DEVOZIONE/DEVOTION

Estese verso un sole irraggiungibile
-sospese nel cemento-
non si arrendono.
Baciano raggi a mo’ di lingue
specchiate alle finestre.
Vincono il falso destino
dell’ombra senza frescura.
Della natura è ancora sopportabile
la diligenza, la devozione;
perché si può leggere,
perché rileggere può essere vocazione
e risollevarsi dal catrame
come la pianta, diventa un riflesso.

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Parigi, prima della tempesta.
2020 – Maria A. Listur

 

DEVOTION

Extended towards an unreachable sun
-suspended in the cement-
they do not give up.
The kiss the rays like tongues
reflected in the windows.
They overcome the fake destiny
of the shadow with no coolness.
Of nature it is still bearable
the diligence, the devotion;
because it can be read,
because rereading could be vocation
and raise back from the tar
like the plant, it becomes a reflex.

Paris, before the storm.
2020 – Maria A. Listur

LUCE/LIGHT

S’incontrano luoghi
dove in briciole di sole si spalanca l’eterno
e agli spiriti pigri – per limitatezza di doni –
un rimasuglio del suo scandire
sembra bastare.

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Basilica di San Pietro/Saint Peter’s Basilica – Tuscania, Italia

Roma, in prospettiva.
2018 – Maria A. Listur

 

LIGHT

There are places
where in crumbs of sun the eternal opens wide
and to the lazy spirits – due to the scarcity of gifts –
a leftover of its scan
seems enough.

Rome, in perspective.
2018 – Maria A. Listur

SOLSTIZIO D’INVERNO/WINTER SOLSTICE

Questa inclinazione del sole
questo nitido freddo
questa precisissima e lunga notte
a te si porgono
anima mia
che nel corpo ti estendi
che tra le genti ti apri
che mai sola t’illumini.

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Inverno/Winter

Parigi, durante la nascita dell’inverno. 2017, Maria A. Listur

 

WINTER SOLSTICE

This inclination of the sun
this vivid cold
this very precise and long night
they offer themselves to you
soul of mine
you who extend within the body
who open up among the people
who never alone enlighten yourself.

Paris, during the birth of winter. 2017, Maria A. Listur

IL QUOTIDIANO OBLIO/THE DAILY OBLIVION

Delicatamente sbigottita, la luce guarda
– la sua vocazione per il fuoco si allenta –
quando pietosa e materna
non indugia… Ombreggia.
Prescinde dalla sua compiuta trasparenza
– fa credere di non vedere ciò che legge –
quando suprema e paterna
non svela… Provvede.
Non esiste il languore del sole!
Né il suo passaggio fa notare le fasi!
E come se la luce fosse nostro patrimonio
nell’umana rozzezza, si perde.

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Dal Sogno/From the Dream 2014 – Gabriele del Papa ph

Roma, sublimata nella luce, mai propria.
2017 – Maria A. Listur

 

THE DAILY OBLIVION

Delicately dismayed, the light watches
– its vocation for the fire trains –
when merciful and maternal
doesn’t hesitate… Overshadows.
Aside from its complete transparence
– it makes believe that it doesn’t see what it reads –
when supreme and paternal
doesn’t unveil… Provides.
The sun languor doesn’t exist!
Nor its passage shows the phases!
And it’s like if the light was our heritage
in the human roughness, it gets lost.

Rome, sublimated in the light, never its own.
2017 – Maria A. Listur

“La vita non è un ristorante ma un buffet. Lasciatevi servire.”
/“Life is not restaurant but a buffet. Let yourself be served.”

Dominique Glocheux

-Buongiorno.
-Buongiorno.
-Attende per la visita?
-Sì.
-E non è meglio stare dentro?
-Non c’è un “dentro”, si aspetta fuori fino alla chiamata delle guide.
-Freddo eh?
-Oggi c’è un bel sole.
-Sole? Non mi dica che questo qui le sembra un sole.
-Veramente non mi sembra… Lui è un sole, il sole.
-Si vede che non conosce il vero Sole!
-Dove risiede il suo vero sole?
-In Nicaragua.
-Ah!
-Dovrebbe andarci.
-Sono nata in Sudamerica.
-Allora mi faccia il piacere! Come può chiamare sole questo pianto di luce!
-Che bella espressione… Io lo chiamo sole perché è anche il mio…
-Ma se tra poco piove! Io detesto questo clima.
-Io invece mi trovo bene.
-È deprimente!
-Può darsi.
-Le piace deprimersi? No… Scherzo! Le piace veramente?
-Sì. Questo cambiamento continuo mi solleva, mi fa aderire di più ai cambiamenti della vita.
-Io invece amo la stabilità del cielo blu, del sole, dell’orizzonte calmo.
-Allora che viene a fare qui?
-In quale senso?
-Questo progetto di condivisioni di spazi implica un’accoglienza costante delle persone che già abitano il posto e che non hanno legami con l’arte.
-Vengo a provare.
-Cosa?
-Se posso condividere.
-E se non potrà?
-Me ne andrò.
-E la gente?
-E lei signora? Lei è sicura di condividere?
-Non ho bisogno di essere sicura, condividere è l’unica cosa che voglio.
-Diciamo che lei si sente un po’ come il sole…
-Non ci conosciamo e lei è già diventato sarcastico?
-Beh… lei mi sembra troppo magnanima! Crede sia possibile condividere tutto?
-Non ho mai detto la parola “tutto”… Almeno dobbiamo accettare che il sole è sempre uno.

