“Impariamo l’umiltà accettando allegramente l’umiliazione.”/“Let’s learn humbleness joyously accepting the humiliation.”

Madre Teresa di Calcutta

-Come ti senti?
-Bene.
-Bene?
-Sì.
-E come fai?
-Che vuol dire “come fai”?
-Come fai a “sentirti” bene?
-Accetto.
-E quando hai imparato?
-Che cosa? Il colpo di un no?
-Non semplificare… Questo non è stato un no.
-Ah no? E cosa è stato?
-Un no dopo averti assicurato il lavoro.
-Hai ragione.
-Un no dopo sei mesi di messaggi, complimenti, belle parol…
-Vuoi che ti passi un coltello?
-Mi dispiace farti vedere la realtà! Tuttavia la devi vedere! La realtà è questa: che tu…
-Ohh! Ti disturba che io accetti? Che non mi stia tirando i capelli?
-Beh! Non mi disturba però mi turba… Non capisco come fai a non arrabbiarti un po’!
-Non posso.
-Ma dai! Io so benissimo di cosa sei capace se ti arrabbi! Tu hai paura della tua rabbia! Ti terrorizza perdere il controllo! Chissà che cosa faresti se tocchi la realtà del tradimento eh? Cosa faresti? Vorrei vedere!
-Tradimento? Io non credo nel tradimento.
-Ah no? Pensa te! E come chiami quello là che ti ha messo contro di me chiamandoti “La Papessa” Non era tuo amico e tuo padre guaritore? Come chiami quel altro che ti lascia con dei progetti appesi nell’agenda? O altri che ti promettono che farà per te delle cose, che terranno alla parola data e poi se ne fregano e ti mandano a fare in c…
-Mmmm… Stai diventando sgradevole… Possiamo mettere da parte le parolacce?
-Che educazione! Correggi loro! Dì loro che non ti insultino! Che non ti usino! Non lo dici tu? Lo dico io: si chiama tradimento! Ascolta bene! Tradimento.
-Sono a disagio.
-Ecco la via di mezzo che non mi piace… Il mezzo per giustificarli tutti! Ora parlami di perdono è abbiamo finito!
-Mi stai facendo sentire a disagio!
-Adesso non mi dire che sei tu la responsabile di certi adulti che…
-Sono io che ci ho creduto… Smetti di arrabbiarti… È più facile che sia tu a non sopportare la mia accettazione piuttosto che io smetta di credere…

Parigi, quando le ali di Beckett e quelle di Godot nutrono ogni gesto. 2016 – Maria A. Listur

 

“Let’s learn humbleness joyously accepting the humiliation.”

Madre Teresa di Calcutta

-How do you feel?
-Good.
-Good?
-Yes.
-And how you do it?
-What do you mean by “how you do it”?
-What makes you “feel” well?
-I accept.
-And when did you learn?
-What? The shock of a no?
-Don’t simplify… That wasn’t just a no.
-Really? And what was it?
-A no after guaranteeing a job.
-You are right.
-A no after six months of messages, compliments, nice words…
-Do you want me to hand you a knife?
-I am sorry showing you reality! But you have to see it! The reality is this: that you…
-Hey! Are you bothered that I accept? That I am not ripping my hair off?
-Well! It doesn’t bother me but it does worry me… I don’t get why don’t you get upset a little!
-I can’t.
-Come on! I know well what you are capable of if you get mad! You are afraid of rage! You are terrified of losing control! Who knows what you would do if you touch the reality of betrayal uh? What would you do? I’d like to watch!
-Betrayal? I don’t believe in betrayal.
-Ah no? Imagine that! And how do you call that man that put you against me calling you “The Pope woman”. Wasn’t he your friend and your healing father? How do you call that other one that leaves you with projects hanging on the schedule? Or others who promise you to do certain things, that they will keep their words and afterwards they just fuck up…
-Mmmh… You are becoming unpleasant… Can we leave the bad language out?
-How educated! Correct them! Tell them not to insult you! Not to use you! You don’t say it? I will: It’s call betrayal! Listen well! Betrayal.
-I fell uncomfortable.
-This is the middle ground that I don’t like… A way to justify them all! Now talk to me about forgiveness and we are done.
-You are making me feel uncomfortable!
-Now don’t tell me that you are responsible for certain adults that…
-It was me who believed in them…Stop getting upset…It’s easier that is you who can’t stand my acceptation rather than I stop believing…

Paris, when Beckett’s wings and those of Godot nourish every gesture. 2016 – Maria A. Listur

GLI OCCHI/THE EYES

Non li riconosco “Specchi dell’anima”,
preferisco “Dell’anima, inviti”:
alla vicinanza, che neanche la morte,
può lacerare;
alla lontananza, che nessun contatto,
può abbreviare.
Veri ponti tra quel che è stato
-prima ancora della madre,
il padre, gli amori, i pericoli,
i piaceri reali,
o quelli immaginari-
e quello che alcuni de-nominano
“il sentire”.

tibet Lucio-Boretto Il soffio invisibile

Tibet-Lucio-Boretto, Reggio Emilia-blog

Parigi, in umile e candida visione. Si può.
2016 – Maria A. Listur

 

THE EYES

I don’t see them as “Mirrors of the soul”,
I prefer “Of the soul, invitations”:
to closeness, that not even death,
can tear;
to distance, that no contact,
can shorten.
True bridges between what it was
-even before the mother,
the father, the loves, the dangers
the real pleasures,
or the imaginary ones-
and what some de-nominate
“the feeling”.

Paris, in humble and candid vision. We can.
2016 – Maria A. Listur

FRAMMENTI, SENZA DISCORSO/FRAGMENTS, WITHOUT CONVERSATION

E si crede di sentire il proprio sentire
Mesti figli dell’insegnamento all’oblio
Ignoranti di una lingua per dire “amore”
Che come trottole cerchiamo dove posare
Mani, umori, nostalgie, baci, e altre
Manovre afflitte dell’infante afflitto
Che nessun discorso, amoroso o vero
Potrà sanare senza radere al suolo
L’imposizione al dover fare i perfetti.

Amore-e-Psique-Marmottan

Amore e Psiche – Museo Marmottan, Parigi

Parigi, in danzato ascolto.
2015 – Maria A. Listur

 

FRAGMENTS, WITHOUT CONVERSATION

And we think that we are feeling what we are
Sad sons of the teaching to the oblivion
Ignorant of a language to say “love”
That like tops we look for where to lay
Hands, humors, nostalgias, kisses, and others
Maneuvers afflicted of the afflicted infant
That no speech, amorous or real
Will be able to cure without tearing down
the imposition of having to be perfect.

Paris, in dancing listening.
2015 – Maria A. Listur