MINIMA/MINIMAL

Poche cose accompagnano il mio viaggio:
la direzione del gustoso disorientamento
l’intimo e qualche intimità in accordo
una risaia di risate, con dovuto ossequio
una specie di cammino di Santiago
verso una casa, suo semplice raccolto.

784.jpg

Anonimus Art

Parigi, quando l’autunno spinge i raggi del sole.
2018 – Maria A. Listur

 

MINIMAL

Few things accompany my journey:
the direction of the tasty disorientation
the intimate and some intimacy in agreement
a field of laughs, with the proper deference
a sort of way of Saint James
towards a house, its simple harvest.

Paris, when autumn pushes the sun rays .
2018 – Maria A. Listur

“Penser, c’est voyager (…).”

“Pensare è viaggiare (…).”

Gilles Deleuze

-Non ha mai pensato di andarsene?
-Da dove?
-Cambiare nazione, vita?
-Sono straniera.
-Lo so ma non sembra… Per me l’accento non è una caratteristica che permette di leggere il tempo…
-Condivido.
-Allora? Non ha mai pensato di andarsene?
-Non penso… Se devo andare, vado.
-Ah! Capisco! Lei non è straniera. Lei è in esilio…

Parigi, pausa traduzioni…
2018 – Maria A. Listur

 

“Thinking is travelling (…).”

Gilles Deleuze

-Have you ever tough about leaving?
-From where?
-Change nation, life?
-I am a foreigner.
-I know but you don’t seem like one… For me the accent is not a feature that allows one to read the time…
-I agree.
-So? Have you ever thought about leaving?
-I don’t think… If I have to, I just go.
-Ah! I got it! You are not a foreigner. You are in exile…

Paris, translations pause…
2018 – Maria A. Listur

SEGNARE CONGEDO/MARKING THE FAREWELL

Che meraviglia l’età,
la materia ridotta,
il tuo viaggio!
La tua sostanza, intatta
– di carta fatta, di lettere-
dal terzo scaffale, mi guarda.
Il tuo nome si licenzia dal corpo,
e tace, di silenzio echeggia!
Compagno mai incontrato.
Amico portatomi a letto
e letto: Buon viaggio!
Ad attenderti oltre l’epilogo:
Santi, maestri, regine.
Sacri profumi di rose!
Aule, beati, labirinti, canti.
Pendoli capaci di ellissi!
Alunni, apocalissi e fiamme.
Pianeti a forma d’isole!
Biblioteche, biblioteche,
biblioteche e
pagine.

Eco-Tullio-Pericoli

Tullio Pericoli – Umberto Eco

Parigi, “Cuando un amigo se va…
Se detienen los caminos…” Alberto Cortez
19 Febbraio 2016 – Maria A. Listur

 

MARKING THE FAREWELL

What a marvelous thing the age,
the matter reduced,
your travel!
Your substance, intact
– of paper made, of letters-
from the third shelf, it looks at me.
Your name leaves form the body,
and is quiet, of silence it echoes!
Never met comrade.
Friend brought to me to bed
and read: Safe trip!
Waiting for you beyond the epilogue:
Saints, masters, queens.
Sacred rose scents!
Rooms, blessed, labyrinths, chants.
Pendulums capable of ellipsis!
Students, apocalypses and flames.
Planets in islands forms!
Libraries, libraries,
libraries and
pages.

Paris, “When a friend goes…
All the paths are held back…” Alberto Cortez
February 19, 2016 – Maria A. Listur

“Uno dei piaceri del viaggio è immergersi dove gli altri sono destinati a risiedere, e uscirne intatti, riempiti dell’allegria maligna di abbandonarli alla loro sorte.”/“One of the pleasure of travelling is to dip where others are destined to reside, and get out of it intact, filled with a malicious happiness of leaving them to their fate.”

