COME?/HOW?

Dietro le maschere della paura

come nascondere alla tristezza

lo sguardo allerta e le manine pronte

di chi va spazzando sotto le sedie?

Sembra non ci si accorga

dello spazzino la solitudine,

l’urlo sordo all’indifferenza.

Enfants du monde.com

Parigi, alberi, luci e assenza.

2020 – Maria A. Listur

HOW?

Behind the mask of fear
how to hide to sadness
the glance on alert and the little hands ready
of those who go swiping under the chairs?
It seems no one notices
the aloneness of the sweeper,
the deaf scream to the indifference.

Paris, trees, lights and absence.
2020 – Maria A. Listur

CUSTODE/CUSTODIAN

Mi troverai tra le parole,
tra quelle che attendi o
in quelle che nessuno pronuncia,
nella pausa che non si protrae.
Non mi cercare nei silenzi del corpo;
unico tesoro, assai personale
che non posso donarti.
E nella solitudine,
in quella di chi sa osservare,
non voltare il tuo corpo
a confermare la mia presenza.
Sì, sono io;
ogni tanto, ti vengo a trovare.

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Avorio su Legno, dett./Ivory on Wood, det.
Gabriele del Papa, Coll. Priv.

Parigi, degli angeli.
2019 – Maria A. Listur

 

CUSTODIAN

You will find me between the words,
between those you are waiting for or
in those that nobody pronounces,
in the pause that doesn’t protract.
Don’t look for me in the silences of the body;
unique treasure, very personal
that I can’t offer you.
And in the solitude,
in that one of who knows to observe,
don’t turn your body
to confirm my presence.
Yes, it’s me;
sometime, I come visit you.

Paris, of the angels.
2019 – Maria A. Listur

SOLITUDINE/SOLITUDE

Che casa!
Che casa ho dentro il tuo sguardo,
tra i tuoi battiti di vento e sangue.
Ovunque tu sia
io so dove andare, dove tornare.
Soprattutto, dove entrare.
Cara mia,
mia Signora, mio rifugio, mio Uomo
sempre sarai lo spazio, l’infinito
tra le mie mani.

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Spazi/Spaces 2013, Parigi

Seduta tra la gente, silenziosamente.
2018 – Maria A. Listur

 

SOLITUDE

What a house!
What a house I have inside your glance,
among the beats of wind and blood.
Wherever you are
I know where to go, where to return.
Especially, where to enter.
My beloved,
my Lady, my refuge, my Man
you will always be the space, the infinite
between my hands.

Sitting among people, quietly.
2018 – Maria A. Listur

RELATIVA/RELATIVE

Amo quella solitudine che non si ritiene verità,
quella che sa stare con gli altri, che non si vanta;
quella che sembra accompagnata, informale,
spettinata…
Quella solitudine che sei tu, quella!
Sì! Tu.

Flessione-IFlessione-II

FlessionE I-II, 2016 Parigi – Grès Noir Cru – Maria A. Listur

Parigi, quasi estate. 2016 – Maria A. Listur

 

RELATIVE

I love that solitude that it is not considered truth,
that one that is able to be with others, that doesn’t show off;
that one that seems accompanied, informal,
scruffy…
That solitude that is you, that one!
Yes! You.

Paris, almost summer. 2016 – Maria A. Listur

“Niente fini, niente grandezze.”/”No purposes, no greatness.”

Oswald Spengler

-E queste rose?
-Regalo.
-Di chi?
-Amicizie…
-Mmm…
-Mmm…
-Ecco che non vuoi far spuntare l’amante!
-Anche se lo fosse, sarebbe prima un amico…
-Errore cara! Ecco perché sei sola!
-Sola?
-Sì, senza fidanzato, marito… O come lo vuoi chiamare nella tua lingua madre!
-Tu mi vedi sola?
-Io so che sei e stai da sola! E per favore, non incominciare con la stupidaggine della compagnia delle amiche!
-No… Volevo dire altro!
-Cosa?
-Che anche tu sei da sola.
-Ah! No! Vuoi mettere un compagno che, non vive con me da vent’anni però, è un compagno!
-E cosa lo fa essere “un compagno”?
-Che lo sanno tutti!
-Ah… Hai ragione, sono sola.

Tokyo-Town-1VII 633

Tokyo Town 1/VII, 2016 – Maria A. Listur

Parigi, eloquenze tra nazioni. 2016 – Maria A. Listur

 

“No purposes, no greatness.”

