Body Art/Body Art

-Non ti svesti? Domandò mentre le baciava il collo.
-Sono abituata ad essere spogliata… Rispose slacciandogli i pantaloni.

-Mi metto i jeans di CK, la maglietta bianca e quella cintura a tre giri che mi ha regalato papà…
-Sì, mi piace.
-Va bene se mi lascio i capelli sciolti?
-Stai tanto bene con lo chignon…
-Ma sembro troppo danzatrice…
-Sei tu…
-E no mamma io sono anche un’attrice, sono una pittrice, sono…!
-Tu sei soprattutto mia figlia e per me sei un giunco che canta quindi pettinati come vuoi, non modifica assolutamente la tua bellezza!
Mia madre uscì dalla stanza come se avesse detto la cosa più semplice del mondo, senza sospettare che con gli anni avrei inconsapevolmente cercato quella forma in tutte le forme: il giunco. Si piega ma non si spezza, suona se appoggiandolo sulle labbra tra due dita lo si soffia facendolo vibrare, diventa più resistente quando invecchia e utile per costruire più cose.
-Stai benissimo con questo pantalone.
-Dici? Strano che ti piaccia, è un jeans…
-Non sembra… Non ti metti una cintura?
-Sì, quella che mi hai regalato.
-Ma quella fa cinque giri intorno a te, te l’ho comperata perché mi sembrava uno scherzo.
-Papà! Mi hai comperato una cosa alla moda senza saperlo e soltanto perché era una presa in giro?! Non ci posso credere!! E poi non fa cinque giri ma tre! Tre, capito?!
-Non ti arrabbiare amore… Non ti arrabbiare! Io mi metterei un’altra cintura perché ci vuole troppo tempo per sfilartela…
Mio padre sorrise dolcemente chiudendo la porta dello spogliatoio con delicatezza pari al suo desiderio di comunicare ai miei quindici anni -più simili a venticinque- che il mio corpo era pronto per essere scoperto. I miei pensieri ancora da bambina non capirono ma quelle parole sono sempre guida quando si tratta di relazionarsi con gli altri.
Anche questo, insieme alla vita, mi hanno passato i miei genitori: flessibilità e spogliazione

-La maglietta no! Disse lui frenando la mano di lei che tentava di sfilargliela…
-E perché? Domandò lei mentre si accomodava cavalcioni su di lui.
-Per la pancia… Sussurrò lui cercando di rendere la frase sensuale ma il volume la rese comica. Lei scoppiò a ridere lasciandosi cadere accanto a lui. Passate le risate fecero l’amore con la maglietta tra loro; al mattino, mentre lui dormiva supino, lei gliela sollevò per vedere là dove era stato proibito guardare. Aveva un ventre identico a tanti ventri, non lo toccò per evitare di svegliarlo, contemplandolo arrivò il pensiero di Pascal Quignard: “La denudazione è un fantasma in parte intero. La parola “revelatio” vuole dire in latino togliere il velo. (…) La denudazione, è la rivelazione di quello che è nascosto dell’alterità negli altri, è la Rivelazione impossibile. E’ l’Apocalisse impossibile.”

Roma, settembre intiepidito dalla solidarietà. 2010 – Maria A. Listur

Body Art

-Don’t you undress?
-I am used to be undress… She answered unbuttoning his pants.

-I’ll put the CK jeans, the white t-shirt and that belt that goes three ways around that dad got me…
-Yes, I like it.
-Is it ok if I leave my hairs untied?
You look good with the chignon…
-But I look too much like a dancer…
-It is you…
-No mom I am also an actress, a painter, I am…!
You are above all my daughter and to me you are a bulrush that sings therefore do your hairs as you wish, it won’t change in anyway your beauty!
My mother left the room as if she said the most simple thing in the world, without suspecting that in years to come I would unconsciously look for that shape in all forms: the bulrush. It bends but it doesn’t break, it sounds if you put it on the lips between two fingers and you blow making it vibrating, it becomes more resistant when it ages and it is useful to build things.
-You look good in those pants.
-Really? It’s strange that you like them, they are jeans…
-They don’t look like it… Won’t you wear a belt?
-Yes, the one you bought me.
-But that one goes around your waist five times, I bought it because it was a joke.
-Dad! You bought me something very fashionable without knowing it and only to make a joke?! I can’t believe it! And it doesn’t go around five times, but only three! Three, understood?
-Don’t get mad Love… Don’t get mad! I would wear another belt because it takes too much time to take it off of you…
My father gently smiled closing the door of the dressing room with a delicacy equal to his willing to inform my fifteen years –much more similar to twenty-five- that my body was ready to be discovered. My thoughts still of a girl didn’t understand, but those words have always been a guide when it comes to relate with others.
This also has been given to me, together with life, by my parents: flexibility and stripping off.

-Not the T-shirt! He stopped her hand that was trying to strip it off…
-Why not? She asked while getting comfortable on top of him.
-For the belly… He whispered trying to make the sentence sound sensual but the tone made it comical. She burst into laugher and let herself fall next to him. Once the laughs have passed they made love with a t-shirt between them; while he was sleeping supine, she lifted it up to see there where she had been forbidden to watch. He had the belly identical to other bellies, she didn’t touch it to avoid waking him up, contemplating it a thought of Pascal Quignard arrived: “Undressing is a ghost partly complete. The word “revelatio” means in Latin to take off the veil. (…) The undressing, is the revelation of what is hidden of the alterity of the others, it is the impossible Revelation. It is the impossible Apocalypse.”

Rome, September warmed by solidarity. 2010 – Maria A. Listur

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