PARENTESI/PARENTHESIS

Nei palinsesti delle scelte
quella della poesia alletta,
in salvaguardia non dagli altri
quanto dalla voracità dei passati
(sempre bisognosi del presente),
e dalla famelicità dei futuri
(sempre lì a tentare seduzioni)…
Si raccoglie poesia ovunque
scremando dal tempo
il tuo sguardo, la tua voce,
e quella tua mano che sa andare.

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2002, Chiara/‘kyara, nel tempo dell’Italia di Dino Verga/ in the time of the Italy of Dino Verga

Parigi, sotto una freschezza già preterita.
2020 – Maria A. Listur

PARENTHESIS

In the palimpsest of the choices
the one of the poems entices,
not in the safeguard from the others
rather than from the voracity of the pasts
(always in need of the present),
and of the craving of the futures
(always there attempting seductions) …
Poetry is gathered everywhere
skimming from time
your glance, your voice,
and that hand of yours that knows how to go.

Paris, under a bygone freshness.
2020 – Maria A. Listur

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MISTERI/MISTERIES

Anche quando tutte le foglie
si staccano vogliose dall’albero
rimane del precipitare la linea invisibile.
Sembra indolore l’onore di guardare dall’alto ogni piccolo albero,
sembra possibile svelare dal basso
l’irraggiungibile, l’eterno, l’ancestro.

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En attendant Godot/Waiting for Godot, 2018 – Paris
Grés Cendres Feu

Paris, sotto la grandine. 2019 – Maria A. Listur

 

MISTERIES

Even when all the leaves
detach willingly from the tree
an invisible line of the falling remains.
It seems pain free the honour to watch from above every little tree,
it seems possible to unveil from below
the unreachable, the eternal, the ancestral.

Paris, under the hailstorm. 2019 – Maria A. Listur

RISPOSTA/ANSWER

Ci sono richiami e voci, da dentro
e anche da fuori
… e ci sono risposte, silenzi;
in ogni caso meraviglie,
lacerazioni,
assenze.
E poi, passati remoti –
e questi
a casa mia,
tornano sempre da dentro le mani.

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Ouverture – Gres 2018

Parigi, 2018 – Quando si scopre la frutta nella terra.

 

ANSWER

There are calls and voices, from inside
and even from outside
… and there are answers, silences;
in any case wonders,
lacerations,
absences.
And then, remote pasts –
and these
in my place,
always come back from within the hands.

Paris, 2018 – When fruit is discovered in the dirt.

“Il passato non è mai là dove l’abbiamo lasciato.”/“The past is never there where we have left it.”

Katherine Anne Porter

Sto uscendo dal piccolo parco sulla Rue de Babylone a Parigi, durante un crepuscolo che sembra un’alba: il giorno appare pronto ad esplodere piuttosto che vicino al sonno. Alla fine del vialetto che percorro e sotto la pergola ingrassata dalla vite c’è una panca verde, sulla panca siede una bambina sui sette anni che mi guarda. La bambina indossa un vestito di merletto color panna, calzettine bianche dentro scarpette color cipria, i capelli hanno i colori dei diversi tipi di miele – dal più chiaro al più scuro, gli occhi verdi sono profondi, il sorriso dei denti storti è appena accennato, tuttavia dolcissimo; le sorrido anch’io. Volto a destra sotto il pergolato, verso l’uscita, faccio quindici passi e mezzo domandandomi: “Cosa fa, questa bambina, completamente sola nel parco deserto?” Il sedicesimo passo lo compio in direzione opposta all’uscita, torno indietro, la raggiungo. Lei alza il viso verso me come se mi stesse aspettando. La saluto: “Buonasera.”, lei risponde: “Buonasera signora.”. Chiedo: “Tutto bene?”. Lei sorride ancora più dolcemente, risponde: “Sì signora, tutto bene.” e devolve gentilmente: “E lei?”. Sorrido senza sorpresa, lei mi risulta familiare, rispondo: “Tutto bene grazie.”. È talmente centrata e serena nella sua solitudine che non resta che andarsene. Prima di ripartire rilancio: “Hai bisogno di qualcosa?”. Lei prima nega con un gesto della testa e poi aggiunge con una soave voce: “No signora, grazie, non ho bisogno di niente. E lei? Lei ha bisogno di qualcosa?” Rispondo anch’io, prima con la testa, e poi dico: “No grazie…”. “Prego”, dice lei chinando la testa verso destra e mantenendo immobile il suo sorriso dai denti storti.
Mi volto lentamente verso l’uscita e torno a casa.