Jean Baudrillard

“Mamma non mi voglio sedere” dice una bambina appena salita sull’autobus mentre una donna giovane si alza per cedere il suo posto. La madre dice: “Invece ti siedi…”
La bimba si siede mentre l’anziano signore del posto accanto alla bambina dà spazio alla madre dicendo: “Signora mi sposto io…” La madre accetta il gesto, gli occhi della bambina seguono tutto il movimento della madre e, soltanto quando una è accanto all’altra, tutto il corpo della bambina si rilassa, tutto respira, lo sguardo si apre davanti a lei mentre poggia la sua manina sinistra sulla coscia della madre. Qualcosa sembra dire “Eccoti, sei qui.”.
La madre si toglie il guanto della mano destra e avvolge la piccola manina poggiata sulla sua coscia. Si guardano. Si sorridono. Non parlano per un lungo tragitto del viaggio.
Dopo un po’ la bambina leva velocemente la manina dalla coscia della madre per segnalare davanti a sé, oltre i vetri dell’autobus, una stella rossa, dice, (strascicando la “R”, nell’unione di passaggio tra la lingua italiana e quella francese): “La stella Rossa, mamma!” “Oggi una mia amica mi ha detto che a PaRigi c’eRano le stelle Rosse!” La madre la guarda e chiede: “Quale amica?” La bambina risponde con lo sguardo occupato a trattenere la stella rossa che passa davanti a tutti noi, “La mia amica della scuola” La madre domanda: “Hai già un’amica?” La bambina risponde: “Sì.” La madre tace, sembra presa da un universo di addii, torna verso la bambina, chiede: “Un’amica, amica…? La bimba rassicura: “Nooo… Soltanto amica…” La madre sorride con una certa soddisfazione e riprendendo la manina distratta dalla stella interroga: “E in quale lingua parlate?” E la bimba, stringendo forte la mano della madre, risponde: “La lingua degli amici mamma!”
Ed io sono arrivata a casa.
Scusate.
Devo scendere.

Parigi, tra Pont de Sully e Rue de Sèvres. 2015 – Maria A. Listur

 

“One of the pleasure of travelling is to dip where others are destined to reside, and get out of it intact, filled with a malicious happiness of leaving them to their fate.”

Jean Baudrillard

“Mom I don’t want to sit” a girl just got up on the bus while a young woman stands up to give up her seat. The mother says: “But you will…”
The girl sits while the elderly man of the seat next to the girl gives space to the mother saying: “Madame I am moving…” The mother accepts the gesture, the eyes of the child follow the whole movement of the mother and, only when one is next to the other, the whole body of the child relaxes, everything breaths, the glance opens in front of her while she places her little hand on the thigh of the mother. Something is saying like “Here you are.”.
The mother takes the glove off from the right hand and wraps the little hand on her thigh. They look at each other. They smile at each other. They don’t talk for a long way of the journey.
After a while the girl takes rapidly off the little hand form her mother’s thigh to signal in front of her, beyond the bus’ window, a red star, saying (slurring the “R”, in the passaging union between the Italian language and the French one): “The Red staR, mom!” “Today a friend of mine told me that in PaRis TheRe WeRe Red staRs!” The mother looks and asks: “Which friend?” The girl replies with her glance busy in holding back the red star that is passing in front of us, “My school friend” The mother asks: “You have already a friend?” The kid replies: “Yes.” The mother is quiet, she seems like being taken by a universe of farewells, she comes back to her child, asks: “A friend, a real one…? The girl reassures: “Nooo… Just a friend…” The mother smiles with a sort of satisfaction and taking again the girl’s little hand distracted by the star asks: “And what language do you speak?” And the girl, holding tight her mother’s hand, replies: “The friends’ language mom!”
And I have reached my house.
Excuse me.
I have to get off.

Paris, between Pont de Sully and Rue de Sèvres. 2015 – Maria A. Listur

La grandezza del vuoto/The Vastness of Emptiness

Lei disse a mio cugino che qualsiasi cosa avesse ascoltato doveva rimanere rinchiuso a casa. Era preoccupata per lui. Volevano soltanto lei, avrebbero fatto un po’ di rumore ma non tanto perché lei non aveva armi, non era parte della lotta armata. Tutto quello di pericoloso che rappresentava si trovava nella sua mente: dubitava, rifletteva, invitava alla riflessione. Era incinta di tre mesi.

Ho dieci anni, mi piace uscire da casa e andare da sola a scuola. Me lo proibiscono. L’altro giorno, le monache mi hanno nascosta dicendomi che sarebbe venuta la mia mamma a prendermi dentro la scuola, non potevo uscire. La mamma ha paura di qualcosa. La sento piangere con le amiche e portare via da casa un sacco di libri. Viaggiamo molto, tutti i fine settimana andiamo a trovare papà che non vive nella stessa città nostra. Con la bicicletta posso passeggiare soltanto dentro il nostro parco. Quando non torno nei tempi che mi ha detto la mamma, lei si arrabbia e qualche volta me le suona.
La mia mamma ha paura e piange, crede che non la vedo ma io l’ho vista inginocchiata per ore di fronte al telefono e un giorno l’ho ascoltata dire “no no no non è possibile” e rimanere sdraiata per terra tutta la notte. Lei non lo sa ma io l’ho vista. Sì, la mia mamma non è più la stessa. Ma io ho capito, lei è così da quando Susana è partita e non si sa quando torna. Susana è la nostra cugina grande, quella bellissima che parla, discute e litiga con papà e gli zii. Quella che quando si mette a ballare con noi piccini, i grandi la guardano con ammirazione e ripetono “è brillante, è brillante ma… !”. Dicono che prima dell’anno prossimo avrò un cuginetto come lei.

