VIBRAZIONI/VIBRATIONS

Senza vertigini si staccano i petali,
abbrumati dal peso del tempo, dalle sequenze dell’aria.
Finalmente radicati nel vuoto.

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Peonia/Peony

Parigi, mentre si canta.
2019, Maria A. Listur

 

VIBRATIONS

Without vertigo the petals detach,
consumed by the weight of time, by the sequences of the air.
Finally rooted in the emptiness.

Paris, while singing.
2019, Maria A. Listur

ESSE/THEY

Si aprono, si chiudono,
sorridono; accennano serietà.
Si affacciano senza vertigini
ma… Chissà!
Rigorose, temperate. Guardano,
respirano, ripropongono ritmi,
sagge di vento… Battiti flamenchi
– rabbia e grazia – senza pietà.
E ancora a chiamarle “finestre”!
Vetrosi occhi geometrici
oltre e dentro i quali
ridefiniamo inesauribili realtà.
Palpebre che, prima di me, vedono:
il tuo passo, sempre atteso
che a casa torna,
e poi va…

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Parigi, con lo sguardo verso.
2016 – Maria A. Listur

 

THEY

They open, they close,
they laugh; they seem serious.
They look out without dizziness
but… Who knows!
Rigorous, temperate. They watch,
breathe, propose again rhythms,
wise of winds… Beats flamencos
– rage and grace – with no mercy.
And still they call them “windows”!
Glassy geometric eyes
beyond and inside which
we redefine ceaseless realities.
Eye lids that, before me, see:
your step, always waited for
that returns home,
and then leaves…

Paris, with the glance toward.
2016 – Maria A. Listur

ANTESI/BLOOM

Come fossero petali secchi,
di fiore umano
cade pelle, svolazza,
sostenta il vento.
Si misurano le giornate
nel tempo del dolore,
o della sua assenza.
E sanare dentro ciò che si vede fuori,
– o quel che appare –
è la scommessa.
Poi,
senza preavviso,
tutto si rimargina
il fiore risorge dalla cenere;
indenne.
Se non altro, sembra.

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Crisantemo di Cenere/Chrysanthemum of Ashes – 2015 – Maria A. Listur

Parigi, dopo il cambio di stagione e pelle. 2015
Maria A. Listur

 

BLOOM

As they were dried petals,
of human flower
skin falls, flits,
sustains the wind.
Days are being measured
in the time of suffering,
or of its absence.
And healing inside what it is seen outside,
– or what appears –
is the gamble.
Then,
without warning,
everything is healed
the flower resurrects from the ashes;
intact.
Or at least, so it seems.

Paris, after the change of season and skin. 2015
Maria A. Listur

“Il linguaggio non ha che il nostro corpo per ripararsi.”/“The language has nothing but our body to take cover.”

Pascal Quignard

La frescura del vuoto interrompe la calura dell’isola. Mi rinfresca l’assenza di persone. I quadri a terra sembrano immensi ma sono soltanto grandi; quelli sospesi al tetto sembrano dei fogli impiccati. Mi addentro nello spazio e confermo di essere sola, giro l’angolo verso l’altra ala e anche lì, nessuno. Guardo verso il soffitto e noto le volte. Magnifiche. Mi lascio tentare dall’aria, canto. Vocalizzo senza parole e nel momento in cui sento tornare a me l’aria sonora, un altro strumento incomincia ad accompagnare i miei rivoli. Non so da dove proviene. E non m’importa, non voglio muovermi, sono nel centro del mondo, riparata, baciata dall’aria. Andiamo avanti mentre dei passi entrano nella musica e poi qualche voce che ha bisogno di dare significato all’innominabile. Chiudo gli occhi e continuiamo nella mancanza totale di conoscenza. Il tempo passa, qualcuno dice:

-“Dovreste farlo più spesso.”

Apro gli occhi e non so se cercare la voce che parla o lo strumento che mi ha cullato. Ripete:

-“Dovreste farlo più spesso…”

Un uomo infinitamente alto esce da dietro una delle colonne che separano le sale, sorride. Sorrido anch’io. Colui che parla, non desiste:

-“Dovreste farlo più spesso…”

Il gigante di vento guarda L’uomo che parla e dice:

-“Scusa non parlo italiano.”

