CAPPELLA BRANCACCI/BRANCACCI CHAPEL

Sulla Cappella Brancacci ci sono tante informazioni reperibili nei libri (quando si amano i libri), nei cataloghi, negli opuscoli di presentazione, nei siti web… Ma, soltanto una parola giustifica il titolo di questo testo: invitarvi. Andate a trovarla, attraversate la piazza vuota che porta alla chiesa di Santa Maria del Carmine, visitate la chiesa, poi uscite, entrate dalla porticina a destra, rimanete per un po’ ad ascoltare il silenzio del chiostro (andate presto il mattino -per egoismo- per evitare l’umano, quello di carne e ossa… ), fate il piccolo percorso per arrivare alla cappella passando dalle brevissime scale e dal piccolo corridoio dove alla fine, girandovi verso la vostra sinistra, si apre lei… E ancora più a sinistra, salendo un gradino e guardando in alto, Masaccio! Il racconto a gesti di tutto quel che verrà, quei gesti cacciati da ogni paradiso, per sempre. Qualcosa di terribilmente umano, incommensurabile, fatale e unico. E poi gli altri… Panicale, Filippino Lippi… Visitatela!
Fotografarla è stato una specie di dono per quando ho nostalgia dell’abbraccio, non di tutti gli abbracci, di “quel” abbraccio.
Visitatela…

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Masaccio, dett. Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso
Cappella Brancacci, Firenze – Italia/Masaccio, det. Adam and Eve expelled from Paradise
Brancacci Chapel, Florence – Italy

 

Maria A. Listur, 2019 – A Firenze, quando si torna sui passi che un giorno piansero, che oggi ringraziano.

 

BRANCACCI CHAPEL

There is much information about Brancacci Chapel available in the books (when the books are loved), in the catalogues, in the brochures, in the web sites… But, only one sentence justifies the title of this text: To invite you. Go find it, go across the empty square that leads to the Santa Maria del Carmine Church, visit the church, then go out, enter the little door on the right, stay for a while to listen to the silence of the cloister (go early in the morning -for selfishness- to avoid the human, the one of flesh and bones ), follow the little path to reach the chapel going through the very short steps and from the little corridor where at the end, turning to your left, it opens up… And further to the left, climbing one step and looking up, Masaccio! The story in gesture of all that will come, those gestures expelled from every paradise, forever. Something of terribly human, incommensurable, fatal and unique. And then the others… Panicale, Filippino Lippi… Visit it!
Taking pictures of it has been a sort of a gift for when I have nostalgia of “that” hug.
Go visit it…

Maria A. Listur, 2019 – In Florence, when we go back to those steps that one day cried, that today are grateful.

“Se la corda è lunga l’aquilone volerà in alto.”/“If the line is long enough the kite will fly high.”

Proverbio cinese

-Non pensa di apparire spaesata?
-Non mi sono mai sentita “paesata”… Ovunque sono a casa!
-E mentre passa dalla pittura al canto o dalla ceramica alla scrittura non pensa di apparire inafferrabile, un po’ epidermica?
-Io amo apparire lieve e superficiale!
-Non mi prenda in giro! Dal prodotto non si direbbe…
-Ho detto apparire non essere.
-In ogni caso si sente una sorte di volontà iconoclastica.
-Nessuna volontà, tutto immaginazione.
-Ed azione.
-Sì, con la dedizione dei nani nel mondo di Gulliver.

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Vasi e Zoccoli, 2017

Parigi, in punta di zoccoli. 2017 – Maria A. Listur

 

“If the line is long enough the kite will fly high.”

Chinese Proverb

-Don’t you think you may appear “country less”*?
-I have never felt “settled” … I feel home everywhere!
-And while shifting from painting to singing or from ceramics to writing don’t you think you appear to be uncatchable, a bit epidermal?
-I love to appear light and superficial!
-Don’t make fun of me! By the artifacts it doesn’t seem so…
-I said to appear not that I was.
-In any case I can feel a sort of iconoclastic willpower.
-No willpower, all imagination.
-And action.
-Yes but, with the dedication of the dwarfs in Gulliver’s world.

