Al margine/On the Margin

Nella periferia delle verità
incontro la mano riconoscente
di chi abbraccia gerarchie
senza pretese accomunanti di bontà.
E lì mi appoggio, senza buonismi
alloggiata nella altezza, in compagnia.
Esposta, estasiata, gaudente. Assente.
Assente dal basso e dall’uguaglianza.

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Galleria degli Uffizi, Firenze

Parigi, mentre la pioggia detta il nuovo tempo.
2019 – Maria A. Listur

 

On the Margin

In the outskirts of the truths
I encounter the grateful hand
of who embraces hierarchies
without any claim combined by goodness.
And there I rest, without do-goodism
housed in the height, in company.
Exposed, enraptured, pleasure seeking. Absent.
Absent from the low and from the sameness.

Paris, while the rains dictates the new time.
2019 – Maria A. Listur

“Un uomo affamato non è un uomo libero.”/“A hungry man is not a free man.”

Adlai Stevenson

M’incammino, sotto un cielo invernale di piena estate, verso un atelier di danza associata alla medicina. L’approccio è quello che solitamente ho trovato in quasi tutti i luoghi da me frequentati a livello di ricerca corporea, voglio dire: “Ecco la verità!”. Ed io che di verità non capisco niente, non riesco nemmeno a definire la parola, mi lancio con vocazione suicidaria – ogni volta – alla ricerca di un nuovo sguardo. Quello che solitamente trovo è altro rispetto a quello che mi fa partecipare, e va bene così! Perciò, m’incammino verso il nuovo ponte da cui lanciarmi (il fiume dà speranze di salvezza: il suicida, nei miei sogni, si salva…), mi sono preparata, ho studiato ogni cosa sulla disciplina e mi sento a cuore aperto. Arrivo sul posto, i prenotati sono di più di quelli che si è immaginato, si dà precedenza ai primi, io rimango sul marciapiede guardando verso l’interno dove una massa di persone commenta la disorganizzazione, soltanto una testa più alta della mia, che mi ricorda qualcuno, si volta verso me ed incomincia a uscire. Io accetto la fatalità dell’impresa e decido di cambiare direzione: un thè vicino alla Bastille mi riscalderà prima di tornare a casa. Mentre sto dirigendo lo sguardo verso terra, ascolto:
-Maria!
Mi volto verso la voce: coincide con la testa alta che guardava avanti! Non riesco a proferire una parola. Lui si fa spazio tra la gente come fosse d’acqua, mi raggiunge e mi abbraccia con la dimestichezza, delicatezza e semplicità del tempo in cui fummo una famiglia. Dice:
-Sapevo che ti avrei trovata qui! Ma! Sei troppo dimagrita!
-Grazie.
-Non è un complimento!
-Molte grazie.
-Come mi trovi?
-Bello e…
-Veramente?
-Sì. Bellissimo e… vecchio. Quel che siamo, no?
-Non possiamo entrare al corso quindi, che ti sembra se andiamo a mangiare qualcosa?
-Grazie, non posso.
-Ma dai! Raccontiamoci un po’ di noi! Parto domani per casa e veramente sono venuto pensando che ti avrei incontrata… Non me ne frega niente del corso! Non mi dire che non conosci le cose che propongono questi qui?
-Per sapere se le conosco dovrei partecipare… Non era più facile contattarmi via mail?
-Avrebbe perso la magia! Tu sai…
-Buon ritorno a casa. Voglio andare.
-Ti ho disturbato?
-Quando?
-Ora.
-No, è una bella sorpresa…
-Io sono felice di vederti! Non ho mai dimenticato! Sei sempre con me! Ci credi?
-Ci credo. Molte grazie.
-Di cosa?
-Del momento.
-Niente pranzo?
-Sai che sono una digiunatrice… Preferisco ringraziare per tutti i pranzi che abbiamo già fatto…

Parigi, quando il passato sottovaluta il cambiamento. 2016 – Maria A. Listur

 

“A hungry man is not a free man.”

