PUNTI FOCALI/FOCAL POINTS

Dei miei sogni ho cambiato la luce;
anche la qualità del nero di ogni incubo
e mentre sogno sollevo dal corpo
tutto il tempo che cerca ogni senso,
la fantasia di stare da soli.

678-yogini

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Roma, nutrendosi di luce.
2016 – Maria A. Listur

 

FOCAL POINTS

I have changed the light of my dreams;
and also the quality of the black of each nightmare
and while dreaming I lift up from my body
all the time that searches for each sense,
the fantasy of being alone.

Rome, feeding off the light.
2016 – Maria A. Listur

Otto e punto/Eight and Period

Abbiamo saputo trasformare la distanza in un collegio di temperanza;
rivissuta nelle risate, tutte accumulate e condivise
nei brevi periodi in cui ci incontravamo, mi correggo:
“Brevi per chi disconosce il piacere del mangiare poco”.
Mi posso correggere per la prima volta dopo la fuga, il panico,
le tempeste, dopo ogni fallimento
tanto simile a ogni segretissimo successo.
Abbiamo imparato a sbocciare durante innumerevoli albe
di svariati mondi; mentre dalla parte oscura del mondo
ancora si dormiva.

Siamo entrambi rinvigoriti dalle rugiade.

E in quest’alba nuova di anni che non ho vissuto,
lui riesce ad articolare una frase che non mi ha mai detto.
Per timore? Rispetto? Paura? Grazia? Amore?
O per essere più forte dell’abbandono?
Lui dice:
-“Voglio parlarti personalmente, non voglio usare il telefono.”

Otto parole e un punto, esprimono un desiderio,
una scelta – per tanti – anonima e lieve,
una consuetudine per chi non conosce ringraziamenti.
Otto parole e un punto rimodellano l’eterno,
disegnano misura e ritmo del nostro cammino;
onorano quello che di noi non è carne,
dove il silenzio delle assenze diventa accettazione,
gratitudine.

In aeroporto, mio grembo. 2013 – Maria A. Listur

 

Eight and Period

We have been able to transform the distance in a board of measure; revived in the laughs,
all gathered and shared in those short moments where we met, I need to correct:
“Short for those who ignore the pleasure of eating less”.
I can correct myself for the first time after the escape, the panic, the storms,
after each and every failure so similar to each and every success.
We have learned to blossom during the countless dawns of innumerable worlds;
while people were asleep in the dark side of the world.

We both reinvigorate by the dew.

And in this new dawn of years in which I haven’t live, he manages to articulate a sentence
that he has never told me. For fear? Respect? Worry? Grace? Love?
Or to be stronger than the abandon?
He says:
-“I want to talk to you in person, I don’t want to use the telephone.”

Eight words and a period, expressing a desire, a choice – for many – anonymous and light.
a routine for those who do not know gratitude.
Eight words and a period remodel the eternal, draw measure and rhythm in our path;
honor what in us is not flesh, where silence of the absences becomes acceptance,
gratitude.

At the airport, womb of mine. 2013 – Maria A. Listur