Mentre cade violacea la notte, penso alla bambina che mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa. A come me l’ha chiesto, al riflesso del mio sguardo nei suoi occhi profondi, alla forza dell’infanzia, alla pergola ingrassata dalla vite che come fosse un trono di smeraldi al sole ha accolto un angelo a misura della mia vera età.

Parigi, nel parco che fu delle monache. 2016 – Maria A. Listur

 

“The past is never there where we have left it.”

Katherine Anne Porter

I am leaving the little park on Rue de Babylone in Paris, during a sundown that seems like a sunrise: the day appears more ready to explode than to go toward sleep. At the end of the walkway that I am walking and under the arbor plumped by the vine there is a green bench, on the green bench a girl about seven years old is sitting and watching me. The girl is wearing a lace dress in a light cream color, white sox inside of light dusty pink little shoes, the hair have the color of the different types of honey, from the lighter one to the darker one, the green eyes are profound, the smile of the crooked teeth is hinted, though is very sweet; I smile back to her. I turn right under the arbor, towards the exit, I walk fifteen steps and a half asking myself: “What is this girl doing all alone in this deserted park?” I make my sixteenth step in the opposite direction to the exit, I am going back, I reach her. She raises her face toward me as she was waiting. I greet her: “Good evening”, she replies: “Good evening madam.”. I ask: “Is everything all right?”. She smiles even more sweetly, replies: “Yes madam, everything is all right.” and gently replies: “And you?”. I smile without being surprised, she seems familiar, I reply: “Everything is all right thank you.”. She is so centered and serene in her solitude that there is nothing left but to leave. Before leaving I try again: “Do you need anything”. She first denies with a motion of her head and she adds with an exquisite voice: “No madam, thank you, I don’t need anything. And you? Do you need anything?” I reply as well, first with my head, and then I say: “No thank you…”. “You are welcome”, she says bowing her head toward the right and keeping motionless her crooked teeth smile.
I turn around toward the exit and go home.

While the purplish night falls, I think about the girl that asked me if I needed anything. On how she asked it, at the reflex of my glance inside those deep eyes, at the strength of the childhood, at the arbor plumped by the vine as if it was a throne of emeralds in the sun that it has hosted an angel in the measure of my true age.

Paris, in the park that was of the nuns. 2016 – Maria A. Listur

“Il passato è la sola realtà umana. Tutto ciò che è, è passato.”/“Past is the only human reality. All that is, is past.”

Anatole France

-Ti prego di smetterla!
-Tu non hai capito niente della vita! Molto attenta a tutto ma degli uomini non capisci niente!
-Puoi esserne sicura… Ora sei con me o vuoi andare all’altro tavolo?
-Tra te e lui… Scelgo lui! Scherzo. Non vedi che se n’è accorto e gli piace essere guardato?
-Non gli piace! È abituato… Tutto qui! Smetti immediatamente!
-Oh! Ma che problemi hai?
-Nessuno. Ti chiedo soltanto di concentrarti sulla nostra conversazione.
-Posso farlo mentre lo guardo.
-Scusa ma non ci riesco… Mi dispiace. Vuoi che vada via?
-No no no… Scusa, ho creduto volessi divertirti… Non ti conosco… Spero tu non pensi male ma…
-Scusa anche tu ma, trovo imbarazzanti certi atteggiamenti e non sono capace di condividere…
-Ah… Ho capito… Ti senti vecchia!
-Vecchia?
-Sì. Ti senti che non hai il diritto di conquistare uno sconosciuto.
-Allora… Sono nata vecchia… Non so cosa sia la conquista… Non mi piace.
-Tra i giovani è semplicissimo!
-Appunto.
-E io me ne infischio de l’età e lo faccio come se avessi…
-Io non l’ho fatto neanche da giovane… Non rientra tra le mie forme comportamentali, tutto qui. Non ti conosco e ho accettato fino a quando mi è stato possibile… Nella tua modalità, io non mi diverto.
-Posso farti una domanda molto intima?
-Certo. Quello che vuoi… Più intimo di mostrarti i miei limiti?
-Sì, più intimo.
-Avanti.
-Sei razzista?
-Anche quando crediamo di non esserlo… spesso lo siamo. Perché lo chiedi?
-Perché colui che guardo e voglio portarmi a letto è nero… Tutto qui, come dici tu…
-No, da quel punto di vista, non sono razzista.
-Vedi che ora è lui che mi guarda? Gli piace! Te lo dico io! Se tu non fossi…
-Ti risparmio la perdita… Vado.
-Ora guarda anche te! Chissà le fantasie! Ti prego! Guardalo una sola volta!
-Meglio vado. Domani mi alzo molto presto.
-Tutte scuse per non incontrare l’uomo della tua vita!
-L’uomo nero della mia vita l’ho già incontrato.
-No! Dov’è?
-Nell’album dedicato a gli uomini della mia vita. Non sono razzista.

