarle…
-Di convincermi! Perché io percepisco la ragione!
-Va bene… Voleva chiedermi altro?
-No… Mi spieghi mi spieghi! Anzi, si spieghi!
-Mmm…
-La sto disturbando?
-No. Magari fossero tutti i continenti insieme a chiedersi perché la domenica ho smesso di pubblicare testi sui miei blog!
-Allora lei scrive per avere successo!
-Lei no?
-Io me ne frego del successo!
-Io no. Per niente! E per favore, non dica che questo è legato alla frustrazione delle donne perché si sbaglia…
-Quindi non scrive perché non ha successo?
-No. Vuole che glielo racconti con una barzelletta argentina?
-Mi dica!
-Il Papa…
-Il Santo Padre?
-Il Suo Santo Padre chiede al suo segretario di trovarli una donna con la quale avere un rapporto sessuale. Il segretario domanda se vuole qualcosa di particolare. Il Papa dice che deve avere il seno grossissimo. Il segretario si incuriosisce e domanda come mai ha questa preferenza. Il Papa risponde: Perché mi va!

Parigi, quando la circolarità del tempo s’inchina alla bellezza e anche alla bruttezza.
2017 – Maria A. Listur

 

“The only sincere confession is the one we make indirectly, talking about others.”

Emil Cioran

-How is it that you have stopped writing on Sunday?
-I have stop posting on my blog but I keep on writing Sunday as well.
-Tired?
-Of what?
-Of writing.
-No.
-I meant to say posting on the blog.
-No.
-I m sorry…
-For what?
-That you have renounced.
-Renounced?
-To write! Sorry… I meant to say on the blog!
-Do you want an explanation or you prefer continuing on supposing?
-Well yes… Even though I think you are tired.
-It seems useless to me trying to explain it to you…
-To convince me! Because I can sense the reason!
-All right… Do you wish to ask me something else?
-No… Explain it to me please do! Actually, explain yourself!
-Umm…
-Am I disturbing you?
-No. I wish all the continents together would ask the reason why I have stopped posting texts on my blogs!
-So you do write to have success!
-Don’t you?
-I couldn’t care less about success!
-I do. Absolutely! And please, don’t say that this is related to the women’s frustration because you’d be wrong…
-So you don’t write because you have no success?
-No. Do you want me to tell with an Argentinean joke?
-Tell me!
-The Pope…
-The Holy Father?
-Your Holy Father asks to his secretary to find him a woman to have a sexual intercourse with. The secretary asks if he wants something in particular. The Pope says that she has to have huge breasts. The secretary intrigued asks how come he has this preference. The Pope replies: Because I feel like it!

Paris, when the circularity of time bows to beauty and to ugliness as well.
2017 – Maria A. Listur

La grandezza del vuoto/The Vastness of Emptiness

Lei disse a mio cugino che qualsiasi cosa avesse ascoltato doveva rimanere rinchiuso a casa. Era preoccupata per lui. Volevano soltanto lei, avrebbero fatto un po’ di rumore ma non tanto perché lei non aveva armi, non era parte della lotta armata. Tutto quello di pericoloso che rappresentava si trovava nella sua mente: dubitava, rifletteva, invitava alla riflessione. Era incinta di tre mesi.

Ho dieci anni, mi piace uscire da casa e andare da sola a scuola. Me lo proibiscono. L’altro giorno, le monache mi hanno nascosta dicendomi che sarebbe venuta la mia mamma a prendermi dentro la scuola, non potevo uscire. La mamma ha paura di qualcosa. La sento piangere con le amiche e portare via da casa un sacco di libri. Viaggiamo molto, tutti i fine settimana andiamo a trovare papà che non vive nella stessa città nostra. Con la bicicletta posso passeggiare soltanto dentro il nostro parco. Quando non torno nei tempi che mi ha detto la mamma, lei si arrabbia e qualche volta me le suona.
La mia mamma ha paura e piange, crede che non la vedo ma io l’ho vista inginocchiata per ore di fronte al telefono e un giorno l’ho ascoltata dire “no no no non è possibile” e rimanere sdraiata per terra tutta la notte. Lei non lo sa ma io l’ho vista. Sì, la mia mamma non è più la stessa. Ma io ho capito, lei è così da quando Susana è partita e non si sa quando torna. Susana è la nostra cugina grande, quella bellissima che parla, discute e litiga con papà e gli zii. Quella che quando si mette a ballare con noi piccini, i grandi la guardano con ammirazione e ripetono “è brillante, è brillante ma… !”. Dicono che prima dell’anno prossimo avrò un cuginetto come lei.

