“Senza umiltà e coraggio non esiste l’amore.”/“Without humility and bravery love doesn’t exist.”

Zygmunt Bauman

-Prima di parlare di massimi sistemi vorrei riuscire a svegliarmi senza questo senso di sconfitta!
-Non mi hai lasciato finire…
-Hai finito.
-Non ho finito.
-Hai detto “Amare è non dover scegliere.”
-Sì ma non mi hai lasciato finire la frase.
-Dopo “dover scegliere”, io ho sentito un punto!
-Ti chiedo scusa se mi sono espressa male a livello sonoro tuttavia non credo di aver posto un punto, né di aver respirato, né di aver concl…
-Finisci la frase!
-“… tra aspetti costruttivi della vita.”
-Mm.
-Io sto parlando di rapporti. Tu stai parlando di stati d’animo?
-Di tutti e due, in relazione! Come fai ad amare se non hai voglia di alzarti dal letto?
-Ti sei mai chiesto se non hai bisogno di riposare?
-E se vedere gli altri ti disturba?
-Per caso hai bisogno di una pausa?
-E in tutto questo io dovrei amare senza scegliere tra andare al mare o al cinema? Perché ti posso assicurare che sono due aspetti molto costruttivi della mia vita!
-E se non accumulassi delle attività gratificanti durante lo stesso giorno?
-Quindi, starei “scegliendo” di spalmare le cose che amo durante una settimana!
-Tento di utilizzare la parola “aspetto” secondo il suo significato linguistico: un tra che non è né tempo né azione… Un “non formulato”.
-Torniamo a quello che m’interessa: dove metto il senso di sconfitta?
-E se provassi a separarti dall’idea della vittoria?

Parigi, osservando la Senna mentre ingrassa e spaventa tuttavia, si sorride. 2016 – Maria A. Listur

 

“Without humility and bravery love doesn’t exist.”

Zygmunt Bauman

-Before talking about chief systems I’d just like to wake up without this sense of defeat!
-You didn’t let me finish…
-You did finish.
-I did not.
-You said “Loving is not having to choose.”
-Yes but you didn’t let me finish the sentence.
-After “having to choose”, I heard a full stop!
-I am really sorry if I have expressed badly myself at a sound level however I don’t think I have either placed a full stop there, or breathed, or concl…
-Finish the sentence!
-“… among constructive aspects of life.”
-Mm.
-I am talking about relationships. You are talking about states of mind?
-About both, it is related! How can you love if you have no will to get up?
-Have you ever ask yourself if you might need to rest?
-And if seeing others bothers you?
-Do you need a break maybe?
-And in all this I should love without choosing between going to the sea or to the movie? Because I can assure you that those are very constructive aspects of my life!
-And what if you wouldn’t accumulate gratifying activities during the same day?
-So, I would be “choosing” to spread the things I love through a week!
-I am trying to use the word “aspect” according to its linguistic meaning: a something that is neither time nor action… A “not formulated”.
-Let’s go back to what interests me: where do I put the sense of defeat?
-And what if you try to separate yourself from the idea of victory?

Paris, observing the Seine while it fattens and frightens however, smiles at itself. 2016 – Maria A. Listur

Esercitazioni/Excercises

Un’esistenza loquace di ogni bene.
Anni di sguardi liberi di ogni male.
In infinito accordo, canti e parole.
Gesto, umidità e tocco, senza passati.
Tavole imbandite per un chicco di grano.
Rimembranze e gioia di presenti salvi.
Unità soddisfatta, in ogni frammento.
Solitudine corale, in sintonia con l’altro.

Costruzione-I

Costruzione I – 2014 – Maria A. Listur

Roma, quando il freddo scolpisce l’aria.
2014 – Maria A. Listur

 

Excercises

A loquacious existence of every good deed.
Years of glances free of every evil.
In infinite accord, chants and words.
Gesture, humidity and touch, without pasts.
Tables abundantly set for a grain of rice.
Remembrances and joy of preserved presents.
Satisfied unity, in each fragment.
Choral solitude, in harmony with the other.

Rome, when the cold chisels the air.
2014 – Maria A. Listur

Una parola/A Word

Guarda
svegliando il ricordo:
dei vuoti calici nella cristalliera,
dei capotti che attendono l’inverno,
del tavolo quando non si condivide,
della polvere nella casa abbandonata,
delle pareti insonore dell’assenza,
dei tubi d’ogni acqua rinsecchita,
delle tele in attesa di colori,
del fango aspettante della forma.
E
come se sapesse ciò che sveglia
nell’asciugare le parole negli occhi
sorride articolando:
Vai!

