“Yo tengo tantos hermanos, que no los puedo contar…”/“I have so many brothers that I can’t count them…”

“Io ho tanti fratelli, che non riesco a contarli…”

Atahualpa Yupanqui

Cammino lentamente sulle spiagge di quella parte dell’oceano che porta il nome degli angeli, la sabbia è fresca, l’aria umida, le nuvole lasciano filtrare delle fasce di luce argentea, poi, dorata.

I visitatori sono pochi e tra i pochi una famiglia che mi somiglia: i piccoli sono lenti e distratti, seguono i grandi, dei quali mi è impossibile riconoscere i generi.

Il silenzio e il vuoto facilitano la percezione dell’assolutezza dell’acqua, la fedeltà, il battere ritmico del suo oceano, la potenza, la piega a mo’ di seta nel punto in cui incontra il cielo, la compassione, il gusto di lambire i piedi in libera scelta, la compattezza, il richiamo limpido in ogni contatto, Thanatos finalmente tra le braccia di Eros.
Sorrido al pensiero di queste immagini, saltello e ballo nella gioia di questo nuovo incontro “geografico”, inspiro il vento e il freddo, guardo la mia amica e il mio amico che mi accompagnano nell’allegria dei gusti condivisi. Mi lascio tentare dalla fantasia di fissare il tempo in un’immagine, selezione dal telefono la funzione “camera fotografica” e miro avanti; mentre punto l’obiettivo, un uomo da lontano prende la rincorsa e corre muovendo le braccia dal basso verso l’alto, non capisco finché non vedo volare i genitori della famiglia che mi somiglia.
Scatto.
L’uomo della rincorsa entra in campo, sorride verso di me, cerca approvazione. Io ringrazio.

Il volo mi ha spiegato la sensazione di somiglianza, la grazia comune dell’origine, la differenza che afferma ogni similitudine e viceversa, i referenti naturali, la nobiltà dell’animalità, l’ascendente della bestialità…
La sicurezza del poter elevarsi, levandosi.

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Santa Monica, Los Angeles – 2015 – Maria A. Listur

In volo, 2015 – Maria A. Listur

 
“I have so many brothers that I can’t count them…”

Atahualpa Yupanqui

I slowly walk on the beaches of the ocean that carries the name of the angels, the sand is fresh, the air is moistened, the clouds let filter in some beams of silver, than golden, light.

The visitors are few and among them a family that resembles me: The little ones are slow and distracted, they follow the grown ups, of which I can distinguish the genres.

The silence and the emptiness facilitate the perception of the universality of the water, the faith, the rhythmical beating of the ocean, the power, the curve silk-like in the point in which it encounters the sky, the compassion, the pleasure of skimming the feet in free choice, the firmness, the clear recall in each contact, Thanatos finally in the arms of Eros.
I smile in the thought of this images, I jump and dance in the joy of this new “geographical” encounter, I inhale the wind and the chill, look at my woman friend and male friend that are accompanying me in the joy of the shared tastes. I let myself being tempted by the fantasy of fixing the time in a image, select from the phone the “camera” function and look ahead; while locking on the target, a man from afar takes a run up and running moves the arms from below to up, I don’t understand until I see the parents of the family that resemble me fly.
I shoot.
The man of the run up enters the field, smiles towards me, looking for approval.
I thank him.

The fly has explained to me the resembling sensation, the common grace of the origin, the difference that affirms each similitude and vice versa, the natural references, the nobility of the animality, the ascending bestiality…
The certainty of being able to elevate, rising.

In flight, 2015 – Maria A. Listur

“Per essere perfetta le mancava solo un difetto.”/ “To be perfect she needed only a flaw.”

Karl Kraus

-Ti spaventa la distanza?
-No.
-E la mia situazione sentimentale?
-Perché, ne hai una?
-La vedovanza lo è.
-Scusa, scusa… Non volevo… Mi devi perdonare perch…
-Tranquilla. Ho capito.
-Hai capito ma non vorrei ci fosse rimasto un senso di aggressione…
-È la tua incertezza che trovo aggressiva… Non la comprendo…
-Non comprendo neanche io. Aiutami.
-Ci sto provando… T’interrogo e allo stesso tempo m’interrogo…
-Credo di non riuscire a essere sincera.
-Non ti senti comoda, al sicuro?
-Per me, la sicurezza e la comodità non sono stati da attribuite alle relazioni quindi non è quello… Credo di star facendo i conti con la tua profondità… Dista molto dalla mia.
-Pregiudizio verso i filosofi?
-No… Tu parti da presupposti tanto diversi…
-Quali?
-Per esempio la fantasia sulla mia reticenza. Stai interrogandoti sulla distanza, i sentimenti, e altro che non riesco a immaginare ed io sono da un’altra parte…
-Riesci a dirlo?
-Cosa?
-Da dove parti.
-M’imbarazza…
-Dillo! Che cosa vuoi da questa relazione?
-Che sia facile!

In un luogo indimenticabile, prima di ridere. 2014 – Maria A. Listur

 

“To be perfect she needed only a flaw.”

Karl Kraus

-Does the distance scare you?
-No.
-And my sentimental relationship?
-Why, do you have one?
-Widowhood is one.
-Sorry, sorry… I didn’t mean to… You have to forgive m…
-Relax. I got it.
-You got it but I wouldn’t want that a sense of aggression remained…
-It’s your hesitation that I find aggressive… I don’t get it…
-I don’t get it either. Help me.
-I am trying… I am questioning you and at the same time questioning myself…
-I think I am not able of being sincere.
-Don’t you feel comfortable, secure?
-To me, security and comfort aren’t states to be related to relationships therefore it’s not it… I think I am dealing with your profoundness…It’s quite far from mine.
-Prejudice towards philosophers?
-No… You set out from so different assumptions…
-Which ones?
-For example the fantasy about my reticence. You are questioning yourself over the distance, the feelings, and other thing that I can’t imagine and I am on another side…
-Can you say it?
-What?
-From where you set out.
-It embarrasses me…
-Say it! What do you want from this relationship?
-That it’d be easy!

In an unforgettable place, before laughing. 2014 – Maria A. Listur