ASSISTENZA/ASSISTANCE

 

Per cosa invocare gli angeli, l’Altissimo,
le stelle,
se il loro soccorso che cedono
– la bruciata luce –
vuol essere guarita, sanata,
cicatrizzata?
E se a supplicare fosse il fioco brillio,
il lume,
di ciò che vuole incontrare la lingua,
l’idioma,
che fa parlare la piaga, lo squarcio,
lo strazio?

Ange-Louvre.jpg

ALA RUBATA/STOLEN WING, Louvre – Paris

Parigi, sotto una pioggia di ali.
2018 – Maria A. Listur

 

ASSISTANCE

What for do we invoke the angels, the Almighty,
the stars,
If the aid they cede
– the burnt light –
wants to be healed, cured,
scar over?
And if the fainting sparkle, the lamp,
was the one begging,
for what the tongue wants to meet,
the idiom,
that makes the pain, the cut, the torment
speak?

Paris, under a rain of wings.
2018 – Maria A. Listur

“La gente pensa che se evita la verità, questa potrebbe cambiare in qualcosa di meglio prima che debbano ascoltarla.”/“People think that if they avoid the truth, this one could change into something better before they have to hear it.”

Marsha Norman

Affranto, straziato, sgomento, addolorato sono possibili traduzioni della parola “acongojado”, in spagnolo.
Non la sentivo da tanto tempo, non l’ascoltavo da un’eternità, quasi ieri quando nel 1983 la dovetti usare per annunciare la morte di mio padre.
Ora, una voce con un colore quasi identico al mio pronuncia la parola “acongojado”, utilizza questa forma del linguaggio parlato per definire lo stato che prova di fronte a una perdita; affranto per una perdita anche mia, sgomento per la sorpresa, addolorato per avermi visto vivere in perdita quello che ora è tangibile perdita.
Io resto a fare mentalmente la traduzione, a cercare come dire in italiano o in francese la parola “acongojada”, non ci riesco, niente mi rappresenta lo stringimento del petto all’altezza del timo simultaneamente riflessa verso ogni estremità come fosse una luce gelida. Neanche i dizionari o i vocabolari – in linea ed in carta – vengono a salvarmi dal vuoto della traduzione. Niente traduce l’effetto di un ago di vetro tra le costole, divenuto parola. Mi sono sempre permessa di raccontare lo strazio, lo sgomento, l’afflizione, anche la gioia di aver trasformato il bello in miracoli, il maltrattamento in allegorie, mai la “congoja”.

Si muore un po’ agli occhi di chi non si ben-tratta e quando quel corpo veramente muore, qualche volta, finisce di morire. Sì, si finisce. E si smette di essere o di stare “acongojada”.

Parigi, quando lo sgomento alleggerisce.
2017 – Maria A. Listur

 

“People think that if they avoid the truth, this one could change into something better before they have to hear it.”

Marsha Norman

Overcome, tormented, dismay, sorrowful are possible translations of the word “acongojado”, in Spanish.
I haven’t heard it for a long time, I didn’t hear it for an eternity, it was almost in 1983 when I had to use it to announce the death of my father.
Now, a voice with a color almost identical to mine pronounces “acongojado”, utilizing this form of spoken language to define a state that he feels toward a loss; overcome for a loss also mine, shocked for the surprise, sorrowful for seeing me living at a loss that now is a tangible loss.
I linger in making a translation mentally, in looking for a way to say in Italian or in French the word “acongojada”, I can’t, nothing represents the constriction at chest level of the thymus simultaneously reflected toward every extremity as if it was cold light. Not even the dictionaries or the vocabularies – online or on paper – come to rescue me from the emptiness of the translation. Nothing translates the effect of a glass needle between the ribs, turned into word. I have always allowed myself to talk about the torment, the shock, the affliction and also the joy of having transformed the beauty into miracles, the abuse in allegories, never although the “congoja”.

We die a little to the eyes of those who don’t well-treat themselves and when that body really dies, sometimes, finishes to die. Yes, finishes. And we stop being or staying “acongojada”.

Paris, when the dismay lightens.
2017 – Maria A. Listur