Paris, on the tip of the clogs. 2017 – Maria A. Listur

*this word literally translated from Italian means lost

“Non ci sono limiti per chi li accetta.”/“There are no limits for those who accept them.”

Detto Zen

-Come ti senti?
-Bene.
-Vuoi visitare qualcos’altro?
-No.

Ha sempre pensato che il suo desiderio di conoscere non avrebbe mai trovato calma. Ha sempre sofferto di fame cognitiva, è una persona che in continuazione chiede e si chiede “E perché?” o “Dimmi dimmi altro…” o “Vediamo di metterci a studiare!”. Ha creduto si trattasse di una malattia inguaribile fino al 13 Marzo 2016, quando dopo aver attraversato un piccolo ponte dentro un tempio zen di Kyoto si è trovata davanti a due sale di meditazione. È rimasta ferma, dritta, supportata, sia davanti a quella che ha deciso di chiamare la Sala Blu sia davanti a quella che ha chiamato la Sala Carboncino. Le ha rinominate come fossero sue.
Davanti alla meraviglia, la sua fame è divenuta silenzio; un silenzio che vuole sapere, senza porre domande.

Kyoto-1

-Come stai?
-Grazie.
-Sono io che dovrei ringraziare…
-Grazie per portarmi qui.
-Te lo dovevo.
-Dovere?
-Sì. Ho sempre saputo che tu sei di questo posto. Bentornata.
-Io non ho idea se sono o non sono di questo posto,
so che ora la mia vita somiglia a qualcosa,
ho smesso di essere orfana. Ora posso andare.
-Dove?
-Via. Uno può partire quando trova da dove partire,
altrimenti soltanto si viaggia.
Questa è la mia casa, da secoli. Ora, vado.

Kyoto-2

Kyoto, Ryõan-ji.

Quando ogni memoria e futuro non hanno più presa sui ciliegi.

Maria A. Listur – 2016

 

“There are no limits for those who accept them.”

Zen Dictum

-How do you feel?
-Well.
-Do you want to visit something else?
-No.

The person has always thought that the desire of knowing would have never found peace. The person has always suffered from cognitive hunger, it is a person that continuously asks himself/herself and to others “And why?” or “Tell me tell me more” or “Let’s study on that!” The person has always thought it was an incurable disease until March 13th 2016, after crossing a little bridge in a Zen temple in Kyoto the person found himself/herself in front of two rooms for meditation. The person remained still, straight, supported, either in front of that one he/she calls the Blue Room or in front of the one that he/she called the Charcoal Drawing Room. The person renamed them has those where his/hers.
In front of the wonder the hunger could be let go, it turned in to silence; a silence that wants to know, without asking questions.

-How are you?
-Thank you.
-It is me who should be thankful…
-Thank you for bringing me here.
-I owed it to you.
-Owed?
-Yes. I have always known that you were from this place. Welcome back.
-I don’t have an idea if I am or not from this place,
I know my life resembles something,
I have stopped being orphan. Now I can go.
-Where?
-Away. A person can leave when the person finds from where to leave,
otherwise we just travel.
This is my home, since centuries. Now, I go.

Kyoto, Ryõan-ji.
When each memory and future have no grip on the cherry trees.
Maria A. Listur – 2016

La cucina di Monet/Monet’s Kitchen

Un rettangolo giallo brillante.
Memorie e immaginazione mi conducono verso quelli che furono i suoi profumi e i suoi sapori.
Blu e giallo, rame e ferro.
M’imbarazza fotografare l’assenza tuttavia scatto qualcosa senza senso.
So di violare un tempio e allo stesso tempo vorrei che quell’immagine evocasse qualcosa d’irraggiungibile, come può stimolare l’immagine di un fiore rispetto al suo profumo. Sbaglio. Per evocare un profumo bisogna prima sentirlo…
Esco dalla porta vicina ai fornelli e ritorno all’angolo esterno della casa dove un roseto fa da cornice a un’immensa vetrata che lascia intravedere lo studio, siedo sulla panca dove gli aromi arrivano distinti, dilatati.
Mentre osservo la grande quantità di umanità che fa delle foto a ogni cosa e decido di compiere il primo passo di ritorno verso casa, trovo consolazione all’impossibilità di aver condiviso il tempo della famiglia Monet nell’odore giallo della cucina e nei colori danzanti che fondarono un nuovo modo di rimembrare un giardino.

