“Sì, la vera causa di ogni cosa, è nel suo fine.”/”Yes, the real cause of everything, is in its goal.”

Igor Sibaldi

-Parti di nuovo?
-Sì.
-Chissà cosa troverai là!
-Qualcosa che mi viene sempre incontro.

-Sono stanco.
-Lo so.
-Non riesco a riposare profondamente e mi addormento quando vorrei essere sveglio.
-Lo dici perché ti sei assopito ora? Credi che mi offendo?
-No! E che mi dispiace addormentarmi giusto nel momento in cui stavi leggendo la parte che considero migliore!
-Te la rileggo.
-Sì ma tra un po’… Sembro malato di narcolessia!
-Ma no! Devi accettare che ti stai riposando in un altro modo.
-Vorrei trovarne un altro ancora, meno punitivo.
-Non riesci ad accettare questo?
-Stento a riconoscermi…
-Ti sei mai riconosciuto?
-Sì.
-Quando?
-Nel passo. Quando cammino io sono me stesso.
-Soltanto nel passo?
-Anche quando sono in aereo.
-In aereo?
-Sono stato uno dei pochi che prese aerei quando sembravano “chatarras”! (in castigliano argentino: pezzi di ferro)
-Avresti potuto fare il pilota!
-No! Gli aerei, io ho voluto averli; non guidarli!
-Mai avuto paura?
-Mai. In volo mi sento leggero. Cambio corpo. Sono fuori da me e di me!
Resta pensieroso. Guarda in alto, si perde nel celeste. Poggio la mia mano sulla sua. Domando:
-Papà, riparto?
-Sì, ma portami con te.
-Mi accompagnerai. Ma, mi riferivo alla lettura.
-Riprenderemo domani.
“Quel domani non vedrà mai più il sole…” scrisse W. Shakespeare.

-Incontro!!! Lo sapevo che incontravi qualcuno! Come si chiama?
-Finestrino.
-Finestrino?
-Sì. Oltre il finestrino dell’aereo c’è sempre qualcuno che mi viene incontro. Un vecchio appuntamento.

Quando atterro, interrompo la lettura, sempre.

Parigi, sa che necessito freschezza, m’attende col sole e col vento; mi riconosce. 2012 – Maria A. Listur

 

“Yes, the real cause of everything, is in its goal.”

Igor Sibaldi

-Leaving again?
-Yes.
-Who knows what you will find there!
-Something that always comes to me.

-I am tired.
-I know.
-I can’t sleep profoundly and I fall asleep when I would like to be awake.
-You are saying it because you just fell asleep now? Do you think I get offended?
-No! It’s that I am sorry to fall asleep right when you where reading to me the part that I considered best!
-I’ll read it to you again.
-Yes but in a while… I look like I am sick with narcolepsy!
-Of course not! You have to accept that you are reposing in a different way.
-I’d like to find another one, less punitive.
-You can’t accept this?
-I barely recognize myself…
-Have you ever recognized yourself?
-Yes.
-When?
-In the step. When I walk I am myself.
-Only in the step?
-Even when I am on an airplane.
-On an airplane?
-I have been one of those few who have used planes when they seemed “chatarras”! (in Argentinean castellan: pieces of iron)
-You could have been a pilot!
-No! I wanted to own them; not to pilot them!
-Ever been scared?
-Never. When I fly I feel light. I change my body. I am out of me and from me!
He remains deep in thought. Looks up, gets lost in the sky blue. I lay my hand on his. I ask:
-Daddy, shall I go again?
-Yes, but bring me with you.
-You are coming with me. But, I was talking about the reading.
-We will continue tomorrow.
“That tomorrow will never see the sun…” wrote W. Shakespeare.

-Encounter!!! I knew you would meet someone! What’s his name?
-Window.
-Window?
-Yes. Beyond the airplane’s window there is always someone who comes to greet me. An old encounter.

When I land, I interrupt the reading, always.

Paris, it knows that I need freshness, it waits for me with the sun and the wind; it recognizes me. 2012 – Maria A. Listur

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