“Cuando ya no importe”

Quando già non importi
Ultimo romanzo di Juan Carlos Onetti.

Alla bellezza della sua scrittura.

-Dovevo essere proprio io a dirti che non abbiamo più il tuo telefono? Ahh… dopo tanti anni… Mi dai il tuo nuovo indirizzo?
-Non ricordo il numero.
-Ed il nuovo numero di telefono?
-Ancora non me l’hanno comunicato…
-Come ti senti, sei felice?
-Nel mio ritmo.
-Cosa vuoi dire? Ti ho chiesto se sei felice…

“Maria,
non mia cugina, mia scusa, oggi sono un narcisista ma sappi che non lo dichiaro mai. Evito i fiumi, i laghi o gli specchi, per timore di affondare.
Joyce mi guarda dal quarto scaffale, mi chiede il tuo indirizzo, che godimento… Glielo devo dare?
Poi, il mio sguardo cade su un reportage, di un altro tuo amico:
“Credo che l’Arte sia la possibilità di trasformare la sconfitta in vittoria,
la tristezza in felicità. L’Arte è il miracolo”. Grazie Fellini!
Mi piace il tuo muoverti, siamo come degli esseri che tendono ad estinguersi, anche le nostre differenze si rassomigliano, siamo come il tempo perso, siamo delle parole dette all’orecchio di nessuno…
Saluta le tue scuse, le tue muse, i tuoi oblii ed i tuoi ricordi.
Molti baci da un onanista che a volte non lo è.
A presto, cugina mia, ci ritroveremo in un altro angolo dove unire lo spirito, la piuma, la carta ed i tuoi occhi che non vanno mai da soli, sostenuti dalla tua anima in tempesta, esigente di sogni…
Sarà la tua lettera che mi fa sentire felice? Sarà che tu mi fai riprendere il mio salutare stato di mancanza di responsabilità sociale per permettermi di riafferrare l’unica vera responsabilità, quella di dialogare con i nostri fantasmi? Comunque sia, non ti saluto perché sei parte del mio quartiere, del mio tango e di Buenos Aires, ti saluto perché tu non sei mai assente.
Néstor P. L.
Buenos Aires, 3 Agosto 1992”

Non so mai come spiegare il mio ritmo. Rispondo:
-In movimento.
Riagganciamo i telefoni cellulari. Risuona la parola felice nelle mie ossa. Contatto un senso organico di profondità. Ritrovo un cammino fatto di voci comunicanti, una di loro dice: “Quello che denominiamo profondo è una fiamma amorosa. Per ciò, ogni vetta, attrae”. Maria Zambrano

Buenos Aires-Roma – 1992/2011 – Maria A. Listur

When it already don’t matter
Latest novel by Juan Carlos Onetti.

To the beauty of his writing.

-Why it had to be me the one to tell you that we haven’t your phone anymore? Ahh… after so long… Can I get your new address?
-I don’t remember the number.
-What about your new phone number?
-They haven’t told me yet…
-How are you feeling, are you happy?
-In my rhythm.
-What does it mean? I asked you if you were happy…

“Maria,
not my cousin, my excuse, today I am narcissist but you ought to know that I never declare it. I avoid rivers, lakes or mirrors, to avoid sinking.
Joyce is looking at me from the forth shelf, asking for your address, what a pleasure…Shall I give it to him?
Then my glance goes to a reportage, of another friend of yours:
“I believe that Art is the possibility of transforming the defeat in to a victory,
sadness in to happiness. Art is the miracle” Thanks Fellini!
I like your moving, we are like being that tend to become extinct, our differences look alike, we are like lost time, we are like words said in the ear of nobody…
Greet your excuses, your muses, your oblivions and your memories.
Many kisses by an onanist that sometime is not.
See you soon, cousin of mine, we will meet in another corner where we’ll unite the spirit, the feather, the paper and your eyes that never go alone, sustained by your stormy soul, demanding of dreams…
Could it be your letter that makes me feel happy? Would it be that you make me regain my healthy state of lack of social responsibility to allow me to recover the only real responsibility, that one of dialoguing with our ghosts? Whatever it is, I am not greeting you because you are part of my place, of my tango or of Buenos Aires, I salute you because you are never away.
Néstor P. L.
Buenos Aires, 3 Agosto 1992”

I never know how to explain my rhythm. I reply:
-In movement.
We hang our mobile phones. The word happy resounds in my bones. I am feeling an organic sense of profoundness. I find a path made of communicating voices, one of them says: “What we call profound is a loving flame. For this, every peak, is attractive”.
Maria Zambrano

Buenos Aires-Roma – 1992/2011 – Maria A. Listur

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