-In questi giorni vengono a prendermi. Lo so. Ora non lo dire a nessuno. Quando non ci sarò potrai dirlo alla mamma. In ogni gesto che ho fatto sapevo a cosa andavo incontro. Disse a mia zia molti giorni prima di “desaparecer”.
La portarono via senza troppo rumore. Nel corridoio, che separava la sua casa da quella di mio cugino, rimase l’eco dei suoi passi andando via.
Dopo alcuni anni, mentre lui mi portava all’aeroporto dove mi veniva a prendere nell’infanzia, gli chiesi se c’erano notizie di nostra cugina o del bambino. Mi rispose semplicemente “no”. Cadde un silenzio che durò anni e stavamo già arrivando a un nuovo addio. Tutti e due siamo caduti nel corridoio dell’impotenza, sentivamo i nostri passi percorrerlo sapendo di non poter tornare indietro per abbracciarla ancora, obbligarla a nascondersi, a scappare, un’ultima danza. Mentre lo abbracciavo mi sentii di nuovo come allora, piccina, nelle mani d’un destino che ci lasciava perplessi. Lui mi augurò buon viaggio e mi disse all’orecchio:
-Ti ricordi di Antonio Porchia? Diceva che “La vita incomincia a morire da dove è più vita…”
Non smetterò mai di cercare.

Roma, Solstizio d’estate, 2010 – Maria A. Listur

The Vastness of Emptiness

She said to my cousin that whatever he would have listen he had to stay put in the house. She was worried about him. They only wanted her, they would have made some mess but not so much because she didn’t have any weapon in the house, she wasn’t in the armed fighting. The only dangerous thing that she had was in her mind: She doubted, thought, led to reflection. She was three months pregnant.

I am ten years old; I like to get out of the house and to go to school alone. They prohibit me from doing that. The other day the nuns have hidden me telling me that mom would have come inside the school to get me, I couldn’t go out. Mom is afraid of something I can hear her crying with her friends and taking a lot of books away from the house. We travel a lot, all weekends we go visit dad who doesn’t live in our same town. I can only go around with my bike in our garden. When I don’t come back on time that mom has told me, she gets very upset and sometimes hits me.
My mom is scared and she cries, she thinks that I don’t see her but I did, kneeled for hours on the phone and one day I heard her saying: “no no no it’s not possible! And remained lying on the floor for the whole night. She doesn’t know but I saw her. Yes, my mom is not the same. But I got it, she has been like that since Susana left and it’s not known when she will be back. Susana is our biggest cousin, the most beautiful one who talks, discuss and argues with dad and the uncles. The same one who when she danced with us little, the grownups look at her with admiration and repeat: “she is brilliant, very much so but…!” They have told me that before next year I will have a little cousin just like her.

-One of these days they’ll come to get me. I know. Don’t say it to anyone now. When I won’t be here you can tell it to mom. In every gesture that I made I knew what I was going to cause. She said to my aunt many days before “desaparecer”.
They took her away without making too much confusion. In the corridor, which separated her house from my cousin’s house, the echo of her footsteps going away remained.
Some years later, while he was taking me to the airport where he used to come to pick me up in my childhood, I asked him if there was any news about our cousin or about the child. He simply answered “no”. A silence dropped and lasted years and we were already getting to another farewell. Both of us fell on the corridor of impotence, we could hear our footsteps going through it knowing we couldn’t go back to hug her again, to force her to hide, to run, a last dance. While hugging him I felt again like then, a girl, in the hands of a destiny that was leaving us puzzled. He wished me to have a good trip and whispered in my hear:
-Do you remember Antonio Porchia? He used to say, “Life begins to die where it is mostly alive…”
I will never stop searching.

Rome, Summer Solstice, 2010 – Maria A. Listur