Fertile-I

Fertile I/9 – 2014 – Maria A. Listur

Roma, dove il cuore si moltiplica.
2014 – Maria A. Listur

 

A Word

It looks at me awakening me to the memory:
of the chalices ready in the glassware,
of the coats that await the winter,
of the table when it is not shared,
of the dust in the abandoned house,
of that side of the bed always empty,
of the walls dull of the absence,
of the pipes of each dried water,
of the canvas waiting for the colors,
of the mud waiting for the shape.
And as it would know what it is able to awake
while wiping the eyes smiling; it says:
Go!

Rome, where the heart multiply itself.
2014 – Maria A. Listur

Lusinga/Flattery

Analfabeta quanto tiranna
Stolta, gratuita, più che megera
Incendiaria di ogni parola
Sembra scaltra e perspicace
Indigente e raccapricciante
Olocausto certo delle chimere
Sopruso velato di consonanza.

Invento un fuoco ogni mattina
Fatto di specchi a labirinto
Ove guardare ancor più dentro
In cui riflettere il mio bisogno
Mi svela lui come bruciarla
Senza pietà né compassione
Arde di me in ogni tramonto.

Taglio-II

Taglio II – 2014 – Maria A. Listur

Roma, chiaramente unica.
2014 – Maria A. Listur

 

Flattery

Analphabet as much as tyrannical
Idiotic, gratuitous, more than harpy
Arsonist of each word
It seems shrewd and perceptive
Indigent and horrific
Certain holocaust of the chimeras
Tyranny coated of consonance.

I invent every morning a fire
Made of mirrors like a labyrinth
Where I can see even deeper
In which I reflect my necessity
He shows me how to burn it
With no mercy and no compassion
He is consumed with me in every sundown.

Rome, clearly unique.
2014 – Maria A. Listur

“Il linguaggio non ha che il nostro corpo per ripararsi.”/“The language has nothing but our body to take cover.”

Pascal Quignard

La frescura del vuoto interrompe la calura dell’isola. Mi rinfresca l’assenza di persone. I quadri a terra sembrano immensi ma sono soltanto grandi; quelli sospesi al tetto sembrano dei fogli impiccati. Mi addentro nello spazio e confermo di essere sola, giro l’angolo verso l’altra ala e anche lì, nessuno. Guardo verso il soffitto e noto le volte. Magnifiche. Mi lascio tentare dall’aria, canto. Vocalizzo senza parole e nel momento in cui sento tornare a me l’aria sonora, un altro strumento incomincia ad accompagnare i miei rivoli. Non so da dove proviene. E non m’importa, non voglio muovermi, sono nel centro del mondo, riparata, baciata dall’aria. Andiamo avanti mentre dei passi entrano nella musica e poi qualche voce che ha bisogno di dare significato all’innominabile. Chiudo gli occhi e continuiamo nella mancanza totale di conoscenza. Il tempo passa, qualcuno dice:

-“Dovreste farlo più spesso.”

Apro gli occhi e non so se cercare la voce che parla o lo strumento che mi ha cullato. Ripete:

-“Dovreste farlo più spesso…”

Un uomo infinitamente alto esce da dietro una delle colonne che separano le sale, sorride. Sorrido anch’io. Colui che parla, non desiste:

-“Dovreste farlo più spesso…”

Il gigante di vento guarda L’uomo che parla e dice:

-“Scusa non parlo italiano.”

L’Uomo che parla insiste, sillabando la frase.
Il gigante di vento lo guarda come fanno i bambini ma, dall’alto.
Io guardo certa di non avere parole.
Il silenzio si fa infinito.
Tutti e tre ci guardiamo a lungo, in un luogo ibrido quanto le frontiere.
Lì, rimaniamo.
Dopo un po’, ognuno si volta, riprende la propria strada, i propri silenzi.
Partiamo.

Sardegna, sollevata nell’assenza di parola. 2014 – Maria A. Listur

 

“The language has nothing but our body to take cover.”

Pascal Quignard

The chill of the emptiness interrupts the heat of the island. It refreshes me the absence of people. The painting on the ground seems immense but they are just big; those one hanging from the roof seems some hanged sheets. I penetrate the space and confirm that I am alone, I turn the corner towards the other wing and there as well, nobody. I look towards the ceiling and notice the vaults. Magnificent. I let myself being tempted by the air, I sing. I vocalize without words and in the moment in which I feel the air coming at me the sonorous air, another instrument starts accompanying my little streams. I don’t know where it comes from. And I don’t care, I don’t want to move, I am in the center of the world, protected, kissed by the air. We go on while steps enter in to the music and then some voice that needs to give significance to the unnamable. I close my eyes and we continue in the in the total lack of knowledge. Time goes by, someone says:

-“You should do it more often.”

