“Un’ala non è cielo né terra”/“A wing is neither sky nor earth”

Antonio Porchia

-Buongiorno.
-Buongiorno.
Allunga una mano per incontrare la mia:
-Jacques, lei è la pittrice amica di Sophie?
Tolgo il guanto che mi protegge e allungo la mia:
-Sì, Maria.
-Quanto rimane a Parigi?
-Rimango.
-Vorrei chiederle una cortesia.
-Prego.
-Potrei fotografarla mentre pulisce le piante? Io mi occupo di fotografia.
-Certo. Sophie mi ha parlato di lei e dei suoi gatti.
-Le piacciono i gatti?
-Anche la fotografia.
-Bene, allora se per lei va bene potremo fare domani alla stessa ora.
-Sì, pulisco le piante prima d’uscire. L’autunno non mi sta dando tregua…
-A domani allora…
-Posso farle una domanda?
-Certo.
-Come mai mi vuole fotografare?
-Veramente vorrei fotografare soltanto le sue mani.
-Perché?
-Perché hanno paura.
-No… non hanno paura, uso i guanti perché non vorrei danneggiare le piante mentre tolgo le foglie e poi mi ferisco facilmente e …
Lui interrompe.
-Ho voluto dire che la sua pelle, anche quella delle sue mani, ha paura ma, del sole. Vorrei fotografare quella paura. Buona giornata.

Si allontana con un passo leggero quanto quello del gatto più piccolo che ospita nella sua mansarda. Tutta la mia logica perisce nel ricordo di una poesia di Rûmî:

Poi che son servo del Sole vi parlerò del sole;
notte non sono, né adoratore delle notti, non parlerò di sogni.

Come messaggero del Sole e suo interprete.
segreti messaggi prenderò da lui e vi porterò la risposta.

E poi che vado come sole, brillerò su rovinati deserti,
fuggirò dai luoghi abitati, parlerò deserte parole.

Assomiglio alla vetta d’un albero lontano dalla radice:
pur ristretto in secca corteccia, parlerò di succoso midollo.

Se pur son mela secca son più alto d’un albero;
anche se ebbro e sconvolto, dico parole veraci!

Da quando il mio cuore ha sentito il profumo della polvere della soglia,
ho vergogna anche della polvere sua, non parlo che d’acqua purissima.

Tògliti il velo dal volto, ché il volto hai glorioso!
Non permettere ch’io debba parlarti come sotto ad un velo!

Se hai il cuore di pietra, io son pieno di fuoco qual ferro;
se assumi trasparenza di cristallo, io parlo di calice e vino!

Poi che nato sono dal Sole come il Re Qobâd antico,
non sorgerò nella notte, non parlerò di chiaro di luna.

F., III, 302
Il Sole

Parigi, con la luce tra le dita. 2011 – Maria A. Listur

“A wing is neither sky nor earth”
Antonio Porchia

-Good morning.
-Good morning.
He stretches his hand to meet mine:
-Jacques, you are the painter friend of Sophie?
I take off the glove that is protecting and stretch mine:
-Yes, Maria.
-How long are you staying in Paris?
-I am staying.
-I would like to ask you a favor.
-Go ahead.
-Could I photograph you while you clean your plants? I am in photography.
-Of course. Sophie talked to me about you and your cats.
-Do you like cats?
-Photography as well.
-Good, then if it is all right with you we could meet tomorrow same time.
-Yes, I clean the plants before leaving. Autumn is not giving me a break…
-See you tomorrow then…
-May I ask you a question?
-Of course.
-Why do you want to shoot me?
-Honestly I would like to shoot only your hands.
-Why?
-Because they are scared.
-No… they are not scared, I use gloves because I wouldn’t want to damage the plants while I am removing the leaves and then I hurt easily and…
He interrupts.
-I wanted to say that your skin, even that of your hands, is afraid, of the sun but, by the sun. I ‘d like to shoot that fearfulness. Good day.

He goes away with a light step as much as of the smaller cat that he hosts in his mansard. My whole logic perishes in the memory of a poem by Rûmî:

Since I am the Sun servant I will talk to you about the sun;
I am not night, nor a night lover, I will not talk about dreams.

As the messenger of the Sun and as his interpreter.
Secret messages I will take from him and give you its answer.

And since I go like the sun, I will shine on ruined deserts,
I will flee from habited places, I will talk deserted words.

I look like the top of a tree far from the roots:
even restricted in a dried cortex, I will talk about juicy pith.

Even if I am dried apple I am taller than a tree;
even if drunk and agitated, I say sincere words!

Since my heart has felt the scent of dust of the entrance,
I am ashamed even of the dust, I talk nothing but very pure water.

Take off the veil from the face, ‘cause you have glorious face!
Do not allow that I might have to talk to you as through a veil.

If you have a heart of stone, I am full of fire as steel;
if you assume the transparence of crystal, I will talk about caliche and wine!

Since born I am from the Sun as the ancient king Qobâd,
I will not raise at night, I will not talk about brightness of the moon.

F., III, 302
The Sun

Paris, with light between fingers. 2011 – Maria A. Listur

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