Quando il candore rende ore al sonno. 2016 – Maria A. Listur

 

“Past is the only human reality. All that is, is past.”

Anatole France

-I beg you to stop it!
-You have never understood anything about life! Very careful about everything but you don’t understand anything about men!
-You can be sure of it… Now are you with me or do you want to sit at another table?
-Between you and him… I choose him! It’s a joke. Can’t you see he realized it and he likes to be looked at?
-He doesn’t like it! He is used to it… That’s all! Stop it immediately!
-Oh! What is your problem?
-None. I just want you to concentrate on our conversation.
-I can do it while watching him.
-I am sorry but I can’t… I am sorry. Do you want me to leave?
-No no no… Sorry, I thought you wanted to have fun… I don’t know you… I hope you don’t take it wrong but…
-Excuse me as well but, I find embarrassing some behaviors and I am not able to share…
-Ah… I got it… You feel old!
-Old?
-Yes. You feel you have no right to conquer a stranger.
-Then… I was born old… I don’t know what it is the conquest… I don’t like it.
-Among youngsters is very simple!
-Exactly.
-And I couldn’t care less about the age and I do it as I had…
-I have never even done it when I was young…It doesn’t fall within my forms of behavior, that’s all. I don’t know you and I have accepted until it has been possible… In your way, I don’t feel comfortable.
-Can I ask you a very intimate question?
-Sure. Whatever you want… More intimate than showing you my limits?
-Yes, more intimate.
-Go ahead.
-Are you racist?
-Even when we believe we are not… often we are. Why do you ask?
-Because the man I want to sleep with is black… That’s all as you say…
-No, from that point of view, I am not racist…
-See, now it’s him looking at me? He likes it! I am telling you! If you wouldn’t be…
-I’ll save you from the loss… I am leaving.
-Now he is also looking at you! Who knows what fantasies! I beg you! Look at him just once!
-I better go. I have to be up early tomorrow.
-All excuses for not meeting the man of your life!
-I have already met the spooky man* of my life.
-No! Where is he?
-In the album dedicated to all the men in my life. I am not racist.

When tenderness gives back hours to the sleep. 2016 – Maria A. Listur

*In Italian “black man” means also “spooky man”

Esercitazioni/Excercises

Un’esistenza loquace di ogni bene.
Anni di sguardi liberi di ogni male.
In infinito accordo, canti e parole.
Gesto, umidità e tocco, senza passati.
Tavole imbandite per un chicco di grano.
Rimembranze e gioia di presenti salvi.
Unità soddisfatta, in ogni frammento.
Solitudine corale, in sintonia con l’altro.

Costruzione-I

Costruzione I – 2014 – Maria A. Listur

Roma, quando il freddo scolpisce l’aria.
2014 – Maria A. Listur

 

Excercises

A loquacious existence of every good deed.
Years of glances free of every evil.
In infinite accord, chants and words.
Gesture, humidity and touch, without pasts.
Tables abundantly set for a grain of rice.
Remembrances and joy of preserved presents.
Satisfied unity, in each fragment.
Choral solitude, in harmony with the other.

Rome, when the cold chisels the air.
2014 – Maria A. Listur