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Angoli della cucina della casa di Monet a Giverny
Con un sorriso quasi lacrima./In a corner of the kitchen of Monet’s house in Giverny
With a smile that is almost a tear.

2015 – Maria A. Listur

 

Monet’s Kitchen

A bright yellow rectangle.
Memories and imagination carry me towards those that were its perfumes
and its flavors.
Blue and yellow, copper and iron.
It embarrasses me to photograph the absence however I shoot something without sense.
I know I am violating a temple and at the same time I wish that the image could evoke something unreachable, as an image of a flower can stimulate its perfume. I am wrong. To evoke a perfume, you should first smell it…
I get out from the door next to the burners and return to the external angle of the house where a rose garden is like a framework to an immense glass wall that let us see the studio, I sit on the bench where the aromas arrive distinct, dilated.
While observing the huge quantity of humanity that takes pictures at everything and I decide to make my first step to return to home, I find consolation
in the impossibility to have shared the time of the Monet family in the yellow
scent of the kitchen and in the dancing colors that founded a new way to
reminisce a garden.

2015 – Maria A. Listur

“Non sono sincero, perfino quando dico di non esserlo.”/“I am not honest, even when I say I am not.”

Jules Renard

-Come mai assegna dei nomi assurdi alle cose che fa?
-Assurdi?
-Come mai sceglie quei nomi?
-Sta scambiando persona?
-No! La conosco.
-Come fa a conoscermi? Sono una sconosciuta anche per mia madre.
-Diciamo che sono a conoscenza del suo lavoro.
-Quale di tutti?
-Ho visto ceramiche, pitture e il lavoro performativo, mi occupo di critica.
-Quali sarebbero i nomi assurdi?
-Non la voglio condizionare.
-Mi ha già condizionato.
-È così fragile?
-Friabile.
-Ahhh… Gli artisti!
-Ahhh… Gli uomini!
-Pensavo avrebbe detto i critici.
-Prima è uomo.
-Alcuni amici non sarebbero d’accordo.
-E le amiche?
-Neanche.
-Per le sue amicizie, lei è un critico prima di essere un uomo?
-Non sa chi sono?
-No.
-Non mi ha mai visto? Veramente?
-No.
-Credevo stesse flirtando…
-Le sembra che io abbia l’età per flirtare?
-Lo si può fare a tutte le età!
-Non alla mia età interiore.
-Quale sarebbe?
-Ora, centotrenta anni.
-E quanti ne ha quando sceglie i nomi delle opere?
-Indovini?
-Cinque.
-Touchée! Quattro e mezzo!
-Una balbettante!
-Io a quattro e mezzo cantavo benissimo!
-Scriverò quello che ha detto.
-Certo! E scriverà che non le piacciono i nomi delle mie opere?
-Purtroppo no… Ho capito che lo fa per divertirsi.
-Cosa?
-La scelta dei nomi.
-No! Legga i concetti e vedrà, sono attinenti.
-Non voglio leggere niente per giustificare una scelta.
-Allora dica semplicemente che non le piacciono, senza giudizio di valore.
-E il mio lavoro?
-Lo faccia senza discuterne con noi…
-Noi? Io sto discutendo soltanto con lei.
-Scusi ma mi sento un po’ tutta la categoria! “Gli artisti”!
-Ora sono sicuro che non sta flirtando…
-Adesso penso che lei non è un critico…
-Ora no.

Italia, quando mezzo secolo è un istante.
2015 – Maria A. Listur

 

 
 

“I am not honest, even when I say I am not.”