L’Uomo che parla insiste, sillabando la frase.
Il gigante di vento lo guarda come fanno i bambini ma, dall’alto.
Io guardo certa di non avere parole.
Il silenzio si fa infinito.
Tutti e tre ci guardiamo a lungo, in un luogo ibrido quanto le frontiere.
Lì, rimaniamo.
Dopo un po’, ognuno si volta, riprende la propria strada, i propri silenzi.
Partiamo.

Sardegna, sollevata nell’assenza di parola. 2014 – Maria A. Listur

 

“The language has nothing but our body to take cover.”

Pascal Quignard

The chill of the emptiness interrupts the heat of the island. It refreshes me the absence of people. The painting on the ground seems immense but they are just big; those one hanging from the roof seems some hanged sheets. I penetrate the space and confirm that I am alone, I turn the corner towards the other wing and there as well, nobody. I look towards the ceiling and notice the vaults. Magnificent. I let myself being tempted by the air, I sing. I vocalize without words and in the moment in which I feel the air coming at me the sonorous air, another instrument starts accompanying my little streams. I don’t know where it comes from. And I don’t care, I don’t want to move, I am in the center of the world, protected, kissed by the air. We go on while steps enter in to the music and then some voice that needs to give significance to the unnamable. I close my eyes and we continue in the in the total lack of knowledge. Time goes by, someone says:

-“You should do it more often.”

I open my eyes and I don’t know if I should look the voice that is talking or the instrument that has cuddled me. It repeats:

-“You should do it more often…”

An infinitely tall man comes out form behind one of the columns that separates the hall, smiling. I smile as well. The man who is talking, doesn’t desist:

-“You should do it more often…”

The giant of glass looks at The talking man and says:

-“Sorry I don’t speak Italian.”

The talking man insists, spelling the words.
The giant of glass looks at him as children do but, from above.
I look certain of not having the words.
The silence becomes infinite.
The three of us look at each other, in place as hybrid as the borders.
There, we stay.
After a while, everyone turns, goes back to its own way, its own silences.
We depart.

Sardinia, lifted in the absence of word. 2014 – Maria A. Listur

Elemento III/Element III

Aria
Ultimo meritato soffio,
anche primo.
Quando offuscata,
spalanca la morte.
Quando ardita,
ogni invisibile si radica in carne
vento, melodia, cielo,
voce, atmosfera,
narrazione, canto
e quella bocca
la sua,
quella che del tempo
fa spazio…
Quella in apnea
fino al prossimo bacio.

Elemento III

Elemento III – 2014 – Maria A. Listur

Parigi, salvaguardata dai comuni ordini.
2014 – Maria A. Listur

 

Element III

Air
Last deserved breath,
also first.
When darkened,
spreads death.
When daring,
every invisible eradicates itself in flesh
wind, melody, sky,
voice, atmosphere,
narration, chant
and that mouth
its own,
that of which of time
makes space…
The one in apnea
until the next kiss.

Paris, safeguarded from common orders.
2014 – Maria A. Listur

CANTOMBRA/SHADOWSONG

Io ti canto mia cara!
Fatta negli spigoli di lacrime
Riverita dalla luce
Mutamente urlante
Quieta e sicura.

Tu sai che ti appartengo
Ogni risata è tuo fuoco
Apocalisse del tuo pianto
Redenzione d’ogni buio
Tenebra e satori.

Reputarsi perdonante
È insulto di superbia
Ignoranza del tuo raggio
Un buonismo devastante
Solitudine e protervia.

Bella pianta impalpabile
Ti stringo mentre scompari
Penetrando mi seduci
E d’ombra e vento
ancora, mi fecondi.

Ombra-I

Ombra I – 2014 – Maria A. Listur

Sotto l’unica nuvola che regna.
2014 – Maria A. Listur

 

SHADOWSONG

I sing to you my dear!
Made in the edges of tears
Revered by light
Mutantly screaming
Quiet and secure.

You know I belong to you
Each laugh is your fire
Apocalypse of your crying
Redemption of every darkness
Obscurity and satori.

Judging oneself forgiving
Is insult of arrogance
Ignorance of your ray
A devastating overly sympathetic
Solitude and haughtiness.

