IL GIORNO CHE GUARDA/THE DAY THAT WATCHES

Il centro di ogni cosa si decentra e si sfuoca

quando quello che ascolta non è più l’udito

ma la paura ancestrale della perpetuità;

quando l’occhio vuole le rose eppure il giorno

si chiede: come si fa a odorarle con tanto timore

quasi senza respiro, o almeno a lui sembra…

Staccati dai sensi, allarmati d’ignoto, 

spaventati dall’aria… Chissà!

Le Rose di Casa/The House Roses

Parigi, in vita. Per la vita, in prospettiva.

2020-Maria A. Listur

THE DAY THAT WATCHES

The center of everything decentralises and blurs
when what listens, it is not the hearing anymore
but the ancestral fear of perpetuity;
when the eye wants the roses yet the day
asks: how can they be smelled with such a fear
almost out of breath, or at least so it seems to him…
Detached by the senses, alarmed by the unknown,
frightened by the air… Who knows!

Paris, alive. For life, in perspective.
2020-Maria A. Listur

“Un’avventura è solo una disavventura vista dal lato buono.”/“An adventure is just a misadventure seen from the good side.”

Gilbert Keith Chesterton

La vidi da una prospettiva conosciuta ma, lontana: alle sue spalle, a trenta metri.
Trascinava inconsapevolmente il bambino; lo trascinava come un tempo la vidi trainare sia i desideri sia le idee, soprattutto i sogni. Tutto le si opponeva brutalmente o delicatamente, ingannandola. Faceva sempre forza e la forza che la contrastava cedeva un po’ ma, non le si abbandonava mai.
Non so per quale strana associazione corporea mi sembrò che “rimorchiasse” il bambino nello stesso modo che ricordo parlasse: senza guardarlo, senza fare caso alla forza immensa che l’altro le opponeva.
(Una madre, soltanto, può rendersi conto di quella modalità inconsapevole.)
Ad un tratto, si fermò, lasciando cadere la mano del bambino; io mi fermai davanti ad una vetrina per evitare, a tutti e due, l’imbarazzo dell’incontro. Pensai prima al bambino e all’affetto reciproco ma, scelsi di non imbarazzare lei, il suo corpo, il suo sguardo spaventato.
Poi, la voce, un flusso ininterrotto di parole dirette al bimbo; lui non rispose ma, si lagnò. Infine, lo prese nuovamente per la mano e continuò il suo cammino.
Quella strada lunga cento metri – senza una piccola via laterale, senza la mia volontà di ritornare sui miei passi – mi sembrò lunga un’eternità e percorrendola lo confermai: era lunga quanto un infinito spazio dove far sussistere la vocazione per l’assenza e il silenzio che i semi donati invocano.
Arrivò una strada a destra. La presi. Loro continuarono verso sinistra.
La vita mi donò un’altra traccia, confermandosi.

Roma, dove i miracoli sono figli dei passi e certi suoni riportano memorie nuove. 2014 – Maria A. Listur

 

“An adventure is just a misadventure seen from the good side.”

Gilbert Keith Chesterton

I saw her from a known perspective but, far: behind her shoulder, thirty meters apart. She dragged unconsciously the child; she dragged him as once I saw her pulling either the desires or the ideas, the dreams above all. Everything would oppose to her brutally or delicately, deceiving her. She was always struggling and the struggle that contrasted her would cede a little but, it never totally gave up.
I don’t know for which corporal association it seemed to me she was “towing” the child in the same way I remember she talked: without looking at him, without paying attention at the immense strength that the other was opposing.
(A mother, only, can realize that unconscious manner.)
Suddenly, she stopped, letting the hand of the child fall; I stopped in front of a shop window to avoid, to both of us, the embarrassment of encountering. I first thought about the child and about the reciprocal affection but, I chose not to embarrass her, her body, her frightened glance.
Then, the voice, a never-ending stream of words directed to the child; he didn’t answer but, whined. In the end, she grabbed him again by the hand and continued her walk.
That street a hundred meters long – without a small side road, without my will of going back on my steps – seemed to me an eternity long and walking it I confirmed that: it was as much as an infinite space where to make subsist the vocation for the absence and the silence that the given seeds invoke.
A side street on the right arrived. I took it. They continued towards the left.
Life donated me another trace, affirming itself

Rome, where the miracles are sons of steps and some sounds take back to new memories. 2014 – Maria A. Listur

Setaccio/Sift

Abitavi una voce senza lingua
Sublime morso senza meta
Contrita anima ululante, scorsa.

Raccolta fragile dell’altrui supplizio
Decesso fiacco dell’ormai inutile
Rivestita fosti per donarti ancora.

Incomprensibile
Taciturna
Sola.

Orizzonte-2
Orizzonti e Prospettive – Orizzonte II/VII
2010 – Maria A. Listur

Villa Adriana, Tivoli, nella vastità che le passioni eterne cedono.
2013 – Maria A. Listur

 

Sift

You lived a voice without a language
Sublime bite without a goal
Contrite howling soul, flowed.

Fragile gathering of the other’s agony
Dull death of the already useless
Redressed you were to donate yourself again.

Unintelligible
Taciturn
Alone.

Villa Adriana, Tivoli, in the vastness that the eternal passions cede.
2013 – Maria A. Listur