Adlai Stevenson

I start walking under a winter-like sky in full summer, towards an atelier of a dance associated to medicine: The approach is the same of the one that usually I have found in almost every place that I have been to at a corporal research level, I mean: “here is the truth!”. And I who do not understand anything about truth, can’t even define the word, I throw myself in a suicidal vocation – every time – in the search of a new glance. What I usually find is something else compared to what makes me participate, and it’s all right anyway! Therefore I start walking toward the new bridge from where to jump (the river gives hope of salvation: the suicide victim, in my dreams, saves himself…) I have prepared, I have studied every thing about the discipline and I feel open hearted. I arrive to the place, the people who have booked are more than it has been imagined, priority is given to the first ones, I am staying on the sidewalk looking toward the inside where a mass of people is commenting the disorganization, only the head taller than mine, that reminds me of someone, turns toward me and starts heading out. I accept the fatality of the task and start to change direction: A tea near Bastille will warm me up before going back home. While I am directing my glance toward the ground, I hear:
-Maria!
I turn to the voice: it matches with the high head that was looking forward! I am unable to say anything. He works his way between people as they were water, he reaches me and hugs me with that familiarity, tenderness and simplicity of that time that we were family. He says:
-I knew I would have found you here!
-Thanks.
-It’s not a compliment!
-Thanks a lot.
-How do you find me?
-Beautiful and…
-Really?
-Yes. Very beautiful and… old. That’s what we are, right?
-We can’t participate at this class so, what do you think about going to eat something?
-Thanks, I can’t.
-Come on! Let’s talk about us! I am leaving tomorrow and I really came thinking that I would have met you… I could careless about the class! Don’t tell me you don’t already know the things that this guys are talking about?
-To understand if I know I should participate… wasn’t it easier to contact me through mail?
-The magic would have been lost. You know…
-Safe trip home. I want to go.
-Have I disturbed you?
-When?
-Now.
-No, it was a nice surprise…
-I am happy to see you! I have never forgot! You are always with me! Do you believe it?
-I do. Thanks a lot.
-For what?
-For the moment.
-No lunch?
-You know I fast… I’d rather thank for all the lunches we have already had …

Paris, when past underestimates the changing. 2016 – Maria A. Listur

“Quella che chiamiamo verità è soltanto un’eliminazione di errori.”/“What we call truth is just an elimination of mistakes.”

Georges Clemenceau

-Signora… Buongiorno.
-Buongiorno.
-Vorrei sapere se mi può prestare la macchina…
Riaccomodo la mia schiena sul tronco del melo che mi fa da spalliera sul prato del giardino della Rue de Babylone e guardo il mio interlocutore un po’ assopita, ancora nel mondo del libro che ho tra le mani, rispondo:
-Quale macchina?
-La sua, quella lì…
-Ah… (Il sorriso dal cuore mi porta al mondo…) Va bene. Prendila.
-Per quanto tempo?
-La puoi tenere fino a quando dovrò tornare a casa.
-E quando deve tornare?
-Oggi non ho problemi di orario… Diciamo che se comincia a piovere me la devi ridare e se non piove torno dopo pranzo. Ti va bene?
-Se vuole, poi facciamo un giro insieme
-No grazie, la macchina è troppo piccola perché porti entrambi.
-Ma io prendo la mia e lo facciamo insieme!
-Ah! Tu hai già una macchina… E come mai chiedi la mia?
-La mia è più piccola… Gliela chiedo per provarla…
-Ah… Vai! Provala!
-Le posso lasciare la mia in custodia? Quella là, rossa. (Segnala un punto dove vedo soltanto rose multicolori.)
-Certo ma avvicinala perché da qui non la vedo…
-Quanto la ringrazio! Grazie! Grazie! Molte grazie signora!!
Mi avvicina la sua “macchina”, si mette in ginocchio sull’erba molto vicino al mio minuto pic-nic, guarda la mela e il thermos, gli domando:
-Vuoi una mela?
Si guarda intorno, si avvicina e mi dà un bacio veloce sulla guancia. Si allontana un po’, sempre in ginocchio con le mani appoggiate sulle cosce dice:
-Se vede una signora alta e mora, molto bella, che guarda la mia macchina da vicino, quella è mia madre. Non le dica che sono in giro con la sua macchina perché si spaventa.
-E cosa faccio?
-Non si preoccupi, io vi tengo d’occhio. Arriverò pianino e le chiederò: “Signora, questa qui è la sua macchina?” E lei mi deve rispondere: “Ah bravo! Sono felice che qualcuno l’abbia trovata!”
-Va bene. Farò proprio così, ora vai perché si sta rannuvolando.
-Lei sembra così piccina… Quasi quasi dovremo scambiare le macchine…
-Le stiamo scambiando… Per un po’.
-Certo… Non me la può regalare! Mia mamma si accorgerebbe che sto mentendo…
-Infatti. Ora vai o no?
Lui guarda l’entrata del giardino, le strade che dividono le aiuole piene di rose, e dice:
-No signora non vado… Riprendo la mia macchina… Non posso mentire alla mia mamma…
-Dunque, diciamole la verità: che volevi farti un giro con un monopattino per adulti.
-Glielo dice lei?
-Glielo spiego io e se non viene ti scrivo un biglietto dove dico che avrò piacere di prestartelo ogniqualvolta saremo in giardino.
-Faccio un giretto e glielo riporto!
Lascio il libro, prendo la mela, guardo all’orizzonte un futuro uomo sopra un monopattino gigante.

