RINGRAZIAMENTO

Grazie a te 

che sai del ritmato spazio.

A te che ti riconoscerai nei miei gesti :

senza sincretismi, 

senza emozioni usa e getta.

Un inchino a te

che hai riconosciuto 

nell’arrivare in tempo, l’eleganza, 

e nel battito della mia voce, 

la costanza. 

Tu

presenza silente e immanente

grazia venuta a confermare 

percorso e prospettiva,

capitolazione alla carezza,

a quella pertinente, 

senza brama.

Parigi. Buon 2022.

Maria A. Listur

ALTRI TEMPI

Tempo misurabile

quello mentre si pronuncia la parola

squisitamente, o la frase

circolo virtuoso.

Anche tangibile la curva temporale

che percorrono i suoi occhi,

fino a me, e il respiro, 

quel battere terreno di dolcissimi fremiti

senza un solo pianto, 

offerti, fuor dal tempo, e anche qui.

Awareness, Moonassi ART

Parigi, ringraziando chi festeggia tutte le riuscite.

2021 – Maria A. Listur

QUEL CHE SERVE

Tempo, per attendere 

la frase amica o contrariata

senza finirla nemmeno in testa.

Tempo, non più per piangere 

ma per seguire d’ogni lacrima 

la traiettoria o il deserto, nel suo intorno.

Tempo, per afferrare 

delle tristezze il radicamento non temporale 

ma sempre scritto, nella memoria.

Tempo, per rileggere ogni spasmo dell’emergenza 

nella sapienza di ogni respiro

se siamo in vita.

Jay Mark Johnson ph – L’écoulement du temps

Parigi, 08 2021

Maria A. Listur

SCIUPÌO/MISUSE

Per poter chiedere 

come dove e quando

si dovrebbe sapere, cosa. Infinita

come una guarigione 

e giustamente

indefinibile, inafferrabile, 

percepibile… a tratti;

quando non c’è tempo 

quando non lo si può sprecare. 

Ah… Se si potesse, ora e qui,

abbracciare ogni distanza

al servizio dell’inaudito!

Catrin Welz-Stein ART

Parigi, mascherata d’incerto.

2020-Maria A. Listur

MISUSE

To be able to ask
how where and when
it should be known, what. Infinite
like a recovery
and fairly
indefinable, unintelligible,
perceivable… occasionally;
when there is no time
when it cannot be wasted.
Ah… If we could, here and now,
embrace each distance
at the service of the unheard of!

Paris, masked of uncertainty.
2020-Maria A. Listur

L’ARTE DELLA CURVATURA/THE ART OF BENDING

Occhi di vento, a te mi piego
tale animale indecifrabile
trasparente
solitario,
in dettaglio.
Trovami amore perenne
tra le foglie umide
in autunno;
nella rugiada
quando sei deserto,
e deserti
dalle tradizioni, da te.
In quella plasticità netta dei capelli
saprai cantarmi come fossi
ancora qui.

Drew Doggett.jpg

Drew Doggett art

Parigi, sotto la corona del virus.
2020 – Maria A. Listur

 

THE ART OF BENDING

Eyes of wind, I bow to you
such an indecipherable animal
transparent
solitaire,
in detail.
Find me lasting love
among the wet leaves
in autumn;
in the dew
when you are desert,
and deserts
from traditions, from you.
In that defined plasticity
you will know how to sing as you were
still here.

Paris, under the crown of the virus.
2020 – Maria A. Listur

PARENTESI/PARENTHESIS

Nei palinsesti delle scelte
quella della poesia alletta,
in salvaguardia non dagli altri
quanto dalla voracità dei passati
(sempre bisognosi del presente),
e dalla famelicità dei futuri
(sempre lì a tentare seduzioni)…
Si raccoglie poesia ovunque
scremando dal tempo
il tuo sguardo, la tua voce,
e quella tua mano che sa andare.