Jules Renard

-How come you give absurd names to the things that you do?
-Absurd?
-How come you choose those names?
-Are you changing person?
-No! I know you.
-How do you know me? I am a stranger even to my mother.
-Let’s just say that I know your work.
-Which of all?
-I’ve seen ceramics, paintings and the performative work, I deal with critic.
-Which would be those absurd names?
-I don’t want to influence you.
-You have influenced me.
-Are you so fragile?
-Friable.
-Ahhh… Artists!
-Ahhh… Men!
-I thought you would say critics.
-You are a man first.
-Some male friends wouldn’t agree.
-And the female friends?
-Neither.
-For your friends, you are a critic before being a man?
-Don’t you know who I am?
-No.
-You have never seen me? Really?
-No.
-I thought you were flirting…
-Does it seem to you that I have the age to flirt?
-It is possible at any age!
-Not at my interior age.
-What would it be?
-Now, A hundred and thirty.
-And how old are you when you choose the names of the works?
-Guess?
-Five.
-You got me! Four and a half!
-A stutterer!
-When I was four and a half I used to sing very well!
-I will write about what you said.
-Sure! And will you write that you don’t like the names of my works?
-Unfortunately no… I understand that you do so to have fun.
-What?
-The choice of the names.
-No! Read the concepts and you will see, they are pertinent.
-I don’t want to read anything to justify a choice.
-Then say you just don’t like them, without any value judgment.
-And my job?
-Do it without discussing with us…
-Us? I am discussing with you.
-Sorry but I feel as I am almost the whole category! “The artists”!
-Now I am sure you are not flirting…
-Now I think that you are not a critic…
-Now I am not.

Italy, when half a century is an instant.
2015 – Maria A. Listur

“Tutte le parole cercano di raggiungere qualcosa che fugge.”/“All the words try to reach something that runs away.”

Pascal Quignard

-Glieli dettano?
-Che cosa?
-I testi.
-Non stavamo parlando della pittura?
-Sì ma… Lei si mette a prendere appunti!
-Perché non vorrei dimenticare qualche cosa che mi è venuta in mente mentre lei sta pensando e…
-E mi distrae!
-Mi scuso. Stavo tentando il contrario, non volevo interromperla con il suono…
-Invece mi ha portato da un’altra parte!
-Continuiamo con la pittura?
-No. Mi è venuta in mente la scrittura e preferisco seguire l’istinto.
-Va bene. Mi dica.
-Quello che scrive sente che glielo dettano?
-Penso che ogni cosa sia un dettato ma non nel senso che dicono alcuni…
-Vuole dire, ascoltare delle voci?
-Sì.
-E cosa intende per dettato allora?
-Qualcosa di musicale, di corporeo… Un movimento che poi si traduce in scritto o dipinto o…
-E tutto è lo stesso?
-Il risultato è differente ma la fonte è la stessa.
-Qualcosa d’animico?
-Qualcosa non lo è?
-Mm… Corpo e mente, anima e corpo…
-No. Non riesco a scindere e non sono tifosa di queste definizioni.
-Linguaggio calcistico?
-Linguaggio riduzionistico.
-Non sembra la stessa persona che scrive, neanche quella che dipinge o quella che…
-La prego di non definirmi secondo la somma di quello che di me conosce.
-Tento di farmi un’idea precisa del suo lavoro, come lei ha tentato di non interrompermi…
-Siamo verso una strada di profonda frustrazione.
-Non esiste un’idea precisa o lei è brava a interrompere?
-Sta confrontando ed io non ho uno spirito competitivo.
-Abbandonerà il gioco?
-Cambierò gioco.
-Vediamo. E cosa propone?
-Un piatto di lenticchie con curry di verdura, Malbec argentino e pane azzimo fatto da me. Accetta?
-Ha vinto.
-Abbiamo vinto.

Roma, dove si può conquistare il vuoto. 2015 – Maria A. Listur

“All the words try to reach something that runs away.”