Beautiful impalpable plant
I hold you while you disappear
Penetrating you seduce me
and of shadows and wind
again, you fecundate me.

Under the only cloud that reigns.
2014 – Maria A. Listur

Plausibilità/Plausibility

Mi convochi e precipitano tutte le parti
sembri anche tardivo, assurdo.
Figlio dell’arguzia, dell’incanto,
riveli il tuo pianeta possibile.
Il tuo corpo: solco brama seme santo.
Rimane un’impronta mai un ricordo:
si fa spazio nei giorni futuri
appare quando neanche ci penso,
diventa ritorno al domani, offerta.
“È possibile!” Affermi in conquista
Io ti credo! Io so di quel vento:
di ciò che sbatte cancella brillanta,
di tutto quel dire tacendo del dopo,
torrente essenza completezza, un istante
amore, travestito d’incontro.

Linea-2

Linea II – 2014 – Maria A. Listur

Roma, notturna quanto fredda, intoccabile.
2014 – Maria A. Listur

 

Plausibility

You summoned me and all the parts precipitate
you seem also tardive, absurd.
Son of the wit, of the enchant,
You reveal your possible planet.
Your body: furrow yearning seed saint.
Remains a mark never a memory:
it makes room for the future days
it appears when I don’t even think about it,
it becomes a return to tomorrow, offer.
“It’s possible!” You declare in conquering
I believe you! I know about that wind:
of that which slams deletes makes it bright,
of all that that is said being quiet about the afterwards,
torrent essence completeness, an instant
love, disguised of encounter.

Rome, nocturne as much as cold, untouchable.
2014 – Maria A. Listur

Come farfalla/Like Butterfly

Non conosco il privilegio
d’incarnare le piume.
Gli amori non amo
neanche i rapaci.
Il vento mi sfrutta
la bellezza mi spinge.
Lo scricchiolare dei veli
per ali trattengo.
Dal Valery m’allontano,
preferiva gli uccelli:
le piume,
le lettere,
il destino!
Senza rimpianti
il guscio,
dimentico.
Nel prossimo fiore
un nido prometto:
impossibile,
fallace,
poetico.
Vivo!

MLV-7
Ritratti – ML Ombre 7/VII – Maria A. Listur

Roma, m’ispiri freschezze nascoste in altrettanti addii.
2013 – Maria A. Listur

 

Like Butterfly

I don’t know the privilege
of embodying the feathers.
the loves I don’t love
not even the rapacious one.
The wind exploits me
beauty pushes me.
The crackling of the veils
for wings I hold.
From Valery I distance myself,
it preferred the birds:
the feathers,
the letters,
the destiny!
No regrets
the shell,
I forget.
In the next flower
I promise a nest:
impossible,
fallacious,
poetic.
Alive!

Rome, you inspire me hidden freshness in likewise farewells.
2013 – Maria A. Listur

E io voglio!/And I Do!

Voglio che ci sia il fuoco!
Non mi fate prendere il raffreddore,
da obitorio, o da fieno!
Non nel marciapiede dei pochi.
Non nel letto di chi mi conosce
Tanto
Quello che si stenta a odiare
Poco
Opponetevi alla semplicità!
Accendete due fuochi
Uno per le ossa
In maggiore
L’altro per il modo
In minore
E vi prego,
che ci sia il vento,
anche il sole,
nuvolette incombenti,
un indaco crepuscolo…
Cento danze
Tre risate
E
Vi ringrazio!

Fiorire-A-2009-2

Fiorire Appassendo – II – 2009 – Maria A. Listur.

Roma, il cuore si fa immenso quando sa di non essere abbastanza.
2013 – Maria A. Listur

 
And I Do!

I want it there be fire!
Don’t let me catch a cold,
From morgue, or from hay!
Not in the sidewalk of the few.
Not in the bed of those who know me
Enough
What we find hard to hate
So little
Oppose to simplicity!
Light two fires
One for the bones
In major
The other one for the way
In minor
And I beg you,
let there be wind,
and the sun,
incumbent little clouds,
an indigo twilight…
Hundreds dances
Three laughs
And
I thank you!

Rome, the heart becomes immense when it knows that is not enough.
2013 – Maria A. Listur