LUMEN

Senza timore del vento,
come fa la foglia,
piantarmi ovunque
è vocazione.
Orfanetta degli ordini
come chi ha radici,
meraviglia non temo,
contegno o decoro.
Esplodo in fiore
come il germoglio
eroica,
solo natura.

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Patrick Bergsma ART

In viaggio, a ritmo.
2020 – Maria A. Listur

 

LUMEN

With no fear of the wind,
like the leaf does,
plant me anywhere
it’s vocation.
Little orphan of the orders
like those with roots,
I am not afraid of wonder,
behavior or decorum.
I blast into flower
like the sprout
heroic,
only nature.

Travelling, in rhythm.
2020 – Maria A. Listur

“El tiempo circular de los estoicos…”/“The Circular Time of the Stoics…”

Jorge L. Borges

Al mio amico Alfonso Buonanno, elfo personale.

Dono regalo presente
omaggio offerta e altro…
Ho tanto altro:
tutto quello che della vita mi è corpo
quello che si sono portati gli assenti
le fragranze di chi rimane
anche quando partire è vocazione
infinite storie dentro la memoria
mia, degli altri, a bordo strada… Futura.
E poi, arriva ancora un altro
oltre le meraviglie già vissute
mani d’oro, occhi in tempesta
che nel dimenticare tutti i miei secoli
ogni pace e tutte le guerre, silenzioso
certo, costruisce per me, un’altalena.

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Gabriele del Papa ph

Nel mondo, senza maschere.
2020 – Maria A. Listur

 

“The Circular Time of the Stoics…”
Jorge L. Borges

To my friend Alfonso Buonanno, personal elf.

Gift donation present
homage offer and more…
I have much more:
all that it is body of my life
all that the absents have taken
the fragrances of who stays
even when leaving is the vocation
endless stories inside the memory
mine, of the others, at the side of the road… Future.
And then, another one arrives
beyond the wonders already lived
golden hands, eyes of storm
who in forgetting all my centuries
each peace and all the wars, quietly
surely, builds for me, a swing.

In the world, without masks.
2020 – Maria A. Listur

“Se le prove che subite, invece di dilatarvi, di gettarvi in uno stato di energica euforia, vi deprimono e vi inaspriscono, sappiate che non avete vocazione spirituale.”/”If instead of expanding you, putting you in a state of energetic euphoria, your ordeals depress and embitter you, you can be sure you have no spiritual vocation.”

E. Cioran

-Cosa intendi quando dici che ogni cosa che non identifichi è un invito a temprarsi?
-O ad argentarsi.
-Argentarsi? Mi sono perso.
-Volevo dire: sollevarsi e perdersi…
-E dopo sollevarsi, non si rischia di cadere?
-Ed è lì che ci si tempra!

Parigi, insieme allo sguardo di chi illumina.
Maria A. Listur

 

“If instead of expanding you, putting you in a state of energetic
euphoria, your ordeals depress and embitter you, you can be sure
you have no spiritual vocation.”

E. Cioran

-What do you mean when you say that everything you don’t identify it is an invitation to strengthen yourself?
-Or to silver yourself.
-Silver yourself? I am lost.
-I meant to say: lift yourself up and lose yourself…
-And after lifting yourself up, don’t you risk to fall?
-It is there that you strengthen yourself!

Paris, together with the glance of who illuminates.
Maria A. Listur

CONFIDENZE/CONFIDENCES

Custodita nella detta nitida gioia, do e colmo.
Penetro verso il basso, verso l’alto e mi concedo.
Lasciar andare senza allentare è mia vocazione.
Così respiro, il corpo estendo, l’anima brillanto.
Qualche volta narro, sempre dipingo, oggi riparto.

Taglio-III

Taglio III – 2015 – Maria A. Listur

Roma, quando il tutto somiglia a sé stesso.
2015 – Maria A. Listur

 

CONFIDENCES

Shielded in the spotless alleged joy, I give and fill.
I penetrate towards the bottom, towards the top and I indulge myself.
Letting go without loosen is my vocation.
So I breathe, I extend the body, the soul I sparkle my soul.
Sometime I narrate, I always paint, today I leave again.

Rome, when the whole resemble itself.
2015 – Maria A. Listur

“Nell’infanzia, il paradiso è in noi.”/“During childhood, paradise is in us.”

William Wordsworth

Un fiume celeste attraversa l’erba soffice e fresca del mattino. Divani e letti, foderati di grezza seta bianca, posati – come sospesi – su tutto il giardino. Gli ospiti, alcuni seduti altri sdraiati, parlano della bontà del luogo. Noto che non usano mai la parola “bellezza” per descrivere il posto. Noto i pesci nel fiume, sono celesti e svaniscono nel riflesso dell’acqua. Le foglie dell’albero – al centro di quest’Assoluto – cadono ritmate da un vento sconosciuto: arrotola delicatamente tutto quello che possiede vocazione di volo. Naturalmente, mi solleva. Mi porta sull’albero/casa. Entro. La casa si sviluppa in piccole stanze bianche con le pareti adornate da dipinti su carta, noto che alcuni sono acquerelli; tutti rappresentano l’acqua. Nell’ultima stanza, in fondo, delle ragazze molto giovani giocano insieme a bambine e bambini. Una bambina sui quattro anni mi chiama, utilizza un linguaggio privo delle nostre regole sonore, luminoso, proprio. Dice:

-“Ti apetavo” (Ti aspettavo)
-“Sì?” Domando sorpresa.
-“Tì.” (Sì)
-“Per cosa?”
-“Pe diti che ta vetità ti etende a t’inteno…” (Per dirti che la verità si estende all’interno.)
-“Grazie… Interno di cosa?” Domando con provocatoria consapevolezza.
-“Inteno.” (Interno)

Poggia le sue dita cicciottelle sul centro della fronte, un po’ più in alto delle sopracciglia, si dà dei colpetti e aggiunge:

-“Api la pota.” (Apri la porta)
Arriva una delle ragazze e dice:
-“Ha visto che bambina speciale?”
-“Visto.” Rispondo.
-“Ora però dobbiamo andare a giocare…” Limita.
-“Certo.” Accetto.