'kjara.jpg

2002, Chiara/‘kyara, nel tempo dell’Italia di Dino Verga/ in the time of the Italy of Dino Verga

Parigi, sotto una freschezza già preterita.
2020 – Maria A. Listur

PARENTHESIS

In the palimpsest of the choices
the one of the poems entices,
not in the safeguard from the others
rather than from the voracity of the pasts
(always in need of the present),
and of the craving of the futures
(always there attempting seductions) …
Poetry is gathered everywhere
skimming from time
your glance, your voice,
and that hand of yours that knows how to go.

Paris, under a bygone freshness.
2020 – Maria A. Listur

TOCCARE/TO TOUCH

Quando il pensiero si fa tocco,
carne che vuole riparare,
di acqua sono gli interstizi
-quelli più ostici, quelli del tempo-
dissanguati dalle memorie
che attendono quella mano
che a ogni nodo regali oblio.

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Frequenze/Frequencies, 2019
Centre Tomatis, Paris

Maria A. Listur,
alle mani di Hiroe, Gratitudine in giapponese.

 

TO TOUCH

When the thought becomes touch,
flesh that wants to mend,
of water under the interstices
-those tough ones, those of the time-
drained of the memories
that wait for that hand
that gives to each crux oblivion.

Maria A. Listur,
to the hands of Hiroe, Gratitude in Japanese.

PROFONDITÀ/DEPTH

Quel vino che è la nostra parola
e quella pietanza fatta d’incontro
cancellano il senso del tempo,
salvaguardano i ricordi che servono.
Si compiono tutti i Natali ed è Anno Nuovo
ogniqualvolta la tua mano carezza quelle serie facchine
che sono le mie ossa, giovani di secolari memorie
(alcune non mie) e di perenni soccorsi
camuffati da rimembranze infinite.

Mentre si vola, e ci si incontra. Sempre.
2018 – Maria A. Listur

 

DEPTH

That wine that is our word
and that delicacy made of encounter
they cancel the sense of time,
they preserve the memoirs that are necessary.
All the Christmases are achieved and it is New Year
whenever your hand caresses those serious porters
that my bones are, young of secular memories
(some not mine) and of perennial rescues
disguised as infinite remembrances.

While flying, and we meet. Always.
2018 – Maria A. Listur

GINNASTICANDO/GYMNASTICING

Come fa il grano prima d’esser il pane
accolgo il tempo che nutre, e lava.
Confido sul vero lievito, il mio!
Acqua? Di madre. Sale? Di padre;
il quieto cuocere mi è oramai di casa,
rifiuto limiti tra la terra, il fuoco, l’aria!
Croccante, fragrante, sempre invidiabili,
la mia santa messa, il mio santo pane,
e quel talento nel saper offrire,
senza equivocare sentite scuse
con del perdono, sentite lacrime…
Alloggio quindi, anche il suo contrario
quel anti-tempo che uccide e salva.
Non più letarghi per l’irrisolto!
Disfo le messe, spezzo il pane.
Poi, dentro le costole, un’aquila sazio,
le sue ali, senza sforzo, dispiego
e dal volo più ampio e più interno
mi catapulto verso il mio centro
per diventare ancora una volta, e mille,
di nuovo,
grano.

641-Isola-Film-Still-2005

ISOLA II film – Michele Truglio ph – 2005

Parigi, nel miracolo della totale ignoranza.
2016 – Maria A. Listur

 

GYMNASTICING

As the wheat does before being bread
I welcome the time that nourishes, and cleans.
I rely on real yeast, mine!
Water? Of mother. Salt? Of father;
The quiet cooking it is by now an habit,
I refuse the limits between earth, fire, air!
Crunchy, fragrant, always enviable,
my saint mess, my saint bread,
and that talent in being able to offer,
without misunderstanding heartfelt apologies
with forgiveness, heartfelt tears…
I therefore inhabit, its contrary as well
that anti-time that kills and saves.
No more lethargies for the unsolved!
I undo the messes, I break the bread.
Then, inside the ribs, I satiate an eagle,
its wings, with no effort, I spread
and from the broad and more inner flight
I throw myself toward my center
to become one more time, and thousand,
again,
wheat.

Paris, in the miracle of the total ignorance.
2016 – Maria A. Listur