“Il sentimento di un legame comune senza un’esperienza comune si manifesta innanzitutto perché gli uomini hanno paura della partecipazione, paura dei pericoli e delle sfide che comporta, paura del dolore che infligge.”/“The feeling of a common bond without a common experience manifest itself above all because men are afraid of participation, afraid of the dangers and the challenges that it implies, afraid of the pain that it provokes.”

Zygmunt Bauman

Suona un’allarme sconosciuto, inaspettato; mi alzo di scatto, non più protetta dall’acqua tiepida della jacuzzi esterna di un “parco per giochi d’acqua” dove sono immersa. Mi levo gli occhiali da sole (come se non mi permettessero di vedere quel che sta succedendo, come se si trattasse di vedere…) e mentre sto per dare il primo passo verso l’uscita sono interrotta dalla voce canterina di un adolescente all’angolo della piscina:
-Signora! Non si spaventi! Non è per lei.
Mi volto, mi abbaglia il colpo del sole riflesso sui denti bianchissimi in contrasto con la pelle color chicchi di caffè, mi tranquillizza il cogliere lui e un suo coetaneo che fanno dei commenti ridanciani in una lingua che non conosco, sembra cantare a suon di percussioni. Mi risiedo tra onde finte, azzardo:
-E per chi suona?
Il più rotondo risponde ridendo:
-Tranquilla che non è neanche per noi!
Sorrido. Lui ride. Si sposta verso il mio angolo, incomincia a parlarmi nella sua lingua, senza interruzioni. Il compagno rimasto all’angolo ride di gusto. Decido di guardarlo senza proferire una parola, riesco a sentire quello che stiamo condividendo e che a me non fa ridere. Mentre parla, le bolle dell’acqua lo portano verso me, con il piede destro sfiora il mio piede sinistro; al tocco sembra che la sua voce riesce a toccare un limite, e come se a toccarmi fossero stati tutti e due, il compagno lontano alza la voce e il mio vicino rotondo si allontana dicendo:
-Signora scusi, scherzavo…
Sorrido, lo guardo, abbasso la testa, mi rinfilo gli occhiali. Il compagno lontano lo accoglie nel loro spazio in un modo che riesco a capire di rimprovero. Non ridono più.
Guardo il cielo, mi sposto verso la parte d’ombra. Ora, tra la mia zona e la loro c’è un muro basso che crea una separazione tuttavia, siamo più vicini di prima. L’altro ragazzo, meno tondo, mi guarda, sorride teso e chiede:
-Signora, ha paura?
-Sì. Rispondo senza indugiare.
-Non si preoccupi… Venga… Ci spostiamo… Non c’è bisogno… Veramente… Venga.
-Ho paura di bruciarmi col sole.
-Ah! Scusi… Pensavo che…
-Dovreste avere paura anche voi… Volete della crema?
Ricominciano a ridere e a commentare tra loro poi, si alzano e prima d’uscire si avvicinano, tentano di salutarmi come fanno alcuni giovani, con gesti delle mani che eseguo lentamente. Ridono, si riguardano, ridono ancora, escono. Commentano scuotendo la testa:
-La crema… Ahhh la crema…
-No… Attention au soleil!

Parigi, sotto un sole che riunisce. 2017 – Maria A. Listur

 

“The feeling of a common bond without a common experience manifest itself above all because men are afraid of participation, afraid of the dangers and the challenges that it implies, afraid of the pain that it provokes.”

