“L’etica è la medicina dell’anima”/“Ethics is the medicine of the soul”

Maimónides

Lei è piccola quasi quanto lo era sua madre. Ha l’idea d’avere una forza maschile che non ha; la recita sforzandosi di metterla al servizio degli altri.
Un trasloco ci attende.
Lei arriva con dei tacchi che poche volte porta ed incomincia ad alzare pacchi forzando il fiato. Dopo alcuni viaggi, noto la sua fatica, provo a fermare il vento che mi attraversa, temo la mia passione possa travolgerla.
Lei è piccola!, mi risuona il pensiero al centro dell’osservazione che è “cariño” (in spagnolo: sentimento/voler bene).
Siamo due coetanee separate da secoli di dolori diversi, unite da una vocazione perenne d’amicizia.
-Sai che non ti relaziono più con tua madre…
Commento tra un passaggio ed un altro.
-Sai che lo sento? O piuttosto sento che mia madre è tutto, anche il “come scegliere le arance”.
-Le arance?
-Sì, lei mi ha insegnato ha scegliere bene le arance.
-Beh… io ora non la sovrappongo a te. E’ vero che ci ha fatto incontrare ma, soltanto ora, tu sei altra da lei… E sai? Lei non mi manca più, la sento dentro.
-Ecco, è quello che anche io sento, ora, io sono anche mamma.
Continuano i passaggi; portiamo una grande scatola di libri, a piedi, per tre piani di scale del ‘700, lei si colloca accanto a me creandosi ancora più peso; io l’invito a mettersi dietro. Lei risponde al mio invito mettendosi tre gradini più in basso. Si ride, si scherza, ci si stanca con la leggerezza che alcuni cambiamenti offrono. Niente mi toglie però, dalla percezione della sua fatica, dal suo respiro. Il ritmo dell’aria. Il mio orecchio si attacca al suono di quel respiro, il mio occhio interno cade in un ricordo, il mio corpo si abbandona e devo chiederle di fermarsi. Ho sentito dietro di me il respirare di sua madre. La sua aria mi ha trasportato ad un altro corpo che, sembra assente ma, spinge in lei, aiutando me.
Non riesco a dirlo.
Non so se mai potrei scriverlo. Lo scrivo dopo aver trovato un testo scritto da me nel 1990, prima d’un altro trasloco:
Mi abbottono un’attesa curvando i tempi nei secoli divenuti secondi minuti anni volendo volare spaccando il vento bruciando lo spazio di colpo slacciato a Madrid Barcellona Roma Parigi sempre in ricerca di sequenze desiderose senza colpi sanguinanti né spaccature impuni neanche ferite solitarie legandomi al piacere di trasporre le predizioni il dolore sotto la camicia puntellata da un reggipetto alato di altre epoche in altri territori d’immensità d’aria attraversata…
Interrompo la traduzione delle parole di quella che a ventiquattro anni ero, grazie agli elicotteri che controllano la festa del primo maggio a Roma. Oggi anche il sole festeggia: appare quando vuole.
Maria Zambrano m’illumina il momento ed il rumore, dona al significante una luce che fa cadere ogni significato:
“Cosa vuole dire lo scrittore e per quale motivo vuole dirlo? Perché e per chi?
Vuole dire il segreto; quello che non può dirsi con la voce perché troppo vero; le grandi verità non si possono dire parlando. La verità di ciò che succede nel segreto seno del tempo, è il silenzio delle vite, e che non può essere detto. “Ci sono cose che non possono essere dette” è vero. Però, questo che non può essere detto, è quello che si deve scrivere”.

Roma, tra Buenos Aires e San Giovanni in Laterano. 1990 / 2011 – Maria A. Listur

“Ethics is the medicine of the soul”
Maimónides

She is almost as little as her mother was. She has the idea to have the strength of a man that she doesn’t have; she acts it by making efforts in putting herself to other people’s service.
A house moving awaits us.
She arrives wearing high heels that she usually doesn’t wear and starts lifting boxes forcing her breath. After some trips, I notice her fatigue, I try to stop the wind that pervades me, I am afraid my passion could sweep her away.
She is little!, is the thought in the middle of the observation that resounds in me and it is “cariño” (in Spanish: feeling/to love some body).
We are two coetaneous separated by centuries of different sufferings, united by an everlasting vocation of friendship.
-You know that I don’t relate you with your mother anymore…
I say between a passage and the other.
-You know what? I am feeling it. Or I would rather say I feel that my mother is everything, she is also “how to choose oranges”.
-Oranges?
-Yes, she thought me how to choose well the oranges.
-Well… now I am not overlapping her with you. It’s true that she made us meet but, just now, you are different from her… And you know what? I don’t miss her anymore, I feel her inside.
-That’s it, it’s the same thing that I am feeling too, now, I am also mom.
We keep on with the passages; we carry a big box of books, climbing, three stories of stairs of the ‘700, she places herself next to me causing much more weight; I invite her to go behind. She replies to my suggestion placing herself three steps lower than me. We laugh, we tell some jokes, we get tired with the lightness that some changes give. However nothing takes away, from my perception of her fatigue, her breath. The rhythm of the air. My ear attaches to the sound of that breathing, my internal eye drops in a memory, my body abandons itself and I have to ask her to stop. I felt behind me the breathing of her mother. Her air has brought me to another body that, appears to be absent but, pushes in her, helping me.
I cannot tell her.
I don’t know if I could ever write it. I manage after finding a text written by me in the year 1990, before another house moving:
I button an expectation curving the time in the centuries that become seconds minutes years willing to fly breaking the wind burning the space suddenly untied in Madrid Barcelona Rome Paris always in search of sequences longing without sanguineous blows nor unpunished fractures not even lonely wounds tightening myself to the pleasure of transposing the predictions of pain under the blazer supported by a alar bra of other times in other lands of immensity of traversed air…
I interrupt my translation of the words of that person that I was when I was twenty-four, thanks to the helicopters that are patrolling Rome for the party of the first of May. Even the sun is celebrating today: it appears when it wants to.
Maria Zambrano illuminates the moment and the rumor, it donates to the significant a light that makes any meaning fall:
“What does the writer wants to say and for what reason does he wants to say it? Why and for who? He wants to tell the secret; what cannot be told by voice because it’s too real; the big truths cannot be told talking. Truth of what happens in the secret chest of time, is the silence of lives, and cannot be told. “There are things that cannot be written” that is true. But, these things that cannot be told, are the ones that have to be written about”.

Rome, between Buenos Aires and San Giovanni in Laterano. 1990 / 2011 – Maria A. Listur

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