-In questi giorni vengono a prendermi. Lo so. Ora non lo dire a nessuno. Quando non ci sarò potrai dirlo alla mamma. In ogni gesto che ho fatto sapevo a cosa andavo incontro. Disse a mia zia molti giorni prima di “desaparecer”.
La portarono via senza troppo rumore. Nel corridoio, che separava la sua casa da quella di mio cugino, rimase l’eco dei suoi passi andando via.
Dopo alcuni anni, mentre lui mi portava all’aeroporto dove mi veniva a prendere nell’infanzia, gli chiesi se c’erano notizie di nostra cugina o del bambino. Mi rispose semplicemente “no”. Cadde un silenzio che durò anni e stavamo già arrivando a un nuovo addio. Tutti e due siamo caduti nel corridoio dell’impotenza, sentivamo i nostri passi percorrerlo sapendo di non poter tornare indietro per abbracciarla ancora, obbligarla a nascondersi, a scappare, un’ultima danza. Mentre lo abbracciavo mi sentii di nuovo come allora, piccina, nelle mani d’un destino che ci lasciava perplessi. Lui mi augurò buon viaggio e mi disse all’orecchio:
-Ti ricordi di Antonio Porchia? Diceva che “La vita incomincia a morire da dove è più vita…”
Non smetterò mai di cercare.

Roma, Solstizio d’estate, 2010 – Maria A. Listur

The Vastness of Emptiness

She said to my cousin that whatever he would have listen he had to stay put in the house. She was worried about him. They only wanted her, they would have made some mess but not so much because she didn’t have any weapon in the house, she wasn’t in the armed fighting. The only dangerous thing that she had was in her mind: She doubted, thought, led to reflection. She was three months pregnant.

I am ten years old; I like to get out of the house and to go to school alone. They prohibit me from doing that. The other day the nuns have hidden me telling me that mom would have come inside the school to get me, I couldn’t go out. Mom is afraid of something I can hear her crying with her friends and taking a lot of books away from the house. We travel a lot, all weekends we go visit dad who doesn’t live in our same town. I can only go around with my bike in our garden. When I don’t come back on time that mom has told me, she gets very upset and sometimes hits me.
My mom is scared and she cries, she thinks that I don’t see her but I did, kneeled for hours on the phone and one day I heard her saying: “no no no it’s not possible! And remained lying on the floor for the whole night. She doesn’t know but I saw her. Yes, my mom is not the same. But I got it, she has been like that since Susana left and it’s not known when she will be back. Susana is our biggest cousin, the most beautiful one who talks, discuss and argues with dad and the uncles. The same one who when she danced with us little, the grownups look at her with admiration and repeat: “she is brilliant, very much so but…!” They have told me that before next year I will have a little cousin just like her.

-One of these days they’ll come to get me. I know. Don’t say it to anyone now. When I won’t be here you can tell it to mom. In every gesture that I made I knew what I was going to cause. She said to my aunt many days before “desaparecer”.
They took her away without making too much confusion. In the corridor, which separated her house from my cousin’s house, the echo of her footsteps going away remained.
Some years later, while he was taking me to the airport where he used to come to pick me up in my childhood, I asked him if there was any news about our cousin or about the child. He simply answered “no”. A silence dropped and lasted years and we were already getting to another farewell. Both of us fell on the corridor of impotence, we could hear our footsteps going through it knowing we couldn’t go back to hug her again, to force her to hide, to run, a last dance. While hugging him I felt again like then, a girl, in the hands of a destiny that was leaving us puzzled. He wished me to have a good trip and whispered in my hear:
-Do you remember Antonio Porchia? He used to say, “Life begins to die where it is mostly alive…”
I will never stop searching.

Rome, Summer Solstice, 2010 – Maria A. Listur