Parigi, di fronte a un ospedale dove le sale diventeranno degli atelier. 2016 – Maria A. Listur

 

“Life is not restaurant but a buffet. Let yourself be served.”

Dominique Glocheux

-Good day.
-Good day.
-Are you waiting for the visit?
-Yes.
-Isn’t it better to wait inside?
-There is no “inside”, we wait outside until the guides call us.
-Cold uh?
-Today there is a nice sun.
-Sun? Don’t tell me that this one looks like a sun to you.
-Actually it isn’t like… He is a sun, the sun.
-I can tell that you don’t know the real Sun!
-Where does your real sun reside?
-In Nicaragua.
-Ah!
-You should go.
-I was born in South America.
-So give me a break! How can you call this cry of light the sun!
-Nice expression… I call it sun because it is also mine…
-But it is almost about to rain! I hate this weather.
-On the contrary I like it here.
-It’s depressing!
-Could be.
-Do you like to be depressed? No… I am joking! You really like it here?
-Yes, this continuous changing lifts me up, it makes me accept more the changes in life.
-I love the stability of the blue sky, of the sun, of the calm horizon instead.
-So why do you come here?
-In what sense?
-This project of sharing spaces entails a constant welcoming of those people who live already in this place and have no connection to art.
-I come to test.
-What?
-If I can share.
-And if you won’t be able to?
-I will leave.
-And the people?
-And you madam? Are you sure you can share?
-I don’t need to be sure, sharing is the only thing I want.
-We could say that you are like the sun…
-We don’t know each other and you are already becoming sarcastic?
-Well… you seem too magnanimous to me! You think it’s possible to share everything?
-I have never used the word “everything”… Though we have to accept that the sun is always one.

Paris, in front of a hospital where the rooms will become ateliers. 2016 – Maria A. Listur

RITMO/RHYTHM

Figlio del Sole quanto noi dalla luce,
Risvegliaci alla salute del tuo scandire,
Abbi misericordia dell’oblio infinito,
Salvaci dalla finzione dell’individuo:
Che il sogno sia di ognuno, del giacere,
Che la vita sia parziale, propria, reale,
Che la pelle dell’altro sia il suo limite,
Che la terra s’interrompa dove si crede.
Abbi pietà di noi…
Imponi il tuo canto!

RITMO-I

RITMO I – 2015 – Maria A. Listur

Parigi, quando le foglie incominciano a cadere.
2015 – Maria A. Listur

 

RHYTHM

Son of the Sun as us from the light,
Awake us to the health of your mark,
Have mercy of the infinite oblivion,
Save us from the fiction of the individual:
May the dream be of every one, of the lie,
May life be partial, own, real,
May the skin of the other be the limit,
May the earth be interrupted where it is believed.
Have mercy on us…
Impose your chant!

Paris, when the leaves begin to fall.
2015 – Maria A. Listur

CASA II/HOME II

E si piegano o dispiegano tutte le strade verso casa.
Cambiano i rientri, le dimore, del nulla ogni grazia.
I frammenti fanno percorso, rigo del pentagramma.
E nel firmamento un punto, un sole dentro: ordina,
predispone, osa, costruisce, risana, assesta, riguarda;
nel vuoto dei silenzi, si riconosce unica casa.

TaSho-I

TaSho 2013 – Maria A. Listur

Roma, quando il riposo è movimento.
2015 – Maria A. Listur

 
HOME II

And they bend and open out all the roads towards home.
The reentries change, the abodes, of nothing each grace.
The fragments make path, stroke of the pentagram.
And in the firmament a point, a sun inside: it orders,
prepares, dares, constructs, restores, delivers, relates;
in the emptiness of the silences, it recognizes itself as the unique home.

Rome, when resting is movement.
2015 – Maria A. Listur