Zygmunt Bauman

An alarm goes off unidentified, unexpected; I jumped on my feet, not protected anymore by the warm water of the external Jacuzzi of a “water playground” where I am plunging in. I take my sunglasses off (as those wouldn’t allow me to see what is happening as if it was all about seeing…) and while I am about to take my first step toward the exit I am interrupted by the chanting voice of an adolescent at the corner of the swimming pool:
-Madam! Don’t be afraid! It is not for you.
I turn around, I am blinded by the sun reflecting on the white teeth in contrast with the coffee seeds color skin, it relaxes me the fact that he and his friend are making some funny comments in a language I don’t know, it seems like singing to the sound of percussions. I sit back again among fake waves, I risk:
-And who is it ringing for?
The rounder one replies:
-Relax it’s not because of us either!
I smile. He laughs. He moves toward my corner, starts to talk to me in his language, with no pauses. His friend who remained in the corner is laughing heartily. I decide to look at him without saying a word, I can feel what we are sharing and that is not making me laugh. While he is talking, the water bubbles carry him near me, with his right foot he lightly touches my left foot; at the touch it seems that his voice is able to touch a limit, it’s like if both of them have touched me, the friend on the other side raises his voice and my rounder neighbor goes away saying:
-Sorry madam, I was fooling around…
I smile, look at him, lower my head, put back the sunglasses on. The other friend welcomes him in their space in a manner that I am able to understand is a reproach. They aren’t laughing anymore.
I look at the sky, move towards the shadows. Now, between my area and theirs, there is a low wall that creates a separation however, we are closer than before. The other boy, less rounded, looks at me, smiles tensely and asks:
-Madam, are you afraid?
-Yes. I reply without delay.
-Don’t worry… Come… We are moving… There is no reason… Really… Come.
-I am afraid to burn myself in the sun.
-Ah! Sorry… I thought that…
-You too should be afraid… Do you want some cream?
They start laughing again and commenting on them then, they stand up before going and they come closer, try to greet me as some youngster do, with some hand gesture that I execute slowly. They laugh, look at each other, laugh some more, leave. They comment shaking their heads:
-The cream… Ahhh the cream…
-No… The sun… Attention au soleil! (Beware of the sun!)

Paris, under a sun that reunites. 2017 – Maria A. Listur

“La sostanza sta nelle sfumature.”/“The essence is in the undertones.”

Alessandro Morandotti

Se le vedessero dall’alto,
per esempio da un secondo piano,
non si sarebbe in grado di comprendere le età…
A qualche metro e lateralmente,
si vede che una è più giovane.
La più giovane trema.
La più anziana è immobile.
Ascolta.
La sofferenza può essere insopportabile
a qualsiasi età
tuttavia durante la giovinezza
sembra inappropriata… Distopica!
La giovane racconta una perdita.
(Colgo un nome maschile)
La più anziana è immobile.
La giovane soffre tanto da non poter piangere.
(Ascolto non per curiosità ma,
per vocazione)
La giovane contorce il viso senza lacrime,
appare corrosa da un male nuovo.
La sofferenza sembra più nuova
dentro una pelle nuova!
La più anziana ci sorprende con un abbraccio.
(Non capisco in quale momento
si sia inclinata verso la giovane.
Di colpo l’ha stretta a sé)
La ragazza non abbandona il dolore.
La più anziana le carezza la schiena.
La giovane piange.
La più anziana dice:
-“Non avrei mai immaginato di vederti soffrire così tanto…”
La giovane risponde in lacrime:
-“Neanche io.”
Si separano.
La più anziana traspare.
La più giovane torna bambina.

Roma, si può partecipare silenziosamente.

2014 – Maria A. Listur

 

“The essence is in the undertones.”

Alessandro Morandotti

If they would see them from above,
for example from a second floor,
no one would be able to understand their age…
Some meter apart and on the side,
it can be seen that one is younger.
The youngest one shivers.
The eldest one is motionless.
Listens.
The pain can be unbearable
at any age
although in youth
seems inappropriate… Distopic!
The young one tells about a loss.
(I catch a male name)
The eldest one is motionless.
The young one suffers so much that she cannot cry.
(I listen not out of curiosity but,
for vocation)
The young one deforms her face without tears,
it appears corroded by a new sickness.
The pain seems newer
inside a fresh skin!
The eldest one surprises us with an embrace.
(I don’t understand in which moment
she has leaned towards the young one.
Suddenly she held her close)
The girl doesn’t leave the pain.
The eldest one caresses her back.
The young one cries.
The eldest one says:
-“I would have never imagine to see you suffering so much…”
The young one replies in tears:
-“Neither would I.”
They part.
The eldest one shine through.
The youngest one returns child.

Rome, it’s possible to participate quietly.

2014 – Maria A. Listur