“A quello che non capisci, puoi dare qualsiasi significato.”/“What you don’t understand you can mean anything.”

Chuck Palahniuk

Su un treno, assorta in un libro, ascolto la voce delicatissima di un ragazzo:
-“Amore, ti prego, prova ad andare…”
La frase è interrotta dalla voce tagliente e bassa di una ragazza:
-“Non mi chiamare amore!”
-“Amore ma…” Si ripete lui automaticamente.
Perentoria e a un volume più alto, che provoca una tosse sorvegliante all’uomo seduto davanti a me, lei ordina:
-“Ti ho detto di non chiamarmi amore!”
Il silenzio precipita tra i giovani.
Decido di guardarli, oltre il corridoio, seduti nei posti accanto e frontali; lui guarda per terra, lei è a testa alta, recita la persona assorta.
Decido di cambiare oggettivo, guardo l’uomo della tosse, anche lui mi guarda e fa una smorfia sorridente; capisco che anche lui sta osservandoli, più con l’udito che con lo sguardo.
Siamo davanti a una telenovela e aspettiamo che la pausa finisca.
Il ragazzo sospira, prende coraggio e svuotando i polmoni chiede:
-“E perché?”
-“Perché l’ho inventata io!” Risponde lei come fosse la creatrice della volta del cielo.
Anche l’uomo della tosse abbassa lo sguardo per sorridere senza offendere.
-“Cosa?” Incredulo ridomanda lui.
-“La parola “amore”…” Risponde lei con una dolcezza nuova che provoca all’uomo della tosse dei movimenti lievi della testa, da destra a sinistra, come chi di queste cose se ne intende, poi, dirige lo sguardo verso me, da un po’ fingo di guardare dal finestrino tuttavia, vedo e sento tutto intorno a 180°, la telenovela vivente e avvincente!
Il ragazzo rimasto ancora in silenzio, riparte:
-“Spero ti renda conto che stai dicendo una scemenza!”
-“No! Io voglio dire che tra noi due sono stata io a dirla per prima! Ora inventati un’altra!”
Ed ecco che si è svelata la ragione profonda della Dulcinea!
Ora l’uomo della tosse ed io siamo diventati spettatori a tutti gli effetti, commentiamo con lo sguardo e con i sorrisi.
-“E mentre m’invento una parola, come ti posso chiamare?” Domanda lui conciliatore.
-“Per adesso chiamami “amore” ma, non ti abituare!”
Io mi volto verso il paesaggio, l’uomo della tosse nasconde una risata dietro un colpo di tosse e purtroppo dobbiamo scendere…

In un luogo dove l’amore è suono. 2015 – Maria A. Listur

 

“What you don’t understand you can mean anything.”

Chuck Palahniuk

On a train immersed in a book, I listen the very delicate voice of a boy:
-“Love, please, try to go…”
The sentence is interrupted by the harsh and low voice of a girl:
-“Don’t call me love!”
-“Love but…” He automatically repeats himself.
Peremptory and in a higher volume, that provokes the monitoring cough of a man sit in front of me, she commands:
-“I told you not to call me love!”
Silence falls among the youngsters.
I decide to look at them, over the corridor, sit in the seats next to me and facing; he is looking at the floor, she has the head high, she is playing the absorbed one.
I decide to change objective, I look at the man with the cough, he is also looking at me and make a smiling smirk; I understand he is also looking at them, more with the hearing than with the glance.
We are in front of a soap opera and we are waiting that the pause ends.
The boy sighs, take courage and emptying the lungs asks:
-“And why?”
-“Because I invented it!” She replies as she was the creator of the sky’s vault.
Even the man with the cough lowers his glance to laugh without offending.
-“What?” He incredulous asks again.
-“The word “love”…” She replies with a new sweetness that provokes to the man with the cough some light head movements, from right to left, as someone who knows about these things, then, he directs his glance towards me, since a while I am directing my glance to the window although, I see and hear everything around 180°, the living soap opera is engaging!
The boy who was still quiet, goes again:
-“I hope you are realizing you are saying silliness!”
-“No! I wanted to say that I was the one among us who said it first! Now make up a new one!”
And here we have the profound reason that has been revealed by Dulcinea!
Now the man with the cough and I have become spectators by all means, we comment with the glance and with the smiles.
-“And while I make up a word, how can I call you?” He asks mediating.
-“For now you can call me “love” but, don’t get used to it!”
I turn towards the landscape, the man with the cough hides a laugh behind coughing and regrettably we have to get off…

In a place where love is sound. 2015 – Maria A. Listur