Oswald Spengler

-And these roses?
-A present.
-By who?
-Friends…
-Mmm…
-Mmm…
-Here you go not wanting the lover to be seen!
-Even if he was, he would first be a friend…
-A Mistake my dear! That’s why you are alone!
-Alone?
-Yes, without fiancé, husband… Or whatever do you want to call him in your mother tongue!
-Do you find me alone?
-I know that you are and stay alone! And please,
don’t start with that stupidity of the company of the girlfriends!
-No… I wanted to say something else!
-What?
-That you are alone as well.
-Ah! No! You can’t compare a companion who,
hasn’t live with me for twenty years but, is a companion!
-And what makes him being “a companion”?
-The fact that everybody knows!
-Ah… You are right, I am alone.

Paris, eloquences among nations. 2016 – Maria A. Listur

ALLA PARTE RONDINE/TO THE SPARROW SIDE

A Carola Scorrano, con gratitudine eterna

Parla di Giove libera d’arcaici giudizi
Pronuncia abbracci materializzando nidi
Si volge alla vita componendo colori
E nella mia esistenza, riconcilia il femmineo.
Nutre metafore condivise o solinghe
Salvaguarda i bisogni, protegge e dona
Legno, pane, luce, colombe e case:
Per ogni paglietta di ognuno dei nidi.

A. L. Day

A. L. Day, Illustrator

A Parigi, di fronte all’Isola de Saint Louis

 

TO THE SPARROW SIDE

To Carola Scorrano, with eternal gratitude

She talks about Jupiter free of archaic judgment
She pronounces hugs materializing nests
She turns towards life composing colors
And in my existence, she reconciles the feminine.
She nourishes the metaphors common or solitary
She safeguards the needs, she protects and give
Wood, bread, light, doves and houses:
For each straw of each one of the nests.

In Paris, In front of the Island de Saint Louis

“Pensare è insistere in una solitudine senza ritorno.”/“To think is to insist in a solitude with no going back.”

Roberto Juarroz

Qualche volta,
sembrano sprofondare le gentilezze
e cadono anche le familiari durezze
ma non si cancella nessun abbraccio
neanche una delle sue miserie
bontà questa della memoria
che rende al petto quello che fu bocca
o al buio di ogni mente
quello che fu la carne ristretta
senza più pena perché esaurita
senza lamenti perché conclusi
soltanto pneuma predominante
che si fa spazio prima dell’alba
quando il silenzio è un po’ di tutti
quando la notte si è riposata
quando dimenticano quelli che temono
la voce arguta del ringraziamento
quando ogni dove e ogni quando
ricordano quelli che stiamo essendo
allora arriva dall’infinito
– quello più fitto che abbiamo dentro –
una luce svuotata dalla speranza
a rimembrare un nuovo inizio
fuori dal tempo, senza giornata.

Percorso-II

Percorso II – 2015 – Maria A. Listur

Roma, quando l’inverno vuole riposare.
2015 – Maria A. Listur

 

“To think is to insist in a solitude with no going back.”

Roberto Juarroz

Sometimes,
it seems that kindness collapses
and also the familiar rigidity falls
but no embrace is cancelled
not even one of its miseries
kindness that is of the memory
that gives back to the chest what was mouth
or in the darkness of every mind
what the restricted flesh has been
without sorrow because consumed
with no complain because concluded
only predominant breath of life
that makes space before dawn
when silence is a bit everybody’s
when the night has rested
when those who fear forget
the witty voice of the gratitude
when everywhere and every time
remembers what we have been being
there from infinite it arrives
– the most thick one that we have inside –
a light drained from hope
to remind a new beginning
out of time, with no day.

Rome, when winter wants to rest.
2015 – Maria A. Listur

“Nell’erotismo c’è questa gerarchia: chi fa; chi osserva; chi sa.”/“In Eroticism there is this hierarchy: who does; who watches; who knows.”

Karl Kraus

-Ti dispiace se uso il vivavoce?
-Se sei occupata ti chiamo più tardi.
-Posso parlare e continuare con quello che sto facendo.
-Che cosa fai?
-Mi do la crema.
-Non sembri tu?
-Perché? Adoro le creme.
-Dici di non fare due cose simultaneamente…
-Hai ragione.
-Ti chiamo più tardi?
-Più tardi sarò occupata.
-Come occupata? Sono le undici di sera…
-Appunto.
-Non sarai sola?
-Per te occupata significa accompagnata?
-Intuizione.
-Mmm…
-Ad essere sincera…
-Non esserlo!
-Ti prego lasciami dire…
-Dimmi.
-Vorrei immaginarti con qualcuno.
-Come mai?
-Non amo la solitudine.
-La tua.
-Neanche la tua.
-E perché?
-Perché non è naturale.
-Conosco tanta gente che per essere naturale, dorme con degli sconosciuti.
-Beh! Io non parlo di una storia tipo sbornia!
-Io parlo di gente che da decadi vive ubriaca di compagnia!
-Esiste però qualcosa di piacevole e naturale…
-Il tuo paradigma di piacevole e naturale deve essere anche il mio?
-Ancora ti stai dando la crema?
-Ora sono passata agli oli lubrificanti.
-Oli lubrificanti? Cosa ti devi lubrificare?
-Gli occhi e le orecchie.
-E perché?
-Per vederti e ascoltarti meglio mia cara Cappuccettina! Rispondi… I tuoi paradigmi sono validi anche per me?
-Ora capisco di no… Tu già dormi, naturalmente, con il tuo più grande amore… (Suona il citofono) Chi ti suona a quest’ora?
-Il produttore d’olio. Buonanotte…
-Digli che tu già dormi con te stessa! Buonanotte!