Parigi, sotto un melo che fa miracoli.

 

“What we call truth is just an elimination of mistakes.”

Georges Clemenceau

-Madam… Good day.
-Good day.
-I would like to know if you can lend me your car.
I re accommodate my back on the trunk of an apple tree that I am using as headboard on the lawn of the garden of Rue de Babylone and I look at my interlocutor a bit sleepy, still in the world of the book that I hold in my hands, I reply:
-What car?
-Yours, that one…
-Ah… (the smile from the heart brings me to the world…) Al right. Take it.
-For how long?
-You can have it until I will have to return home.
-And when do you have to return?
-Today I have no time issues… Let’s say that if it rains you will give it back to me and if it doesn’t rain I will come back after lunch. Does it suit you?
-If you want, afterwards we can take a ride together.
-No thanks, the car is too small to carry both of us.
-But I’ll take mine and we’ll go together!
-Ah! You already have one car…And how come you are asking me mine?
-Mine is smaller…I am asking you to try it…
-Ah… Go ahead! Try it!
-Can I leave mine in custody? That one, red. (Is pointing a direction where I see only multicolor roses.)
-Sure but bring it closer because I can’t see it from here…
-I thank you so much! Thanks! Thanks! Thank you very much!
He brings his “car” closer, kneels on the lawn very close to my minute picnic, looks at the apple and the thermos, I ask him:
-Do you want an apple?
He looks around, comes closer and gives me a quick kiss on the cheek. Goes away a little, still kneeling down with his hand on his smooth thighs says:
-If you see a tall and dark woman, very beautiful, who looks at my car very closely, that’s my mother. Don’t tell her that I am with your car because she gets scared.
-And what do I do?
-Don’t worry, I’ll keep an eye on you. I will come slowly and ask you: “Madam, is this one your car?” And you will have to reply: “Oh good! I am happy that someone has found it!”
-Alright. I’ll do exactly like that, now go it’s clouding over
-You look so little… We should almost exchange cars…
-We are exchanging them… For a while.
-Sure… You can’t give it to me! My mother would realize that I am lying…
-Exactly. Now go or not?
He looks at the entrance of the garden, the streets that divide the flower beds full of roses, and says:
-No madam I won’t go… I’ll take back my car… I can’t lie to my mom…
-Therefore, let’s tell her the truth: that you wanted to try a scooter for adults.
-Will you tell her?
-I will explain it to her and if she doesn’t come I will write a note where I will say that I will have the pleasure to lend it to you every time we will be in the garden.
-I am taking it for a spin and I will bring it back to you!
I let the book off, take the apple, look at the horizon a future man over a gigantic scooter.

Paris, under an apple tree that makes miracles.

SEMIOLOGIE/SEMIOLOGIES

Ed è la parola, senza parola dentro, che confonde
cola, scappa, si contrae, in-districabile, vuota;
sospesa in aria, pronta a diventare immaginario,
desideri mancati, interpretazione, anche corda.
Regalami ti prego il tuo verbo, il Verbo rinnovato
della tua carne, dello spirito di dire o tentare
almeno, del vero una sciocchezza o un inganno
nella complicità del vocabolario eccelso, assoluto
del silenzio.

Valore-I

Valore e Spazio I/7, 2016 – Maria A. Listur

Parigi, quando le peonie sfidano il freddo.
2016 – Maria A. Listur

 

SEMIOLOGIES

And it is the word, without the word inside, that confuses
drips, escapes, contracts, in-extricable, empty;
suspended in air, ready to become imaginary,
lost desires, interpretation, string as well.
Give me I beg you your verb, the renewed Word
of your flesh, of the spirit of saying or trying
at least, of the real a drivel or a deception
in the complicity of the exalted vocabulary, absolute
of silence.

Paris, when the peonies challenge the cold.
2016 – Maria A. Listur