“Il pazzo è colui che conquista le quinte. Nel buio la voce si rivolge a chi resta sulle scene.”/“The crazy man is the one who conquers the backstage. In the darkness the voice is addressed to those who remains on the stage.”

Christian Bobin

Alle mie spalle sento vociare il mio nome, “Maria!”, non penso sia diretto a me quindi, non mi volto. Non sento mai di essere io la “Maria chiamata” piuttosto una moltitudine di donne, alcune abitano dentro di me ma non si vedono, altre non le conosco e non le conoscerò mai – speranza quest’ultima che mi lascia una certa forma di protagonismo tra “le Maria” che conosco…
In ogni caso, non mi volto mai quando per la strada ascolto questo richiamo nominale. Quest’abitudine ha provocato in più persone una corsa veloce per avvicinarmi e richiamarmi da vicino e ad altri, probabilmente, la ripresa della propria strada; avranno pensato che ero diventata sorda o/e non volevano corrermi dietro.
“Maria!” Insiste una voce che ora arriva dal marciapiede opposto. Non giro la testa verso la destra per guardare. Ascolto senza bisogno di guardare. Immagino che quella voce chiama un’altra donna che casualmente porta parte del mio nome. Ringrazio i mie genitori per avermi dato un nome composto poiché anche questo conta: io non mi sento Maria perché io sono Maria de los Angeles Mercedes! Perché voltarmi? Quella Maria che è richiamata non sono io, non posso essere io! Continuo a camminare in una riflessione musicale sul mio nome che in qualsiasi traduzione trovo fantastico; il mio nome “completo”, mi autocorreggo; e mentre mi lascio baciare dalla brezza primaverile del quasi compiuto inverno, una mano mi sfiora il braccio destro, dice:
-“Maria!” Mi volto, la guardo, sorrido ma non arrivo a parlare che lei aggiunge:
-“Come mai non ti sei voltata? Ti sto chiamando da un’ora! Se non mi facevo questa corsa continuavi senza vedere chi ti stava chiamando! Mi hai riconosciuto e non mi hai voluto salutare?”
-“Ciao… No… Non mi volto mai!”
-“Fai sempre così?”
-“Sì.”
-“Ma… Io… Ti rendi conto che è orribile?”
-“Per chi?”
-“Non per te…. Certo!”
-“Certo… Buongiorno…”
-“Indubbiamente mi hai riconosciuto e non volevi voltarti!”
-“Ti ripeto: non mi volto mai!”
-“Non lo trovi una pazzia?”
-“Chissà… Lo faccio… Lo hai visto… E non lo nego. Ora vado… Buona giornata!”
-“Maria!
-“Non capisco… Non comprendo… Per cosa mi hai chiamata?
-“Ti ho chiamata non so perché… Ti ho vista… Ho pensato al tempo che è passato e ti ho chiamata ma, non so perché… Tu non mi volevi salutare vero?”
-“Non mi volto mai… Ed è la verità!”
-“Avevo dimenticato la tua velocità quando cammini, ma ricordavo la tua voce… Ti ho chiamato per ascoltarti. Ecco… Volevo ascoltarti.”
-“Ci risalutiamo?”
-“Buongiorno…”
-“Buendía.”

Roma, sotto un cielo al quale non manca niente. 2015 – Maria A. Listur

 

“The crazy man is the one who conquers the backstage. In the darkness the voice is addressed to those who remains on the stage.”

Christian Bobin

Behind my shoulder I hear calling my name “Maria!”, I don’t think it’s directed to me therefore, I don’t turn. I never feel to be the “called Maria” rather a multitude of women, some inhabits in me but are not seen, some others I don’t know and I never will – a hope this last one that leaves a certain form of the starring role among “the Maria” that I know…
In any case, I never turn around when in the street I hear this nominal recall. This habit has provoked in many people a quick run to get near me and call me again from near and to others, probably, the getting back to their own way; they have probably thought that I became deaf or/and didn’t want to run after me.
“Maria!” it insist a voice that now comes from a sidewalk opposed. I don’t turn to see. I listen without needing to look. I imagine that the voice is calling another woman that casually carries part of my name. I thank my parents for giving me a composed name because this also counts: I don’t feel like Maria because I am Maria de los Angeles Mercedes! Why should I turn? That Maria that is been recalled isn’t me, it can’t be me! I keep on walking in a musical reflection about my name that in every translation I find fantastic; my “complete” name, I correct myself; and while I let my self being kissed by the spring breeze of the almost completed winter, a hand brushes my left arm, it says:
-“Maria!” I turn, I look at her, I smile but I don’t get to talk that she adds:
-“How come you haven’t turned? I have been calling you forever! If I wouldn’t run, you would have continued without seeing who was calling you! You have recognized me and didn’t want to say hi?”
-“Hi… No… I never turn!”
-“Don’t you ever?”
-“No.”
-“But… I… Don’t you realize that it is horrible?”
-“For who?”
-“Not for you…. For sure!”
-“For sure… Good day…”
-“Undoubtedly you have recognized me and didn’t want to turn!”
-“I told you: I never turn!”
-“Don’t you find it crazy?”
-“Who knows… I just do… You saw it… And I don’t deny it. Now I have got to go… Good day!”
-“Maria!
-“I don’t understand… I don’t get it… What have you called me for?
-“I called you but I don’t know why… I saw you… I thought about the time that has passed and I called you but, I don’t know why… You didn’t want to see me right?”
-“I never turn… Ant it’s the true!”
-“I had forgotten your speed when you walk, but I did remember your voice… I called you to hear you. That’s it… I wanted to hear you.”
-“Shall we greet again?”
-“Good day…”
-“Buendía.”

Rome, under a sky to which nothing is missing. 2015 – Maria A. Listur