Orvieto, scoppiano sorprese nei calici sempre pieni. 2014 – Maria A. Listur

 

“In Eroticism there is this hierarchy:
who does; who watches; who knows.”

Karl Kraus

-Do you mind if I use the speakerphone?
-If you are busy I can call you later.
-I can talk and keep doing what I am doing.
-What are you doing?
-I am putting on some cream.
-It doesn’t sound like you?
-Why? I love creams.
-You say you don’t do two things simultaneously…
-You are right.
-Shall I call you later?
-Later I will be busy.
-What do you mean busy? It’s eleven o’clock at night…
-Exactly.
-You won’t be alone?
-To you being busy means to be with someone?
-Intuition.
-Mmm…
-To be honest…
-Don’t be!
-Please let me say it…
-Go on.
-I’d like to imagine you with someone.
-How come?
-I don’t like loneliness.
-Yours.
-Neither yours.
-And why?
-Because it’s not natural.
-I know many that to be natural, sleep with strangers.
-Well! I am not talking about a story like when one is drunk!
-I am talking about people that since decades lives drunk by company!
-There is though something enjoyable and natural…
-Your paradigm of enjoyable and natural has to be mine as well?
-Are you still putting on some cream?
-Now I switch to the lubricant oils.
-Lubricant oils? What do you have to lubricate?
-The eyes and the ears.
-And why?
-To see you and listen to you better my sweet Red Riding Hood! Tell me… Are you paradigms also for me as well?
-Now I understand that no… You already sleep, naturally, with your biggest love…
(The door phone buzzes) Who is it at this time?
-The oil maker. Goodnight…
-Tell him that you already sleep with yourself! Goodnight!

Orvieto, surprises burst in the ever full chalices. 2014 – Maria A. Listur

Amore/Love

Lei aveva sentito che lui desiderava creare un mondo di dipendenza. Creava accordi amorosi per poi minacciare la distruzione, metteva alla prova, l’amore dell’altro. Gioia, legame, grazia, combattimento, condivisione, lotta quotidiana. Tutto insieme. Un piatto forte per un anima che ama imparare.

Mia madre e mio padre sono state le persone più speciali che io abbia mai incontrato.
Sono il mio referente di distanza. La luce.
Mio padre diceva spesso:
-Non esiste solitudine più triste che quella che si sente in compagnia.

Quando lui le disse che per costruire il loro amore dovevano combattere, soffrire, essere la sofferenza e l’amore dell’altro per sempre, lei disse:
-Mi dispiace, non posso condividere. Quella strada la conosco, ora vorrei provare quella che enuncia tanto bene Raffaele Morelli: “L’amore viene per farci partorire l’essere sconosciuto che ci abita e non per legarci a qualcuno per sempre”.
Infine gli chiese:
-Dimmi quando andrai via, desidero prepararmi per tempo.

Roma, la felicità mi saluta dal mate e dalle candele, 2010 – Maria A. Listur

Love

She felt that he most wanted to create a world of dependency. He created love boundaries to threaten with destruction later, he would test, the love of the other. Joy, connection, grace, fight, sharing, daily struggle. All together. A strong test for a soul that likes to learn.

My mother and my father have been the most special persons I have ever met.
They are my referent in the distance. The light.
My father often used to say:
-There is no solitude sadder than the one you feel in company.

When he said that to build their love they had to fight, suffer, be the suffering and the love of the other forever she said:
-I am sorry, I can’t partake. I know that road, I would like to try the one that Raffaele Morelli enunciates so well: “Love comes to let us give birth to the unknown self that lives in us and doesn’t come to tie us to somebody forever”.
In the end she asked:
-Tell me when you will be leaving; I want to be prepared on time.

Rome, Happiness salutes me from mate and candles, 2010 – Maria A. Listur