Pascal Quignard

-Does anybody dictate them to you?
-What?
-The texts.
-Weren’t we talking about painting?
-Yes but… You started taking notes!
-Because I wouldn’t want to forget something that came to my mind while you were thinking and…
-And you distract me!
-I apologize. I was trying the opposite, I didn’t want to interrupt you with the sound…
-As a matter of fact you brought me to another place!
-Shall we continue with the painting?
-No. Writing came to my mind and I’d rather follow my instinct.
-All right. Tell me.
-What you write do you feel that somebody dictates it to you?
-I think that everything is a dictation but not in the sense that someone says…
-You mean, listening to voices?
-Yes.
-And what do you mean by dictation then?
-Something musical, corporeal… A movement that afterwards translates in writing or painting or…
-And is it all the same?
-The result is different but the source is the same.
-Something of the soul?
-Is there something that isn’t?
-Mm… Body and soul, soul and body…
-No. I can’t differentiate and I am not a fan of those definitions.
-Soccer language?
-Reductionistic language.
-You don’t seem the same person that writes, neither the one that paints nor the one that…
-I beg you not to define me according to the sum of what you know about me.
-I am trying to get a precise idea of your work, as you tried not to interrupt me…
-We are heading towards a road of profound frustration.
-Doesn’t it exist a precise idea or you are just good interrupting?
-You are confronting and I don’t have a competitive spirit.
-Will you abandon the game?
-I’ll change the game.
-Let’s see. What do you propose?
-A meal with lentils with curry and vegetables, Argentinean Malbec and leavened bread made by me. Do you accept?
-You won.
-We won.

Rome, where emptiness can be conquered. 2015 – Maria A. Listur

“Per una cosa mal concepita occorreva un vocabolo mal concepito: così l’hanno chiamata OPPORTUNISMO”./“For a thing badly conceived it was necessary a term badly conceived: so they called it OPPORTUNISM”.

Léon Gambetta

-Ah! È lei!
-Scusi?
-Mi hanno parlato tanto di lei!
-Chi?
-Delle persone…
-Credo si stia confondendo…
-A dire il vero, mi è stata segnalata dal tavolo degli aperitivi…
-Sicuro che non le hanno segnalato il bellissimo ragazzo alle mie spalle?
-No. Mi hanno detto quella donna altissima e rossa.
-In cosa le posso essere utile?
-Vorrei sapere a cosa s’ispira.
-In quale senso?
-Per il suo lavoro.
-Quale di tutti?
-La pittura.
-Perché non mi dice veramente per cosa mi ha avvicinato?
-Per conoscerla.
-Non le credo. Cosa posso avere io che sia del suo interesse? Me lo dica e basta.
-Mi hanno detto che lei conosce X.
-L’ho incontrato… Non lo conosco.
-Io sono amico di L. che vorrei farle conoscere, potremo scambiarci conoscenze…
-Non credo.
-Tra pittrici ci si aiuta…
-Io non sono una pittrice.
-Non vuole essere definita?
-Non con la lingua dell’altro genere.
-E come si definisce con la lingua del nostro?
-La nostra lingua non esiste…
-Fuori definizione?
-Fuori.
-Sa che in italiano significa “pazza”.
-Infatti non stiamo parlando in italiano e neanche un buon inglese…
-Si riferisce al mio?
-No. Al mio.
-Vuole parlare in italiano?
-No… Mi faccia praticare l’impossibile.
-Parlare bene?
-Parlare.

Dove le nazioni non esistono e il galateo è soltanto un’illusione.
2014 – Maria A. Listur

 

“For a thing badly conceived it was necessary a term badly conceived: so they called it OPPORTUNISM”.

Léon Gambetta

-Ah! It’s you!
-Sorry?
-They’ve told me so much about you!
-Who?
-Some people…
-I think you are confused…
-To be honest, I was told about you at the appetizers table…
-Sure that you weren’t told about the beautiful young man behind me?
-No. I was told about that very tall and red haired woman.
-How can I help you?
-I’d like to know what do you inspire from.
-In what sense?
-For your work.
-Which of all?
-Painting.
-Why don’t you really tell me what have you come here for?
-To know you.
-I don’t believe you. What might I have to be of your interest? Just tell me.
-I heard that you know X.
-I met him… I don’t know him.
-I am a friend of L. whom I’d like to introduce to you, we could exchange introductions…
-I don’t think so.
-Among painters we help each other…
-I am not a painter.
-You don’t want to be defined?
-Not with the words of the other genre.
-And how do you define yourself with ours?
-Our language doesn’t exist…
-Out of definitions?
-Out.
-You know that in Italian means “crazy”.
-As a fact we are not talking in Italian and not even in a good English…
-Are you referring to mine?
-No. To mine.
-Do you want to talk in Italian?
-No… Let me practice the impossible.
-To talk well?
-To talk.