I open my eyes and I don’t know if I should look the voice that is talking or the instrument that has cuddled me. It repeats:

-“You should do it more often…”

An infinitely tall man comes out form behind one of the columns that separates the hall, smiling. I smile as well. The man who is talking, doesn’t desist:

-“You should do it more often…”

The giant of glass looks at The talking man and says:

-“Sorry I don’t speak Italian.”

The talking man insists, spelling the words.
The giant of glass looks at him as children do but, from above.
I look certain of not having the words.
The silence becomes infinite.
The three of us look at each other, in place as hybrid as the borders.
There, we stay.
After a while, everyone turns, goes back to its own way, its own silences.
We depart.

Sardinia, lifted in the absence of word. 2014 – Maria A. Listur

“Esiste un solo vero lusso, ed è quello dei rapporti umani.”/“There is only one real luxury, and it is the one regarding human relations.”

Antoine de Saint-Exupéry

-Vorrei farle un’intervista.
-Vuole sentirsi raccontare come si fa a diventare un ibrido?
-No… Mi sveglia la curiosità.
-Allora possiamo lasciarci qui.
-Avrei timore di essere un po’ diretto…
-Lo sia.
-E se lei si offende?
-Non mi posso offendere. Non credo ci sia niente di personale. Sbaglio?
-Sbaglia.
-Vizio da giornalista?
-Non sono un giornalista, sono uno storico dell’arte.
-Un “giornalista del passato”. Le piace se lo dico così?
-Le piace essere intervistata?
-Ovvio! Narciso brilla nelle mie pupille! Il mio ego si rigonfia di chantilly! Sono una sconosciuta!
-Sta recitando?
-No!
-Non mi è sembrata così espansiva.
-Quando?
-Quando ci hanno presentato.
-Stavamo tra tante persone.
-Mi ha trattato come se fossi un bambino.
-Io tratto tutto il mondo come se fossero dei bambini.
-Io non lo sono.
-Questo è quello che lei sente ma, io sento altro. Ovunque vedo bambini, come dice Christian Bobin…
-Cosa dice?
-Non ricordo l’inizio della frase: “… (…) non c’è traccia di un solo adulto. Di bambini imbronciati, sì, molti. Di bambini tristi che lavorano, guadagnano denaro, spendono il loro tempo, la loro forza. Ma di adulti, niente, nessuna traccia.”
-Un problema non da poco… Non crede?
-Perché?
-Perché non è reale!
-Ah! Che bella parola!
-Reale?
-No. Il “perché”. Lei sta argomentando…
-Lo fa anche lei definendoci “bambini”.
-Ma il mio sentire non è un’argomentazione, non ha un “perché” un “per cui” un “in modo che”…
-Non sa dire perché succede?
-Se vuole forzare un “perché”, è perché io sono infantile, nel senso che, so giocare.

Roma, quando le labbra sanno di cioccolata, altrui. 2014 – Maria A. Listur

 

“There is only one real luxury, and it is the one regarding human relations.”

Antoine de Saint-Exupéry

-I would like to interview you.
-Do you want me to tell you how can one become a hybrid?
-No… You just wake my curiosity.
-Then we can end it here.
-I would be afraid of being a bit straightforward…
-Be so.
-And if you get offended?
-I won’t get offended. I don’t think there be anything personal. Am I wrong?
-You are.
-Reporter’s habit?
-I am not a reporter, I am an art historian.
-A “reporter of the past”. Do you like if say it like that?
-Do you like being interviewed?
-Of course! Narcissus sparks from my pupils! My ego plumps with Chantilly! I am a no one!
-Are you acting?
-No!
-You didn’t seem so expansive.
-When?
-When they introduced us.
-We were among many people.
-You treated me as I was a child.
-I treat everyone as they were children.
-I am not.
-This is what you feel but, I feel something else. Everywhere I see children, as Christian Bobin says…
-What does he say?
-I don’t remember the beginning of the sentence: “… (…) there is no trace of a single adult. Of crossed children, yes, many. Of sad children who work, earn money, spend their time, their strength. But of adults, nothing, no trace.”
-Not a small problem… Don’t you believe?
-Why?
-Because it is not real!
-Ah! What a nice word!
-Real?
-No. The “reason”. You are arguing…
-You do the same defining us as “children”.
-But my feeling is not an argument, it doesn’t have a “reason” a “therefore” a “in a way that”…
-You can’t say why it happens?
-If you want to force a “reason”, it is because I am childish, in the sense that, I know how to play.

Rome, when lips taste like chocolate, someone else’s. 2014 – Maria A. Listur