Spariscono tutte e due, le pareti, i dipinti, l’albero e sono nuovamente a terra nel giardino, tra divani, letti, gente, pesci, fiume, vento… No. Il vento non c’è più.

Roma, in un’alba dove gli angeli ti svegliano ridendo. 2014 – Maria A. Listur

 

“During childhood, paradise is in us.”

William Wordsworth

A sky blue river crosses the soft and fresh grass of the morning. Sofas and beds, lined with raw white silk, placed – as if were hanged – around the whole garden. I notice that they never use the word “beautiful” to describe the space. I notice the fishes in the river, they are blue and disappear in the water reflection. The tree leaves – in the center of this Absolute – fall rhythmically by an unknown wind: it wraps delicately all that possesses the vocation of flight. It naturally lifts me up. It carries me to the tree/house. I enter. The house develops in little white rooms with the walls adorned with paintings on paper, I notice that some are watercolors; all of them represent water. In the last room, in the far side, some very young girls are playing together with girls and boys. A girl of about four calls me, she uses a language lacking of our sonorous rules, luminous, own. She says:

-“I waitin you” (I was waiting for you)
-“Yes?” I ask surprised.
-“Ye.” (Yes)
-“For what?”
-“To tell yo tha truth exten insid…” (To tell you that the truth extends in the inside.)
-“Thank you… Inside of what?” I ask with provocative awareness.
-“Insid.” (Inside)

She puts her chubby little fingers in the middle of the forehead, a little bit higher than the eyebrows, gives herself little taps and adds:

-“Ope doo.” (Open the door)
One of the young women arrives and says:
-“Have you seen what a special girl?”
-“I saw.” I reply.
-“Now we have to go to play though…” She limits.
-“Sure.” I accept.

They both disappear, the walls, the paintings, the tree and I am already on the ground of the garden, between the sofas, the beds, the people, the fishes, the river, the wind… No. The wind isn’t there anymore.

Rome, in a sunset where the angels wake you up laughing. 2014 – Maria A. Listur

“Un’avventura è solo una disavventura vista dal lato buono.”/“An adventure is just a misadventure seen from the good side.”

Gilbert Keith Chesterton

La vidi da una prospettiva conosciuta ma, lontana: alle sue spalle, a trenta metri.
Trascinava inconsapevolmente il bambino; lo trascinava come un tempo la vidi trainare sia i desideri sia le idee, soprattutto i sogni. Tutto le si opponeva brutalmente o delicatamente, ingannandola. Faceva sempre forza e la forza che la contrastava cedeva un po’ ma, non le si abbandonava mai.
Non so per quale strana associazione corporea mi sembrò che “rimorchiasse” il bambino nello stesso modo che ricordo parlasse: senza guardarlo, senza fare caso alla forza immensa che l’altro le opponeva.
(Una madre, soltanto, può rendersi conto di quella modalità inconsapevole.)
Ad un tratto, si fermò, lasciando cadere la mano del bambino; io mi fermai davanti ad una vetrina per evitare, a tutti e due, l’imbarazzo dell’incontro. Pensai prima al bambino e all’affetto reciproco ma, scelsi di non imbarazzare lei, il suo corpo, il suo sguardo spaventato.
Poi, la voce, un flusso ininterrotto di parole dirette al bimbo; lui non rispose ma, si lagnò. Infine, lo prese nuovamente per la mano e continuò il suo cammino.
Quella strada lunga cento metri – senza una piccola via laterale, senza la mia volontà di ritornare sui miei passi – mi sembrò lunga un’eternità e percorrendola lo confermai: era lunga quanto un infinito spazio dove far sussistere la vocazione per l’assenza e il silenzio che i semi donati invocano.
Arrivò una strada a destra. La presi. Loro continuarono verso sinistra.
La vita mi donò un’altra traccia, confermandosi.

Roma, dove i miracoli sono figli dei passi e certi suoni riportano memorie nuove. 2014 – Maria A. Listur

 

“An adventure is just a misadventure seen from the good side.”

Gilbert Keith Chesterton

I saw her from a known perspective but, far: behind her shoulder, thirty meters apart. She dragged unconsciously the child; she dragged him as once I saw her pulling either the desires or the ideas, the dreams above all. Everything would oppose to her brutally or delicately, deceiving her. She was always struggling and the struggle that contrasted her would cede a little but, it never totally gave up.
I don’t know for which corporal association it seemed to me she was “towing” the child in the same way I remember she talked: without looking at him, without paying attention at the immense strength that the other was opposing.
(A mother, only, can realize that unconscious manner.)
Suddenly, she stopped, letting the hand of the child fall; I stopped in front of a shop window to avoid, to both of us, the embarrassment of encountering. I first thought about the child and about the reciprocal affection but, I chose not to embarrass her, her body, her frightened glance.
Then, the voice, a never-ending stream of words directed to the child; he didn’t answer but, whined. In the end, she grabbed him again by the hand and continued her walk.
That street a hundred meters long – without a small side road, without my will of going back on my steps – seemed to me an eternity long and walking it I confirmed that: it was as much as an infinite space where to make subsist the vocation for the absence and the silence that the given seeds invoke.
A side street on the right arrived. I took it. They continued towards the left.
Life donated me another trace, affirming itself

Rome, where the miracles are sons of steps and some sounds take back to new memories. 2014 – Maria A. Listur