Pascal Quignard

“L’uso del linguaggio fa ridere”

Place Dauphine, la mia piazza preferita. Decido di passare a salutarla.
Guardo verso il fiume mentre attraverso Pont Neuf poi, mi distoglie l’attenzione un basso orizzonte di movimenti, un impermeabile grigio, due mani unite, un cappottino nero insieme ad un suono in italiano, infine e verso l’alto una testa maschile che ho conosciuto quando aveva più capelli. La testa di lei non la conosco. Rallento il passo; se quella testa mi vede lì, potrebbe buttarsi dal ponte. Cambio percorso verso la piazza preferita.
Dopo un’ora di passeggiata, arrivo. Mi siedo al bar del mio “appuntamento con la contemplazione”. La geometria dello spazio è quella che mi fa sentire il volo come una possibilità dell’umana natura. Chiudo gli occhi immaginando d’aprire le mie ali quando, da dietro, arrivano le voci dell’impermeabile e del cappottino. Mi dico: “Non è possibile!”. Mi chiedo: “Cosa devo imparare in questo volo?”. Tranquillizzo il mio aspetto paranoico: “No, non mi stanno inseguendo… E’ una coincidenza”. Dubito: “Io non credo nelle coincidenze”. Mi lascio prendere da Umberto Eco: “L’Universo cospira sempre a favore nostro”. E mentre il mio piatto d’insalata ritarda milletrecentoquarantadue minuti, ascolto involontariamente:
Lui: Non essere arrabbiata… Non ti serviva…
Lei: Ma lo desideravo…
Lui: Pensa a tutte le persone che non lo possono comperare e sono ugualmente felici…
Lei: Allora potremo vivere anche senz’acqua perché in Africa scarseggia…
Lui: Non essere esagerata.
Lei: (Voce da bambina) Lo volevo!
Lui: (Innervosito cercando d’imitare la vocina) Ora basta basta… Cosa mangi?
Lei: Niente… Ora non riesco a mangiare. Amore…
Lui: Basta eh… Questa fissa di comperare è antiecologica!
Arriva il mio piatto, chiedo di essere spostata più avanti con la scusa di voler prendere un po’ di sole. Mi sposto come se portassi dei pattini, scivolo, m’allontano col corpo. Con la mente viaggio verso il tempo in cui quella testa aveva più capelli, guardavamo un ponte in un’altra città, io comperavo arte, lui non riusciva a fermarmi.
Un addio che lui non mi ha mai perdonato.
Il silenzio ora ci ha portato su un altro ponte, un’altra città, lo stesso impermeabile di quindici anni fa.
Sorrido illuminata dalla memoria:
-Secondo te, me le faccio fare nere o marroni?
-Nere marroni e anche bordeaux; beige per la primavera.
-Grazie amore… La tua generosità mi… Un bacio interruppe le parole, lungo quanto il tempo necessario per appoggiare le mani sotto la giacca di lui, farla mettere in punta di piedi e infine accorgersi che io ero accanto a loro. Mio padre sussurra all’orecchio di mia madre ma, io sento, ora ricordo:
-Generosità? Per me è soltanto desiderio…
Rido.
Mangio.
Bevo Chardonnay.
Quando mi alzo non vedo più nessuno. Il crepuscolo invade la Place Dauphine. Mentre riattraverso Pont Neuf, il cuore viene invaso dalla prodigalità di P. Quignard: “Il meglio della vita non è che nascita e alba. (…) Tutto quello che consolida la nascita e conoscenza”.

Parigi, bianca e grigia, silenziosa e nivea. Rifulgi. 2011 – Maria A. Listur

Pascal Quignard

“The use of language is hilarious”

Place Dauphine, My favourite square. I have decided to go to greet it.
I look towards the river while crossing Pont Neuf then, a lower horizon of movements dissuaded my attention, a grey raincoat, two hands holding, a small black coat together with a sound in Italian, in the end towards the top a male’s head that I have seen when it had more hairs. I don’t know who is she. I slow my pace; if that woman sees me there she could jump off the bridge. I change path towards my favourite square.
After an hour walk, I arrive. I sit at the bar of my “appointment with contemplation”. The geometry of the space makes me feel the flight as a possibility of the human nature. I close my eyes imagining of opening my wings when, from behind, the voices of the raincoat and of the small coat arrive. I say to myself: “It’s impossible!”. I ask myself: “What do I have to learn from this flight?”. I calm down my paranoiac aspect: “No, they are not following me… It is a coincidence”. I doubt: “I don’t believe in coincidences”. I let myself be taken by Umberto Eco: “The Universe always conspires in our favour”. And while my dish of salad arrives late onethousandthreehundredfortytwo minutes, I unintentionally hear:
He: Don’t be upset… You didn’t need it…
She: But I wanted it…
He: Think about the persons who can’t have it and are happy anyway…
She: Well we could say that we could live without water because in Africa is scarce…
He: Don’t be exaggerated.
She: (Voice of a baby girl) I wanted it!
He: (Nervous and trying to imitate the voice) Now stop it… What do you want to eat?
She: Nothing… I can’t eat right now. Love…
He: Cut it out… This thing of buying is anti ecologic!
My dish arrives, I ask to be moved forward with the excuse of wanting to get a bit of sun. I move as I am carrying some small plates, I glide, get away with the body. With my mind I travel towards the time in which that head had more hairs, we used to see a bridge in another city, I used to buy art, he couldn’t stop me.
A farewell that he has never forgiven me.
Silence has brought us to another bridge in another city, the same raincoat of fifteen years ago.
I smile enlighten by the memory:
-Do you think, I should have them made black or brown?
-Black brown and burgundy as well; beige for the spring.
-Thank you love… Your generosity is… A kiss interrupted her words, as long as the necessary time to put her hands under his jacket, make her stand on her toes and finally realize that I was next to them. My father whispers at my mother’s ear but, I hear him, now I remember:
-Generosity? To me is just desire…
I laugh.
Eat.
Drink Chardonnay.
When I stand up I can’t see anybody. The twilight is invading Place Dauphine. While crossing again Pont Neuf, The heart is invaded by the prodigality of P. Quignard: “The best in life is nothing but birth and dawn. (…) All that consolidates birth and knowledge”.

Paris, white and grey, quiet and niveous. Refulgent. 2011 – Maria A. Listur

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