“L’estensione ignota dei miei bisogni mi spaventa”/“The unknown extension of my needs scares me”

Jeanette Winterson

-Grazie, grazie…
-Prego, è stato un piacere.
-Beh…
-Felice?
-Spaventata.
-Posso fare qualcosa per renderla felice?
-Per favore…
-Troppo “caramellato”?
-Adesso mi fa ridere!
-Ridere la riporta fra noi.
-La prego di eliminare lo zucchero.
-Era un’osservazione.
-Ha colto il tono?
-Ha ragione. Sarebbe meglio dirle semplicemente che mi piace?
-Ma che dice! Continuiamo a lavorare.
-Veramente. Lei mi piace.
-Senta, non ci siamo mai parlati. Un incidente non provoca tutta questa confidenza.
-Infatti. Ma non si può negare la vicinanza che ha provocato.
-Sono caduta! Quale vicinanza?
-Lei è caduta sulle mie ginocchia.
-Un incidente!
-Un sincronismo.
-La prego. Sta usando le parole smodatamente.
-Sa che lei è troppo rigida?
-Infatti, e ora l’ascolto per imparare a essere flessibile. Possiamo continuare a lavorare?
-Certo ma può rispondere a una domanda?
-Sì.
-Lei si rende conto di essere molto rigida o sta recitando?
-Vorrei rispondere con una domanda…
-Va bene ma, poi mi risponde direttamente?
-Sì.
-Ascolto.
-Lei, è un uomo o sta recitando?
-Ora la risposta diretta.
-Mi rendo conto. Tocca a lei.
-Sto recitando e nel mio teatro ci sono delle vinerie bellissime. Un aperitivo per festeggiare la caduta?
-Purché sia fittizio.
-Le prendo il cappotto, vedrà che vino irreale!
-Riuscirà a non smettere di recitare?
-Continuerà a essere così implacabile?
-Lei reciti l’uomo.
-E lei, ogni tanto, inciampi.

Roma, dove le parole tradotte nella tua lingua fanno ridere in più lingue, echeggiano incontri. 2013 – Maria A. Listur

 

“The unknown extension of my needs scares me”

Jeanette Winterson

-Thank you, thank you…
-You are welcome, it’s been a pleasure.
-Well…
-Happy?
-Scared.
-Can I do something to make you happy?
-Please…
-Too “sweet”?
-Now you’re making me laugh!
-Laughing brings you back among us.
-You have to get rid of the sugar.
-It was an observation.
-Did you get the tone?
-You are right. Should I simply tell you what I like?
-What are you talking about! Let’s keep on working.
-Really. I like you.
-Listen, we never talked before. An accident doesn’t create all this confidence.
-True. But it cannot be denied the proximity that it has created.
-I fell! What proximity?
-You fell on my laps.
-An accident!
-A Synchronism.
-Please. You are using the words immoderately.
-You know you are too rigid?
-In fact, and now I am listening to you to learn to be flexible. Can we keep on working?
-Sure but can you answer to a question?
-Yes.
-Do you realize that you are very rigid or are you acting?
-I’d like to answer you with a question…
-All right but, then will you answer to me directly?
-Yes.
-I am listening.
-You, are you a man or are you acting?
-Now the direct answer.
-I understand. It’s your turn.
-I am acting and in my theatre there are some very nice wine bars. An aperitif to celebrate the fall?
-As long as if it is fictitious.
-I’ll get your coat, You’ll see what an unreal wine!
-Will you be able to stop acting?
-Will you continue being so implacable?
-Act like the man.
-And you, every now and then, stumble.

Rome, where words translated in your language make laugh in more idioms, they echo encounters. 2013 – Maria A. Listur

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