Where nations do not exist and manners are just an illusion.
2014 – Maria A. Listur

I pittori e la loro epoca/The Painters and Their Time

-Si può dipingere un quadro con qualsiasi cosa?
-Non lo so…
-Dipingiamo con il pancino?
-Provi a dirmi come?
-Dipingiamo con quello che mi si muove dentro il pancino quando vedo alcune cose…
-Quali cose?
-Il mare… Il buco delle scale…
-Cosa si muove?
-La cacca.
-Ah…
-Si può dipingere con la cacca?
-Ti piacerebbe?
-Non lo so ma l’ho pensato quando la maestra ha detto che dobbiamo cercare di riciclare tutto…
-Per quel tipo di riciclo abbiamo il bagno.
-Io potrei usare la cacca per dipingere il tubo da dove va giù… Noi stiamo al quarto piano… La nostra cacca passa per tutte le case ed io potrei disegnarla…
-Quello non è però riciclarla…
-Se dipingo con la cacca raccolta posso fare tante opere… Non sai! Mio fratello sta delle ore in bagno… T’immagini la quantità di cacca che fa! Potremo riempire un museo come quello di vetro di Parigi!
-Il Louvre è pieno…
-Di opere di cacca no!
-Alcuni pensano diversamente…
-Lo sapevo lo sapevo!
-Cosa?
-Che qualcun altro l’aveva fatto prima di me!
-No tesoro, scherzavo. Non so chi ha usato o non ha usato la cacca per dipingere!
-Ci proviamo?
-Preferirei usare gli acquarelli o i gessetti.
-Ma così si inquina! Dobbiamo usare cose naturali!
-Usiamo delle terre?
-E pensi che nella terra non c’è la cacca? Allora meglio la mia no?
-Sono terre speciali che unite all’acqua diventano pittura.
-Noooo! Non possiamo sprecare l’acqua!
-Io trovo che possiamo usare tante altre cose prima di pensare alla cacca… E poi, io non saprei come fare…
-Ma la mamma ha detto che tu sai fare queste cose…
-Sicuramente la mamma pensa che io so fare delle cose che non so fare…
-Io ho sentito mia mamma che diceva “Maria Listur vede cose buone anche nella cacca!”
-Ahhh… E la mamma ha ragione… Io le vedo ma non le dipingo…
-Allora prendo i pastelli?

Roma. “Nel mondo dei bambini tutti i quadri sono appesi troppo in alto.”
Stig Dagerman
2014 – Maria A. Listur

 

The Painters and Their Time

-Is it possible to paint with any thing?
-I don’t know…
-Can we paint with the belly?
-Can you tell me how?
-Let’s paint with what moves inside my belly when I see some things…
-What things?
-The sea… The hole of the stairs…
-What does it move?
-The poo.
-Ah…
-Is it possible to paint with poo?
-Would you like to?
-I don’t know but I thought about it when the teacher said that we have to try to recycle everything…
-For that kind of recycle we have the toilet.
-I could use the poo to paint the drain from where it goes down… We are on the fourth floor… Our poo goes through every house and I could paint it…
-That it is not recycling it though…
-If I paint with collected poo I could do many paintings… You have no idea! My brother stays in the toilet for hours… Can you imagine the amount of poo that he does! We could fill up a museum like the one in Paris!
-The Louvre is full…
-Not of paintings made of poo!
-Some thinks otherwise…
-I knew it I knew it!
-What?
-That someone else had already done it before me!
-No honey, I was joking. I don’t know who has use or has not use poo to paint!
-Shall we try it?
-I’d rather use watercolors or chalks.
-But that’s polluting! We have to use natural things!
-Shall we use some dirt?
-And you think that there is no poo in dirt? Wouldn’t it be better mine?
-Those are special dirt that combined with water become paint.
-Noooo! We can’t waist water!
-I think we could use many other things before thinking about the poo… Besides, I wouldn’t know how to do it…
-But mommy told me that you could do these things…
-Probably your mom thinks that I can do things that I can’t…
-I heard my mommy saying “Maria Listur sees good even in poo!”
-Ahhh… And your mom is right… I do but I don’t paint it…
-So shall I take the pastels?

Rome. “In children’s world all the paintings are hanged too high.”
Stig Dagerman
2014 – Maria A. Listur